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Matrix Revolutions

Attenzione: questa rece contiene spoilers dalla riga uno.


Ammetto di essermi seduto in sala davvero molto prevenuto, poiché gli umori della vigilia non erano dei migliori. Le voci riguardanti un finale addirittura "delirante" che che erano circolate in fase di post-produzione, poi, mi stavano quasi per far desistere dalla visione.
E in effetti molti dei limiti mostrati dal precedente Matrix Reloaded permangono anche in questo terzo episodio, a cominciare dalla regia stolidamente barocca e a tratti persino naif. Come definire altrimenti tutta l'atmosfera che si respira a pieni polmoni prima del "salvataggio" di Neo, cioè nella prima parte del film, se non irritante? Risse e scazzottate rutilanti di bullet time e di coreografie senz'anima, sequenze dialogiche prive della benché minima parvenza di interesse e battute terribilmente fasulle ("E' pericolosa. E' innamorata.").
Di fronte a scene tremendamente prevedibili, come quella in cui Neo segue i binari del treno scomparendo sulla sinistra e dello schermo e riapparendo immediatamente dopo da destra, oppure volgari, come in occasione dell'ingresso nel sexy rave del solito incomprensibile Merovingio, era in agguato la più sonora delle bocciature.
Eppure i fratelli Wachowski riescono a salvarsi in corner, appena lo script gliene dà il modo. Concluso infatti quello che, a ben vedere, non è altro che uno spiacevole strascico del secondo episodio (e che di quel film mantiene invariati difetti e caratteri salienti), i registi riescono ad uscire dal vicolo cieco di smanie autoriali in cui si erano cacciati con Reloaded. Segnatamente cambiando il loro modo di lavorare, mettendo cioè la macchina da presa al servizio del copione e non viceversa, a tutto vantaggio della godibilità del prodotto finale.
La sensazione di "ammasso audiovisivo" che occludeva pesantemente l’intelligibilità del precedente film, infatti, con la battaglia alla darsena cede il passo ad una regia fantasiosa e ritmata, che riesce finalmente nell'impresa (ardua, fino a quel punto) di piacere senza volersi autocompiacere.
Ovviamente un simile ripensamento in corso d'opera chiede dazio, e così il Merovingio e Persephone vengono lasciati colpevolmente irrisolti, così come Seraph resta relegato al rango di mazziere della mutua, messo di mezzo giusto perché il kung-fu fa tanto trendy.
Senza contare che diversi guasti ereditati da Reloaded sono risultati evidentemente impossibili da eliminare a cose fatte: un copione a tratti servito con dialoghi e uscite a dir poco imbarazzanti ("dannate macchine", "Non so come dirvelo. Quindi ve lo dico", "Sto pisciando metallo" e molto altro ancora), oppure il manierismo da principianti con cui vengono riprese le sequenze statico/narrative, o ancora il modo davvero poco incisivo con cui i registi sanno far muovere gli attori.
Eppure c'è molto di buono, in Revolutions. Oltre all'uso sapiente ed innovativo degli straordinari FX, bisogna segnalare la grande maestria con cui i W.-bros sanno confezionare le scene d'azione e di battaglia, montate con una precisione certosina e filmate con campi sempre azzeccatissimi anche quando i ritmi diventano furiosi.
La battaglia al porto segna una nuova frontiera, da questo e da altri punti di vista.
Ma esistono anche dei preziosismi assolutamente inattesi, in questo terzo Matrix. Quando Neo viene accecato, riesce ad avvedersi delle entità che lo circondano grazie a percezioni extrasensoriali molto simili, nel modo in cui si presentano, al baratro di oscurità indefinita in cui piomba Frodo (protagonista dello straordinario Signore degli Anelli cinematografico) quando indossa l'Anello. Magari voglio cercare la “prova d’emulazione” a tutti i costi, ma penso che i Wachowski abbiano assimilato alcune trovate jacksoniane proprio sul piano del racconto "visionario", che è quello su cui sembrano trovarsi maggiormente in sintonia col neozelandese.
Anche il modo in cui viene gestita la contemporanea narrazione della battaglia per Zion e dell'approssimarsi di Neo alla città delle Macchine (che, ma tu guarda a volte i casi della vita, sorge racchiusa da una cintura di montagne...) è particolarmente degna di lode, e dimostra che in occasione di questo gran finale si è scelto di lavorare con più attenzione alla sceneggiatura. Se i registi fossero rimasti attaccati al metodo narrativo rigido di Reloaded, molto probabilmente avrebbero optato per una messa in scena disgiunta delle due sequenze, sicuramente perdendosi in assurdi riempitivi.
Invece l'Eletto riesce infine ad immolarsi come si conviene ad un Messia par suo, sdraiandosi su una Croce fatta di spinotti e metallo, proprio mentre il popolo di Zion esulta di fronte alla ritirata delle Macchine.
Una ritirata ottenuta col sacrificio, non “calando inopinatamente le brache” come sostenuto da taluni.
Neo scommette sul suo grado di comprensione dell'Universo, prima di collegarsi alla Matrice per l'ultima volta. La Sorgente lo vuole uccidere subito, lui ottiene solo il modo di far fronte ad un nemico comune stipulando un patto molto coerente con l'epilogo cristianeggiante della Trilogia.
Così come Cristo non ha ucciso il demonio, ma ha redento il mondo sensibile dal Male che tutto trascende (anche chi di quel Male è "figlio e padre"), così l'Eletto rimette ordine nel programma non già per emendarlo dal suo errore di fondo, ma per indicare alla “nuda materia” (silicea e impalpabile, ma sempre di materia si tratta) la strada da percorrere.
Per permettere agli "sbagli" e agli "inutili" di spostarsi liberamente tra questo mondo e l'altro, senza che un "uomo del treno" li debba irretire.
Così la bambina protetta dall'Oracolo è il simbolo di questa redenzione, il cui senso è forse restituito in modo ridondante e macchinoso, ma stavolta efficace.
I già citati FX, infine, vanno menzionati a parte, visto che sono di una qualità davvero straordinaria. L'impressionante livello di dettaglio dei rendering e dei matte paintings mi ha lasciato a bocca aperta, ma ancora di più il modo in cui i soggetti in 3D sono integrati negli ambienti fisici. Anche le seppie - che sono "organismi viventi" a tutti gli effetti - riescono ad agire con un inaudito livello di realismo e di presenza scenica.
Mostruosa la città delle Macchine, dall'estro artistico con cui è stata concepita fino all'angosciosa claustrofobia che riesce ad instillare.
In definitiva, pur permanendo alcune lacune anche gravi, mi sento di promuovere questo film. E fa lo stesso se certe allusioni freudiane (come una gigantesca trivella abbattuta da due androgine soldatesse...) sembrano tormentare irrimediabilmente i Wachowski: non per niente uno dei due è notoriamente rimasto colto da “ripensamenti sessuali” piuttosto profondi, come ben sanno gli appassionati di gossip...
Segnalo in ultimissima battuta il buon lavoro in fase di doppiaggio. Bravi Luca Ward (Neo), Pino Insegno (Link) e Massimiliano Alto (Kit). Ma ormai loro sono una sicurezza!

Pubblicato il 2/12/2005 alle 15.13 nella rubrica Film e DVD.

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