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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

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Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

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Mineo-gate

La verità ribadita.
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Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

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Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

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Il liberismo
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Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


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Il caso Bianzino

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Urbanistica di cronaca
e di mercato

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Cattolicesimo,
protestantesimo
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In difesa di Darwin/
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La fine dell'economia

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Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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29 marzo 2007

Uomini, caporali e parlamentari

Dice bene Jim Momo: “Non sorprende che alla prima, striminzita, fortunosa vittoria, ci si butti nelle fontane a festeggiare e si ricorra a gestacci nei confronti dell'avversario. [...] Ma la notizia è davvero che l'opposizione venga battuta dalla maggioranza?” [link]. Ovviamente no; la notizia è che il governo accetta i voti di una maggioranza variabile in politica estera. Ieri l’altro, al Senato, il decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero ha ottenuto 180 voti favorevoli ai quali, per amore di analisi disaggregata dei dati, si possono detrarre i venti ‘sì’ dell’Udc, i voti di Jannuzzi e di Follini (eletti con il centrodestra) e i quattro senatori a vita presenti in aula. Totale 154, con tanti saluti all’autosufficienza numerica dell’Unione a Palazzo Madama: i motivi di amara soddisfazione, per la Cdl, si fermano qui.
La coalizione di governo che più di ogni altra nella storia dell’Italia repubblicana ha cercato di restituire dignità operativa all’impegno oltre confine delle nostre Forze Armate, infatti, non dovrebbe compiacersi del teatrino andato in scena Martedì. Il gioco delle parti che agita i palazzi del potere rischia di disputarsi al caro prezzo dell’incolumità dei nostri militari dislocati all’estero, laddove il pensiero corre soprattutto al contingente afghano. I due odg Caderoli approvati dall’aula – che il governo non ha nemmeno voluto convertire in emendamenti ad hoc, quando si dice l’unanimismo di facciata – affermano rispettivamente l’impegno a promuovere tutte le iniziative finalizzate a garantire la sicurezza del nostro personale militare e civile presente sul territorio afgano” e a a promuovere, in sede NATO, la definizione di una linea comune nei casi di presa di ostaggio nelle aree in cui la NATO è impegnata”. Indicazioni vaghe e – proprio perché presentate come ordini del giorno – prive di forza legale. Più stringente sarebbe stato l’odg Schifani, che chiedeva di dotare, in tempi brevi, i nostri militari di armi di difesa attiva, come ad esempio veicoli di massima blindatura, elicotteri, postazioni predisposte per il tiro, armamenti e apparecchiature per attivare la reazione immediata in caso di attacco, procedure di intervento e contrasto in caso di violazione delle zone perimetrali, al fine di garantire adeguati strumenti che consentano di fronteggiare eventuali scontri, eliminando così quanto più possibile il rischio della vita dei soldati”. Ma accogliere i suggerimenti del senatore forzista, per la maggioranza, avrebbe significato alienarsi la posticcia desistenza dell’ultrasinistra dal pacifismo piazzaiolo.
Molte le polemiche contro la scelta per l’astensione operata da FI, An e Lega. Il senatore Furio Colombo – sentito Martedì mattina a Omnibus – ha accusato il centrodestra di aver a suo tempo lasciato altrettanto sguarnite le truppe di stanza a Nassiriyah. Al di là dell’argomento assai discutibile (non è chiaro come eventuali passate negligenze possano cancellare o sminuire le attuali: casomai vi si sommano), al focoso diessino converrebbe tener presente che la missione italiana in Iraq aveva compiti di polizia e di ordine pubblico, non di peace enforcing. La realtà fu senz’altro ben diversa, ma gli accordi presi con gli alleati delineavano un tipo di impegno che – almeno sulla carta – non prevedeva l’azione bellica diretta. Quindi i mezzi a disposizione dei nostri uomini possono essere sembrati “leggeri” perché idonei al pattugliamento delle strade o al disbrigo della logistica. D’altra parte, se la missione irachena si svolgeva sotto l’egida (ex post) dell’ONU e quella afghana, invece, agisce su mandato NATO, è logico che i regolamenti operativi e l’armamento in dotazione varino secondo le esigenze dell’organismo internazionale responsabile dell’intervento armato.
Lino Jannuzzi – ascoltato Martedì sera a Otto e Mezzo – dal canto suo non è riuscito a capire quale novità politica sia intervenuta da quando il gruppo di FI, alla Camera, ha votato a favore dello stesso provvedimento su cui è poi calato il non expedit berlusconiano. È presto detto: nel frattempo il sequestro Mastrogiacomo, brillantemente risolto mettendo la sovranità dello stato al servizio di un operatore non governativo, ha fatto apparire l’Italia come l’anello debole dell’alleanza militare schierata in Afghanistan. Aver suggerito ai guerriglieri talebani la prospettiva di facili scambi di prigionieri – loro commilitoni in cambio di nostri ostaggi civili rapiti all’uopo – o di spiccata attitudine al ritiro – nel caso in cui, Dio non voglia, a qualcuno tra i soldati italiani dovesse capitare l’irreparabile – sarebbe un’imprudenza criminosa, se col senno di poi non si adottassero le necessarie contromisure. Ossia equipaggiamenti più generosi e regole d’ingaggio meno restrittive, come peraltro ci viene chiesto in sede NATO a ogni pié sospinto.
Pierferdinando Casini, artefice della definitiva spaccatura in seno alla fu Casa delle Libertà, deve raccomandarsi alla Madonna di San Luca che il Partito Democratico finisca rapidamente in una bolla di sapone. Perché la “convergenza parallela” tra sinistra Dc e (post)comunisti, storia della Prima Repubblica alla mano, marginalizza irrimediabilmente l’ammiccamento tra dorotei e riformisti. Inoltre quest’ultimo affronto al Cav. potrebbe indurre il dominus di Forza Italia a sancire una volta per tutte lo strappo con l’Udc, anche a costo di rimetterci l’esito delle prossime amministrative (che sarebbe stato appena discreto in ogni caso, peraltro).
Il combinato disposto dei due possibili scenari di cui sopra, unitamente al probabile scisma tra berlusconiani e casiniani nel partito fondato dal pupillo di Arnaldo Forlani, metterebbe una pietra tombale sui sogni di gloria del bel gagà centrista. Con la nemmeno remota possibilità di dover un giorno rimpiangere Casini e la garanzia di “voto disgiunto” che la sua azione di logoramento dall’interno ha rappresentato per tanti elettori né-né (né di sinistra né forzitalioti).

Round-up: Mario Sechi, Fausto Carioti, Libero Pensiero

Add link: per chi ha tempo e voglia, il resoconto sommario e stenografico della 130a seduta pubblica del Senato


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26 marzo 2007

300

Per i fessacchiotti che ascrivono lo scoppio dello “scontro di civiltà” tra Occidente e Oriente all’avvento delle religioni monoteiste urge un bel ripasso di storia classica, soprattutto delle guerre greco-persiane. La seconda, in particolare, seppe consegnare al fervido immaginario collettivo euro-mediterraneo la leggendaria battaglia delle Termopili (480 a.C.): trecento eroici spartani asserragliati in una gola a strapiombo sul mare che bloccano la marcia dell’invincibile armata di Serse, l’imperatore persiano. Fu un sacrificio militarmente inutile, dato che uno sbarco dei persiani avrebbe potuto prendere gli uomini di Leonida alle spalle a prescindere dal prezzolato tradimento di Efialte. Ma del resto è risaputo che il tempo è più galantuomo con la generosa audacia dei tattici che con la ponderata scaltrezza degli strateghi.
Difatti il gesto suicida della falange spartana fu comunque una riuscitissima operazione d’immagine e di propaganda, se è vero che – a quasi 2500 anni di distanza – si guadagna ancora trasposizioni di vario genere. Ultima della serie è questo film di Zach Snyder, a sua volta tratto dall’omonima graphic novel di Frank Miller. A dispetto della stravagante agiografia libertaria che se ne fa nella pellicola, Sparta fu notoriamente l’emblema archetipico del collettivismo autarchico, xenofobo e totalitario. Ma pazienza: come ripeto di continuo, le lezioni di storia e di letteratura si tengono all’università, non al cinema.
I problemi di questo videofumettone non vanno cercati nella pur fantasiosa ricostruzione del contesto storico che rievoca, bensì nelle svariate manchevolezze formali e sostanziali del suo costrutto filmico. Personaggi di rara piattezza caratteriale sono interpretati da un cast decisamente mediocre, con il tutto rivocalizzato da un adattamento che lancia l’ennesimo segnale d’allarme per la scuola italiana di doppiaggio. La voce narrante ridonda di concioni verbose e magniloquenti il dipanarsi del lineare tessuto narrativo. Una rappresentazione della violenza più icastica ed estetizzante qui che in Gibson – il menu offre teste mozzate, arti amputati, grugniti rabbiosi, carnefici sghignazzanti – non solleverà un millesimo dei latrati sussiegosi riscossi da Apocalypto, statene pur certi.
Tutta l’opera è poi attraversata dal contrasto interno a due categorie simboliche in ideale antitesi dialettica. Una, più frivola, vede il film definito come “il più gay non-porno mai visto prima” mettere effettivamente a confronto due classici stilemi di raffigurazione della bellezza maschile: gli opliti spartani sfoggiano muscolature toniche e un vestiario – diciamo così – essenziale, mentre i persiani esibiscono un look più lascivo e ricercato, tutto catenelle, orecchini e trucco variopinto. L’altra, più impegnata, contrappone la figura topica dell’idealista – fulgido esempio di valor militare e abnegazione patriottica – a quella del realista – descritto come uno spregiudicato intrallazzatore e concussore sessuale. Machi contro drag queen e neocon versus kissingeriani, in pratica, ma con una finezza di giustapposizione pari solo allo spessore figurativo dell’insieme – fumettistico, per l’appunto.
Il proposito di veicolare visivamente la “accresciuta percezione delle cose” che contraddistingue il combattente addestrato a Sparta, infine, viene perseguito tramite soluzioni tanto tecnicamente sofisticate quanto espressivamente rozze. Il pedale della saturazione fotografica è spinto a fondo durante i passaggi che accompagnano intense sollecitazioni emotivo-sensoriali (vedasi il flashback in puro stile Il Gladiatore nel corso dell’accerchiamento finale), mentre un didascalico set di combinazioni cromatiche binarie (nero più rosso o più giallo o più blu) scandisce la cronologia degli avvenimenti. Ralenti a profusione in battaglia, con le mosse a velocità naturale tra un affondo alla moviola e l’altro. Suggestive le scenografie interamente computerizzate, ma nulla che non si fosse già visto in precedenza.
Pare che a Teheran 300 abbia suscitato qualche malumore. Come se l’attuale Iran potesse davvero reputarsi erede della millenaria tradizione indo-persiana, irrimediabilmente snaturata dall’arabizzazione e dall’islamizzazione a fil di spada dell’intera fascia tropicale.

La parola agli esperti: “sarei curioso di sapere cosa ne pensano certi critici del Signore degli Anelli (accusato di fascismo nonostante la sua umanità sconfinata) di questa esposizione di muscoli e forza” [Colinmckenzie]; “David Wenham (fu Faramir) può finalmente dire di aver preso parte a un fantasy che non concilia il sonno” [Alessio Guzzano]; “È il nuovo cinema digitale che si libera dei vecchi attori, così goffi, così umani. Anche di questo parla 300. Anche per questo, ci piaccia o meno, rappresenta il futuro” [Fabio Ferzetti].

Sullo stesso film anche Il Motel dei Polli Ispirati


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25 marzo 2007

Operazione Apocalyptica - Hope Vol. II (Vidocq OST)


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22 marzo 2007

A New Republic

Premesso che non esistono sistemi politico-istituzionali perfetti, giacché il fattore umano reca seco la benedizione dell’imprevedibilità, in questi giorni di omertà mediatica e di vanità umanitaria spacciate per equilibrato buonsenso io mi gioco la carta della speculazione oziosa, dell’interludio fantapolitico. E passo a descrivere nei suoi tratti salienti la formazione del consenso nella mia Repubblica ideale.
La legge elettorale. Non sono al corrente di tutte le soluzioni adottate all’estero, ma ho la presunzione di ritenere che il metodo di voto da me ideato sia abbastanza innovativo. L’ho denominato maggioritario multinominale: ogni circoscrizione elegge un solo rappresentante, ma le singole liste possono candidare un numero di persone variabile a loro piacimento. Alla lista di maggioranza relativa spetterà esprimere l’eletto, che a sua volta sarà colui il quale abbia totalizzato la maggioranza relativa di preferenze all’interno della sua compagine. Se, per esempio, nella circoscrizione della Val Sircana si confrontassero tre liste – la Casbah delle Libertà, il Girasole che Piange e Restaurazione Piduista – e l’esito della votazione attribuisse loro rispettivamente il 32, il 33 e il 35 per cento dei consensi, l’eletto andrebbe cercato tra le fila di RP. E se ai quattro candidati di quel partito – Cormano Brodi, Elvio Bernasconi, Massimo D’Ulema e Gino Contrada – lo scrutinio assegnasse il 25, il 25, il 24 e il 26 per cento dei suffragi ottenuti dalla lista comune, l’eletto sarebbe Gino Contrada.
Malgrado il mio sistema elettorale possa dare l’impressione di incoraggiare la frammentazione, trovo che al contrario sia in grado di coniugare governabilità, pluralità, spinta aggregatrice e rappresentanza territoriale. Oltre a favorire un bipartitismo di fatto, perlomeno a livello locale, esso costringe i vari candidati a ponderare attentamente – specie sotto il profilo del fund raising – la scelta di ingrossare i ranghi della propria formazione anziché far convergere voti e risorse finanziarie su nomi di sicuro richiamo. Non solo: assegnando i seggi nel modo illustrato, si accorpano i due turni della formula alla francese o, se si preferisce, elezioni primarie e politiche si svolgono in contemporanea. Con felici conseguenze sulla democraticità della dialettica interna ai partiti, risolta dal popolo nelle urne e non dal sindacato dei capisezione.
L’architettura istituzionale vedrebbe la convocazione di due assemblee: una Camera Bassa, formata da trecento membri eletti in circoscrizioni di uguale peso demografico (in Italia ognuna avrebbe circa 190000 abitanti), e una Camera Alta con due componenti per regione (in Italia sarebbero quaranta membri). Il criterio adottato per la prima assemblea sarebbe “una testa, un voto”, mentre per la seconda varrebbe il principio “un soldo, un voto”. Il senato federale, in altre parole, verrebbe eletto per classi di censo, di modo da esercitare potere di veto in materia economico-tributaria. Nei sistemi democratici in vigore oggigiorno, infatti, ampi strati della popolazione hanno facoltà di alleggerire il portafogli dei concittadini abbienti e numericamente indifesi: ma dieci lupi e un agnello che votano su cosa mangiare per cena non è giustizia, è dittatura della maggioranza. In più, il riconoscimento di un’adeguata classe di censo disincentiverebbe la cittadinanza a evadere il fisco.
Da presidenzialista convinto, non vedo con favore il meccanismo della fiducia parlamentare. Preferirei invece che la base elettorale della Camera Bassa eleggesse separatamente il capo dell’esecutivo, magari attraverso liste bloccate di “grandi elettori” da presentare collegio per collegio. In alternativa, la fiducia parlamentare – votata solo dalla Camera Bassa – potrebbe trovare compensazione nel potere di scioglimento delle camere da parte del premier, a sua volta  bilanciato dalla possibilità di sfiducia costruttiva. Ma il parlamentarismo è una soluzione comunque foriera di reciproco indebolimento tra potere esecutivo e legislativo.
La magistratura giudicante riceverebbe nomina politica e vitalizia, mentre quella inquirente sarebbe elettiva e severamente giurisdizionale – potrebbe cioè indagare solo su illeciti denunciati entro il suo comprensorio di appartenenza.
Di solito, arrivato a questo punto mi sveglio e sento che i media parlano di cose tipo la “diplomazia dei movimenti”. Da cui deduco che lavorare di fantasia giova molto all’elaborazione politica, altroché.


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19 marzo 2007

Ennesima political compass

You are a

Social Liberal
(61% permissive)

and an...

Economic Conservative
(83% permissive)

You are best described as a:

Capitalist




Link: The Politics Test on Ok Cupid
Also: The OkCupid Dating Persona Test

Grazie a Happy Trails
Altri test del genere qui


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19 marzo 2007

L'eleganza degli argomenti, l'asciuttezza delle riflessioni

In merito all’increscioso scontro tra tifoserie sorto a margine dell’ormai celebre articolo sull’omosessualità di Claudio Risé, se non bastassero i commenti magna-e-bevi che avevo lasciato da Daw, oggi sottoscrivo dalla prima all’ultima riga l’esemplare post di Phastidio. E pure quello di Perla. Staremo diventando tutti bigotti, cosa volete che vi dica.




19 marzo 2007

Proibizionismi all'orizzonte?

La cultura politica del divieto come strumento di “igiene morale” delle dinamiche sociali è il frutto perverso – uno dei tanti, a dire il vero – del materialismo storico e dialettico. L’idea di poter redimere il mondo attraverso la Legge è la quintessenza del dispotismo, che vede trionfare il principio sofista secondo cui la virtù si insegna a chiunque e ogni uomo nasce “buono”. Pertanto, se la bontà e la cattiveria si determinano sul piano del mero benessere socio-economico conseguito da ciascuno, alla politica non rimane che seguire due strade perfettamente complementari: o proclamare il giusto (e imporlo) o stigmatizzare lo sbagliato (e vietarlo).
L’intrusione ex ante del potere costituito nel processo di interiorizzazione della responsabilità morale andrebbe invece mantenuta ai minimi termini. Viceversa si lascia campo libero all’incontrollata proliferazione di norme cavillose e, per riflesso tecnolatrico, al loro recepimento da parte delle autorità indipendenti e/o dei corpi sociali intermedi nella forma di quei capolavori di ipocrisia farisaica che sono i codici di autoregolamentazione.
Consideriamo il provvedimento adottato dal garante per la privacy al fine di codificare pro domo Sircana il concetto di “discrezione giornalistica”. È fatto divieto di riferire a mezzo stampa condotte private che non abbiano interesse pubblico; di dare notizia di dettagli e circostanze eccedenti rispetto all’essenzialità dell’informazione; di descrivere particolari della vita privata delle persone, divulgati in violazione della tutela della loro sfera sessuale. Senza attardarmi in osservazioni spiritose sul luogo comune che vorrebbe “sferico” il sesso, noto come il documento redatto dal garante offra un ottimo esempio di artificio deontologico. “Interesse pubblico”, “essenzialità” e raggio della “sfera sessuale” sono infatti nozioni labili e autoreferenziali, che preludono a interpretazioni fantasiose del loro significato e a sanzionamenti tanto iniqui quanto arbitrari del loro mancato rispetto. Per liberare l’afflato etico dell’informazione professionale si dovrebbe stampare tutto lo stampabile e lasciare al criterio binario verità/menzogna il compito di punire la diffamazione. Tale è lo spirito con cui lavora la tanto citata – a sproposito, come provincialismo comanda – stampa anglosassone.
C’è stata poi la sentenza con cui il Tar del Lazio ha sospeso il decreto Turco, che innalzava da 500 mg a un grammo la quantità di cannabis oltre la quale scattano le sanzioni penali. Il ministro della Sanità sostiene, non senza ragioni, di aver semplicemente applicato un coefficiente moltiplicativo discrezionale, come previsto dalla legge attualmente in vigore (l’orrenda Fini-Giovanardi, degna erede della Jervolino-Vassalli). Ma una scelta tecnica – qui casca l’asino – deve essere preceduta da un’istruttoria parimenti tecnica che giustifichi il raddoppio del parametro, è il giudizio del Tribunale. Il nodo gordiano da spezzare senza indugio, anche in questo secondo caso, riguarda nello specifico il determinismo normativo che pretende di sostituirsi all’autonomia morale. Sul punto mi concedo un approccio drastico: non solo non dovrebbero esistere “dosi minime consentite” di alcunché, ma nemmeno sostanze vietate al consumo. La continua vigilanza – meglio nota come “il prezzo della libertà” –  dovrebbe casomai mettere le forze di polizia nelle condizioni di colpire con durezza i comportamenti che attentino o nuociano all’incolumità altrui.
No, non sono diventato comunista. E nemmeno radicale: personalmente, tra un drogato perso e un 110 e lode in Fisica Nucleare, non ritengo plausibile frapporre alcun elemento di indifferenziazione etica. Né dubito che drogarsi di bamba o di resca porti a fare un uso autodistruttivo della libertà, in accordo con la concezione puramente operativa che oggigiorno circola di quest’ultima. Ma il proibizionismo è la risposta sbagliata (e dispendiosa) a un problema (l’assuefazione in senso lato) che, almeno in linea di principio, riguarda solo l’individuo, la sua autodisciplina ed eventualmente le strutture di sostegno a cui egli scelga di rivolgersi per uscire dalla propria dipendenza psicofisica.
Dulcis in fundo, l’autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni ha emanato un divieto draconiano di trasmissione di immagini pornografiche. Volete che non ci scappi la tautologia, nel definire il significato di “immagini pornografiche”? Eccola servita: le immagini hard sono  «immagini pornografiche che prevedono la descrizione, l’illustrazione o la rappresentazione visiva e/o verbale di soggetti erotici e di atti o attività attinenti alla sfera sessuale che risultino offensivi del pudore». Oltre a insistere con esilarante abuso della geometria pura sulla “sfericità” del sesso, il provvedimento mette al bando non solo la rappresentazione visiva, ma anche quella verbale dei “soggetti erotici”. Vietato ansimare, in pratica. Bontà loro, sono esentati i programmi «ad accesso condizionato, ovvero criptato, e che siano protetti da un sistema di parental control con cui i genitori possono bloccare l’accesso ai minori».
No, non mi sono fatto sequestrare il portatile da Fabrizio Rondolino. E non auspico una retrospettiva su Moana Pozzi in fascia protetta. Voglio solo sperare che, d’ora in avanti, i decoder distribuiti in comodato d’uso dal gestore della pay-tv siano tutti muniti della funzione di parental control. E che i pornofili abbonatisi a Sky per l’anno in corso possano chiedere e ottenere la sostituzione del loro apparecchio, ove mai quest'ultimo fosse fuori norma.
In altre parole, mi sembra che aleggi un brutto clima. Un clima sbrigativamente, farisaicamente e inutilmente liberticida.


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18 marzo 2007

Operazione Gialappa's - Un attimo al bagno


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14 marzo 2007

Life to lifeless

Le precedenti tappe della discussione: Chiara Lalli raccoglie e sviluppa un particolare spunto di riflessione (L’interruttore della vita), io mi permetto di generalizzarne una confutazione (Di embrioni ed espiantati) e Giuseppe Regalzi replica punto per punto alle mie osservazioni (Dall’embrione alla morte cerebrale). Un primo estratto dallo scritto di Giuseppe:

In che senso «la morte cerebrale decreta la fine della vita»? La stranezza del predicato («decreta») è una chiara spia di forzatura e di commistione dei piani: casomai è la legge a decretare la fine della vita facendo ricorso alla morte cerebrale (in Italia la legge 578/1994, art. 1: «La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo»). Compiendo comunque uno sforzo interpretativo, se prendiamo «decreta la fine della vita» nel senso di «annuncia la fine vicina e ineluttabile della vita», ci troviamo di fronte al paradosso di dichiarare morto uno che ancora non lo è, ma che lo sarà solo tra «poco»; un «poco» che il progresso tecnico tende oltretutto a dilatare sempre di più: siamo arrivati di recente a una donna in stato di gravidanza dichiarata in morte cerebrale e tenuta in vita artificialmente per ben 25 giorni [...], e si trovano in letteratura casi di sopravvivenza protratta per molti mesi [...]; addirittura, sarebbe stato osservato un paziente clinicamente in morte cerebrale sopravvissuto per anni col solo ausilio di un respiratore [...]!

Talvolta, quando discuto per iscritto, inserisco nelle mie (modeste) disquisizioni qualche piccolo magnete lessicale, allo scopo di anticipare e stimolare un certo tipo di controargomentazione da parte del mio interlocutore. Il determinismo diagnostico annesso a quel “decreta” voleva appunto suscitare un’obiezione che facesse aggio sul modo, affatto probabilistico, con cui la medicina conosce l’oggetto della sua indagine (in questo senso definivo il primo piano di confronto “gnoseologico”).
Non lo insegno certo io a Giuseppe: la formulazione di una diagnosi e di una prognosi medica avviene su basi teoriche e pratiche profondamente legate al metodo dell’inferenza statistica, in cui l’enunciazione di una tesi dipende dal livello di fiducia nel verificarsi di un dato insieme di eventi. La raccolta di un quadro clinico, costituendo un’evidenza empirica più o meno dettagliata, permette quindi di avallare o respingere una certa ipotesi di partenza. In altre parole, la scienza medica non ha mai certezze assolute, ma “solo” un livello di confidenza – auspicabilmente il più elevato possibile – con l’avverarsi di una previsione. Io non me ne intendo, ma presumo che la letteratura specialistica pulluli di clamorosi affronti all’asserto medico. Oltre ai casi puntualmente riportati da Giuseppe, c’è per esempio la storia di un signore di 84 anni, risvegliatosi in sala mortuaria mentre era addirittura sprovvisto di qualsiasi sostentamento elettromeccanico. Oppure l’incredibile vicenda di Woody, il bambino “miracolato” di cui pochi giorni fa ha scritto anche Bioetiche.
Quanto illustrato, casomai, rende difficoltoso attribuire al sapere scientifico il crisma di pensiero “forte”, ma non può e non deve incoraggiare atteggiamenti improntati allo scetticismo o all’attendismo a priori. All’accertamento della morte cerebrale (elettroencefalogramma piatto, assenza di respirazione spontanea e di riflessi del tronco cerebrale), un pool formato da medico legale, anestesista-rianimatore e neurologo deve far seguire una scrupolosa osservazione dei segni vitali, protratta da sei ore per gli adulti a ventiquattro per i bambini con meno di un anno. Dopodiché si possono staccare gli apparecchi per la respirazione e la circolazione artificiale: se nei due minuti successivi la respirazione non riprende spontaneamente, si dichiara la morte e si procede all’espianto. Insomma, nella stragrande maggioranza dei casi (ciò che, sotto un profilo operativo inferenziale, vale a dire sempre), la morte cerebrale deve considerarsi il prodromo di un decesso sicuro benché artificialmente dilazionato. L’ampliamento dello scarto cronologico tra le cause e i pieni effetti della morte – comunque presente in natura: nei casi di morte per decapitazione, il muscolo cardiaco pulsa ancora per un po’ – è dovuto all’evoluzione delle tecniche di trapianto chirurgico, che richiedono il prelievo degli organi a cuore battente.
La sorte di un embrione, entro un certo periodo di tempo dal congelamento, può avere esiti differenti dalla morte – per esempio tramite l’adozione – pur restando nell’ambito delle evidenze biomediche ordinarie. Perciò distruggerlo non è sempre l’unica alternativa praticabile, né un’opzione conoscitivamente analoga alla dichiarazione di morte cerebrale. Sposando integralmente la tesi dell’indeterminazione del decesso, peraltro, si potrebbe indulgere all’idea – poco sensata – secondo cui è meglio lasciare gli embrioni sovrannumerari in freezer ad libitum, anziché prendere atto su base probabilistica del loro deperimento per raggiunti limiti di “età” e destinarli alla ricerca. Oppure, mutatis mutandis, si potrebbe concludere che occorre vietare del tutto l’espianto di organi.
Ancora Giuseppe:

Qual è l’argomento di chi invoca il parallelo tra morte cerebrale e vita embrionale? Un individuo morto cerebralmente è indubbiamente un essere umano, nel senso di appartenente alla specie Homo sapiens; quali che siano le convenzioni giuridiche, è altrettanto chiaramente biologicamente vivo: la stragrande maggioranza delle sue cellule è viva, il suo cuore pulsa (per quanto aiutato da una macchina), il sangue scorre, i prodotti del metabolismo si accumulano, etc. Allo stesso tempo, non è più una persona: il cervello è distrutto, e non può più sostenere la coscienza. Questo individuo si trova insomma nella medesima condizione di un embrione: un essere umano biologicamente vivo, ma privo della dimensione personale; che nel primo caso si tratti di una condizione patologica e nel secondo no è del tutto irrilevante ai nostri fini.

Siamo sicuri? Eppure dovrebbe sorgere un interrogativo dirimente, in margine a tutti i fatti clinici straordinari che la letteratura medica offre (e con particolare riferimento a quelli ricordati poc’anzi): come mai si è ritenuto opportuno rendere conto di quegli episodi fuori dalla norma attraverso studi accurati, invece di procedere tranquillamente al prelievo degli organi nel loro come in qualunque altro caso di elettroencefalogramma piatto?
Non è superfluo tenere presente che la Legge 644/1975 fornisce indicazioni precise, circa le procedure di donazione degli organi. L’art. 6 ne vieta il prelievo ove il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio assenso in vita, e anche quando vi sia opposizione scritta da parte del coniuge non separato o di parenti fino al secondo grado.
Come mai la scienza avverte l’esigenza di presidiare l’eccezionalità e la legge mette questi paletti? Forse perché entrambe ravvisano il mutamento del substrato reale dell’«essere» umano (da cui il mio richiamo all’ontologia comparata) durante le varie fasi del ciclo vitale che attraversa. A differenza di un embrione, il morto cerebrale ha avuto modo di esprimere le sue volontà in merito a(d alcuni de)i trattamenti che intende ricevere a fine vita, o quantomeno ha chi garantisca per lui al riguardo. Inoltre tali indicazioni vertono su circostanze future, in quanto legate a patologie assenti o ancora prive di conseguenze invalidanti sulla facoltà di parola, e possono comunque essere ridiscusse dal personale curante nel caso in cui il decorso clinico le renda inattuali (anche in via del tutto eccezionale).
La situazione dell’embrione crioconservato impiantabile è diversa: oltre a non essersi ovviamente potuto esprimere sul “dopo”, hic et nunc esso non è affatto “a fine vita”. Né in senso lato (lo stadio embrionale si situa a inizio vita), né in senso stretto (deve ancora sopraggiungere l’inutilizzabilità dell’embrione a fini riproduttivi). Per di più, i suoi “tutori” possono scegliere di metterlo al mondo o di permettere che altri tentino di farlo al posto loro, non solo di invocarne l’intangibilità. Per tutti questi motivi, la fase vitale in cui si trova l’embrione si distingue ontologicamente da quella in cui versa un morto cerebrale.
Giuseppe passa poi al terzo dei piani di confronto che proponevo:

Qui purtroppo, indubbiamente per miei limiti personali, non riesco a capire assolutamente cosa voglia dire Ismael; non posso quindi rispondere – anche se tenderei ad escludere di aver mai pensato che «l’individualità arrechi coercizione a una persona sana» (qualunque cosa significhino queste parole).

Mi spiace non essermi spiegato bene. Intendevo solo dire che la “terzietà condizionata” di un embrione deriva da un atto giocoforza coercitivo nei suoi confronti. Lo stesso, per ragioni diverse, può dirsi di un bambino; ma non di un morto cerebrale, che non si trova in quel medesimo stato necessariamente a prescindere da una sua volontà espressa in precedenza. L’individualità riscontrata nei due termini di paragone appartiene dunque a percorsi fenomenici assai differenti.

Se solo sapesse Ismael chi sto citando! Di certo – come si vede – non uno che sottoscriveva la concezione relazionale della persona, e neppure un socialista [...]

Il mio inciso sibillino non alludeva alle parole di qualche “venerato maestro” del pensiero liberale. Si limitava a forzare con un po’ di sarcasmo le idee di un signore che, se mi pizzicasse a canzonarlo con tanta irriverenza, mi ridurrebbe a carne trita (solo metaforicamente, spero, ma non ci metterei la mano sul fuoco).
Scherzi a parte, la nozione lockiana di identità personale non può non accompagnarsi a qualche indispensabile chiosa. Prima di tutto, il Saggio sull’intelletto umano è un trattato di gnoseologia, non di filosofia giuridica. Esso si colloca in linea di discendenza diretta dalla Scolastica medievale, in quanto affronta il problema (plurisecolare) del rapporto tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto. Questo imponente nodo tematico, in estrema sintesi, viene sciolto teorizzando una “terza via” tra l’idealismo platonico e il razionalismo cartesiano: l’essenza e la totalità del reale oltrepassano le facoltà conoscitive dell’uomo, ma nondimeno vanno evitati atteggiamenti di rassegnata sfiducia nell’intelligibilità delle cose. Guardacaso è proprio l’approccio che sostenevo io a proposito di conoscenza medica, all’inizio del post.
Il pieno sviluppo dell’identità personale, per Locke, rientra nella completa disponibilità delle doti intellettuali che, al loro massimo potenziale cognitivo, consentono di connettere unitariamente un insieme di idee semplici nell’idea complessa di sostanza. La quale, infine, dà modo di mettere la percezione soggettiva in continua dialettica con le sensazioni e le riflessioni empiriche tratte dal mondo esterno. Non si tratta certo di un requisito minimo per disporre del diritto alla vita.
In secondo luogo, per apprendere le posizioni lockiane riguardo al diritto e alla politica, è necessario considerare scritti come la celebre Lettera sulla tolleranza. La posizione antiassolutista di Locke perora l’espulsione dal consesso civile inglese dei cattolici – emissari di una potenza straniera – e, attenzione, degli atei – giacché questi, negando Dio, abbattono la sorgente dei diritti naturali dell’individuo (tra cui quello alla vita).
Ovviamente le tesi di Locke vanno contestualizzate storicamente e attualizzate. Ma di sicuro esse non annoverano quella concezione dell’identità personale tra i prerequisiti per ambire al diritto di vivere, in quanto ne rimarrebbero esclusi i bambini e gli idioti (esplicitamente presi in considerazione nell’Essay per esemplificare l’inesistenza dei principi innati).
Il pensiero old-whig, a ben vedere, fu (è) improntato non a negare la realtà oggettiva della norma (morale e positiva), ma a sottoporla alla ricezione critica esercitata dalla coscienza individuale. Ma se non vi fosse un’interdipendenza costruttiva tra diritti oggettivi e soggettivi – magari con i primi subordinati alla presunzione eteronoma della “personalità dialettica” lockiana, a sua volta necessaria al riconoscimento dei secondi – si tornerebbe a privilegiare la concezione relazionale della persona cara ai collettivismi, larvati o meno che siano.

siamo proprio sicuri che lo sviluppo embrionale e fetale di un essere umano sia un processo privo di soluzione di continuità? Eppure sono tante le fasi ben distinte di questo processo, tanti gli eventi unici e ben delimitati: non è forse vero che il cuore comincia a battere in un dato istante? Ci può essere il dubbio se ci troviamo di fronte a un’increspatura del muscolo o a una contrazione vera e propria, ma certo non ci troviamo di fronte a un processo continuo... Con la coscienza la situazione non è differente: la formazione di sinapsi e l’inizio dell’attività neuronale (segnalata dall’elettroencefalogramma) iniziano verso la 24ª settimana di gestazione; che l’emersione della coscienza sia collegata a questi eventi è un’interpretazione estremamente prudenziale dell’evidenza scientifica [...]


Non posso che ribadire come la coscienza, intesa quale tratto distintivo della personalità, sia inidonea a esprimere una condizione necessaria per il diritto alla vita. Casomai ne definisce una sufficiente. Bisognerebbe inoltre mettersi d’accordo sul concetto di “soluzione di continuità” che, a quanto mi risulta, delinea la cesura netta tra una fase di un processo e l’inizio della successiva (oppure il termine del processo medesimo). Soprattutto, esso deve permettere di affermare un nesso oggettivo tra il verificarsi di un “salto” in una serie discretizzata di eventi e lo scadere di un lasso temporale prefissato. Invece dobbiamo fare i conti con “il dubbio se ci troviamo di fronte a un’increspatura del muscolo o a una contrazione vera e propria”. Trovo che non sia un dubbio di poco conto, come tutti quelli analoghi a esso.

Aggiornamento - Per vie private gli avevo chiesto un'opinione spassionata, ma lui mi ha preso in parola. Troppa grazia, Bernardo!

Aggiornamento 2 (18-03-2007) - È arrivata la controreplica di Giuseppe. Direi che a questo punto gli elementi per una riflessione equilibrata sul tema ci sono tutti.


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11 marzo 2007

Operazione Sick of it All - Take the night off (Uncensored!)


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