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The new world - Il nuovo mondo

L’annata cinematografica si apre con un’amara delusione, ancor più bruciante - oltre che spiacevole in sé e per sé - perché arriva dalla macchina da presa di un regista-culto, il Terrence Malick de I giorni del cielo e dell’indimenticabile La sottile linea rossa. L’idea di tirare sassate (giocoforza inoffensive) ad un simile gigante mi alletta ben poco, specie dopo i mesi trascorsi nella spasmodica attesa di questa rivisitazione del triangolo amoroso tra Pocahontas, John Smith e John Rolfe, ma s’impone su tutta la linea.
Vediamo di capirci: come spesso capita con i “grandi autori”, anche in questo caso il problema non consiste tanto nell’esaurimento completo e improvviso di una vena creativa o di una tipologia espressiva caratteristica, quanto nel loro impiego in dosi esagerate e stucchevoli, anche a scapito dei fondamentali. Malick, ad esempio, coltiva da sempre una maniacale predilezione per la luce solare non “addizionata” con sorgenti luminose artificiali; un pallino che gli dev’essere costato il silenzioso malocchio di tutti i direttori della fotografia coi quali ha collaborato, puntualmente costretti ad un doppio (se non addirittura triplo) lavoro. I risultati, però, ripagano di tanto sforzo, consegnando alle pellicole degli scorci naturali sorprendentemente vividi e palpitanti. Un lodevole tocco di perfezionismo, certo, ma quando è troppo è troppo. In The new world (apro un inciso per ringraziare la distribuzione italiana del provvidenziale sottotitolo aggiuntivo) gli stacchi paesaggistici coprono a occhio e croce un terzo della durata del film, peraltro allungando un brodo già eccessivamente annacquato.
Molti altri degli accorgimenti visivi e narrativi tipicamente sfruttati da Malick (la voce fuori campo in funzione “esistenziale”, le brevi ellissi di montaggio, le prolungate sequenze prive di dialogo) sconfinano qui nel reiterato esercizio di stile. Al “diario narrante”, declamato da Smith prima e da Rolfe poi con ossessionante e ingiustificata frequenza, si alterna il flusso di coscienza a ruota libera della principessa indiana. Una scheggia metaforica partita dall’incontro-scontro tra due civiltà agli antipodi - razionale e metodica la nostra, istintiva e sensuale la loro? Speriamo di aver capito male, tanta retorica zuccherina avrebbe conseguenze potenzialmente fatali sulla nostra glicemia. Oppure, ancora: dopo che Pocahontas viene ripudiata dal padre, nel cielo notturno una minuscola stellina solitaria fronteggia la luna calante. Allegoria della solitudine patita nell’ostracismo tribale? Saremmo dalle parti della peggior Susanna Tamaro.
Il guaio è che nemmeno la più raffinata invenzione di linguaggio, in assenza di precisi elementi filmici portanti, riesce a rendere appetibile una scatola vuota, per quanto sofisticata. The new world non solo manca di una sceneggiatura davvero organica e strutturata a regola d’arte (la storia si svolge saltando di palo in frasca tra avvenimenti spesso slegati tra loro, nella totale incapacità di trasmettere lo scorrere dei tempi scenici), ma, incredibile a dirsi, fallisce nel suo compito principale, cioè nel saper ruotare attorno ad una trama amorosa degna di tal nome.
Se John Smith e Pocahontas mancano della benché minima parvenza di alchimia, infatti, meglio sorvolare del tutto sul “ripiegamento” dell’indiana su John Rolfe, maturato talmente malvolentieri da scoraggiare il più focoso dei pretendenti. Aggiungiamo all’insieme una prestazione complessiva del trio di protagonisti (con particolare riferimento a Colin Farrell) tutt’altro che sfolgorante, e il giudizio si delinea impietosamente.
Per non essere ingeneroso, devo comunque riconoscere che le azioni di gruppo funzionano abbastanza bene, e che è un vero piacere ammirare le belle fisionomie delle comparse indiane presenti nel film, di stirpe Kiowa, Lakota, Seminole e Powahtan. Ma al tramonto, si sa, anche l’ombra del nano si allunga: pochi aspetti di buon livello spiccano con troppa facilità, se inseriti in un quadro generale tanto desolante.
La lista dei favoriti all’Oscar, risultati di critica e di botteghino alla mano, perde in dirittura d'arrivo una delle sue teste di serie annunciate. La sfida sembra quindi sempre più avviata al ballottaggio tra Brokeback Mountain e Good night and good luck.

Pubblicato il 16/1/2006 alle 18.19 nella rubrica Film e DVD.

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