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Strane abitudini - la versione di Ismael

Sembra essersi guadagnato la palma di tormentone “blogosferico” di inizio anno, ma io - grazie ai miei tempi di captazione delle “ultime novità”, che in un ipotetico bestiario di riferimento mi collocherebbero tra il bradipo emiplegico e il tapiro neurodepresso - ne ho ignorato l’esistenza fino a oggi. Poi Daw (blogger di vedute molto individualiste, dalle quali spesso la mia anima “liberal” - ebbene sì, ne possiedo una, e pure rumorosa - si sente irresistibilmente attratta) mi ha chiamato in causa, invitandomi a partecipare al gioco.
Il concetto è quello classico della catena di Sant’Antonio: si elencano le proprie cinque abitudini o fissazioni giudicate più strambe, poi si passa la palla ad altri cinque blogger affinché facciano altrettanto. Per prima cosa, allora, cerco di compilare la mia lista di stravaganze:

 
1) Giuro che non l’ho copiata da Daw per mancanza di idee. Anch’io chiudo la macchina soprappensiero, così dopo aver percorso una cinquantina di metri vengo colto dall’atroce interrogativo: ma l’ho chiusa o no? All’immancabile cazziatone della fidanzata (“Ma non riesci proprio a stare un po’ più attento?”) segue poi un fugace controllo dei boccaporti, quasi sempre negativo. Dove quel “quasi” è all’origine di tutte le mie ansie da disattenzione...
2) Dunque, qui bisogna riuscire a spiegarsi a dovere. Avete presente le coroncine dentellate che sigillano i tappi filettati delle bottiglie di plastica normalmente in commercio? Ecco, dopo aver svitato il tappo io le prelevo, le trastullo finché non si frantumano in un determinato numero di linguette rettangolari (otto, non una di più, non una di meno), quindi le ammucchio da un canto in vista di futuri scherzoni di carnevale (tipo condimento alternativo di minestre o arricchimento di coriandoli).
3) Non riesco a lavarmi negli spazi (indifferentemente vasche o box doccia) condivisi con parenti di sesso femminile. Madre, nonna o cugine non ha importanza: dove si lavano loro non riesco a lavarmi io, perché mi assale un ribrezzo assimilabile alla percezione dell’incesto (o, meglio, alla sensazione che, non avendola mai sperimentata, il sottoscritto sussume nell’incesto).
4) Manie compulsive varie ed eventuali: impilare sempre le stoviglie “a oltranza” finché non toccano il tetto della credenza, allineare i fumetti e i libri di modo da renderne leggibili tutte le costole inclinando il capo in un’unica direzione, impazzire quando mani improvvide (qualcuno ha detto “donna di servizio”??) alterano gli accorgimenti testé descritti.
5) Mi commuovo quando leggo gli annunci funebri sui quotidiani. A volte frigno proprio, specie quando mi imbatto nelle epigrafi dedicate ai morti giovani, deceduti in seguito a incidente o malattia grave. Non so quale forza arcana mi induca ad aprire sempre quella pagina dei giornali, forse si tratta di una sottile forma di empatia mista a voyeurismo. Di sicuro non è normale.

 
E adesso a chi rilancio la partita? Non ho la minima idea di chi abbia già partecipato al “censimento psichiatrico” in questione. Boh, sparo qualche nome a caso: Bourbaki, Happytrails, Miss Prissy, Numendor, Semplicemente Liberale; se ci siete, battete un test. Il lettore che fosse al corrente di un buon motivo per sostituire qualche membro della cinquina con un altro nome è pregato di farmelo sapere.

Ora scappo, perché avverto in lontananza il suono di certe sirene minacciose...

Pubblicato il 7/1/2006 alle 21.20 nella rubrica Diario.

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