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Juno

Incinta dopo la prima volta col suo ragazzo, la pepata sedicenne Juno (Ellen Page) decide di tenere il bambino e di darlo in adozione a una malassortita coppia di yuppie, ansiogena lei (Jennifer Garner) e bamboccione lui (Jason Bateman). Scoprirà di quanta pressione psicologica sia capace il conformismo della gente, ma anche di aver fatto la scelta giusta.
Jason Reitman, figlio d’arte già apprezzato alla regia del caustico Thank you for smoking, torna a scolpire personalità con una pellicola visibilmente attraversata dalla vena sardonica che lo contraddistingue. Riecco allora i beffardi siparietti extradiegetici, come la “vestizione” della secchiona-tipo o il ralenti del preservativo srotolato su una banana (perfetta metonimia dell’educazione sessuale istituzionalizzata), ma anche eleganti istantanee del disagio a un tempo adolescenziale e adulto sperimentato dalla protagonista. Il suicidio simulato fingendo di impiccarsi a un “cappio” di liquirizia ripiena saluta amaramente l’inizio di un’esperienza tanto gravosa quanto precoce, mentre le due semisoggettive sull’ingresso a scuola di Juno prima e dopo la gravidanza visualizzano altrettante varianti – quella ammassata e quella additata – della solitudine giovanile.
È però nel conferire spessore caratteriale al suo micromondo di personaggi che Reitman dà il meglio di sé. Appassionato ai loro destini all’evidente limite del coinvolgimento affettivo in prima persona, indugia su manie e dilemmi esistenziali con rapide passate di cinepresa (penso alle mani della futura mamma adottiva impegnate a rassettare nervosamente una fila di salviette) e senza mai diluire inutilmente il compattissimo copione. Incassando poi la superlativa interpretazione della primadonna Ellen Page, dotata di una gamma espressiva davvero eclettica, nonché l’elevato apporto recitativo del cast nel suo complesso, su cui svetta la sorridente emotività di Vanessa (Jennifer Garner).
Tutto questo in poco più di novanta minuti: occorrerebbe scomodare parole come “gioiello” e “capolavoro”, se solo la pur lodevole sceneggiatura del premio Oscar Diablo Cody non scontasse qualche ingenuità (vedasi l’atteggiamento dei genitori di Juno, forse un po’ troppo comprensivo per risultare credibile in una situazione del genere) e non imboccasse un epilogo all’insegna di un ottimismo sicuramente edificante, ma a maggior ragione in netto contrasto con il tono della commedia agrodolce messa in scena fino al quarto d’ora finale. Tanto sarcasmo politicamente scorretto per approdare a un macchina indietro della serie “due cuori una capanna”?

La parola agli esperti: “incisiva e divertente la commedia senza pretese di dramma, lezione di cinema & dialoghi e non di morale. Non la si rovini per paraculi motivi elettorali” [Alessio Guzzano]; “un film particolarmente garbato, capace di sollevare questioni di notevole richiamo mediatico (la società raccontata da Reitman, per quanto strampalata, non è nient’altro che l’odierno mondo in cui ci muoviamo) senza però imporre una precisa chiave di lettura” [Priscilla Caporro]

Pubblicato il 11/4/2008 alle 11.0 nella rubrica Film e DVD.

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