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Una batracomiomachia cristologica

Come accadde ai tempi del polverone sollevato dalle vignette danesi su Maometto – ma senza alcun contorno di tumulti e violenze, occorre precisare – ancora una volta una lesa sensibilità di gruppo pretende di violare una basilare norma di diritto naturale. Ovvero: casa mia la arredo come mi pare e ci entra chi voglio io.
Mi rincresce aderire a un’iniziativa lanciata da Malvino, ma pazienza: anche agli orologi rotti, due volte al giorno, capita di segnare l’ora esatta. Succede che il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano esponga l’obbrobrioso sgorbio che potete “ammirare” dabbasso. Il Papa non gradisce l’ardire, sicché ha esercitato pressioni censorie sul presidente della giunta regionale trentina. La scultura in questione è brutta? È bella? Non importa; vigente il regime di privativa, diventa superfluo ricorrere al corrivo motteggiare del benpensante medio, manco a dirlo infarcito di giaculatorie tipo “non è bello ciò ch’è bello, è bello ciò che piace” oppure “l’arte punta esclusivamente a suscitare una reazione”, come se le preferenze soggettive dovessero far capo a chissà quali motivazioni “razionali”. Si potrebbe obiettare che l’istituzione bolzanina gode del partenariato del suo ente provinciale, e quindi è semipubblica, ma così facendo, data la prelazione di cui gode il Vaticano sull’otto per mille inoptato, si rischierebbe di evocare la nota immagine evangelica della pagliuzza e della trave.
Il punto, nel nostro caso, è che nessuno può disporre o ingerirsi di quel che non gli appartiene, pena il venire meno delle basi logiche su cui poggia la libera convivenza. Del resto, il grande pubblico può accedere anche ai porno gay, al Black Metal, a blog e siti web che inneggiano alla blasfemia più estrema: tutti cascami mediatici che senz’altro feriscono “il senso religioso” dei molti fedeli devoti “all’amore di Dio”. Dando corso per legge all’autodisciplina imposta dalla morale (a maggior ragione se confessionale) ci si incammina sul sentiero dei restrizionismi contrapposti. Lo zelota laicista che denuncia il parroco per truffa poiché sospetta che la transustanziazione sia una messinscena, a ben guardare, è solo l’inevitabile contrappunto dialettico dell’invadenza clericale.
La Chiesa, avvezza all’opportunismo concordatario (retaggio storicamente giustificato ma moralmente deprecabile), finge di ignorare che il politicismo è la morte dell’autentico sentimento religioso. Io, per il nulla che conta, preferisco lasciare più libertà possibile al mio prossimo: libertà di fruizione, sicuramente, ma anche libertà di critica e di boicottaggio.
Ciò detto, vogliate apprezzare quest’opera tanto controversa. Consiglio di visionarla lontano dai pasti:


Pubblicato il 29/8/2008 alle 15.23 nella rubrica Diario.

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