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rivoluzionario né del
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Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
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"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
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resistente è atto creativo
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dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
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comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
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                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


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"Un governo così grande da
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          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
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che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
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un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


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"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
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un profumo migliore dei cavoli,
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serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
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come sapore delle cose?"


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"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
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"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


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L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
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specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
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- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
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23 agosto 2007

Cor magis tibi Sena pandit

Ieri ha lanciato qualche tracciante tattico, ma oggi Ale Moroni, a difesa dell’amatissimo Palio di Siena, schiera compattamente una simbolica contraerea. E il maresciallo di terra è il celebre Franco Cardini.
Molto del manifesto morale redatto dallo storico fiorentino, in realtà, non mi appartiene: la calca rorida, le grida frastornanti, il machiavellico mercanteggiare. Epperò, d’altro canto, molto mi è familiare e merita ampiamente l’ospitata: la fierezza nel parteggiare per l’attaccamento agli umori inveterati che maturano nello studio e nella riflessione, la libera adesione alle “tradizioni viventi” di casa propria ma, soprattutto, la fascinazione per la rara coessenza dell’Ora e del Sempre. Roba forte, che scorre nelle vene e nei nervi.
Ale Moroni, amico e compagno di tante conversazioni natalizie e pasquali, è uomo di intense passioni e di peculiare cultura (andare qui e qui per farne esperienza diretta). Nel Palio, come dirà lui stesso più sotto, gli vive un pezzo dell’identità nascosta che ciascuno di noi scopre disseminata per il mondo. Buona lettura!


di Alessandro “Verdefoglia” Moroni

Mi hai chiesto un intervento personale, arrivando al punto di lusingarmi affermando che “un tuo minisaggio sul Palio in esclusiva per il blog sarebbe uno scoop sensazionale”. La tentazione era ghiotta: faccio appena in tempo a tornare dalla più bella città del mondo (senza tema di smentita!), alla Festa della quale per tanti anni ho sacrificato i ben più ameni e rilassanti intrattenimenti usufruibili in Luglio ed Agosto ai 4 angoli del globo, e cosa trovo ospitate sulle tue pagine? Le solite superficiali frettolosità – sì, oggi sono in vena di eufemismi… – sul Palio. Quello che più mi ha addolorato, alcune di esse scritte da penne che un’intensa attività di lurking dei link da te continuamente proposti mi aveva fatto apprezzare, e non poco. Tra gli altri, un contributo additato ai quattro venti come esemplare (tant’è che financo tu te lo sei letto 4 volte!) innegabilmente ben scritto, ma che sta a una corretta e approfondita descrizione del Palio di Siena quanto la Batracomiomachia può accostarsi all'Iliade, o Tersite rassomigliare a Diomede. D’altronde non vedo come avrebbe potuto essere altrimenti, visto che – dichiaratamente – è stato vergato da una neofita del Palio. Logico che tu pensassi che frequentando Siena e la sua Festa dall’ormai remoto 1981 avrei potuto aggiungere un contributo non banale. E invece no: vuoi perché ancora tutto preso a leccarmi le ferite dall’ennesima sconfitta patita dalla Contrada che amo (un appassionato di Palio, ancorché non Senese, non fa il tifo per una Contrada, la ama), da Giovedì scorso ufficialmente entrata nel diciottesimo anno consecutivo senza vittorie, vuoi perché l’età che inesorabilmente avanza mi sottrae anche gli ultimi rimasugli di vis polemica, ho ritenuto di soprassedere e di cedere la parola ad un senese autentico, sia pure per un solo ramo familiare: il Professor Franco Cardini, Ordinario di Storia Medievale presso l'Università degli Studi di Firenze. Mi sono preso la briga di editare, conservandone quindi uno stralcio perfettamente adeguato alla discussione in essere, la sua Introduzione al testo “Il Palio”, Sitcom Editore 2006, raccolta saggistica a carattere storico-antropologico. Premetto che non si tratta dello scritto più esaustivo ed erudito redatto dal Prof. Cardini sull’argomento in questione: se ho scelto in particolare questo contributo, che ha tra i suoi meriti quello di confermare, ribaltandoli sfacciatamente in positivo, alcuni dei luoghi comuni inerenti alla Festa, è stato per due motivi peculiari. Anzitutto perché rende perfettamente giustizia a quel modo di essere (prima ancora che di scrivere) peculiarmente sulfureo, dissacrante, sarcastico e ferocemente icastico che rappresenta – da sempre e per sempre – la senesità, che trova appunto nel Palio la sua quintessenza, festival del politically uncorrect se mai ci fu. In secondo luogo, perché lo trovo rappresentativo – diciamo al 102% volendo essere conservativi – non solo di come io vedo e soprattutto vivo il Palio, ma anche della mia indole personale spremuta fino al midollo. C’è in particolare un passaggio verso la fine che mi ha commosso perché è esageratamente vero, quando si spiega che non basta una vita per capire il Palio fino in fondo, pure se in un solo istante ti trapassa l’anima tu gli appartieni per la vita, e lui a te. È quel che è successo a me: così, semplicemente.

E così in qualche modo ti ho accontentato, caro Edo aka Ismael: c’è molto di me in questo pezzo.

Soddisfatto?!?

PER FORZA E PER AMORE
di Franco Cardini

  Dire che il Palio di Siena è una festa non vuol dir nulla. Così come paragonarlo ad altre feste, pur bellissime e che vantano a loro volta un'illustre tradizione, equivale soltanto a confondere le acque e le idee ed è, ancor prima che improponibile, offensivo. Forse, quanto a dignità e a profondità antropologica, solo il buzkashi afghano, quella splendida e barbara corsa che trova riscontri nell'antichità indoeuropea ed euroasiatica, può reggere il paragone.
 
Il Palio è un mito e un rito. Il Palio è lo spirito della Città, è la "Terra in Piazza", è l'afrore dei barberi (1) sudati, è il suono delle campane e il grido della folla che s'innalza verso il cielo come il filo sottile d'incenso che arriva fino al trono di Dio.
 
Il Palio è il Palio. Tanto nomini, nullum par elogium.
 
Per me, senese solo da parte di una delle mie nonne e quindi contradaiolo impuro e bastardo  poco più d'un barbaro straniero, con l'aggravante del sangue fiorentino – il Palio è il ricordo del sole a picco, della polvere, della sete, delle ore d'attesa; è il suono del tamburo che mi rintrona le orecchie e mi si ripercuote dentro, alla bocca dello stomaco, e mi sale fino agli occhi e mi scorre sulle guance per la commozione. Il Palio è il Segno di Croce che il Sacerdote traccia sul cavallo della Contrada mentre lo esorta con la benedizione antica “Va' e torna vincitore”. È l'attesa spasmodica dei sorteggi, della tratta (2) e della mossa (3); sono i mille auspici delle ore precedenti la corsa; è l'urlo di gioia ubriaca e assassina che saluta la vittoria, il “Daccelo!!!” minaccioso e trionfale che suona come uno stupro e una coltellata e sale dalla Piazza del Campo a ferire il cielo, e non sai se è più Te Deum o più bestemmia. È la disperazione di quando cade il fantino della tua Contrada. Sono i propositi di rivalsa e di vendetta di quando si perde e tutte le storie sui tradimenti e la scalogna per spiegare la sconfitta. È l'allegria della cena della Vittoria, e il cavallo ospite d'onore, coccolato come una bella ragazza e viziato come un bambino.
 
Nemmeno la storia basta a comprenderlo, a circoscriverlo, ad esaurirlo. Né quella vera, né quella inventata. Dico a voi, noiosi falsari che v’incaponite a “dimostrare l’autenticità” delle “origini storiche” della corsa e del premio e la loro “continuità” dalle origini ai giorni nostri, come se a questo mondo valesse solo il ricordare e invece l’immaginare e il reinventare non valesse un fico. Ma l’avete dimenticata la grande lezione di Lucien Febvre, che ci ha insegnato che l’uomo non ricorda nulla ma ricostruisce sempre?
 
Il Palio non è solo la storia di Siena, ne è l’essenza. La passione, il gusto forte dello stare in Piazza e di respirar la polvere, la devozione per Maria Nostra Signora che coinvolge tutti i figli della Civitas Virginis, atei compresi.
 
Antica festa crudele. Anni fa un celebre uomo di teatro fiorentino, molto impegnato in battaglie animaliste, si pose a capo d’una crociata antipaliesca. Morivan troppi cavalli, era una barbarie, una vergogna; e annunziarono, lui e i suoi seguaci, una “marcia su Siena” che avevan in animo di organizzare, quell’estate, per impedire il ripetersi dello scempio. “Davvero vengono?” si chiese un Contradaiolo col tono dubbioso di chi pensa che sarebbe stato troppo bello. Ricorderò sempre il sorriso feroce e il digrignar guerriero dei denti di Duccio, fiero nicchiaiolo (4), quando rispose “Volesse Iddio...”.
 
Il Palio dura tutto l’anno si dice, ed è vero. Passata la festa e finita la nottata delle bevute e delle scazzottate all’alba del 3 luglio e del 17 agosto si è di nuovo tutti lì, ché si ricomincia. Il Palio è una corsa truccata, la più corrotta di tutte, affermano scandalizzati i nipotini di Tartuffe credendo di condannarlo irreversibilmente: invece è proprio così, e gli si rende onore dicendolo. Alla faccia di tutti gli ipocriti e di tutte le ipocrisie. Vincere, bisogna: a tutti i costi. Quant’era scemo il signor De Coubertin, con quel suo insulso “l’importante è partecipare”! Macché, vincere, e costi quel che costi. C’è una sola cosa che conta e vale quanto e magari perfino di più della vittoria: la sconfitta e l’umiliazione dell'avversario. E, aggiungono i Contradaioli delle Contrade più fiere: non c’è nulla di più triste del “non avere nemici in Piazza”. Ma questa è una sentenza contestata: ché in fondo, non aver nemici tra le altre Contrade significa un po’ averle nemiche tutte.
 
Tutti possono comprare, tutti possono essere dei venduti. Come in guerra e in amore, pur di portare il Cencio (5) a casa tutto è lecito. E così, in questa danza circolare della menzogna alla fine tutto e tutti sono tanto corrotti e falsati che la corsa risulta limpida e pulita nella sua bella ferocia. E vince sempre il migliore, cioè chi arriva per primo perché Dio e la Fortuna hanno voluto così.
 
Il Nunc e il Semper. L’attimo fuggente della corsa, quei tre giri di Carriera che passano in un attimo e che sembrano un’eternità, la gioia e la rabbia di un istante dopo, l’urlare, lo spingersi, l’abbracciarsi, lo scazzottarsi. E il lungo ciclo dell’anno che non finisce mai perché ricomincia subito e di continuo, l’Eterno Ritorno dei riti del dopo-Palio ch’è subito la preparazione del prossimo, i battesimi alla fontanella di Contrada, i cenini a tema e le conferenze e i concerti, il ci-vediamo-in-Contrada e le feste per il Santo Patrono Contradaiolo, il custodire geloso i Drappelloni vinti e le monture della Comparsa (6). E l’orgoglio altero di chi ricorda l'anno che si fece Cappotto (7), e la tristezza stizzita di chi non riesce da tanti anni a togliersi la Cuffia della Nonna (8).
 
Cor magis tibi Sena pandit: sempre di più e per sempre, d’estate quando si muore dal caldo afoso ma si è contenti perché a Firenze bollono e d’inverno quando si trema di freddo ma si è felici perché Firenze è più umida e ci si bubbola anche quando ci sono un paio di gradi in più. Io ho solo la nonna senese, per il resto sono fiorentino e me ne vanto, ma prima ancora sono Ghibellino e me ne glorio: e a Montaperti c’ero anch’io, ho detto e ripetuto che dirlo è una scemenza, però lo dico lo stesso e allora gloria eterna a Farinata degli Uberti, a Messer Provenzan Salvani e soprattutto a Bocca degli Abati cavaliere e al suo ferro ben tranciante, e sputi sulla manaccia di Iacopo Nacca de’ Pazzi finita nel fango e calpestata da’ nostri cavalli insieme col maledetto gonfalone del Fiore “per division fatto vermiglio”; e accidenti anche a Dante per quel che ne ha detto nel Trentaduesimo dell'Inferno, e sempre a morte i Guelfi cani…
 
Non è sufficiente una vita per capirlo a fondo, il Palio: eppure l’amarlo per sempre e il comprenderlo appieno, come in una folgorazione, è questione di un attimo. Un barbaglio di sole riflesso da una corazza che per un attimo t’acceca, una bandiera che ti schiaffeggia le gote, l’urlo della folla e il pregar sommesso della vecchietta o del ragazzo che ti stanno accanto per caso, nella calca, e seguono disperatamente dal mezzo della Piazza il balenar di caschi colorati dei fantini, di nerbi di bue agitati in aria, di punte delle orecchie e di spennacchiere dei barberi. Se una sola di queste cose ti tocca una volta il cuore e ti trapassa l'anima tu sei suo per tutta la vita, per sempre.
 
Sei del Palio, e il Palio è tuo.

(1) i cavalli
(2) assegnazione dei cavalli alle Contrade
(3) la partenza della corsa
(4) Contradaiolo del Nicchio
(5) toscanismo per "Palio"
(6) i figuranti che sfilano in Piazza il giorno del Palio
(7) vincere entrambi i Palii di uno stesso anno
(8) la Contrada che non vince da più tempo

Update (25-08-2007) - Causa atavico malfunzionamento del Cannocchio, abr ha proseguito le sue riflessioni qui.



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