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Il punto sulle bersanizzazioni/1

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Da spassoso che è quando si riduce al consueto, puerile florilegio di estrapolazioni saccheggiate all’avventuroso milieu di “padri nobili” (Locke, Jefferson, Tocqueville, Stuart Mill, talvolta perfino Von Hayek) allestito alla misera bisogna relativista d’oggigiorno, il continuo richiamo ai punti qualificanti della cultura politica liberale da parte della sinistra postcomunista, ora che dovrebbe avvalorare sul piano teorico una concreta azione di governo, sta facendosi vieppiù irritante. Proviamo dunque a riepilogare lo “stato di avanzamento” maturato dal programma unionista di liberalizzazioni alla data odierna.
Prima di tutto viene il capitolo “pietra sopra”. I servizi pubblici locali: benché l’annunciato ddl Lanzillotta prometta di occuparsene nel dettaglio, la piaga del mini-statalismo periferico in capo alle aziende municipalizzate richiederebbe una terapia d’urto che, data la coloritura politica di circa il 75% degli enti locali italiani, sarebbe ingenuo aspettarsi da questo governo. La cura da cavallo antidirigista – ossia la minaccia di tagliare i trasferimenti ai comuni, alle province e alle regioni che si rifiutino di diminuire drasticamente le loro partecipazioni ai capitali delle municipalizzate – non verrà certo somministrata da un esecutivo che sta ai nostri amministratori locali come la Chiesa sta ai suoi vescovi, se ne può stare certi. Le poste: il settore è semplicemente blindato, senza contare il conflitto di interessi tra i ministeri delle Comunicazioni e del Tesoro, che si spartiscono l’agenzia postale nazionale in regime di comproprietà. Va ricordato che è la Comunità Europea a imporci di liberalizzare i servizi postali entro il 2009. Il trasporto aereo: per rendere la compagnia di bandiera più appetitosa in vista della sua ormai prossima messa all’incanto, il ministro Bianchi ha deciso non solo di non aprire un mercato già molto protetto in partenza, ma di chiuderlo ulteriormente. Oltre a voler limitare le tratte percorribili per i competitori stranieri, il governo si riserva inoltre di “recuperare un più attivo ruolo di indirizzo e di controllo” su tutto il comparto.
Viene poi il turno delle grandi incompiute. Corporazioni professionali: l’abolizione dei limiti massimi e minimi alle tariffe – seppure contrastato da circolari interne fatte girare dagli Ordini, nelle quali si esortano i professionisti ad attenersi al rispetto del “decoro” nel dimettere gli onorari – e del divieto di pubblicità costituiscono senza dubbio dei passi avanti nella giusta direzione. Ma sono due provvedimenti che non si propongono nemmeno alla lontana di sciogliere il nodo davvero cruciale nella disciplina delle professioni in Italia, cioè la sostituzione degli Ordini con una pluralità di libere associazioni. Licenze delle auto pubbliche: buona l’idea di aprire il mercato dei taxi per decreto, ma la materia – stante la riforma del Titolo V della Costituzione voluta dalla sinistra – rimane di competenza locale. E i sindaci, per scongiurare vertenze di categoria che si preannunciavano prolungate e defatiganti, hanno ripristinato i privilegi sibaritici appannaggio dei tassinari.

Per saperne (molto) di più: Carlo StagnaroLiberalizzazioni (con annessa lenzuolata scritta per Il Giornale)


1.Continua

Pubblicato il 1/2/2007 alle 9.40 nella rubrica Diario.

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