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Religione e omosessualità - Condannati per reato d'opinione

Pietro Castagneri su Libertari.org

Un pastore evangelico, Stephen Boissoin, è l'ennesimo ministro di culto cristiano denunciato davanti alla Commissione dei diritti umani di Alberta (Canada) per essersi espresso contro lo stile di vita omosessuale. Boissoin è stato incriminato per aver pubblicato una lettera nella quale ha denunciato l'omosessualismo come immorale e pericoloso, sostenendo che da quando è stato approvato il cosiddetto "matrimonio omosessuale", i temi omosessualisti sono stati inclusi nei programmi educativi e scolastici, abbracciando ogni insegnamento. "I bambini di 5-6 anni soffriranno un danno psicologico e fisiologico forse irreparabile per le letture e le immagini che dovranno vedere a causa di questi nuovi diritti", ha affermato il pastore nella lettera. Boissoin, sposato e con 2 figli piccoli, si difende da solo perchè non ha soldi per pagare un avvocato. Gli attivisti omosessualisti esigono una ritrattazione sullo stesso organo di informazione. ll pastore non è disposto alla ritrattazione e rischia di essere condannato al carcere. Tra le altre cose, quello che gli attivisti omo-sessualisti non perdonano al pastore è che per causa sua vari adolescenti abbiano abbandonato l'omosessualità e la bisessualità. Il tribunale, che non ha ancora ascoltato la sua difesa, ha già condannato il pastore a pagare 5000 dollari a un omosessuale che si "è sentito ferito dalla sua lettera" e altri 2000 dollari al gruppo pro gay EGALE Canada. Boisson, perseguitato per difendere la verità, ha dichiarato alla stampa "confido in Dio, sicuramente sarò condannato, ma nonostante ciò sono molto felice per quello che sta succedendo". In Svezia, il 29 giugno del 2004, è stato condannato ad un mese di carcere un pastore protestante per aver osato criticare, con citazioni tratte dalla Bibbia, il "matrimonio omosessuale". Si tratta della prima sentenza, in Svezia, poi annullata in appello ed attualmente all'esame della Corte Suprema, che considera il dissenso verso il matrimonio omosessuale come un incitamento all'odio razziale. Tale progetto contro la libertà di pensiero e di religione viene portato avanti anche in altri stati europei. In Francia, 26 organizzazioni di Sinistra hanno firmato un Manifesto per dare vita ad una "strategia repressiva e preventiva" contro il cosiddetto razzismo omofobico: per razzista omofobico si intenderebbe chi privilegia la famiglia tradizionale ed esprime il suo dissenso verso la pratica e la teoria omosessuale. Il primo razzista omofobico, secondo tale concetto, sarebbe il Papa e il primo testo tacciato di razzismo omofobico sarebbe il Catechismo della Chiesa. In Italia se il Pontefice, e con lui i fedeli cattolici, non vengono oggi incriminati è perché, con la caduta del Governo D'Alema, è stato accantonato il progetto di legge n. 6582, presentato il 23 novembre 1999, primo firmatario proprio l'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema insieme al Ministro per le Pari Opportunità Laura Balbo, affiancato dal Testo Unificato del 1 luglio 1999 riguardante le Disposizioni per la prevenzione e la repressione delle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale. Questi disegni di legge prevedevano sanzioni penali non solo per chiunque esprimesse pubblicamente critiche su una qualunque pratica sessuale, ma anche per chi partecipasse ad "associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alle loro attività" ritenute "incitamento alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale", che deve essere punito "per il solo fatto della partecipazione all'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni" (art. 2 del Testo Unico).

Se a qualcuno interessasse un esempio di come il dogmatismo dialettico marxista possa reincarnarsi sotto spoglie apparentemente liberali, eccolo servito. La rigenerazione liberal-radicale del sinistrismo ormai è moneta corrente, spesa sugli scenari politici internazionali e quasi sempre brandita stringendo una rosa nel pugno. Ma la saldatura tra progressismo e marxismo camuffato non si ferma certo alle analogie iconografiche, naturalmente. Questo articolo mostra che l'internazionalismo rimane il nocciolo di un prontuario ideologico globale, incurante delle diversità geografiche e culturali. La libertà, da bussola individuale per direzionare il libero arbitrio, diventa un obbligo coercibile. Esattamente come lo strumento teoretico più frequentemente attribuitole dai suoi fautori tardivi: il relativismo, che da habitus conoscitivo diventa il cardine di una teleologia nichilista dell'esistenza. Se tutte le proposizioni si equivalgono, infatti, una sola si tiene: che tutto è relativo, cioè che nulla si tiene. A negare tale assunzione di fondo, stando all'idea di perequazione giuridica accarezzata da certi "liberali", ci si merita anche l'incriminazione formale davanti ad un tribunale etico (?) di stato.
Il liberale "di vecchio conio", invece, continua a difendere e stimare i suoi simili a prescindere dalle loro categorie di appartenenza e senza dover per forza essere d'accordo su tutto, ma rinvenendo nel confronto pacifico un impulso alla libertà autentica. Quella di valorizzare ciò che si fa e come lo si fa, non di conferire rilievo giuridico (perfino penale) alla salvaguardia di ciò che si è.

Pubblicato il 19/11/2005 alle 15.35 nella rubrica Diario.

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