Blog: http://Ismael.ilcannocchiale.it

Propaganda welfare

Non che io tenga in grandissima considerazione Filippo Facci (i soggetti intellettualmente e/o politicamente ambidestri, con la prosopopea da “liberi battitori problematici” che normalmente li contraddistingue, mi causano intense orchialgie), anche se lo ritengo dotato di una grande bravura nello scrivere. Ad ogni modo, trovo il seguente corsivo – pubblicato su Il Giornale del 7 Settembre e poi ripreso dal “Foglio dei Fogli” di ieri – condivisibile dalla prima all’ultima riga.

In soldoni, Bruxelles ci informa che la crescita italiana dovrebbe attestarsi all’1,7 per cento (assai più del previsto) e spiega che questo è dovuto a una sensibile crescita della domanda interna, o meglio «a un significativo contributo dei consumi privati». Ciò significa, nel paese in cui tutto si può dire rimanendo impuniti, che: 1) Avevano torto i Tg3 e i Ballarò e i vari Consumatori che negli ultimi due anni hanno denunciato uno spaventoso calo dei consumi; 2) Aveva torto l’Eurispes che denunciava la stessa cosa soffermandosi in particolare su un già smentito aumento della povertà; 3) Aveva torto l’Economist, santificato da sinistra, secondo il quale «Gli italiani stanno riducendo le proprie vacanze, stanno rinviando l’acquisto di una nuova auto o di un completo, gli incassi dei supermercati crollano attorno alla quarta settimana»; 4) Aveva ragione il Censis nel dire che l’Economist diceva sciocchezze e che la ripresa era in atto; 5) Aveva torto Vincenzo Visco nel dire che «il Censis vede il bicchiere mezzo vuoto, ma per l’Economist è vuoto del tutto»; 6) Aveva ovviamente torto Giovanni Floris (che è anche peggio di Santoro) in quelle due vergognose puntate pre-elettorali titolate «Perché l’Italia non cresce più» e «Quale eredità lasceranno Berlusconi e Tremonti sulle tasche degli italiani». L’eredità: eccola.

                                              Filippo Facci

Tutto vero, naturalmente – anche se mi immagino già contro obiezioni su misura del tipo “e se avesse torto Bruxelles?”, magari da parte di qualche sacerdote dell’europeismo. Dopodiché la polemica sbrigativa non risolve la difficoltà che il centro-centrodestra sconta nel comunicare il buono che ha saputo fare in periodi difficili contro l’ordinaria amministrazione, spacciata puntualmente per “grande politica” sulla ribalta mediatica, condotta dal centrosinistra-sinistra in momenti ultra-favorevoli. Com’è noto, Napoleone preferiva i generali fortunati a quelli capaci: piangere sui disgraziati cicli storico-economici capitati in sorte alla Cdl è da mezze calzette, oltre ad essere un atteggiamento imbattibile nel procacciare fama di iettatore a chiunque vi si cimenti.
Tutti gli schieramenti politici hanno gioco a enfatizzare le calamità verificatesi sotto l’azione di maggioranze avversarie – anche quando poco o nulla hanno a che fare con la loro negligenza: si pensi anche alla strumentalizzazione berlusconiana del terremoto in Umbria e nelle Marche – e a minimizzare invece i buoni risultati ottenuti dai rivali, di solito attribuendoli a “congiunture favorevoli”. Ma il martellamento pauperista scatenato dalla stampa di sinistra durante la seconda metà della scorsa legislatura, nell’ambito del  consueto teatrino delle meschinità, non ha precedenti – specie se si tiene presente che la propaganda antiberlusconiana denuncia da anni lo strapotere informativo di Sua Emittenza. Dei tanti buoni consigli che giungono alla dirigenza forzitaliota in questi giorni di brainstorming umbro, allora, forse l’esortazione a mettere da parte i timori reverenziali nei confronti della presunta mancanza di equilibrio che deriverebbe dallo status di stipendiato Fininvest può rivelarsi decisiva.

Pubblicato il 12/9/2006 alle 9.10 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web