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Sapessi com'è strano/morire democristiano

Silvio Berlusconi ha fatto benissimo a congedare seccamente i turiferari dello statalismo bianconero, quei Casini e Fini che Marco Pannella – con una battuta degna dei suoi tempi d’oro – ha definito i pilastri di un redivivo “asse Fanfani-Almirante”. La colpa della pigrizia riformatrice sofferta dal secondo governo di centrodestra può infatti ricadere solo sugli eredi della politica clientelare, capillarmente ramificata negli organigrammi del pubblico impiego e delle strutture di partito più organizzate, i quali temono che il federalismo e l’economia di mercato possano sottrarre loro il controllo dei serbatoi d’interesse (cioè di voti) a lungo cooptati.
Quello che lascia interdetti, casomai, è la tattica scelta dal Cav. per avere mani libere. Il dialogo con Veltroni sull’ipotesi di un nuovo sistema elettorale a impianto proporzionale, che riporterebbe le lancette della storia italiana indietro di quindici anni, secondo me può avere al massimo tre spiegazioni compatibili con la ragione politica del berlusconismo.
La prima è anche la più scontata: il capo del neonato partito dal doppio genitivo (del popolo della libertà), ben sapendo che i negoziatori del Pd daranno per irricevibile la condizione di voto anticipato in caso di accordo bipartisan sulla legge elettorale, punta a dominare l’area di centrodestra servendosi dell’eventuale bipartitismo post referendum Guzzetta. In un simile scenario, il completo padronato berlusconiano sulla ex Cdl avrebbe dalla sua la scusa pronta di diverse e più “collegiali” intenzioni manifestate tramite le attuali aperture proporzionaliste. E poi diventerebbe più chiaro il movente dell’operazione-Brambilla, con annessa registrazione di nome e simbolo del PdL l’estate scorsa.
Una seconda ipotesi potrebbe essere che Berlusconi abbia voluto anticipare con una mossa a sorpresa la bocciatura dei quesiti referendari da parte della Consulta. Nel caso in cui il tracollo della seconda “rivoluzione maggioritaria” azzerasse il conto alla rovescia che minaccia la già precaria stabilità del governo, per il leader dell’ormai giubilata Forza Italia si renderebbe necessaria una diversa strategia di logoramento antiprodiano. Per cui l’asse temporaneo con Veltroni – in teoria capace di assestare il colpo mortale alla cifra politica dell’ulivismo, ossia la coabitazione tra sinistra affarista e sinistra marxista indotta dalla camicia di forza maggioritaria – farebbe decisamente alla bisogna.
La terza possibile interpretazione del quadro politico odierno nega la seconda. Fino a non più di un mese fa, per Romano Prodi la trattativa sul proporzionale e su non meglio precisate “riforme istituzionali” rappresentava l’unico modo di prolungare la permanenza in carica del suo esecutivo. Forse Berlusconi vuole che il titolo di leader dell’opposizione, garantitogli dalla presenza del suo avversario storico sullo stesso palcoscenico politico, resti in mano sua fino al giorno in cui il governo imploderà una volta per tutte. Con la conseguente, trionfale rivincita nelle urne subito dopo.
Ma il gioco della fantapolitica perde ogni interesse, quando le sorti del nostro sgangherato consorzio civile rischiano di essere riconsegnate alla formula elettorale meglio calibrata sulle triste esigenze dei capitalisti senza capitale, dei boiardi in servizio permanente, del flautato solidarismo “centrista”, dei furbetti di via Solferino, della Camera dei Fasci e delle Corporazioni nota col nome di “concertazione” – e qui mi fermo, perché le gite allo zoo mi annoiano.
Non vorrei morire democristiano tra democristiani, insomma. Sarebbe perfino più frustrante che fare il liberista in compagnia dei nipotini di Giorgio e Amintore.

Pubblicato il 23/11/2007 alle 9.26 nella rubrica Diario.

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