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Il punto sulle bersanizzazioni/2

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Terzo e ultimo troncone, di gran lunga il più pingue, quello relativo agli imbrogli veri e propri. La liberalizzazione dell’erogazione dei carburanti si limita a colpire l’anello terminale – quello più debole – di una catena commerciale gravata solo in minima parte dal ricarico tariffario applicato dai benzinai. Il grosso del prezzo alla pompa, infatti, è determinato da oneri fiscali come tasse e accise. Questi ultimi investono pure le tariffe dei biglietti aerei, di cui le compagnie low cost non potranno più pubblicizzare gli importi netti. Un divieto che cerca di attutire la percezione della concorrenzialità dei voli economici presso l’utenza, nella malcelata intenzione di favorire anche su questo fronte Alitalia e i suoi prezzi spropositati. Nel ramo assicurazioni, l’abolizione del vincolo monomandatario per gli agenti agisce nuovamente a valle di una filiera che andrebbe riformata all’origine. L’esistenza di prodotti assicurativi obbligatori per legge – come l’RC auto – fa sì che le compagnie offerenti si facciano cartello, vanificando completamente la possibilità di distribuire polizze equipollenti di diverse “marche”, perché i prezzi rimangono grossomodo gli stessi per tutte. Il problema, per farla breve, sta precisamente nell’obbligo di sottoscrivere certe assicurazioni.
L’intervento del governo sui costi fissi di ricarica, poi, è forse la “sòla” per eccellenza del pacchetto Bersani-2. Risparmiando al lettore la solita tirata liberista sullo stato che si intromette nei prezzi autonomamente determinati da un’impresa privata, bisogna far presente che questa misura si dimostrerà sicuramente inefficace, in quanto i gestori di telefonia mobile si limiteranno a compensare il mancato introito da commessa forfetaria aumentando il costo orario delle chiamate. Il Ministero per lo Sviluppo Economico, inoltre, rivela un deficit di confronto documentale – preoccupante, nel contesto di un governo che fa della collegialità la sua cifra politica distintiva – con i dicasteri e le Authority coinvolti nelle sue iniziative. A Bersani sarebbe bastato prendere visione di un’indagine congiunta dell’Antitrust e dell’Autorità per le tlc, commissionata dal Ministero per le Telecomunicazioni durante la scorsa legislatura, per scoprire che dal ‘93 in Italia vige una tassa di concessione governativa sui contratti a bolletta. Il mercato italiano della telefonia mobile, a cui fa riferimento il balzello suddetto, è sbilanciato per quasi il 90% a favore delle carte prepagate per questo motivo, non a causa di chissà quale arcano complotto architettato dai gestori.
A proposito di tlc e Antitrust: per aver affermato l’ovvio, ossia che porre un tetto alla raccolta pubblicitaria di un’azienda che si occupa di...raccolta pubblicitaria equivale a limitarne i ricavi ope legis, Antonio Catricalà rischia di finire appeso all’infamante sospetto di intelligenza con l’odiata Mediaset berlusconiana. Il ddl Gentiloni, calcolando le quote di mercato occupate dai soggetti presenti nel circuito televisivo nazionale solo sulla base degli introiti pubblicitari, va giudicato alla stregua di una ritorsione mirata. Una legge seria ed equilibrata includerebbe nella platea di calcolo anche il canone RAI e gli abbonamenti della pay-TV, ma soprattutto liberalizzerebbe l’accesso alle frequenze televisive e privatizzerebbe per almeno due terzi la TV di stato. Vabbè, la speranza è l’ultima a morire.
Simile alla fregatura rifilata al grande pubblico sui costi fissi di ricarica telefonica è l’abolizione della commissione bancaria di massimo scoperto. Da profano: è un costo fisso applicato a un prodotto bancario che implichi, per l’appunto, uno scoperto di conto corrente. Una nota trionfale di Adusbef e Federconsumatori quantifica i benefici del provvedimento in 40,9 miliardi di Euro “scippati ogni anno con artifizi e raggiri, nonostante sentenze di Cassazione”. Peccato che gli istituti di credito abbiano solo l’imbarazzo della scelta, ove decidano di adottare contromisure tecniche per far fronte al venire meno di un ricavo accessorio. Gli basta applicare tassi di interesse più elevati o escogitare nuove commissioni fisse, ad esempio, e il gioco è fatto.

Per saperne (molto) di più: Carlo StagnaroLiberalizzazioni (con annessa lenzuolata scritta per Il Giornale); PhastidioLiberalizzazioni alle vongole: la commissione di massimo scoperto e Rieducare Catricalà


2.Continua

Pubblicato il 2/2/2007 alle 10.0 nella rubrica Diario.

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