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Aborto all'italiana

Come scrive molto correttamente Giancarlo Loquenzi, “quando si ritiene di avere dei «valori» da difendere, recintare il territorio e innalzare i vessilli è il modo migliore per trasformarli in rendite”. Ha più senso, allora, puntare su grandi contenitori partitici, postideologici e aconfessionali, all’interno dei quali i principi etici possano essere “interpretati e difesi senza riferimento a professioni di fede”. Mi rifaccio a questi estratti perché la più recente “guerra culturale” dichiarata da Giuliano Ferrara, che ha la moratoria contro l’aborto come obiettivo strategico e la presentazione di una lista pro-life alle prossime elezioni come piano tattico, mi lascia alquanto perplesso.
Tutta l’iniziativa, anche a detta del suo promotore, non può prescindere dalla doppia evidenza che le donne non si possono obbligare a partorire e che l’aborto clandestino è una barbarie disumana. [continua su Movimento Arancione]

Pubblicato il 17/2/2008 alle 16.21 nella rubrica Diario.

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