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Buona la seconda

Niente di che, vediamo di chiarirci subito. Ma ieri sera, se non altro, Berlusconi non ha manifestato i sintomi dell’insofferenza alle regole pattuite con la medesima stizza di due settimane fa. Certo, qualche sbocco di bile c’è stato, addirittura fino a dare sulla voce al competitore in spregio alla regola che impone tempi, inquadrature e risposte contingentati. Eppure gli errori commessi durante il precedente faccia-a-faccia hanno insegnato molto al Cav.: niente occhi al tavolo, sguardo in tralice a favore di camera, via quella penna scarabocchiosa dalle mani.
Da questa rivitalizzazione berlusconiana ha tratto giovamento la godibilità di tutta la sfida “di ritorno”, a partire dall’abbondante iniezione di simpamina fluita nelle vene di un Prodi insolitamente vivacizzato – il quale, en passant, ha in parte censurato l’artefatta bonomia che il suo soporifero personaggio ama affettare.
Mentre l’avanti causa riscaldava i motori con qualche balbettio a proposito di un non meglio chiarito nesso semantico tra la locuzione “proposta chiarissima” ed espressioni come “tassa di successione solo su chi possiede parecchi milioni di Euro”, “copertura del taglio del cuneo fiscale” o “limite di reddito oltre il quale non può esservi felicità”, un Cavaliere ad un tempo laicissimo (ha fatto fuori i temi etici con un’alzata di spalle) e cristianissimo (a lui il legno dell’italica umanità piace “storto” così com’è) sfoderava in scioltezza molti dei suoi grandi classici, più qualche sorpresona pasquale. Bonus bebè, quoziente familiare, basic tax e contenimento della progressività fiscale sono vecchie glorie, ma la promessa di un vicepremier donna e – colpo di teatro finale – dell’abolizione totale dell’Ici hanno fatto scorrere un brivido di allampanata incredulità sulla colonna vertebrale degli spettatori. La prima allusione emenda con stile la magra figura rimediata dal premier nello scorso dibattito allorché la discussione s’era soffermata sul tema delle politiche femminili, quinci e quivi liquidate alla stregua di un banale soprammercato elettorale per casalinghe anni ’50. L’idea di una Condoleeza italiana o giù di lì, invece, ripara al danno e lo scarica su un Prodi alla sempre più affannosa ricerca di valide giustificazioni a sostegno delle quote rosa, tutela di stampo malthusiano-ambientalista (binomio guardacaso sinergico da cent’anni a questa parte) per deboli specie in via di estinzione.
Naturalmente l’abrogazione dell’Ici va vista come una provocazione al fulmicotone, serbata per un’arringa finale senza debito di replica. A meno di non voler direttamente abolire i Comuni, la cannonata va vista come un espediente per amplificare il contrasto ideale tra le opposte visioni della vita (associata e non) incarnate da Berlusconi e da Prodi rispettivamente: io – sembra voler ammiccare Silvio – litigo e m’impantano tra le plaghe del fondale politico, certo, ma sempre e solo con lo scopo di combattere l’invadenza dello stato; lui, il vecchio mandatario di De Mita all’IRI, rimane ancorato ad una concezione artatamente perequativa dell’azione politica. Tanto più che la sparata berlusconiana fa il paio con l’assegno di duecento Euro mensili che, nelle intenzioni prodiane, dovrebbe accompagnare i nuovi nati fino all’età di sedici anni. Cinquecentomila (i nuovi nati ogni anno, per difetto) per duecento per dodici fa un miliardo e duecento milioni di Euro solo nel primo anno: chi vuol ridere è libero di farlo, chi non ha capito i criteri di ammissione al sussidio è in buona compagnia.
Certo, anche Berlusconi nicchia alla grande quando si sente chiamato a rendere conto della copertura finanziaria per i provvedimenti assistenziali che ha in animo di assumere, chi lo nega. Ma mentre la ricetta contabile adottata da Tremonti rimarrà verosimilmente la stessa anche in futuro (cartolarizzare l’attivo patrimoniale dello Stato), quella del successore di Visco in Via XX Settembre si preannuncia già da ora assai zelante nel seguire le orme di cotanto draculesco antesignano. Senza contare gli enormi costi necessari all’attuazione dei maxi controlli fiscali annunciati da Prodi, per l’occasione cantore di una preoccupante “maestà” delle leggi tributarie italiane – la cui iniquità, per giunta, si ripromette di aumentare tramite la revisione degli estimi catastali, cioè dell’imposizione sui valori patrimoniali accumulati dai privati.
Non mi illudo, no di sicuro. La sconfitta della CdL è scritta nell’aritmetica spicciola: ma forse la debàcle sarà abbastanza contenuta da chiarire come, in politica, la leadership e la compattezza nell’esercizio di un’opposizione costruttiva siano alla lunga credenziali ben più convincenti che non il costituirsi in cartello elettorale pur di professarsi “anti” o “filo” chicchessia. Ora le scaramucce prima della battaglia tacciono. In lontananza rullano i tamburi: arrivano. Io, si parva licet, preferisco anteporre i miei interessi individuali ad ogni altra possibile (e tutto sommato doverosa) considerazione sull’anomalia impersonata da Silvio Berlusconi lungo tutti questi anni. E – perché no – sento anche di affidarmi alla guida di un personaggio che, nel poco bene e nel molto male che rappresenta, mi scalda il cuore (oltre al borsello), quando dico che voterò per Forza Italia.

UPDATE: A Conservative Mind chiarisce le confuse idee di quanti hanno straparlato circa l'abolizione dell'Ici sulla prima casa ventilata da Berlusconi: "Il gettito Ici sulla prima casa è pari a due terzi del gettito Ici prodotto da tutte le case. Il quale è però una quota minoritaria di quei dieci miliardi di euro, che rappresentano l'intero gettito dell'imposta. Di quei dieci miliardi, infatti, 6,7 provengono dalla tassazione degli immobili commerciali e industriali. Dei restanti 3,3 miliardi di euro, un miliardo di euro è prodotto dal gettito sulle seconde case e solo 2,3 miliardi provengono dalla tassazione delle abitazioni principali". Il post completo qui.
Naturalmente, mi avvio senza indugio verso la malabolgia dei dubbiosi, uomo di poca fede che non sono altro. Farò penitenza.

Pubblicato il 4/4/2006 alle 11.29 nella rubrica Diario.

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