Blog: http://Ismael.ilcannocchiale.it

Gargoyle

di Andrew Davidson
Mondadori, 478 pp., € 20,00

Io sono il recipiente in cui l'acqua viene versata
e da cui l'acqua esce. È un cerchio,
un cerchio ininterrotto tra Dio, i gargoyle e me,
perché questo è Dio:
un cerchio il cui centro è in ogni luogo
e la cui circonferenza non è in nessun luogo”

Prendete Il paziente inglese, mescolatelo a Highlander e a Le mille e una notte, quindi legate il tutto con un'abbondante spruzzata di sardonismo simil-kubrickiano: otterrete, a grandi linee, gli elementi costitutivi della curiosa temperie narrativa in cui s'incastona questo sorprendente gioiellino canadese.
Gargoyle si può in effetti descrivere come la fusione e la rivisitazione di temi letterari tradizionali in un'originale chiave moderna, attraversata da molteplici suggestioni di genere. Grottesco, melò, romanzo storico epicheggiante e amaro flusso di coscienza concertano l'aggregazione – talvolta appena slabbrata, ma sempre su ritmi coinvolgenti e sostenuti – di un costrutto tramico giocato sul racconto della potenza salvifica del raccontare stesso.
L'anonimo protagonista della vicenda è un pornografo miscredente e cocainomane che, proprio quando un ricco successo e il fiore degli anni sembrano arridergli, resta vittima di un devastante incidente stradale. Quasi arso vivo nel rogo della sua auto, dopo il ricovero ospedaliero d'emergenza subisce la draconiana terapia (ma sarebbe più corretto definirla supplizio) riservata ai grandi ustionati, durante la quale – oltre a trasformarsi in un patetico mostro – resiste stoicamente a sofferenze inenarrabili grazie a generose iniezioni di morfina e alla spietata determinazione nel programmare l'unico scopo rimastogli nella vita: il suicidio.
Finché un giorno il sussurro del destino gli si fa d'accanto mormorando un'enigmatica parola: “Engelthal”. Marianne, eccentrica scultrice in libera uscita dall'attiguo reparto psichiatrico, riconosce nell'incuriosito degente la reincarnazione del suo perduto ma indimenticato amore medievale. Nonostante la totale assurdità di simili, stravaganti farneticazioni agli occhi di uno scettico (ex) libertino come lui, lì per lì l'uomo si trova spiazzato di fronte a tanta bizzarria e, giorno dopo giorno di progressiva confidenza con la sedicente immortale, comincia a gradirne gli sviluppi e ad affezionarvisi. Inizia così un viaggio a puntate nella reminiscenza della precedente vita di coppia dei due personaggi, ambientata nella Germania del XIV secolo, ma anche nella struggente immedesimazione in tragiche storie d'amore situate nella Firenze rinascimentale, nel Giappone antico, nell'Inghilterra vittoriana e nell'Islanda barbarica.
Tramite Marianne emerge una concezione estremamente “carnale” dell'arte figurativa: nei mostruosi gargoyle che la donna, dopo averne sognato le fattezze dormendo nuda sui blocchi di roccia da rimaneggiare, scolpisce alacremente in preda a furiose estasi mistiche, la creatività opera unificando isolate porzioni di “normalità formale” in complessi morfologici inusitati – ma, proprio perché frutto di un'elaborazione comunque ancorata alla realtà delle cose, universalmente leggibili nella loro avvincente singolarità. Tale è pure il senso del suo provvidenziale intervento sul dolore sordo del protagonista e sulla “ecologia della narrazione” in generale: l'intermezzo elegiaco come condivisione e sublimazione di una sventura troppo crudele per avere senso, così come efficace contrappunto alla letteratura psicanalitico/descrittiva che, per quanto qui sorretta da una divertente vena sarcastica, abbandonata a se stessa finisce sempre per infilarsi nella morta gora del vaniloquio introspettivo.
Certo, tutto questo appassionato e coraggioso slancio verso la commistione di registri non manca di qualche caduta un po' naif (quando si avventura in escursioni “neodantesche” la storia conosce i suoi momenti più velleitari), ma non sono i difetti circoscritti a intaccare il valore dei piccoli capolavori. Siamo davanti a un ottimo esordio per il promettente Andrew Davidson.

Pubblicato il 28/11/2008 alle 10.19 nella rubrica Libri.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web