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La verità ribadita. Grazie alla blogosfera

Il senso profondo delle iniziative aggreganti in stile Tocqueville, a ben vedere, è di favorire la divulgazione di notizie e dati “alternativi” a quelli forniti dall’establishment giornalistico. Per cui riprendo volentieri l’infilata di link che, a partire dall’ottimo The Right Nation e passando per l’altrettanto formidabile Nasigoreng, riesce forse a liberare dai luoghi comuni anche le menti più refrattarie al revisionismo in chiave filo-USA. O magari, senza farsi troppe illusioni, semplicemente a fornire una valida pezza d’appoggio contro il ritornello sugli USA-che-vendevano-armi-a-Saddam. I dati di seguito riprodotti, così come la tabella originale, sono rintracciabili seguendo i link di cui sopra.

 

VENDORS          $Millions       %

 

USSR                 17,503      50,78

 

France                5,221       15,15

 

China                  5,192       15,06

 

Czechoslovackia    1,540        4,47

 

Poland                 1,626        4,72

 

Brazil                   0,724        2,10

 

Egypt                  0,568        1,65

 

Romania               0,524        1,52

 

Denmark              0,226         0,66

 

Libya                  0,200          0,58

 

USA                    0,200         0,58

 

Il prospetto si riferisce al periodo compreso tra il 1980 e il 1990, per cui fino alla vigilia dell’embargo scattato con la Guerra del Golfo. C’è da supporre, come giustamente fa Nasigoreng, che in seguito alle sanzioni commerciali i primi tre partner abbiano ulteriormente intensificato i loro scambi con l’Iraq. Ricapitolando: negli anni ’80 Russia, Cina e Francia provvedevano da sole all’80% delle forniture militari incamerate dall’Iraq, mentre gli USA non raggiungevano lo 0,6%.
Le suddette percentuali rafforzano una lettura del passato scenario mesopotamico assai più equilibrata di quella tuttora in voga presso i massmedia. Cioè portano a ritenere che l’appoggio USA al regime saddamita si sia limitato esclusivamente alla sfera diplomatica, in linea con la filosofia “realista” di Kissinger e Schultz riassumibile nel motto: “i nemici dei miei nemici sono miei amici”.
L’inverso speculare del determinato (e per certi versi allarmante) idealismo neocon. In effetti, ancora non si è capito come si possano contestare gli attuali orientamenti americani in politica estera addebitando loro il cinismo diplomatico, di segno ideologico totalmente opposto, applicato oltre vent’anni orsono da capicordata ormai completamente fuori causa. Un onere, quello della chiarificazione, che spetta ai pedissequi seguaci di certi stereotipi, credo.

Pubblicato il 7/11/2005 alle 13.43 nella rubrica Diario.

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