.
Annunci online

  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

Crea il tuo badge


Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


Disclaimer
A norma della legge 62/2001
questo blog, aggiornato senza
periodicità, non è una testata
giornalistica né un prodotto
editoriale.
L'autore dichiara di non
essere responsabile dei
commenti inseriti nei post.
Eventuali commenti dei
lettori, lesivi dell'onorabilità
o dell'immagine di persone
terze, non sono da attribuirsi
al titolare.


Copyright
Tutti i testi presenti su questo
blog, salvo dove diversamente
indicato, sono da considerarsi
proprietà intellettuale
dell'autore. Senza il consenso
esplicito del titolare, è vietata
la riproduzione totale o parziale
di tali contenuti a scopo di lucro.
Il mancato rispetto di queste
indicazioni sarà perseguito
in sede legale, secondo i termini
previsti dalle leggi vigenti.


Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Wikio - Top dei blogs - Politica


30 novembre 2007

La Libertà e la Legge

di Bruno Leoni
La Biblioteca di Libero, 214 pp, € 5,00

“Chiunque può dare la propria definizione di libertà,
ma se vuole che sia accettata deve produrre argomenti convincenti.
Tuttavia il problema non riguarda solo la definizione di libertà,
bensì ogni tipo di definizione.
È un merito indubbio della filosofia analitica contemporanea
aver sottolineato l’importanza della questione.
Quindi, per analizzare la libertà, l’impostazione filosofica
deve essere combinata a quella economica, politica e giuridica”

Guardandosi con circospezione dalle sistemazioni teoriche strutturate, da circa due secoli a questa parte sospettate di generare ideologie a vario titolo interventiste, molto pensiero liberale odierno vezzeggia un castrante pregiudizio antifilosofico. La formazione specifica di numerosi “venerati maestri” del liberalismo postmoderno, nati quasi tutti economisti, non poteva che assecondare i tratti qualificanti dell’ubbia suddetta, abbracciando di fatto la tecnocrazia quale percorso speculativo obbligato di teorie politiche modellate in base a variabili di tipo esclusivamente quantitativo. Come se non bastasse, le poche eccezioni a questo stato di cose sono rappresentate da campioni dell’idealismo (Croce) e/o del giuspositivismo (Kelsen), cioè da illustri sostenitori di opzioni culturali sostanzialmente “nemiche” del liberalesimo classico. [continua su Movimento Arancione]

Trackback: Liberalizzazioni.it, Ricordando Bruno Leoni




25 novembre 2007

Operazione Fabrizio Casalino - Pinocchio/L'amico di gomma




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Operazione Video comicità Fabrizio Casalino

permalink | inviato da Ismael il 25/11/2007 alle 12:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



23 novembre 2007

Sapessi com'è strano/morire democristiano

Silvio Berlusconi ha fatto benissimo a congedare seccamente i turiferari dello statalismo bianconero, quei Casini e Fini che Marco Pannella – con una battuta degna dei suoi tempi d’oro – ha definito i pilastri di un redivivo “asse Fanfani-Almirante”. La colpa della pigrizia riformatrice sofferta dal secondo governo di centrodestra può infatti ricadere solo sugli eredi della politica clientelare, capillarmente ramificata negli organigrammi del pubblico impiego e delle strutture di partito più organizzate, i quali temono che il federalismo e l’economia di mercato possano sottrarre loro il controllo dei serbatoi d’interesse (cioè di voti) a lungo cooptati.
Quello che lascia interdetti, casomai, è la tattica scelta dal Cav. per avere mani libere. Il dialogo con Veltroni sull’ipotesi di un nuovo sistema elettorale a impianto proporzionale, che riporterebbe le lancette della storia italiana indietro di quindici anni, secondo me può avere al massimo tre spiegazioni compatibili con la ragione politica del berlusconismo.
La prima è anche la più scontata: il capo del neonato partito dal doppio genitivo (del popolo della libertà), ben sapendo che i negoziatori del Pd daranno per irricevibile la condizione di voto anticipato in caso di accordo bipartisan sulla legge elettorale, punta a dominare l’area di centrodestra servendosi dell’eventuale bipartitismo post referendum Guzzetta. In un simile scenario, il completo padronato berlusconiano sulla ex Cdl avrebbe dalla sua la scusa pronta di diverse e più “collegiali” intenzioni manifestate tramite le attuali aperture proporzionaliste. E poi diventerebbe più chiaro il movente dell’operazione-Brambilla, con annessa registrazione di nome e simbolo del PdL l’estate scorsa.
Una seconda ipotesi potrebbe essere che Berlusconi abbia voluto anticipare con una mossa a sorpresa la bocciatura dei quesiti referendari da parte della Consulta. Nel caso in cui il tracollo della seconda “rivoluzione maggioritaria” azzerasse il conto alla rovescia che minaccia la già precaria stabilità del governo, per il leader dell’ormai giubilata Forza Italia si renderebbe necessaria una diversa strategia di logoramento antiprodiano. Per cui l’asse temporaneo con Veltroni – in teoria capace di assestare il colpo mortale alla cifra politica dell’ulivismo, ossia la coabitazione tra sinistra affarista e sinistra marxista indotta dalla camicia di forza maggioritaria – farebbe decisamente alla bisogna.
La terza possibile interpretazione del quadro politico odierno nega la seconda. Fino a non più di un mese fa, per Romano Prodi la trattativa sul proporzionale e su non meglio precisate “riforme istituzionali” rappresentava l’unico modo di prolungare la permanenza in carica del suo esecutivo. Forse Berlusconi vuole che il titolo di leader dell’opposizione, garantitogli dalla presenza del suo avversario storico sullo stesso palcoscenico politico, resti in mano sua fino al giorno in cui il governo imploderà una volta per tutte. Con la conseguente, trionfale rivincita nelle urne subito dopo.
Ma il gioco della fantapolitica perde ogni interesse, quando le sorti del nostro sgangherato consorzio civile rischiano di essere riconsegnate alla formula elettorale meglio calibrata sulle triste esigenze dei capitalisti senza capitale, dei boiardi in servizio permanente, del flautato solidarismo “centrista”, dei furbetti di via Solferino, della Camera dei Fasci e delle Corporazioni nota col nome di “concertazione” – e qui mi fermo, perché le gite allo zoo mi annoiano.
Non vorrei morire democristiano tra democristiani, insomma. Sarebbe perfino più frustrante che fare il liberista in compagnia dei nipotini di Giorgio e Amintore.




23 novembre 2007

Giochi intelligenti: il governo ideale

L’esecutivo che non vedrete mai, per rinfrancar lo spirito tra un post e l’altro, con simpatica catena di Sant’Antonio conclusiva:

Presidente del Consiglio dei Ministri: Silvio Berlusconi
Ministro dell'Interno: Raffaele Costa
Ministro degli Affari Esteri: Letizia Moratti
Ministro della Difesa: Franco Frattini
Ministro della Giustizia: Alfredo Biondi
Ministro dell'Economia e Finanze: Antonio Martino
Ministro delle Attività Produttive e Sviluppo Economico: Benedetto della Vedova
Ministro del Lavoro e Politiche Sociali: Roberto Maroni
Ministro della Sanità/Salute: Alberto Mingardi
Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica: Marcello dell’Utri
Ministro delle Comunicazioni: Fedele Confalonieri
Ministro delle Infrastrutture e Trasporti: Francesco Ramella
Ministro dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare: Carlo Stagnaro
Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: Giuliano Ferrara
Ministro dei Beni e Attività Culturali, Turismo e Spettacolo: Stefano Zecchi
Ministro per le Politiche Comunitarie e Commercio Estero: Giancarlo Pagliarini
Ministro della Funzione Pubblica: Giulio Tremonti
Ministro per le Riforme Istituzionali: Peppino Calderisi
Ministro per le Pari Opportunità: Rita Serra
Ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili: Emanuela Di Centa
Ministro per l'Attuazione del Programma e i Rapporti col Parlamento: Luca Telese

E ora nomino i cinque malcapitati che dovranno tassativamente proseguire la catena: Perla (dal momento che l’ho fatta ministro mi sembra il minimo), Zamax (per mio semplice ghiribizzo sadico), Paolo (così vediamo se mi batte in estremismo), Abr (è un fantasista) e Davide (per la somma dei due motivi precedenti).


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Cazzabubole Movimento Arancione

permalink | inviato da Ismael il 23/11/2007 alle 9:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa



22 novembre 2007

Rosmini for dummies

Per riscattare l’opera di Antonio Rosmini dalla denigratoria esegesi fattane dai gesuiti ci sono voluti appena centocinquant’anni. La beatificazione del prete-filosofo roveretano, celebrata Domenica scorsa, avvia infatti a conclusione una lunga serie di controversie nota come “questione rosminiana”.
La messa all’Indice delle Cinque piaghe della santa Chiesa (1849) si risolse con la completa riabilitazione dell’autore sancita dal decreto Dimittantur (1854), ma il casuismo gesuitico colpisce anche in contumacia post mortem: con l’emanazione del Post Obitum (1888), il Sant’Uffizio si riservò un’ultima parola di condanna nei confronti del sacerdote trentino. Nello specifico, vennero messe alla berlina e sottoposte alla consueta ermeneutica tendenziosa quaranta proposizioni rosminiane, tratte in massima parte dalla Teosofia. Le accuse non mancarono certo di inventiva: quelle di panteismo e di ontologismo furono le più gettonate. Solo nel 1998, quando nella Fides et Ratio Giovanni Paolo II ha incluso Rosmini tra i “maestri del pensare cristiano”, l’odissea postuma di questo “venerabile servo di Dio” si è davvero potuta incamminare verso il recente lieto fine.
Il pensiero del neobeato, in estrema e indegna sintesi, si pose in mezzeria tra l’innatismo e l’empirismo, teorizzando quale fondamento assoluto della conoscenza l’idea di essere. Fungendo da “chiodo metafisico” a cui Rosmini appese tutto il suo sistema filosofico, l’essere esistentivo delineato quale pura intuizione prestò (e presta) il fianco alle critiche mossegli dai fautori delle gnoseologie idealiste – come per esempio il sensismo o il soggettivismo: che la teoria rosminiana sia cioè un tautologico castello in aria. Del resto, è noto che l’idealismo pretende di ricondurre la metafisica, l’etica e l’estetica a un “denominatore ontologico comune” (l’Io) postulando – ahilui – la subalternità del “fatto” all’atto. Donde (e soprattutto perché) quell’atto tragga i presupposti del giudizio di valore che lo sostanzia, però, rimane un mistero.
Per Rosmini, invece, l’essere ideale è l’unica precondizione innata alla possibilità di accordare soggetti e predicati – cioè, in ultima istanza, alla facoltà di esprimere giudizi morali. Detto altrimenti: l’idea di essere è l’unico elemento cognitivo che non si predica di nulla ma di cui tutto si predica.
Un po’ meno convincenti appaiono tuttavia le commistioni con la teologia esibite dalla filosofia rosminiana. Innanzitutto la critica all’illuminismo kantiano, con cui il roveretano intese argomentare che la ragione umana è oggettiva soprattutto in quanto emanazione divina. Dal basso del mio minimalismo, a sostegno dell’oggettività del “lume” trovo più che sufficiente la sua universalità. Di poi viene la dimostrazione dell’esistenza di Dio, vera e propria ossessione ricorrente del sapere speculativo: secondo Rosmini, poiché l’essere ideale definisce una potenzialità infinita, esiste necessariamente una sua attuazione parimenti infinita sul piano dell’essere reale. Una deduzione piuttosto ultracogitata, diciamo ridondante.
Non meno perplessità destano le posizioni politiche difese dal venerabile sacerdote nelle more del suo contesto storico di appartenenza. Il programma di confederazione italiana degli stati preunitari sostenuto dal filosofo, seppure teoricamente inoppugnabile nelle premesse, manifesta pesanti pregiudiziali di fattibilità istituzionale se si considera che, al vertice dell’organismo, i neoguelfi immaginavano di far assurgere il papa-re. Con effetti presumibilmente dirompenti sulla tenuta politica del nuovo stato (si pensi solamente a quanti “conflitti di attribuzione” sarebbero sorti tra il papato e la monarchia sabauda). Dovendo proprio unificare l’Italia, l’unica soluzione realistica era rassegnarsi o all’estromissione dei cattolici dall’elettorato attivo o al modello concordatario: entrambe le alternative sono state poi percorse, coi risultati che ben conosciamo.
Ma il miglior Rosmini è dato senz’altro dal giusfilosofo liberista. Avversario dell’utilitarismo e del positivismo giuridico, egli giunse con largo anticipo su Isaiah Berlin alla formulazione negativa del concetto di libertà “da” (anziché “di”). Fu precursore del principio di sussidiarietà (lo Stato “faccia solo quello che i cittadini non possono fare”), dello slogan “No taxation without representation” (concepì infatti un sistema elettorale a suffragio “pesato” per impedire a chiunque di votare su come spendere i soldi altrui) e dell’antiassistenzialismo (“la beneficenza governativa può riuscire, anziché di vantaggio, di grave danno, non solo alla nazione, ma alla stessa classe indigente che si pretende beneficare. Ben sovente è crudeltà anche perché dissecca le fonti della beneficenza privata”). In particolare, convinto com’era che l’essere ideale racchiuso in ciascuna individualità fosse un principio illimitato e intangibile, Rosmini assegnò alla persona la titolarità di sorgente – e non di soggetto – del diritto e alla proprietà privata il ruolo di controprova universale dell’attitudine “subcreatrice” dell’uomo. Idee che lo indussero a rifiutare nettamente ogni forma di contrattualismo, in cui prevale la concezione della proprietà come conseguenza delle leggi civili, a tutto vantaggio dell’ottica giusnaturalista secondo la quale, all’opposto, lo stato rimane legittimo fintantoché non lede il diritto alla proprietà privata.
Più che dei liberisti in senso stretto, a mio avviso, il beato Antonio Rosmini potrebbe diventare il santo patrono dei realisti e degli anti-positivisti. Ossia di tutti coloro i quali, per ironia dei corsi storici nostrani, si sono guadagnati la reputazione di liberali “atipici”.

Per iniziare a saperne di più:

Alberto Mingardi: A Sphere Around the Person: Antonio Rosmini on Property e Antonio Rosmini, santo patrono dei mercatisti
Rosmini.it: Cosa si intende per “questione rosminiana”
Filosofico.net: Antonio Rosmini – La vita, le opere e la formazione culturale


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Cultura politica Economia Antonio Rosmini

permalink | inviato da Ismael il 22/11/2007 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



18 novembre 2007

Operazione As I lay dying - Through struggle


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Operazione Video Musica As I lay dying

permalink | inviato da Ismael il 18/11/2007 alle 11:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 novembre 2007

Link per oggi, 16/11/2007

 “Oggi si comincia a prendere atto di come lo sfruttamento dell'atomo sia più "verde", più ambientalista rispetto ad altre tecnologie; si accetta anche l'idea che le fonti energetiche cosiddette "alternative", da sempre considerate a basso impatto ambientale (energia solare, energia eolica, eccetera), hanno caratteristiche di erraticità e imprevedibilità nella resa tali da renderle di fatto improponibili per un Paese ad elevata industrializzazione e caratterizzato da una domanda energetica destinata a crescere esponenzialmente” – Alessandro Moroni, Nucleare: conversioni in atto

“In quasi tutti i paesi del mondo esistono leggi che proibiscono l’esercizio di molte professioni senza un adeguato titolo di studio e una licenza. Parlare troppo del valore legale del titolo di studio significa dimenticare il vero problema del mondo accademico italiano, e cioè la mancanza di concorrenza fra atenei, ed il vero problema della pubblica amministrazione e delle professioni in genere: mancanza di incentivi, ordini professionali che limitano la concorrenza. Parliamo di questo, please” – Andrea Moro, Il valore legale del titolo di studio: cos’è?




14 novembre 2007

Ingegneri col diploma, la demenza avanza

Ritengo datato e talvolta vessatorio lo statuto di diritto pubblico tuttora mantenuto dagli ordini professionali. Più al passo coi tempi sarebbe un modello associativo basato su liberi organismi di diritto privato, che non implicherebbe affatto il mancato rispetto di clausole di garanzia formativa nei confronti dell’utenza.
Considerazioni valide fermo restando, però, che al problema della contrattazione (tutto fuorché) paritetica tra professionisti individuali ed enti pubblici, così come a quello della revisione di congruità delle parcelle per prestazioni fortemente soggette a ribassi anomali (vedi i coordinamenti per la sicurezza), a oltre un anno dal decreto Bersani manca una qualsivoglia soluzione scevra di comicità. E che il combinato disposto di riforma universitaria 3+2 e progetto di riforma degli ordini sta dando risposte demenziali a questioni annose, leggi la scarsità sul mercato di tecnici altamente qualificati. A questo punto, tanto vale conferire la laurea in Ingegneria a chiunque sappia/voglia scaricarsi da internet un software per il calcolo strutturale, per esempio da qui. Far diventare ingegnere chi non lo è ricorda l’inflazione di ufficiali che, propagandata a mo’ di grande politica del riarmo, contraddistinse l’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Come andò a finire si sa.
Ecco perché rilancio la severa presa di posizione del CNI a proposito della ventilata costituzione di un “Ordine dei tecnici laureati (?) per l’Ingegneria”. Prepariamoci a un’esplosione di lottizzazioni a cubatura infima, ragazzi.

La creazione del nuovo “Ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria”, nel quale dovrebbero confluire oltre ai laureati triennali in Ingegneria anche i tecnici diplomati, i Geometri ed i Periti, così come prevede il Progetto di Legge di riforma delle professioni “Mantini-Chicchi”, in discussione in Parlamento rappresenta un atto di chiara mistificazione che rischia di vanificare eventuali spunti innovativi del progetto. [continua su Ingegneri.info]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Ingegneria

permalink | inviato da Ismael il 14/11/2007 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa



11 novembre 2007

Operazione verità - Il gruppo IRI e relative "privatizzazioni"




8 novembre 2007

Rivalutiamo pure Hobbes, ma solo oltre confine

Nella sua disamina delle “ragioni di Hobbes”, a mio avviso Francesco indulge a uno scetticismo gnoseologico di stampo protestante. In passato ho già avuto modo di argomentare come la dicotomia tra liberali e libertari, cioè tra volontaristi e razionalisti, rispecchi in senso lato lo scisma politico-culturale tra luterani e cattolici. Fu del resto Murray N. Rothbard a rimproverare nientemeno che Friedrich Von Hayek per la sua incapacità di svolgere un’indagine razionale sul diritto naturale: la profonda biforcazione interna del pensiero liberale risale peraltro a molto prima dello “scisma libertario”, e precisamente alla contrapposizione tra gli archetipi rappresentati per l’appunto da Locke e da Hobbes.
Sì, perché il teorico del Leviatano, malgrado la storia della filosofia in pillole lo cataloghi semplicisticamente come il fautore dell’assolutismo per antonomasia, fu in realtà il più lucido apologeta ante litteram dello stato moderno (è forse questo il punto che, nel suo intervento, Francesco coglie con maggiore chiarezza, allorché afferma di non riuscire a notare “la differenza” tra l’impianto ideologico hobbesiano e l’assetto costitutivo delle “moderne democrazie occidentali”).
Prima di esaminare l’antinomia giusnaturalismo-giuspositivismo sotto il profilo delle sue ricadute storiche e politiche, però, ritengo doveroso opporre qualche modesta controdeduzione alle tesi filosofiche sostenute dall’amico Lorenzetti. La sua applicazione della legge di Hume – inerente la ridondanza del passaggio da elementi fenomenologici (l’Essere) a prescrizioni etiche (il dover essere) – al campo del diritto naturale, infatti, espande indebitamente il terreno di indagine al novero delle leggi di natura. Mentre invece non è l’Essere in quanto tale a interpellare la legge naturale, ma l’Essere in quanto moralmente rilevante, legato cioè all’esigenza umana di indirizzare l’azione secondo giustizia. Se, ad esempio, è banale non considerare affatto l’imperativo darwiniano di eliminazione dell’inetto un imperativo morale, molto meno banale è riempire tale scarto logico di contenuti asseverativi partendo da posizioni relativistiche. Dire, come fa Bobbio, che “ogni ricerca del fondamento assoluto è, a sua volta, infondata” significa implicitamente ammettere solo la sussistenza di fondamenti sufficienti, dipendenti da variabili di tipo culturale e/o contingente – e quindi oggettivamente decostruibili, in quanto “consapevoli” della propria incompletezza. Capisaldi fragili, che non danno alcuna garanzia (non escludono una volta per tutte l’eventualità di un mondo nel quale si abbandonino davvero gli storpi al loro destino, tanto per capirci).
Proprio sull’indecidibilità vertono i teoremi di Gödel, che affermano rispettivamente l’impossibilità, per i sistemi formali, di soddisfare a un tempo i requisiti di completezza e coerenza e di dimostrare autonomamente la coerenza dei propri assiomi. Ciò equivale a subordinare l’esercizio della razionalità non tanto – o non solo – alla tirannide della volontà, quanto piuttosto all’assunzione di un quid veritativo in grado di assicurare la necessaria coerenza interna alle strutture logiche. Quel nucleo – quel “fondamento assoluto” – in accordo con Gödel non si può definire appieno dall’interno di un sistema; ciononostante, è da ritenersi scorretta la conclusione sottoscritta da Bobbio nel dedurre una inesistenza da una indeterminazione.
Di una teoria assiomatica si può casomai riuscire a dimostrare l’incoerenza, così come del castello sistemico costruito sopra di essa. Riferendoci a sistemi politici, tale dimostrazione potrà avere carattere dialettico, empirico, non solo logico-formale. Detto quindi che pretendere una prova della coerenza degli assiomi costituisce un assurdo logico, l’onere di illustrare l’incoerenza del trinomio vita-libertà-proprietà ricade sui critici del giusnaturalismo. A poco vale anche accusare di disfunzionalità un sistema basato sulla titolarità individuale di quei diritti paventando il caos dello “stato di natura”, che non è un dato storico bensì un’astrazione descrittiva.
Le grane della teoria hobbesiana, al contrario, sono molte e si pongono sia sul piano della logica che su quello della storia. Prima di tutto, come giustamente fa notare Francesco, dalla cessione selettiva al sovrano – o, per estensione, alla sovranità – dei soli diritti alla proprietà e alla libertà, ma non di quello alla vita, deriva un’ingiustificata discriminazione teoretica, tale da compromettere irrimediabilmente la coerenza interna dei capisaldi fondativi adottati da Hobbes. Ma l’interpretazione in termini giuridici dei teoremi di Gödel – che si deve a Vittorio Mathieu – permette di evidenziare i tratti oggettivamente paradossali del sistema hobbesiano anche da un punto di vista logico-formale più rigoroso. L’equivalente del primo teorema di Gödel si può formulare come segue: se un monarca (o un’assemblea) deve emanare solo leggi consistenti, egli (o essa) non può detenere pieni poteri – perché, se li avesse, potrebbe promulgare l’autocontraddittoria legge che dice “non obbedirmi”. L’omologo giuridico del secondo teorema sarebbe invece: se un monarca (o un’assemblea) vuole emanare soltanto leggi consistenti, egli (o essa) non può autolegittimarsi – perché, se potesse farlo, potrebbe anche arrogarsi pieni poteri, violando il primo teorema. Questo secondo risultato, oltre a rendere palese la gratuità volontaristica dei sistemi statizzati (giacché presumo di non dovermi soffermare sul fatto che pure il “contratto sociale” è una metafora esemplificativa), testimonia nuovamente l’assoluta necessità di ammettere la preesistenza dei tre diritti negativi fondamentali rispetto alle architetture istituzionali. A meno di non fare ingenuamente coincidere il concetto di “conflitto” con quello di “guerra”, inoltre, vien fatto di pensare che non sia nella società libertaria che si ha il bellum omnium contra omnes, ma semmai nel quadro delle moderne democrazie rappresentative, veri e propri coacervi di gruppi d’interesse particolare l’un contro l’altro armati.
Proprio per chi considera un presidio irrinunciabile la distinzione tra norma giuridica e legge morale, tra l’altro, l’impostazione hobbesiana (che vede nell’autorità costituita una sorta di “banca centrale” della valuta individuale) risulta inaccettabile. Perché il legalismo statalista, a differenza di quanto si sente spesso affermare dai cattivi esegeti della laicità, predicando come necessaria e sufficiente la sola etica pubblica nega il primato della coscienza individuale su di essa. Tale fu appunto la prospettiva politica adottata dal “protestantesimo reale” – e qui mi riallaccio allo spunto di riflessione che suggerivo all’inizio – che, non credendo nel libero arbitrio e abbracciando varie forme di millenarismo settario, piegò spesso il libero mercato e il mutualismo spontaneo al proposito di fondare la città di Dio sulla Terra.
Al diritto positivo, in definitiva, va riconosciuta una natura puramente tecnica, ossia dirimente le controversie dettate dalla contingenza. Di sicuro, esso non può aspirare a darsi autonomamente conto dei propri fondamenti, pena la degenerazione del metodo (quali che ne siano i fondamenti) in una mediocre metafisica tecnocratica. Diversamente, per subentrare alla moralità, la legalità deve ampliare a dismisura il suo raggio d’azione mentre, nel contempo, il liberale giuspositivista finisce per intrattenere pericolosi flirt con l’iper-legiferazione tipica dei socialismi.
Da quanto ho cercato di spiegare fin qui, sembra che in un’ottica liberale Hobbes vada respinto in blocco. In realtà, se ne riconduciamo i cascami al suo contesto storico di appartenenza, notiamo subito come l’antropologia teorizzata dal filosofo di Malmesbury abbia egregiamente funzionato da marchingegno ideologico giustificativo dell’impero marittimo britannico (il Leviatano, non a caso, è un mostro marino). Lo stesso si potrebbe dire del supporto ideale fornito da John Locke alla Gloriosa Rivoluzione del 1688.
Operata dunque un’opportuna separazione di ambiti, Locke diventa un ottimo riferimento per la politica interna e Hobbes un modello per delineare la politica estera. Malgrado, ovviamente, a distanza di ormai tre secoli le scelte politiche concrete su ambo i fronti siano il portato di una contaminazione reciproca tra le istanze che i due pensatori incarnarono, è più che sensato attribuire ai rapporti tra stati le caratteristiche di brutale utilitarismo che Hobbes, sbagliando, associava alle relazioni tra i singoli e tra le comunità ristrette nella fase pre-statuale. Il comportamento degli organismi pubblici allargati si può in effetti considerare orientato solo a perseguire o a difendere interessi di tipo materiale, tanto che le categorie etiche estranee al tornaconto economico e/o strategico diventano inconcepibili e inattuali a livello collettivo. Come in parte dimostra il caso iracheno, una politica estera votata principalmente a riscuotere prestigio umanitario spacca comunque l’opinione pubblica, ma non produce i benefici con cui un approccio più “cinico” sarebbe in grado di coprire i suoi costi di attuazione. Su premesse hobbesiane è quindi possibile fondare una solida politica estera di marca realista.
Ma quanti si ritengono libertari, vale a dire impegnati a escogitare e a costruire ordini politici senza e oltre lo stato-nazione, non possono non vedere nel riconoscimento sub condicione dei diritti individuali immaginato da Hobbes la quintessenza della ragion di stato in politica interna.

Per approfondire:
Andrea Rossetti, Come dev’essere Cesare per essere Cesare
Piergiorgio Odifreddi, Metamorfosi di un teorema



sfoglia     ottobre   <<  1 | 2  >>   dicembre
 


Ultime cose
Il mio profilo



11 Settembre
1972
2twins/M&A
Accessibile
A Conservative Mind
Aislinn
Alef
Alessio Guzzano
Alexandra Amberson
Astrolabio
Atroce Pensiero
Azioneparallela
Benedetto Della Vedova
Bernardo
Bioetiche
Bourbaki
Broncobilly
Cadavrexquis
Calamity Jane
Camillo
Cantor
Carlo Panella
Carlo Scognamiglio
Carlo Zucchi
Ce lo dice Hillman
Climate Audit
Coast2Coast
Crossroads
Davide Giacalone
David the Gray
Daw
Deborah Fait
De Libero Arbitrio
DestraLab
DMC (un amico di vecchia data)
El Boaro
Face the Truth
ffdes
Filosofo austro-ungarico
Freedomland
From being to becoming
Germany News
Gianni Pardo
Giorgio Israel
Giovanni Boggero
Giovanni Maria Ruggiero
Giulia NY
Green Report
Greg Mankiw
Happy Trails
Harry
House of Maedhros
Hugh Hewitt
Ideas Have Consequences
Il blog dell'Anarca
Il bosco dei 100 acri
Il Castello
Il Filo a Piombo
Il Megafono
Il piccolo Zaccheo
Il Politico
Ingrandimenti
In Visigoth
Ipazia
Italian Libertarians
JimMomo
Joyce
Karamazov
Karl Kraus
Krillix
L'apota
La Cittadella
La Pulce di Voltaire
La voce del Gongoro
Le Guerre Civili
Lew Rockwell
L'estinto
Lexi
Liberali per Israele
Liberalizzazioni
Lino Jannuzzi
Little Green Footballs
Lo PseudoSauro
Lo Schiavo
Lo straniero di Elea
L'Ussaro
Macromonitor
Mario Sechi
Marco Taradash
Massimo Fini
Mau
Michael Ledeen
Miss Prissy
Mondo Ingegneri
Napoli Viva
Neocon Italiani
Ne quid nimis
Noise from America
Numendor
Oggettivista
Orpheus
Otimaster
Paolo Longhi
Parbleu!
Passaggio al Bosco
Pensiero Conservatore
Perla Scandinava
Phastidio
Principessa Lea
Processi di mercato
Realismo Energetico
Riflessioni di un Conservatore
Robinik
Schegge di Vetro
Snow Crash
SocraticaMente
Starsailor
The Mote in God's eye
The Right Nation
Topgonzo
Ultima Thule
Valentina Meliadò
Ventinove Settembre
Walking Class
Watergate
Wellington
Wind Rose Hotel
Zamax
Zona Franca


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom