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Uomini, caporali e parlamentari

Dice bene Jim Momo: “Non sorprende che alla prima, striminzita, fortunosa vittoria, ci si butti nelle fontane a festeggiare e si ricorra a gestacci nei confronti dell'avversario. [...] Ma la notizia è davvero che l'opposizione venga battuta dalla maggioranza?” [link]. Ovviamente no; la notizia è che il governo accetta i voti di una maggioranza variabile in politica estera. Ieri l’altro, al Senato, il decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero ha ottenuto 180 voti favorevoli ai quali, per amore di analisi disaggregata dei dati, si possono detrarre i venti ‘sì’ dell’Udc, i voti di Jannuzzi e di Follini (eletti con il centrodestra) e i quattro senatori a vita presenti in aula. Totale 154, con tanti saluti all’autosufficienza numerica dell’Unione a Palazzo Madama: i motivi di amara soddisfazione, per la Cdl, si fermano qui.
La coalizione di governo che più di ogni altra nella storia dell’Italia repubblicana ha cercato di restituire dignità operativa all’impegno oltre confine delle nostre Forze Armate, infatti, non dovrebbe compiacersi del teatrino andato in scena Martedì. Il gioco delle parti che agita i palazzi del potere rischia di disputarsi al caro prezzo dell’incolumità dei nostri militari dislocati all’estero, laddove il pensiero corre soprattutto al contingente afghano. I due odg Caderoli approvati dall’aula – che il governo non ha nemmeno voluto convertire in emendamenti ad hoc, quando si dice l’unanimismo di facciata – affermano rispettivamente l’impegno a promuovere tutte le iniziative finalizzate a garantire la sicurezza del nostro personale militare e civile presente sul territorio afgano” e a a promuovere, in sede NATO, la definizione di una linea comune nei casi di presa di ostaggio nelle aree in cui la NATO è impegnata”. Indicazioni vaghe e – proprio perché presentate come ordini del giorno – prive di forza legale. Più stringente sarebbe stato l’odg Schifani, che chiedeva di dotare, in tempi brevi, i nostri militari di armi di difesa attiva, come ad esempio veicoli di massima blindatura, elicotteri, postazioni predisposte per il tiro, armamenti e apparecchiature per attivare la reazione immediata in caso di attacco, procedure di intervento e contrasto in caso di violazione delle zone perimetrali, al fine di garantire adeguati strumenti che consentano di fronteggiare eventuali scontri, eliminando così quanto più possibile il rischio della vita dei soldati”. Ma accogliere i suggerimenti del senatore forzista, per la maggioranza, avrebbe significato alienarsi la posticcia desistenza dell’ultrasinistra dal pacifismo piazzaiolo.
Molte le polemiche contro la scelta per l’astensione operata da FI, An e Lega. Il senatore Furio Colombo – sentito Martedì mattina a Omnibus – ha accusato il centrodestra di aver a suo tempo lasciato altrettanto sguarnite le truppe di stanza a Nassiriyah. Al di là dell’argomento assai discutibile (non è chiaro come eventuali passate negligenze possano cancellare o sminuire le attuali: casomai vi si sommano), al focoso diessino converrebbe tener presente che la missione italiana in Iraq aveva compiti di polizia e di ordine pubblico, non di peace enforcing. La realtà fu senz’altro ben diversa, ma gli accordi presi con gli alleati delineavano un tipo di impegno che – almeno sulla carta – non prevedeva l’azione bellica diretta. Quindi i mezzi a disposizione dei nostri uomini possono essere sembrati “leggeri” perché idonei al pattugliamento delle strade o al disbrigo della logistica. D’altra parte, se la missione irachena si svolgeva sotto l’egida (ex post) dell’ONU e quella afghana, invece, agisce su mandato NATO, è logico che i regolamenti operativi e l’armamento in dotazione varino secondo le esigenze dell’organismo internazionale responsabile dell’intervento armato.
Lino Jannuzzi – ascoltato Martedì sera a Otto e Mezzo – dal canto suo non è riuscito a capire quale novità politica sia intervenuta da quando il gruppo di FI, alla Camera, ha votato a favore dello stesso provvedimento su cui è poi calato il non expedit berlusconiano. È presto detto: nel frattempo il sequestro Mastrogiacomo, brillantemente risolto mettendo la sovranità dello stato al servizio di un operatore non governativo, ha fatto apparire l’Italia come l’anello debole dell’alleanza militare schierata in Afghanistan. Aver suggerito ai guerriglieri talebani la prospettiva di facili scambi di prigionieri – loro commilitoni in cambio di nostri ostaggi civili rapiti all’uopo – o di spiccata attitudine al ritiro – nel caso in cui, Dio non voglia, a qualcuno tra i soldati italiani dovesse capitare l’irreparabile – sarebbe un’imprudenza criminosa, se col senno di poi non si adottassero le necessarie contromisure. Ossia equipaggiamenti più generosi e regole d’ingaggio meno restrittive, come peraltro ci viene chiesto in sede NATO a ogni pié sospinto.
Pierferdinando Casini, artefice della definitiva spaccatura in seno alla fu Casa delle Libertà, deve raccomandarsi alla Madonna di San Luca che il Partito Democratico finisca rapidamente in una bolla di sapone. Perché la “convergenza parallela” tra sinistra Dc e (post)comunisti, storia della Prima Repubblica alla mano, marginalizza irrimediabilmente l’ammiccamento tra dorotei e riformisti. Inoltre quest’ultimo affronto al Cav. potrebbe indurre il dominus di Forza Italia a sancire una volta per tutte lo strappo con l’Udc, anche a costo di rimetterci l’esito delle prossime amministrative (che sarebbe stato appena discreto in ogni caso, peraltro).
Il combinato disposto dei due possibili scenari di cui sopra, unitamente al probabile scisma tra berlusconiani e casiniani nel partito fondato dal pupillo di Arnaldo Forlani, metterebbe una pietra tombale sui sogni di gloria del bel gagà centrista. Con la nemmeno remota possibilità di dover un giorno rimpiangere Casini e la garanzia di “voto disgiunto” che la sua azione di logoramento dall’interno ha rappresentato per tanti elettori né-né (né di sinistra né forzitalioti).

Round-up: Mario Sechi, Fausto Carioti, Libero Pensiero

Add link: per chi ha tempo e voglia, il resoconto sommario e stenografico della 130a seduta pubblica del Senato

Pubblicato il 29/3/2007 alle 9.48 nella rubrica Diario.

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