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Il sofferto capolavoro di Arik

Si parlava appena una settimana fa di come la netta frattura tra valori professi e introiti materiali, con tutta probabilità figlia della “simbiosi tra opposti” instauratasi sotto la falsa antitesi di gnosticismo e materialismo, sia all’origine della vuota retorica moralista regolarmente ammannita dagli eredi delle ideologie illiberali. Tema peraltro ripreso dall’enciclica papale dell’altro giorno, con cui il pontefice ha ribadito il rifiuto cristiano della dialettica tesi/antitesi/sintesi come chiave formale per la piena comprensione del principe tra i “valori idealizzabili”, cioè l’amore. Eros o agape, sesso o sentimento? Metterla in questi termini, dice in un certo senso il Papa, significa già mettere un piede nell’inganno neopagano.
Facendo scorrere una carrellata sui valori più gettonati nell’agone politico, non può non emergere quello maggiormente strumentalizzato dopo il crollo delle due torri newyorchesi: la pace.
Eterea, impalpabile, agitata come un idolo totemico, la nonviolenza si è imposta all’interno del dibattito pubblico alla stregua di uno spauracchio antipolitico, sempre e comunque a prescindere dalla sua effettiva messa in pratica da parte di ciascuno. Senza timore del paradosso, i suoi zelanti (zeloti?) sostenitori l’hanno brandita come una clava da suonare sul cranio di avversari destituiti di ogni considerazione, perfino sottilmente disumanizzati a priori. Non una lezione di vita, non un codice comportamentale da testimoniare in prima persona - magari dimorando proprio in quell’Amore maiuscolo a cui si riferisce la Deus Caritas est.
Perciò tutti a compitare giù per terra il fumettone dei buoni e dei cattivi, per lo più trasformati in feticci incorporei e caricaturali: il cowboy Bush, il novello Epulone Berlusconi, il bugiardo Aznar, il reprobo Blair. Ultimo solo per comodità di esposizione, manca ancora quel boia di Ariel Sharon - ossia il più bersagliato, tra tutti gli statisti condannati e disinvoltamente riabilitati presso il cenacolo di soloni che certifica la sana e robusta costituzione democratica di chicchessia.
Se giudicato snocciolando archetipi puerili - prima lo spietato guerrafondaio, poi l’angioletto pacifista - il suo profilo dell’ormai ex leader israeliano risulta schizofrenico e contraddittorio, come solo una realtà filtrata dai manicheismi materialisti sa essere. Per comprendere invece l’estrema coerenza strategica del suo disegno politico, attualmente in evoluzione senza il diretto apporto dell’interessato, occorre considerare l’alta politica sì come una serie di tappe “etiche”, ma sempre da raggiungersi scendendo a patti con l’umana arte del compromesso. Non esiste vera pace senza prima averne garantito la concreta difendibilità, finanche tramite il ricorso alle armi, sembra dirci Arik dal suo capezzale.
Il risultato delle elezioni palestinesi, a sorpresa largamente favorevole (con 76 seggi su 132) al braccio politico dei terroristi di Hamas, annuncia al mondo l’impermeabilità del fondamentalismo islamico all’elegante determinismo dei “valori ideali”. Liberati dall’occupazione con un piano di disimpegno unilaterale appena agli inizi, i palestinesi hanno incassato con un plebiscito integralista quella che evidentemente a loro è sembrata una resa in battaglia. Per fortuna Israele non si è gettato nel buio, ma ha avviato il ritiro dai Territori solo dopo essersi adeguatamente coperto le spalle sul piano strategico (con l’edificazione del muro di difesa, ad esempio). Per fortuna adesso la comunità internazionale - messa di fronte all’evidenza che il paradigma politicistico “li libero e li sovvenziono, così loro poi si calmano” non funziona dappertutto – si trova costretta ad alzare la guardia nei confronti di possibili svolte autoritarie in Palestina, e quindi ad attuare tutte le contromisure economiche e diplomatiche del caso.
Non ci sono più scuse o giustificazionismi possibili, adesso, per silenziare le ragioni di Israele: il capolavoro di Sharon è di aver saputo indurre anche le anime belle più refrattarie a guardare in faccia la nuda realtà di una pace che, anche nelle migliori ipotesi, sarà solo tra nemici.

Pubblicato il 27/1/2006 alle 15.39 nella rubrica Diario.

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