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Mi scusi per l'invadenza, candidato

Mi viene segnalata l’inacidita ed elusiva risposta che Andrea Ferrarese, candidato sindaco a Cerea, ha indirizzato non più di qualche ora fa a osservazioni mie e altrui. Materia del contendere è il tipo di “intimità” che il Nostro sarebbe in grado di ripristinare con la cittadina oggetto delle sue recenti mire politiche, qualora l’iniziativa di impegno civico da lui capeggiata dovesse avere successo. Visto e considerato che i centri di gravità su cui attualmente ruotano i bioritmi di Ferrarese sono tutt’altri (Legnago e Castelnuovo del Garda), lo spunto non è affatto peregrino.

Spiace che l’interessato opti per il lancio della palla in tribuna – espediente di rimessa da terzino in affanno – invece di mantenere il dibattito nel suo alveo naturale, ovvero quello squisitamente sostanziale. A parte il fatto che le critiche e gli attacchi personali sono il pane quotidiano di chiunque ricopra una carica pubblica, con il bando alla suscettibilità che dovrebbe costituire prerequisito fondamentale per ambirvi consapevolmente, qui non stiamo spettegolando tra comari, ma parlando delle garanzie che il candidato è disposto a offrire ex ante alla cittadinanza in ordine alla qualità della sua eventuale, futura dedizione al mandato.

Nulla che riguardi obblighi di legge vigenti o anche solo auspicati, s’intende. Il merito in discussione è quello dell’etica politica, che solleva la fatidica e annosa domanda: a cosa siamo disposti a rinunciare, pur di mettere la nostra persona al miglior servizio della comunità? Alla nota spese per rimborso chilometrico? Al presidio quotidiano della nostra attività professionale? Al tempo libero nei fine settimana? Ai “normali” affetti familiari?

Il punto è che devi essere davvero un fenomeno, per rispondere “a nulla” nella certezza di far bene comunque. In realtà la prospettiva di ritrovarsi con vertici amministrativi a mezzo servizio non è delle più rosee, proprio perché il divario tra ceretani* a tempo parziale e a tempo perso è indeterminato a priori. E un banale ragguaglio statistico basta a persuadersi del fatto che è perlomeno improbabile riuscire a selezionare priorità senza rinunce, così come coniugare un approccio stizzosamente intellettualistico all’immersione in quel microcosmo di aspettative, elaborazioni e controversie che è Cerea – anche e soprattutto quella del 2012.

Se non fosse chiaro a sufficienza: non si stanno sollecitando generiche rassicurazioni di circostanza, magari fornite tramite slogan di plastica, ma l’assunzione di obblighi a carattere contrattuale. Sperando di non dimenticarcene nessuno.

 

* io, invece, lo profferisco così, filologicamente e foneticamente mi garba parecchio di più. Una rapida scorsa alla disamina che il Bresciani (ingegnere anche quello, perbacco, qui si esagera davvero con l’expertise!) dedicava ad analoga schermaglia demotica mi conferma la bontà della scelta.



Pubblicato il 3/4/2012 alle 19.10 nella rubrica Diario.

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