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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





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Liberalizzazioni:
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#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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28 novembre 2008

Gargoyle

di Andrew Davidson
Mondadori, 478 pp., € 20,00

Io sono il recipiente in cui l'acqua viene versata
e da cui l'acqua esce. È un cerchio,
un cerchio ininterrotto tra Dio, i gargoyle e me,
perché questo è Dio:
un cerchio il cui centro è in ogni luogo
e la cui circonferenza non è in nessun luogo”

Prendete Il paziente inglese, mescolatelo a Highlander e a Le mille e una notte, quindi legate il tutto con un'abbondante spruzzata di sardonismo simil-kubrickiano: otterrete, a grandi linee, gli elementi costitutivi della curiosa temperie narrativa in cui s'incastona questo sorprendente gioiellino canadese.
Gargoyle si può in effetti descrivere come la fusione e la rivisitazione di temi letterari tradizionali in un'originale chiave moderna, attraversata da molteplici suggestioni di genere. Grottesco, melò, romanzo storico epicheggiante e amaro flusso di coscienza concertano l'aggregazione – talvolta appena slabbrata, ma sempre su ritmi coinvolgenti e sostenuti – di un costrutto tramico giocato sul racconto della potenza salvifica del raccontare stesso.
L'anonimo protagonista della vicenda è un pornografo miscredente e cocainomane che, proprio quando un ricco successo e il fiore degli anni sembrano arridergli, resta vittima di un devastante incidente stradale. Quasi arso vivo nel rogo della sua auto, dopo il ricovero ospedaliero d'emergenza subisce la draconiana terapia (ma sarebbe più corretto definirla supplizio) riservata ai grandi ustionati, durante la quale – oltre a trasformarsi in un patetico mostro – resiste stoicamente a sofferenze inenarrabili grazie a generose iniezioni di morfina e alla spietata determinazione nel programmare l'unico scopo rimastogli nella vita: il suicidio.
Finché un giorno il sussurro del destino gli si fa d'accanto mormorando un'enigmatica parola: “Engelthal”. Marianne, eccentrica scultrice in libera uscita dall'attiguo reparto psichiatrico, riconosce nell'incuriosito degente la reincarnazione del suo perduto ma indimenticato amore medievale. Nonostante la totale assurdità di simili, stravaganti farneticazioni agli occhi di uno scettico (ex) libertino come lui, lì per lì l'uomo si trova spiazzato di fronte a tanta bizzarria e, giorno dopo giorno di progressiva confidenza con la sedicente immortale, comincia a gradirne gli sviluppi e ad affezionarvisi. Inizia così un viaggio a puntate nella reminiscenza della precedente vita di coppia dei due personaggi, ambientata nella Germania del XIV secolo, ma anche nella struggente immedesimazione in tragiche storie d'amore situate nella Firenze rinascimentale, nel Giappone antico, nell'Inghilterra vittoriana e nell'Islanda barbarica.
Tramite Marianne emerge una concezione estremamente “carnale” dell'arte figurativa: nei mostruosi gargoyle che la donna, dopo averne sognato le fattezze dormendo nuda sui blocchi di roccia da rimaneggiare, scolpisce alacremente in preda a furiose estasi mistiche, la creatività opera unificando isolate porzioni di “normalità formale” in complessi morfologici inusitati – ma, proprio perché frutto di un'elaborazione comunque ancorata alla realtà delle cose, universalmente leggibili nella loro avvincente singolarità. Tale è pure il senso del suo provvidenziale intervento sul dolore sordo del protagonista e sulla “ecologia della narrazione” in generale: l'intermezzo elegiaco come condivisione e sublimazione di una sventura troppo crudele per avere senso, così come efficace contrappunto alla letteratura psicanalitico/descrittiva che, per quanto qui sorretta da una divertente vena sarcastica, abbandonata a se stessa finisce sempre per infilarsi nella morta gora del vaniloquio introspettivo.
Certo, tutto questo appassionato e coraggioso slancio verso la commistione di registri non manca di qualche caduta un po' naif (quando si avventura in escursioni “neodantesche” la storia conosce i suoi momenti più velleitari), ma non sono i difetti circoscritti a intaccare il valore dei piccoli capolavori. Siamo davanti a un ottimo esordio per il promettente Andrew Davidson.




18 novembre 2008

Le istituzioni e la libertà

di Raimondo Cubeddu
Liberilibri, 302 pp., € 14,00

È raro che la filosofia politica di matrice liberale si mostri pienamente consapevole dell’ineliminabile divario teso tra essenze ed enti. Il più delle volte l’elaborazione teorica “d’area” tende a concepire in termini di perfetta identificazione il rapporto – invero problematico – tra linguaggio e realtà politica, sicché ad esempio si assiste frequentemente alla sbrigativa equiparazione tra “pluralismo etico” e “stato laico”. Come se determinati assetti istituzionali non costituissero l’annosa e perfettibile messa in opera della libertà individuale su un piano metaforico – o non performassero, per dirlo con un gioco di parole, la realizzazione dell’irrealizzabilità connaturata al loro oggetto ideale. [continua su Movimento Arancione]




5 novembre 2008

USA 2008: my concession post

Seguendo l’esempio del candidato alla Casa Bianca da me sostenuto “a distanza”, nel mio piccolo mi congratulo anch’io con il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Ad ogni modo sarebbe inutile voler celare dietro una facciata cavalleresca tutta la delusione che provo nel deporre idealmente le armi. Ritengo che con la sconfitta di McCain l’America abbia perso l’opportunità di confrontarsi con un uomo ammirevole, benché davvero troppo impulsivo. Si sa quanto ampio sia l’intervallo nelle alterne fortune delle personalità istintive: nel bene vengono idolatrate oltre misura, nel male biasimate senza pietà. Old John adesso si prepara a fronteggiare molte critiche. La raccolta fondi striminzita e la conseguente povertà di mezzi; le temerarie dichiarazioni sul buono stato di salute dell’economia americana alla vigilia della tempesta bancarottiera; la scelta di una candidata vice tanto discutibile; ma soprattutto l’inopinato appoggio al piano salvabanche varato dall’amministrazione Bush. Solo un ragionato rifiuto in quel frangente avrebbe corroborato la reputazione di maverick tanto sbandierata dal senatore dell’Arizona e, al contempo, mostrato la discontinuità della nuova piattaforma Repubblicana rispetto alla vecchia.
Ma è un ben misero appiglio quello offertoci dal senno di poi: di fronte a un avversario come Obama, in questa particolare fase storica ed economica, la percentuale di 51 a 48 sembrerebbe perfino consolante, se alle Presidenziali USA il voto popolare rappresentasse più di una semplice curiosità. Il nuovo inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue non ha sbagliato un colpo durante la lunghissima campagna elettorale che l’ha visto impegnato durante l’anno appena trascorso. Basterebbe solo fare mente locale sul fatto che ha saputo mettere in cassaforte il doppio dei fondi raccolti dal suo avversario – e sulla valenza morale di questo dato agli occhi del calvinista medio – per comprendere come mai queste elezioni fossero decise ancora prima di avere luogo. Ora si potrebbe recriminare sulla sistematica diffamazione dell’avversario che ha fatto la cifra contenutistica dalla propaganda obamiana e su quanto i principali mezzi di informazione americani ne abbiano amplificato la risonanza. Oppure pontificare – non senza ragioni, capiamoci bene – sulla politica-spettacolo che, fallita in Francia con Ségolène Royal, risorge oltreoceano, peraltro indicando una chiara linea di tendenza (meno contenuti vincolanti, più contenitore carismatico) per il futuro dell’Occidente “elettorale” nel suo complesso. Ma sarebbe solo un modo intellettualmente poco onesto di nascondersi che Barack Obama ha saputo trasmettere fiducia in tempi bui e incarnare “da Sinistra” il sogno americano. Lo ha fatto recitando un copione cesellato da serque di sceneggiatori professionali, certo, gli stessi americani lo comprendono benissimo. Ma se è vero che il mezzo è il messaggio, come si è appena finito di dire, allora poco importa: conta sapersi fare portavoce con la giusta dose di originalità dell’idea americana – ossia che lo spirito antecede le strutture, che tramite la dedizione e la forza di volontà si ottengono risultati capaci di sovvertire l’ordine materiale del mondo. E in questo Obama è stato (giudicato) più convincente.
Viene dunque il momento degli interrogativi per ambo gli schieramenti, progressista e conservatore. Il neo Presidente disporrà dei mezzi per attuare fino in fondo la sua politica radicalmente liberal? Di sicuro gli sarà matematicamente difficoltoso reperire solo nei tagli alla Difesa le risorse per l’europeizzazione della Sanità e del Welfare. E poi: quanto ha pesato sulla tenuta del voto WASP in suo favore la non belligeranza, magari stipulata lontano dai riflettori, con i Clinton e con l’establishment Democratico in generale? Quale e quanto il tributo da pagare all’unità di partito in termini di libertà decisionale?
Sul fronte opposto, la disfatta subita evoca il ricordo degli anni ’60. Gli esigui segnali in controtendenza – lo scampato (?) pericolo di una maggioranza Democratica a prova di filibustering al Senato, le bocciature referendarie all’introduzione del matrimonio omosessuale avutesi in alcuni Stati – rinfrancano a malapena i preparativi per la traversata del deserto che attende il GOP. Chi e soprattutto cosa proporre, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali? Jindal? Pawlenty? Gingrich con un nuovo contratto da sottoporre all’America? E il contenuto ha ancora l’importanza capitale attribuitagli dalla pubblicistica conservatrice? Si parla di rivitalizzare la Old Right: figurarsi se non me ne compiaccio, ma siamo sicuri che non sia stato proprio il conservatorismo compassionevole bushiano a evitare ai Repubblicani lo stesso tracollo dei Tories britannici, incapaci di rispondere alla domanda di protezione sociale che – piaccia o meno – caratterizza le aspettative politiche in tutte le democrazie occidentali?
Rinunciare a parte della propria identità culturale per esercitare attivamente il potere: questo, anche nella sconfitta, è il lacerante paradosso dei conservatori.

Aggiornamento (12.55): Vedo che le percentuali di voto hanno guadagnato rotondità, rispetto ai dati che circolavano nel momento in cui scrivevo il post. Altro che consolazione!



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