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Martini l'Apostata

Ieri l'agenzia Ansa raccoglieva una conversazione tra Ignazio Marino, autorevole medico di area cristiano-sociale, e il cardinale emerito di Milano, Carlo Maria Martini. Tralasciando senza remore ogni commento a proposito del “dissenso” espresso dall’anziano principe della Chiesa in merito a numerose questioni eticamente sensibili – il quale può sembrare “sensazionale” solo a quanti ignorano la distinzione tra magistero teologico e dottrina morale –, mi sembra opportuno riprendere in particolare una delle domande (retoriche) che l’insigne intervistatore ha rivolto al presule:

“per evitare di perpetuare la produzione di embrioni di riserva che non vengono utilizzati, [la Legge 40] ha scelto una via semplicistica: crearne solo tre alla volta e impiantarli tutti nell’utero della donna. Ma questo numero, se si ragiona su base scientifica, dovrebbe essere flessibile e determinato caso per caso, secondo le condizioni mediche della coppia. Però, la scienza viene in aiuto per suggerire delle alternative alla creazione e al congelamento degli embrioni. Esistono delle tecniche più sofisticate di quelle utilizzate oggi, che prevedono il congelamento non dell’embrione ma dell’ovocita allo stadio dei due pronuclei, cioè nel momento in cui i due corredi cromosomici, quello femminile e quello maschile, sono ancora separati e non esiste ancora un nuovo Dna […] Non c’è l’embrione, non c’è un nuovo patrimonio genetico e quindi non c’è un nuovo individuo. Dal punto di vista biologico non c’è una nuova vita. Possiamo allora pensare che essa non ci sia nemmeno dal punto di vista spirituale e quindi che non esistano problemi nel valutare l’idea di seguire questa strada anche da parte di chi ha una fede?”

Poiché la mia discesa nella blogosfera è avvenuta con qualche mese di ritardo rispetto ai referendum sulla parziale abrogazione della Legge 40, svoltisi il 12 e 13 Giugno scorsi, mi sembra corretto fare mie le parole con cui Marino pone la questione relativa al limite dei tre embrioni. Questo per giustificare la scelta che quasi un anno fa mi indusse a votare 'sì' solo su una – la prima – delle tre schede che ritirai.
Piuttosto mi domando come mai il clima avvelenato di quei giorni abbia impedito a tutti i commentatori, anche a quelli più qualificati, di prendere in considerazione l’affinamento della tecnica di congelamento dell’ovocita anziché dell’embrione: questa soluzione è in grado di spazzare il campo da ogni problematica deontologica ricorrendo ad un salvagente pienamente “scientifico”. Per aver difeso questa opzione troppo a ridosso della consultazione referendaria, un’ostetrica dell’ospedale bolognese “S. Orsola” – Eleonora Porcu – venne pesantemente contestata dai sacerdoti della soppressione embrionale: per aprire fronti critici nel tetragono schieramento abrogazionista, evidentemente, occorre esibire il certificato di appartenenza referenziata alla medesima famiglia ideologico-culturale.

Pubblicato il 21/4/2006 alle 18.46 nella rubrica Diario.

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