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IsmaelVille/5

La sua “tesi di battaglia”, secondo cui la dicotomia liberismo-mercantilismo sarebbe solo una costruzione puramente accademica alla mercé di banchieri centrali e politici vieppiù spregiudicati, mi convince fino a un certo punto, eppure non posso nascondere di ritrovarmi molto spesso nelle analisi socio-politiche che Geminello Alvi redige per Il Corriere Economia e per Il Foglio del sabato. Qui lo troviamo in assetto da battaglia, lanciato contro l’ambigua retorica confindustriale ammannita dall’uomo col il ciuffo montato a neve, Luca Cordero di Montezemolo. Segnalato da Kagliostro.
Invito a leggere con attenzione questo editoriale del sempre più giganteggiante Marco Respinti. Oltre a fornire un interessantissimo excursus storico e filologico della parola “liberalismo”, con annessi equivoci terminologici maturati al bivio tra Londra e Parigi, in chiusura si azzarda a lanciare una provocazione destinata a far (ancora) discutere: e se anche questo come molti altri “ismi” lo lasciamo agli eredi delle ghigliottine e del Bene Supremo? Qui l’articolo viene ripubblicato – e, se ho capito bene, parzialmente sottoscritto – anche dal sindaco, il cui post ha ricevuto alcuni commenti degni di menzione.
Conoscere per deliberare è motto einaudiano, quindi di conio più che lodevole. L’UpL lo applica al referendum costituzionale prossimo venturo – e sicuramente fallimentare, grazie all’infimo sostegno garantitogli sui media e sul territorio dalla parte politica che se ne è fatta promotrice. Post lungo ma minuzioso. Per avere notizie in forma più condensata (ma mica troppo, non illudetevi) sullo stesso argomento, c’è questo post dei Diavoli Rossi. A breve tornerò anch’io sulla questione: dopo aver abbondantemente illustrato tutte le numerose ragioni di dissenso riguardo al pacchetto di riforme varato dalla Cdl, mi toccherà spiegare per bene come mai, nonostante tutto, voterò SÌ (in soldoni: meglio un uovo oggi).
Oscar Giannino torna a solfeggiare i fondamentali del marginalismo friedmaniano, prontamente linkato dal portale dell'Istituto Bruno Leoni. Le circostanze lo giustificano: incombe la minaccia di una stretta fiscale ai danni di chi, secondo il keynesiano Vincenzo Visco, cavalca una sorta di lotta di classe alla rovescia. Detto per amor di precisione, è la “classe” che - guardacaso - non vota mai per il partito del Conte Viscola.
Quel massimalista di Libertarian ha indovinato davvero un bel thread, tra l’altro sempre inerente la congenita “biforcazione” su cui il liberalismo procede sin dalle origini. Giusnaturalismo o giuspositivismo? Etica deontologica o consequenzialista? Da leggere anche le molte repliche pervenute, alcune delle quali assai circostanziate.
Ancora il primo cittadino di TocqueVille, stavolta con un’analisi diciamo “alternativa” dei risultati delle Amministrative. Dove si dimostra ancora una volta – sempre che ce ne fosse bisogno – che le cifre assolute, senza dati aggregati di confronto, significano poco.
Claudio Risé dà il benvenuto al neosindaco di Milano, la Lady di ferro di noialtri, Letizia Moratti. En passant, il noto psicoterapeuta trova modo di stigmatizzare le gesta dei luridi pezzi di merda (ho trascorso qualche minuto immobile davanti alla tastiera, cercando un'espressione adatta per qualificare costoro: questa è la più tenera che mi sia balenata) che lo scorso 25 Aprile hanno fischiato lei, suo padre reduce di Auschwitz e alcuni ex-membri della Brigata Partigiana Ebraica.
Istruttivo e letteralmente dotto questo contributo di Daniele Sfregola al dibattito tra realismo e idealismo in politica estera. Personalmente ho sempre avvertito un non so che di sospetto attorno alla cerchia dei cosiddetti neoconservatori e alla loro piattaforma ideologica. Poi ho scoperto che riscuotono il consenso di Daniele Capezzone e, lontano da microfoni indiscreti, anche di Massimo D’Alema. Lì mi si è chiarita la faccenda: è gente che non dispone né di idee portanti (trattandosi i loro, come spiega egregiamente Sfregola, di refrain risalenti al primo dopoguerra) né di risorse economiche proprie (dovendosi i falchetti accasare sotto le innaturali – per loro – insegne Repubblicane per mancanza di appoggio in casa liberal).
Alessandro Moroni è tornato con la prima parte di un nuovo dossier dei suoi: è la volta della conquista dello spazio. Potranno coniugarsi le enormi spese necessarie a finanziare i programmi spaziali con il reperimento di fondi destinati alla lotta contro la fame nel mondo? La risposta alle prossime puntate (credo).
L’Apota (fosse bresciano, sarebbe un pepato calembour) va poi a pescare qualche pensiero di Maurizio Costanzo (prossimo candidato al martirio catodico, a quanto pare) sulla storia del falegname venuto da Nazareth in merito alla quale, da duemila anni a questa parte, si sprecano illazioni e dietrologie le più fantasiose possibile. Le menzogne integrali, però, difficilmente sopravvivono al peso indagatore del tempo.
Come chicchere conclusive, un articolo di Gianni Fochi sulle sorti dell’energia nucleare e uno di William Longhi sull’abolizione delle Province, enti pletorici e inutilmente costosi.

Pubblicato il 4/6/2006 alle 16.6 nella rubrica Diario.

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