Blog: http://Ismael.ilcannocchiale.it

LOST - Si conclude la prima serie

Immaginatevi un giro di spirale indefinita – molto indefinita, tanto che l’estremità interna si perda nel graficismo addensato sul suo centro. Non è una spirale continua, anzi: è interrotta in più punti da buchi, scarti e altre amenità che, viste stando vicini al foglio, sembrano altrettanti lampi di fantasia creativa. Alla debita distanza, invece, tornano ad essere semplici fregi – magari posizionati con calibrato tempismo, appena prima che scappi uno sbadiglio – aggiunti per dare spessore ad un motivo geometrico altrimenti molto scarno.
Ieri sera – per noi comuni mortali che, dopo aver sfogliato qualche brochure tariffaria di Sky, ci siamo rassegnati ai prodotti di seconda mano trasmessi in chiaro – si è conclusa la prima serie di LOST. Telefilm di culto su entrambe le rive dell’Atlantico, perché – come vale anche per l’altrettanto acclamato Desperate Housewives – sceglie non senza coraggio di sacrificare la massa di serializzazione (cioè il numero e la frequenza degli episodi) ad un livello qualitativo decisamente superiore alla media delle serie televisive. Montaggi serrati, un’originale scansione scenica tra le vicende presenti e i ricordi del passato, il taglio documentaristico che strizza l’occhio ai reality show di sopravvivenza, una colonna sonora e un mixaggio di grande effetto, molti tocchi di classe dietro la cinepresa e un po’ di pressing sulla recitazione del cast: agitando energicamente il tutto, otterrete gli ingredienti per allungare il più gustoso brodo seriale mai approdato sui vostri teleschermi.
È proprio come in un (frastagliato) giro di spirale: ne capitano di tutti i colori, corri a perdifiato...e poi sul più bello ti volti di fianco e, ad un tiro di sputo, vedi chiaramente il punto da cui sei partito. Tante fiammate e colpi di scena, a quel punto, tradiscono l’espediente smagato. Nel corso della serie, erano tre gli snodi critici per gli sceneggiatori, cioè i bivi di scrittura che imponevano una sterzata netta: il ritrovamento della grotta con acqua sorgiva incorporata (che poteva aprire una profonda frattura "ideologica" nel gruppo di dispersi), la comparsa della Rousseau (che poteva mettere i naufraghi di fronte al fatto di non essere soli, di non essere “isolati”, quindi di non essere letteralmente “su un’isola”) e la minaccia annunciata dalla colonna di fumo (che poteva preludere ad un attacco imminente). Nessuno di questi tre momenti ha trovato sbocco in niente più che in un bel lancio della puntata successiva. Sì, certo, qualcosa s’è mosso – è pur sempre un giro di spirale: ci sono scappati tre morti (due buoni e un cattivo) e un neonato e i legami tra i personaggi vanno progredendo sempre più. Ma dopo tanti frizzi e lazzi prontamente rimangiati nel giro di qualche episodio (e a fronte di così tanti interrogativi ancora aperti, per di più), viene da sospettare che anche il camera indietro nella misteriosa botola appena aperta – gran finale di ieri sera – sia solo l’ennesimo fuoco di paglia, così come l’entrata in scena dei simil-pirati che sequestrano il piccolo Walt. Ovviamente mi auguro di espormi a radicali smentite, quando – quando? – avrò modo di vedere la seconda serie su RAI 2. Ma sullo sfondo aleggiano domande all’apparenza di gran caratura. Se l’affare si risolvesse in una colossale fesseria, una potrebbe essere: fede o scienza, destino o volontà? Se invece gli sceneggiatori raccogliessero il coraggio a due (o più) mani e si decidessero ad abbandonare il comodo refrain dei dispersi-con-profondi-risvolti-esistenziali-e-qualche-contrattempo, certi fatti oscuri dai contorni soprannaturali potrebbero trovare una spiegazione razionale e unificante. Ma l’impressione, per il momento, è che questa sia una “squadra” che ha “vinto” troppo, per azzardarsi a cambiarla.

Pubblicato il 23/5/2006 alle 16.3 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web