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After-midnight abstracts

Le elezioni si sono concluse con un pareggio sul piano dell’indicazione politica di massima, ma con una vittoria algebrica dell’Unione su quello del risultato definitivo, fortemente corretto dal bonus maggioritario che segna lo spirito della nuova legge elettorale made in Calderoli. Da notare come, a dispetto delle accuse di cinico opportunismo elettoralistico rivolte dall’Unione all’indirizzo dell’ormai ex maggioranza ai tempi del suo varo, il cosiddetto toscanellum abbia dato al centro-centrodestra tutta la corda che gli serviva per impiccarsi da sé: con la vecchia legge, l’elevato coefficiente di concentrazione misurato sui suffragi riscossi dall’alleanza di centro-sinistra-sinistra (molto votata in aree ad alta densità di consenso circoscritto) avrebbe senz’altro avvantaggiato la Cdl. Chi è causa del suo mal, d’altra parte, oltre a se stesso ha da piangere anche il capolavoro di imbecillità (politica) messo a segno dalla strana coppia Mirko Tremaglia/Giorgio Panto. Il primo, artefice ed estensore dell’obbrobriosa legge che regola il voto degli italiani residenti all’estero, può a buon diritto considerarsi il colpevole dell’astrusa ripartizione dei seggi al Senato, dove la Casa delle Libertà, pur sfondando il muro del 50%, si ritrova in minoranza. Possibile che, a fronte di un sistema che premia la capacità di aggregazione, a nessuno sia venuto in mente che l’Ulivo unito andava sfidato da un blocco coalizzato di ugual potenziale attrattivo? Il secondo, come ampiamente preventivato, ha infilato una cannuccia nel gluteo destro della Cdl e ne ha succhiato via circa 90-95000 voti – pari ad un pleonastico 3% in Veneto, ma nondimeno sufficienti a ribaltare le sorti della corsa alla Camera dei Deputati, spuntata dal centro-sinistra-sinistra per un ammontare di voti paragonabile ai residenti di un piccolo quartiere milanese o romano. Come se non bastasse, all’improbabile demagogo veneziano – uno che, quando si abbandona all’estasi onirica, vagheggia nientemeno che la riconquista dei Confini Orientali – è riuscito pure di sottrarre al centro-centrodestra i numeri per raggiungere l’extra bonus di un ulteriore senatore al riparto regionale, che scatta con percentuali attorno al 60% (la Cdl, in regione, si è attestata al 57,4%). Insomma, molta dabbenaggine mista a sovrastima del proprio seguito elettorale – Tremaglia nel mondo e Panto in Veneto – conferiscono all’Unione una maggioranza relativa (49,8% contro il 49,74% degli avversari: nessuna delle due coalizioni, alla Camera, riesce dunque a sfondare il muro del 50%) e del tutto apparente.
Per quanto riguarda le voci rubricabili al capitolo “la volpe e l’uva” direi che possiamo fermarci qui. La maggioranza conquistata a Montecitorio – 340 seggi a 277, più frattaglie varie ed eventuali equamente spartite – e il pur ridotto margine disponibile al Palazzo Madama, anche grazie al sostegno dei senatori a vita più giannizzeri – soprattutto Scalfaro, Levi Montalcini e Napolitano –, mettono Romano Prodi nelle condizioni di formare un governo pienamente legittimo. Sono tuttavia gli scenari strategici che si profilano sulla gestibilità del doppio onere camerale ad ipotecare lo slancio riformatore e gli spazi di manovra praticabili dal futuro esecutivo. La presenza in aula dei senatori a vita, anche per ragioni angrafiche, non è mai garantita assiduamente. Nella scorsa legislatura, è cronaca recente, l’assenteismo doloso dei franchi tiratori colpiva spesso e clamorosamente una maggioranza forte di cento deputati e quaranta senatori in più; era un modo tipicamente democristiano per rinnovare cambiali politiche a breve scadenza nel quadro di una dialettica interna estremamente vivace. Come si assesteranno le routines di rapporto tra Governo e Parlamento, dal 28 Aprile in avanti? Una maggioranza così radicalmente sbilanciata a sinistra reggerà la prova della coesione, di fronte ai grandi temi della politica economica ed internazionale? Qui si ritiene che i sanguinosi appetiti di rivalsa antropologica traditi dai portavoce dell’Unione di fronte ai primi exit poll, stante la presente spaccatura a livello nazionale, vadano tenuti a bada. Si dessero una calmata e si rassegnassero a non salutare tra grida e stridore di denti il pensionamento anticipato del Cav., almeno non a breve. Il Professore, a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate quest’oggi ai maggiori organi di stampa, intende applicare un severo spoil system: un voto o un milione di voti in più, prendo tutto il piatto io. Presidente di Senato e Repubblica, in quest’ottica, vengono rivendicati come prerogativa esclusiva dei vincitori. Il viavai quotidiano dell’ordinaria amministrazione legislativa, con questioncine minori come l’impegno militare all’estero, il mercato del lavoro, la scuola, la giustizia e il risanamento dei conti pubblici da affrontare, fiaccherà per bene la baldanza del bolognese. Lo scontro frontale con il Nord produttivo – a schiacciante maggioranza destrorsa – e con gran parte del meridione “pelasgico” (sotto il Po, per capirci) richiede una forza politica da rincarare giorno dopo giorno nell'incessante dispiegamento di una potenza di fuoco che la sinistra, oggettivamente, non ha - quantomeno non nelle proporzioni attese.
A proposito di eventuali contestazioni del voto scrutinato, infine, se i verbali non dovessero segnalare irregolarità marchiane, sarebbe meglio lasciar correre. Non vogliamo renderci testardamente ridicoli di fronte al mondo come fece, ahilui, il povero Al Gore sei anni fa. Da opposizione forte, fortissima, stringiamo invece la morsa del centro moderato e della sinistra antagonista attorno al collo dell’Ulivo: non andrà molto diversamente rispetto a quanto avvenne in Germania dopo la seconda, effimera riconferma di Schroeder.
A un dipresso, frattanto, il referendum costituzionale attende la Cdl alla prova del fuoco. Reggeranno (reggeremo)?

Pubblicato il 11/4/2006 alle 16.58 nella rubrica Diario.

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