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Hardcore Superstar - Mentally Damaged Tour

Nella ridente (e affollata) cornice ambientale offerta dal Lucille Club di Verona, ieri sera si sono esibiti dal vivo gli Hardcore Superstar. La band svedese ha superato la fase “emergente” bruciando i tempi della celebrità già al debutto, per approdare a una discreta fama internazionale che trova conferma nell’itinerario seguito da questa loro tournée. Partiti dalla Finlandia, i quattro di Gothenburg stanno facendo tappa in tutta l’Europa occidentale e si accingono a fare una capatina perfino in Giappone. Le prossime tappe italiane, per la cronaca, saranno a Roma (11/12) e a Milano (12/12).
Glam Metal, Sleaze Metal...e se il loro fosse “solo” Power Rock? La potente sezione ritmica predilige i tempi pari, la voce di Joakim sfiora acuzie da soprano e la chitarra di Silver – specie in seguito alla sterzata “hard” impressa allo stile espressivo della band con gli ultimi due album – innalza un muro sonoro fatto di riff e assoli al fulmicotone. La performance veronese ha lasciato spazio solo a episodi tratti appunto dagli ultimi due lavori di studio, che recano in effetti il segno tangibile della completa maturità artistica raggiunta dal quartetto. I ragazzi non sbagliano un attacco e, canzone dopo canzone, persuadono il pubblico del primo sottopalco a catapultarsi in un pogo forsennato. Le canzoni del nuovissimo Dreamin’ in a casket convincono ed emozionano, ma sono i pezzi presi dal precedente Hardcore Superstar a mandare in visibilio l’uditorio. La conclusione con Kick on the Upperclass e We don’t celebrate Sundays – introdotta fintando i saluti della buonanotte e poi concedendo il bis, secondo un copione ormai tipico per ogni concerto rock che si rispetti – forse non ha causato morti, ma feriti di sicuro sì.
Io comincio ad avere i miei anni, per cui mi sono mantenuto a debita distanza dalla mischia a filmare un paio di video (qui e qui). Stavolta addirittura più scadenti del solito, ahimè: i riflettori a base di rosso fuoco mi hanno sballato la mescola cromatica e i bassi a distanza ravvicinata si sono letteralmente infranti sul microfonino del mio povero cellulare. A chiunque interessi ascoltare/vedere gli HCSS in modo decente, consiglio caldamente un giro sul loro sito o, per gli anarchici della proprietà intellettuale, un raid sulla “sharesfera”. Ma io non ho detto nulla, si capisce.

Pubblicato il 10/12/2007 alle 11.28 nella rubrica Diario.

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