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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





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Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



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Religione e omosessualità -
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con l'intemerata
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Il sofferto capolavoro
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Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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11 settembre 2007

Dalla lotta di classe alla lobby continua: il liberismo è davvero di sinistra?

Scegliere tra la Destra e la Sinistra è un fatto dell’anima, purché ci si metta d’accordo su come riempire di significato due parole che – specie nei sistemi bipolari o bipartitici – definiscono l’appartenenza politica di persone e fasce sociali anche diversissime tra loro per esigenze materiali, capacità economiche e valori condivisi. Quando scrivo che, per dirsi dell’una o dell’altra sponda, occorre ad esempio stabilire se e in quale misura la legge è conseguenza della morale o viceversa, sottintendo che ogni possibile risposta a tale problema implichi una nozione sufficientemente chiara del “posizionamento binario” che ne deriva.
Già questa consapevolezza costituisce un requisito decisamente ostico, se consideriamo che a ciascun capitolo di una qualunque agenda politica è assai frequente attribuire pesi specifici molto diversi e magari fornire risposte ideologicamente incongruenti (come può essere il caso di una sindrome not in my backyard combinata al totale disinteresse per gli affari esteri o per la bioetica, circostanza peraltro comunissima). Se poi teniamo presente che ogni questione capitale rappresenta una variazione sul tema dell’uovo e della gallina, sia nella formulazione sincronica (chi dei due è nato prima?) che in quella diacronica (meglio il primo oggi o la seconda domani?), dobbiamo alzare le mani e ammettere l’insussistenza della dicotomia Destra/Sinistra.
O meglio, dovremmo farlo se la realtà storica non ci offrisse un orizzonte di eventi tramite i quali associare cause ed effetti a principi invarianti: ecco allora che l’indole innata può introiettare una scuola di pensiero, o un riferimento intellettuale, frutto della progressiva stratificazione di facies culturali accumulatesi nel tempo. Ferma restando la smisurata ipocrisia insita nella pretesa di sistemarsi la realtà una volta per tutte e definitivamente, rimane comunque legittimo aggiustare il proprio modello di lettura del “mondo fenomenico” in base a una pur perfettibile (cioè umana) scelta tra le alternative poste dai “grandi quesiti”. Uno dei quali è il seguente: in economia, la domanda è conseguenza dell’offerta o viceversa? La risposta del determinista – ossia di colui che, da buon pianificatore razionale, ritiene di poter prevedere e incasellare a priori i bisogni e i comportamenti degli uomini – sarebbe senz’altro “viceversa”. Storicamente, tale è la risposta di chi si ispira all’escatologia della predestinazione: in senso lato, è la forma mentis del socialista. Al realista, invece, non sfugge che la ciclica scarsità delle risorse produttive aguzza l’ingegno e dà origine a ritrovati merceologici sempre nuovi, capaci di incidere profondamente sulla formazione della domanda. I fautori dell’economia di mercato appartengono ovviamente alla seconda “famiglia”.
Sennonché, tornando a bomba al “qui e ora”, capita che Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, illustri editorialisti del Corsera, pubblichino una raccolta di articoli intitolata Il liberismo è di sinistra, dove per “liberismo” s’intende appunto la dottrina delle libertà economiche. Dopo La Casta di Rizzo e Stella, molto prosaicamente, il pensatoio Rcs tenta ancora una volta di conferire dignità intellettuale alla convergenza d’interessi tra i padronati confindustriali e la “sinistra d’affari” diessina. Quel ch’è peggio, sfruttando come collante programmatico temi che, se compitati dai loro “genitori biologici” destrorsi, ridiventano magicamente vieti cascami populisti e antisindacali: l’insofferenza per i costi della politica da un lato, l’efficienza sociale del libero mercato dall’altro.
Eccoci al punto chiave: l’efficienza sociale del liberismo applicata a propositi tipicamente progressisti. Io non conosco Alesina, ma del pensiero di Giavazzi ci si può fare un’idea abbastanza dettagliata leggendo questi suoi due editoriali. In sintesi: la liberalizzazione dei mercati serve a combattere i cartelli collusivo-lobbystici allestiti dagli avidi capitalisti conservatori, mentre la libertà educativa unita alla meritocrazia e alla contendibilità dei mercati finanziari, generando innovazione e maggiori guadagni, accresce i consumi, cioè contiene la depressione della domanda. L’argomento dell’efficienza, basato quasi sempre sull’analisi dei dati macroeconomici risalenti alle esperienze di governo di Reagan e della Thatcher, è però un’arma a doppio taglio. In primo luogo, perché spesso trasforma arbitrariamente dinamiche peculiari in nessi causali: non è affatto detto che la concorrenza comporti per forza un “abbassamento generalizzato dei prezzi”, specie nel breve termine, né che prevenga necessariamente il costituirsi di oligopoli. In secondo luogo, in forza al principio di non contraddizione, perché il criterio dell’efficienza potrebbe anche obbligare – nel caso in cui le riforme liberiste avessero a rivelarsi inefficienti – ad anteporre i fini ai mezzi. E quindi a seguire vie alternative e più efficienti per stimolare la domanda, come ridurre i tassi d’interesse o stampare carta moneta, ricadendo di fatto nel veterokeynesismo. I liberisti di vaglia, impegnati a rendere appetibile un “prodotto” politicamente scomodo, commettono spesso l’errore di promuovere il libero mercato descrivendone esclusivamente l’efficienza sotto il profilo del conto economico (maggiori gettiti fiscali complessivi, maggiore erogazione tributaria presso i quintili più alti della platea contribuente, maggiore mobilità sociale). Di fatto servendo su un piatto d’argento il controcanto ai riformisti: ma allora, aggiustando di pepe antilobbysta e agitando il tutto nello shaker delle class action, il liberismo è di sinistra!
Invece l’argomento che rende tale opzione politica sostanzialmente “di destra”, cioè anti-determinista, è la giustezza del liberismo a prescindere dai suoi risvolti efficientisti. Quelli sono una graditissima sopraddote, naturalmente, ma non influiscono in nessun modo sull’assunto base conservativo, secondo cui è illegittimo che lo stato travalichi il suo unico ruolo, che è quello di garante dell’imparziale applicazione delle leggi nei confronti di tutti i cittadini. L’equivoco del mercato come generatore di domanda e di spensieratezza è stato approfondito e sfatato da Guglielmo Piombini in un saggio su Murray Rothbard, nel quale si legge che “una società libertaria fondata sul puro lasseiz-faire capitalistico svilupperà con probabilità dei costumi sociali ispirati a regole di tipo tradizionale, sul genere di quelle tramandate dall’eredità giudaico-cristiana, e non stili di vita permissivi, edonistici e libertini, da controcultura anni Sessanta o Settanta. Di per sé, infatti, il capitalismo non è un sistema gaudente o materialistico, ma è anzi un sistema che impone a tutti elevati livelli morali di etica del lavoro, impegno, affidabilità, responsabilità personale, risparmio, previdenza, prudenza. Chi non si attiene a questi standard viene colpito da dure sanzioni di mercato (se non produci non guadagni) e sociali (legittime discriminazioni). È solo con l’avvento dello Stato sociale e della redistribuzione statale, che spezza il legame tra comportamento responsabile e disponibilità di risorse, che a partire dagli anni Sessanta del XX secolo in Occidente si sono diffusi a livello di massa stili di vita decadenti ed edonistici” (pag. 11). Cioè in una “repubblica ideale” libertaria esiste semmai una spinta al risparmio e all'investimento ben ponderato, non al consumismo schiavo delle preferenze immediate.
Se la sinistra sposasse il liberismo in questi termini, sarebbe la destra liberale la prima a felicitarsi di aver “convertito gli infedeli”. Ma l’assorbimento giavazzista dei dettami liberali tradisce la volontà di servirsi del mercato per proseguire la lotta di classe con altri mezzi, magari forgiando nel contempo monadi libertine che – immerse in una sorta di avveniristico solipsismo etico – diventino facile preda di mastodontici potentati sindacal-industriali. Vale a dire esattamente l’intendimento dell’accoppiata fissa tra Confindustria (tramite gli usuali terminali editoriali) e riformisti.
Per noi right-libertarian è meglio, molto meglio, lasciare Giavazzi e compagnia corrierina ai loro imbrogli ideologici nati logori e preoccupraci del “nemico” alla nostra destra: il mercantilismo continental-protezionista propagandato con vacuo sfoggio di tradizionalismo spicciolo dal Tremonti ultima maniera. Oggi come oggi il vero rischio fatale è vedere la cosiddetta destra “sociale” neocorporativa rialzare la testa.

Sullo stesso argomento: Zamax, Camelot Destra Ideale, Harry, Alberto Mingardi, Jim Momo



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