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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

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Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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28 aprile 2006

What is the Matrix?

La nutrita serie di miniconferenze svoltesi nell’ambito della YavinCon 2006 – annuale manifestazione dedicata al mondo del multimedia fantastico/fantascientifico, ottimamente organizzata e autogestita dalla comunità internettara di Yavin4 – ha toccato uno dei suoi momenti più densi e intellettualmente elevati grazie all’intervento dei rappresentanti del sito web whatisthematrix.it. Per quanto possa risultare simpatico, pittoresco e fortemente aggregante anche il lato “ludico” che queste periodiche iniziative assunte dai fandom sparsi per la Rete immancabilmente presentano – mi riferisco in particolare alle sfilate in costume, alle maxi sedute di videogioco o di trivial pursuit a tema, all’esposizione di materiale iconografico “derivato” –, il sottoscritto non può proprio negare di preferire loro le occasioni di approfondimento e di riflessione letterario-cinematografica eventualmente offerte in contemporanea. Gli yaviniani, forti di un’esperienza quasi decennale in materia di raduni tematici, con la convention di quest’anno dimostrano ancora una volta di saper contemperare e soddisfare a tutto campo i gusti e le preferenze del variegato arcipelago di fan abbonati alla quattro giorni di Cesenatico.
Nel quadro di quotidiane manciate di seminari protrattisi per circa un’ora e mezza ciascuno, la disamina tenuta in qualità di “ospiti accreditati” dalla pattuglia di matrixiani di cui sopra ha permesso all’uditorio più smagato di trovare il bandolo dell’impalcatura filosofica e concettuale che sorregge il rapporto tra il genere fantastico e la modernità culturale otto-novecentesca. La formula diegetica ideata dai fratelli Wachowski si risolve appieno solo attraverso l’adeguata ricomposizione dei molti tasselli massmediologici “coordinati” in cui la narrazione complessiva della vicenda trova di volta in volta parziale svolgimento, costituendo quindi un vero e proprio racconto concertato su piattaforma multimediale. La trilogia cinematografica, secondo tale chiave di lettura, si salda pertanto ai suoi spin-off (come la serie Animatrix o i tie-in videoludici) su un piano paritetico – in linea con lo spirito di una saga che vede nella travagliata corsa alle “vie di comunicazione” più disparate un’esemplificazione della lotta per la Conoscenza tra cerchie di eletti sempre più ristrette. Più corposo è il bagaglio culturale dello spettatore, più penetrante sarà di conseguenza la sua capacità di cogliere i numerosi rimandi metacinematografici di cui tutta l’opera è disseminata. Questo pattern stilistico introduce il pubblico in una realtà a intelligibilità progressiva, nella quale rivivono tutte le gradazioni di gnosi in mano ai protagonisti di Matrix, dal vertice della piramide conoscitiva (Neo) fino al suo scalino più basso (il comune e inconsapevole figurante). Non è un caso, allora, che la simbologia occulta che fa capolino in molti fotogrammi del “metafilm” rinvii al deposito iconologico e rituale della società esoterica forse più di ogni altra legata ad una concezione “verticistica” del Sapere: la Massoneria. Si pensi alla figura demiurgica impersonata dall’Architetto, ad esempio, che perfino nel nome e nel ruolo giocato – quello di generatore di un algoritmo informatico ripetuto ad libitum per simulare la realtà di fine XX secolo – ricalca l’idea massonico-deista di un Creator asettico ed eticamente neutro. Oppure, anche alla luce del successo planetario riscosso da un’opera estremamente contigua all’esoterismo “incartato” come Il Codice Da Vinci, il pensiero corre alla figura del Merovingio – enigmatico dispensiere di sofismi in Matrix Reloaded – che, en passant, porta il nome della fantomatica stirpe fondata da Gesù Cristo e Maria Maddalena. Nel suo controverso romanzo, Dan Brown immagina che, allo scopo di proteggere la dinastia semi-divina in questione, le menti più straordinarie della storia umana (nuovamente cenacoli elitari, dunque) si siano riunite per duemila anni sotto le mentite insegne del Priorato di Sion. Ancora, sul blasone del Merovingio campeggia una grossa lettera “M” in bella vista, in totale disaccordo coi dettami dell’araldica, che vietano l’utilizzo dei monogrammi negli stemmi nobiliari. Per quale motivo i concept designer arruolati dai Wachowski saranno mai incappati in una simile svista? La suddetta “M” non denuncerà invece connessioni con elementi extra-narrativi meno scontati di quelli ipotizzabili in un primo momento? Domande retoriche: “M” sta per “Maddalena”, sulla falsariga di un graficismo allusivo a sua volta mimetizzato ne L’Ultima Cena di – guardacaso – Leonardo Da Vinci o rintracciabile anche sulla pianta della misteriosa chiesa francese di Rénnes le Chateaux semplicemente unendo i punti in cui, al suo interno, sorgono delle statue. A tali indicazioni vanno aggiunti il sibillino nome della rivista ufficiale di Matrix“E pluribus Neo”, molto simile al massonico “E pluribus Unum” –, il simbolo che appare a fianco della testata – una piramide sormontata da un occhio, simbolo deista stampigliato anche sulle banconote USA – e alla diffusa temperie “platonica” in cui l’umanità appare immersa nel corso della vicenda, quasi che l’intera saga costituisca una rivisitazione del mito della Caverna. Tutti gli elementi indiziari appena ripercorsi, a mio avviso, concorrono a formare un canone estetico comune alla quasi totalità della produzione a vario titolo “fantastica” divulgatasi da qualche decennio a questa parte. Entro il perimetro di questo filone letterario e cinematografico si collocano quasi ventimila tra film e libri tra cui 2001, Odissea nello spazio di Kubrick, Solaris di Tarkovskij, Guerre Stellari di Lucas (attorno il quale ruota il newsgroup di Yavin4), Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. di Spielberg, La storia infinita di Pietersen, Excalibur di Barman, Harry Potter di J. K. Rowling e Queste oscure materie di Pullmann. Il paradigma esistenzialista e irreligioso che caratterizza questo immaginario – conforme, per l’appunto, al modello socio-economico propagandato dalla Massoneria – verte sulle vicende che un Fato sovente cinico e baro sottopone a caste di predestinati in preda a lotte intestine. Eletti in grado di trafficare con la struttura della materia in via privilegiata come i maghetti di Harry Potter, oppure di liberarsi dalla gabbia fenomenologica tramite un “accesso agevolato” ai superiori piani dell’Essere come gli eroi made in Wachowski – idealtipi assimilabili alle fasce “colte” dei rispettivi pubblici di riferimento, ammessi previo “test attitudinale implicito” ad un livello di lettura più raffinato dell’ipertesto narrativo (occultamente) somministrato ad ogni shot sospinto. La prospettiva a-teleologica e stoicizzante definita dall’eterno ritorno del sempre uguale a se stesso, in Matrix veicolata dalla frequente ripetizione di certe inquadrature e di precise saturazioni cromatiche – il blu permea il mondo “reale”, il verde l’universo artificiale sintetizzato dalla Matrice e il giallo le visioni elettive di Neo –, completa l’individuazione di un sistema di coordinate estetiche e (di conseguenza) etiche ben precise. Esse, attraverso molteplici soluzioni creative, conducono alla codifica di un’umanità libera dagli obblighi inerenti a qualsivoglia appartenenza “ecclesiale” istituzionalizzata. Ai personaggi baciati dalla superiorità innata, infatti, si aprono due alternative: raccontare balle alla stragrande maggioranza dei “babbani” di turno, inventandosi dei culti religiosi totalmente sovrastrutturati ad una cinica promessa di trascendenza (privilegio del tutto casuale e riservato a pochi fortunati), oppure combattere l’oscurantismo dei propri simili deviati predicando un abbraccio cosmico e spiritualmente soggettivo, offrendo quindi agli inetti un paternalismo “morbido” in luogo di quello riottoso e vendicativo propugnato dai malvagi. Ma si rimane comunque nel solco di un’aristocrazia iniziatica sotto il cui potentato i figuranti – condannati all’immanenza o, negli scenari più ottimistici, alla reincarnazione – agiscono come pedine di un Potere “cieco”, non di una Grazia redentrice.
Com’è lontana la poetica – non per nulla cristiana e cattolica – de Il Signore degli Anelli tolkieniano, la quale vede premiata la comunione di intenti tra persone normali, perfino subalterne, e una Provvidenza benefica che chiede collaborazione a tutti, senza alcuna distinzione di “stigma natale”. L’ostracismo toccato all’opus magnum del Professore oxoniense all’interno degli ambienti universitari togati, in effetti, si può spiegare azzardando l’ipotesi di un tacito boicottaggio al tipo di mitologia che la saga della Terra di Mezzo rappresenta. Fu proprio l’egemonica intellighenzia gnostica anglosassone, incaricata di combattere il risveglio cristiano dell’America profonda a cavallo tra i ’50 e i ’60, a fornire il materiale teorico con cui si è edificata la gran parte del fantastico a noi noto. Logico quindi ritenere che la tiepida accoglienza riservata all’epica cristiana di Tolkien da quadri accademici ideologicamente così compromessi con una visione escatologica di segno opposto, allora come oggi – data l’invariata coloritura intellettuale dei dipartimenti universitari –, non sia affatto legata a motivi “di scarso valore artistico” come suggerito da taluni. La ragione starebbe invece, sempre in base alla mia ricostruzione, nella secolare battaglia tra Massoneria e Chiese cristiane, intravista nei suoi tratti essenziali già da Dostoevskij nella seconda metà dell’Ottocento.

Morale della favola? Sempre quella: mai cucinare minestroni “fieristici” di umori e passioni forse somiglianti a fior di pelle, ma diversissimi nella genesi e nel contenuto. Se folklore generalista ha da essere, che si affianchi al necessario approfondimento. Ma niente confusi ammassi tecnoludici per bambinelli spendaccioni. In una parola? No al Lucca Comics, sì alla YavinCon.




21 aprile 2006

Hanno già ricominciato a farci "ridere"

Abbandonare il piccolo angolo edenico incastonato tra le plaghe maleodoranti del peggior quartiere di Torino, da qualche tempo agognata mèta delle mie parentesi festive in bilico tra il teismo e l’agnosticismo, diventa ogni volta più penoso. Il mondo “esterno” – cioè il saeculum propriamente detto – si dibatte in convulsioni politicate sul filo delle frazioni di millesimo percentuale, mentre basterebbe saper captare solamente un piccolo disturbo nel segnale modulato sulle maggiori frequenze terra-terra, una lieve distonia nel fascio di effimere suggestioni che alienano l’intelletto dall’adeguamento alla fattualità, per riverberare tutt’intorno un sia pur fioco rumore di fondo della Grazia primordiale – che poi quest’ultima sia sovrastrutturale o realmente capostipite dell’Essere poco importa, a giudicare dai risultati che l’inverarla produce automaticamente. Che comodità sarebbe, mettersi in un cantuccio monastico, proteggere se stessi dal frastuono e dalla vanità e godersi lo splendido isolamento in un’oasi “laicamente chierica”, nella quale la comunione con lo Spirito cementa tra loro tanti mattoni un tempo sperduti, fatti di carne e sangue, di ricerca terrena e di Verità ultraterrena...
Hai voglia a dirti pentecostale: il ruggito del topo elettorale è ancora nell’aria e mal sopporta l’insidia del salto di qualità “olistico” previa evangelizzazione passiva per bocca del primo attendista devoto di passaggio.

A mente appena più fredda di quanto non fosse giusto una settimana fa, il quadro politico assume contorni sempre più definiti sul versante del piccolo cabotaggio e sempre più sfumati su quello della visione d’insieme e della strategia di ampio respiro. Cul di gallina Follini si appresta alla fronda di riposizionamento più scontata del secolo sotto il profilo meramente tattico, ma con ripercussioni potenzialmente inaudite sul “baricentro di massa” ideologico dell’Unione prodiana: una manciata di voti democristiani in più al Senato (due? Tre? Quattro?) potrebbe acquisire un peso specifico pari a quello di venti scranni rifondaroli. Diminuendo ulteriormente il già esiguo spazio di manovra percorribile dal Professore col suo brevettato (e poi naufragato) schema di triangolazione con Margherita e Rifondazione a circonvallare i Ds. Come già nel ’98, potrebbe essere l’apporto trasformistico di qualche democristiano cidiellino borderline a offrire una sponda a D’Alema e ai suoi boys, altrimenti paralizzati.
Nel frattempo è maretta sull’attribuzione delle tre più alte cariche dello stato: se la presidenza del Senato sembra essere stata blindata dai Dl in favore del “donatcattinniano” Franco Marini, a Montecitorio il ballottaggio tra lo skipper di Gallipoli e Fausto Bertinotti divide la sinistra ancor prima dell’adunata parlamentare, prevista tra una settimana esatta. La linea di frattura minaccia di aprirsi in modo tanto preoccupante che Piero Fassino, in un impeto di fede teologale, ha ritenuto di dover rivolgere una prece direttamente al miracolato capoufficio. Scrive il segretario dei Democratici di Sinistra: “A questo punto sta a Te, in quanto Leader della coalizione, assumere una iniziativa che consenta alla nostra alleanza di ritrovare quella coesione e quella solidarietà indispensabili per approdare alle soluzioni politiche e istituzionali auspicate”. Il ‘Te’ maiuscolo odora di sacrestia, la particella ‘ri’ aggiunta al predicato ‘trovare’ implica lo smarrimento più o meno temporaneo dell’oggetto (la “coesione”), l’ossessiva reiterazione della credibilità di un’investitura sostanziale a “Leader della coalizione” e del margine decisionale del Gran Capo – anche da parte del diretto interessato – tradiscono un tasso di coda di paglia attestato ben oltre il livello di guardia. Un equilibrio politico tanto labile preclude ogni via di riforma strutturale condivisa. Ecco perché il governo Prodi durerà anni, ed è inutile illudersi circa una sua dipartita prematura: chiusa ogni opportunità di elaborazione progettuale a tutto campo per manifesta disomogeneità, rimarrà solo il quotidiano soprammercato lungo i corridoi di quel cronicario per lobbysti occulti che è l’Unione. Mano libera per rinsaldare l’asse privilegiato enti locali-LegaCoop a voi di sinistra, egemonia sui mercati bancari tramite il sostegno accordato al Bazoli di turno per noi cattolici adulti: è un bigino dossettista al netto dello spessore umano ed intellettuale di cui i vecchi “cavalli di razza” democristiani pure disponevano in (modica) quantità.
All’appello mancano ancora le indicazioni di copertura per il progressivo abbattimento del cuneo fiscale – confusamente promesso da Prodi in campagna elettorale –, ma in compenso la parziale revisione delle voci imponibili relative all’Ici, da boiata demagogica che era quando si azzardava a proporla Berlusconi in puro stile Aiazzone (“Sì, avete capito bene”), sembra essersi rigenerata a grande intuizione democratica. Pare infatti che il Professore abbia preso accordi con i sindaci di Roma, Napoli e Torino – tutti e tre proiettati verso una trionfale rielezione – nel senso di uno sgravio dell’imposta sulla prima casa. Il TG3 ne rende conto con toni entusiastici, tanto più che il declino economico è sparito assieme a tutti i suoi epifenomeni fantasy (i bambini assetati di latte, gli impiegati col doppiopetto rattoppato): gli ordinativi all’industria si sono impennati di oltre il 14% su base annua, i ponti di Pasqua e del 25 Aprile segnano il tutto esaurito nelle località turistiche, le nuvole plumbee che pesavano sui destini del Belpaese stanno lasciando il posto ad un sole radioso, Provenzano non ha nemmeno fatto in tempo a votare per Cuffaro.
Ahimè, come vorrei infilarmi nella dorata stanzetta che mi ha accolto durante il triduo pasquale e scordarmi del tuffo nella Prima repubblica che, di nuovo, ci tocca per un pugno di Calderoli, Tremaglia, Panto e Musumeci.




21 aprile 2006

Martini l'Apostata

Ieri l'agenzia Ansa raccoglieva una conversazione tra Ignazio Marino, autorevole medico di area cristiano-sociale, e il cardinale emerito di Milano, Carlo Maria Martini. Tralasciando senza remore ogni commento a proposito del “dissenso” espresso dall’anziano principe della Chiesa in merito a numerose questioni eticamente sensibili – il quale può sembrare “sensazionale” solo a quanti ignorano la distinzione tra magistero teologico e dottrina morale –, mi sembra opportuno riprendere in particolare una delle domande (retoriche) che l’insigne intervistatore ha rivolto al presule:

“per evitare di perpetuare la produzione di embrioni di riserva che non vengono utilizzati, [la Legge 40] ha scelto una via semplicistica: crearne solo tre alla volta e impiantarli tutti nell’utero della donna. Ma questo numero, se si ragiona su base scientifica, dovrebbe essere flessibile e determinato caso per caso, secondo le condizioni mediche della coppia. Però, la scienza viene in aiuto per suggerire delle alternative alla creazione e al congelamento degli embrioni. Esistono delle tecniche più sofisticate di quelle utilizzate oggi, che prevedono il congelamento non dell’embrione ma dell’ovocita allo stadio dei due pronuclei, cioè nel momento in cui i due corredi cromosomici, quello femminile e quello maschile, sono ancora separati e non esiste ancora un nuovo Dna […] Non c’è l’embrione, non c’è un nuovo patrimonio genetico e quindi non c’è un nuovo individuo. Dal punto di vista biologico non c’è una nuova vita. Possiamo allora pensare che essa non ci sia nemmeno dal punto di vista spirituale e quindi che non esistano problemi nel valutare l’idea di seguire questa strada anche da parte di chi ha una fede?”

Poiché la mia discesa nella blogosfera è avvenuta con qualche mese di ritardo rispetto ai referendum sulla parziale abrogazione della Legge 40, svoltisi il 12 e 13 Giugno scorsi, mi sembra corretto fare mie le parole con cui Marino pone la questione relativa al limite dei tre embrioni. Questo per giustificare la scelta che quasi un anno fa mi indusse a votare 'sì' solo su una – la prima – delle tre schede che ritirai.
Piuttosto mi domando come mai il clima avvelenato di quei giorni abbia impedito a tutti i commentatori, anche a quelli più qualificati, di prendere in considerazione l’affinamento della tecnica di congelamento dell’ovocita anziché dell’embrione: questa soluzione è in grado di spazzare il campo da ogni problematica deontologica ricorrendo ad un salvagente pienamente “scientifico”. Per aver difeso questa opzione troppo a ridosso della consultazione referendaria, un’ostetrica dell’ospedale bolognese “S. Orsola” – Eleonora Porcu – venne pesantemente contestata dai sacerdoti della soppressione embrionale: per aprire fronti critici nel tetragono schieramento abrogazionista, evidentemente, occorre esibire il certificato di appartenenza referenziata alla medesima famiglia ideologico-culturale.




14 aprile 2006

Triduo in parte miscredente

Com'è ormai diventata mia abitudine in occasione delle feste comandate, trascorrerò il periodo pasquale in compagnia degli amici benefattori acquartierati presso l'Arsenale della Pace torinese, monastero urbano popolato di trottole angeliche sempre pronte a farsi in quattro pur di accogliere nella loro casa chiunque voglia condividere in comunione con la Fraternità della Speranza un pizzico di quel "sì" che cambia la vita. Buona Pasqua e che la vita vi arrida.


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11 aprile 2006

After-midnight abstracts

Le elezioni si sono concluse con un pareggio sul piano dell’indicazione politica di massima, ma con una vittoria algebrica dell’Unione su quello del risultato definitivo, fortemente corretto dal bonus maggioritario che segna lo spirito della nuova legge elettorale made in Calderoli. Da notare come, a dispetto delle accuse di cinico opportunismo elettoralistico rivolte dall’Unione all’indirizzo dell’ormai ex maggioranza ai tempi del suo varo, il cosiddetto toscanellum abbia dato al centro-centrodestra tutta la corda che gli serviva per impiccarsi da sé: con la vecchia legge, l’elevato coefficiente di concentrazione misurato sui suffragi riscossi dall’alleanza di centro-sinistra-sinistra (molto votata in aree ad alta densità di consenso circoscritto) avrebbe senz’altro avvantaggiato la Cdl. Chi è causa del suo mal, d’altra parte, oltre a se stesso ha da piangere anche il capolavoro di imbecillità (politica) messo a segno dalla strana coppia Mirko Tremaglia/Giorgio Panto. Il primo, artefice ed estensore dell’obbrobriosa legge che regola il voto degli italiani residenti all’estero, può a buon diritto considerarsi il colpevole dell’astrusa ripartizione dei seggi al Senato, dove la Casa delle Libertà, pur sfondando il muro del 50%, si ritrova in minoranza. Possibile che, a fronte di un sistema che premia la capacità di aggregazione, a nessuno sia venuto in mente che l’Ulivo unito andava sfidato da un blocco coalizzato di ugual potenziale attrattivo? Il secondo, come ampiamente preventivato, ha infilato una cannuccia nel gluteo destro della Cdl e ne ha succhiato via circa 90-95000 voti – pari ad un pleonastico 3% in Veneto, ma nondimeno sufficienti a ribaltare le sorti della corsa alla Camera dei Deputati, spuntata dal centro-sinistra-sinistra per un ammontare di voti paragonabile ai residenti di un piccolo quartiere milanese o romano. Come se non bastasse, all’improbabile demagogo veneziano – uno che, quando si abbandona all’estasi onirica, vagheggia nientemeno che la riconquista dei Confini Orientali – è riuscito pure di sottrarre al centro-centrodestra i numeri per raggiungere l’extra bonus di un ulteriore senatore al riparto regionale, che scatta con percentuali attorno al 60% (la Cdl, in regione, si è attestata al 57,4%). Insomma, molta dabbenaggine mista a sovrastima del proprio seguito elettorale – Tremaglia nel mondo e Panto in Veneto – conferiscono all’Unione una maggioranza relativa (49,8% contro il 49,74% degli avversari: nessuna delle due coalizioni, alla Camera, riesce dunque a sfondare il muro del 50%) e del tutto apparente.
Per quanto riguarda le voci rubricabili al capitolo “la volpe e l’uva” direi che possiamo fermarci qui. La maggioranza conquistata a Montecitorio – 340 seggi a 277, più frattaglie varie ed eventuali equamente spartite – e il pur ridotto margine disponibile al Palazzo Madama, anche grazie al sostegno dei senatori a vita più giannizzeri – soprattutto Scalfaro, Levi Montalcini e Napolitano –, mettono Romano Prodi nelle condizioni di formare un governo pienamente legittimo. Sono tuttavia gli scenari strategici che si profilano sulla gestibilità del doppio onere camerale ad ipotecare lo slancio riformatore e gli spazi di manovra praticabili dal futuro esecutivo. La presenza in aula dei senatori a vita, anche per ragioni angrafiche, non è mai garantita assiduamente. Nella scorsa legislatura, è cronaca recente, l’assenteismo doloso dei franchi tiratori colpiva spesso e clamorosamente una maggioranza forte di cento deputati e quaranta senatori in più; era un modo tipicamente democristiano per rinnovare cambiali politiche a breve scadenza nel quadro di una dialettica interna estremamente vivace. Come si assesteranno le routines di rapporto tra Governo e Parlamento, dal 28 Aprile in avanti? Una maggioranza così radicalmente sbilanciata a sinistra reggerà la prova della coesione, di fronte ai grandi temi della politica economica ed internazionale? Qui si ritiene che i sanguinosi appetiti di rivalsa antropologica traditi dai portavoce dell’Unione di fronte ai primi exit poll, stante la presente spaccatura a livello nazionale, vadano tenuti a bada. Si dessero una calmata e si rassegnassero a non salutare tra grida e stridore di denti il pensionamento anticipato del Cav., almeno non a breve. Il Professore, a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate quest’oggi ai maggiori organi di stampa, intende applicare un severo spoil system: un voto o un milione di voti in più, prendo tutto il piatto io. Presidente di Senato e Repubblica, in quest’ottica, vengono rivendicati come prerogativa esclusiva dei vincitori. Il viavai quotidiano dell’ordinaria amministrazione legislativa, con questioncine minori come l’impegno militare all’estero, il mercato del lavoro, la scuola, la giustizia e il risanamento dei conti pubblici da affrontare, fiaccherà per bene la baldanza del bolognese. Lo scontro frontale con il Nord produttivo – a schiacciante maggioranza destrorsa – e con gran parte del meridione “pelasgico” (sotto il Po, per capirci) richiede una forza politica da rincarare giorno dopo giorno nell'incessante dispiegamento di una potenza di fuoco che la sinistra, oggettivamente, non ha - quantomeno non nelle proporzioni attese.
A proposito di eventuali contestazioni del voto scrutinato, infine, se i verbali non dovessero segnalare irregolarità marchiane, sarebbe meglio lasciar correre. Non vogliamo renderci testardamente ridicoli di fronte al mondo come fece, ahilui, il povero Al Gore sei anni fa. Da opposizione forte, fortissima, stringiamo invece la morsa del centro moderato e della sinistra antagonista attorno al collo dell’Ulivo: non andrà molto diversamente rispetto a quanto avvenne in Germania dopo la seconda, effimera riconferma di Schroeder.
A un dipresso, frattanto, il referendum costituzionale attende la Cdl alla prova del fuoco. Reggeranno (reggeremo)?




11 aprile 2006

Esistono tre tipi di menzogna

Le bugie, le mezze verità e le statistiche.

Sembra recriminazione troppo piccina, chiedere l'istituzione di una commissione d'inchiesta sul commissionamento dei sondaggi in questo Paese?


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8 aprile 2006

Cinque minuti a mezzanotte - Live train of thoughts

15.38 - Sabato - Dice che l'attentato preelettorale, il comizio esplosivo pro domo islamica, non c'è stato. Qua e là s'odono le canee innalzate dai loici in servizio permanente, tutti rappresi in artefatte pose da paciosi presidenti di seggio, mentre mormorano salmodie contro l'inutile allarmismo e i luoghi comuni confezionati dai chierici dello scontro di civiltà. Ma di atti terroristici non ce ne sono stati per un motivo ben più prosaico, che si collega in un certo sposalizio d'amore concettuale ad una pretattica a base di psicologia inversa. Presente quando il Dipartimento di Stato americano, con informativa a vario titolo ripresa e amplificata dal governo di Roma, comunicò ai turisti statunitensi l'esistenza di fondati motivi di preoccupazione circa la loro permanenza su suolo italiano a ridosso delle elezioni politiche? Presente la sdegnata reazione all'unisono della sinistra, evidentemente incline ai complottismi e alla dietrologia solo a corrente alternata? Ecco, da quel momento in avanti la "colpa morale" di un eventuale attentato sarebbe automaticamente ricaduta sui prodiani, rei - sempre in linea ipotetica - di aver minimizzato un rischio a posteriori rivelatosi tutt'altro che campato per aria. Ed ecco perché i terroristi non si sono minimamente azzardati a colpire in pieno petto il cavallo (i cavalli) su cui hanno da tempo scommesso le loro fiches. Niente di più, niente di meno. Lasciate perdere S. Petronio e la metropolitana milanese, quelli sono obiettivi sensibili troppo telefonati e - di conseguenza - monitorati, perché i dinamitardi internazionali riuniti possano davvero darvisi appuntamento.
Ora che ho parlato, chissà cosa salterà in aria da qui a domani...

16.32 - Sabato - La ragione degli insuccessi elettorali patiti dal centro-centrodestra in occasione delle consultazioni intermedie svoltesi durante gli ultimi cinque anni - benché dalle Europee, malgrado il loro esito venga sempre apoditticamente annoverato tra le magnifiche vittorie del centro-sinistra-sinistra, si possano trarre numerose indicazioni in controtendenza - va ricercata in un paradosso di marketing politico. La riduzione delle tasse, promessa in pompa magna ma mantenuta a spizzichi e bocconi, attribuisce all'arretramento programmatico del grado di invadenza della politica i contorni formali di un provvedimento-capolinea, raggiunto il quale proprio i fautori della misura in questione si ritrovano deprivati del loro originario magnete di suffragi. Identico discorso coinvolge il federalismo riferendosi alla Lega Nord: una volta conferito all'architettura dello stato un assetto funzionale permanente, quest'ultimo promuove i motivi "settari" della sua introduzione a patrimonio comune del meccanismo istituzionale. Il presidenzialismo e il patriottismo avrebbero avuto riflessi simili su AN, suppongo.
Ora, percepito come concretizzato - non importa quanto a ragione - lo smantellamento di un sistema clientelare, in molti hanno ritenuto poco interessanti le elezioni amministrative, con quanto di estremamente assistenziale è dato di attribuire alla formazione del consenso ai bassi livelli di governo. E' come se il politico coraggioso fosse stato - o sia - il politico disposto a segare il ramo su cui sta seduto. Un paradosso: forse il suo portato generale non mancherà di ripercuotersi sul tasso di affluenza, domani e dopodomani.

17.01 - Sabato - Non approvo molto l'espediente di ritagliare brandelli delle dichiarazioni (orali o scritte) di chicchessia, per poi cucirli con lo spago grosso su una ricomposizione tendenziosa e fuori contesto del suo pensiero, finalizzata a screditarlo o ad appropriarsene indebitamente. Ma, dato il malessere psicologico pre-sconfitta, mi contraddico serenamente e invito a seguire due link (
qui e qui) decisamente agrodolci, di quelli che non fanno cambiare idea a nessuno.

17.40 - Sabato - Caspita, ragazzi, sono commosso: il limite delle cinquemila visite conteggiate è stato superato. Vabbè, duecento saranno mie (circa una al giorno per sei mesi), però fa la sua piccola figura - diciamo una figurina. Prima di Ottobre, l'avrei escluso del tutto. Blogger io? Figuri(ni)amoci.

18.15 - Sabato - Ennesima
political compass, segnalata stavolta da Samuele Silva. Io mi sono posizionato così, ma con domande del genere "libertareggio" facile: niente quesiti su aborto, eutanasia o staminali embrionali, solamente due domande "etiche" su sesso e droghe, materie riguardo alle quali sono notoriamente ultra-liberal.

18.38 - Sabato - Carino anche questo 
articolo di Socci, copincollato sul blog di Alef. Un po' screziato di livore ad personam, a dire il vero, ma a tratti emblematico dell'astratto "abbraccio universale" di cui amano blaterare certi irenici baciapile; da tenere a mente soprattutto la parte dedicata al Dalai Lama e alle vedute buddiste - tutt'altro che indulgenti - a proposito di morale sessuale e di quant'altro ruoti attorno all'inguine.

19.00 - Sabato - Se ho ben capito, lo scenario accarezzato da tutti coloro che, tolkienianamente, si affidano al detto "c'è sempre speranza", vede il voto concludersi con un "pareggio" tra l'Unione (in maggioranza alla Camera) e la CdL (vincente al Senato grazie a quella porcata di bonus regionale). Non vorrei accanirmi ulteriormente sulla reputazione di profeta di sventura che, in soli sei mesi di presenza attiva nella blogosfera, ho saputo costruirmi, ma per vincere al Senato il centro-centrodestra dovrebbe conquistare in alternativa il Lazio o la Campania - oltre ovviamente alla Puglia e al Piemonte. Regioni difficili, specialmente il feudo bassoliniano, ormai divenuto un vero e proprio presidio rosso, con tanto di Coop, consulenze e assessorati alla Pace. Ma quand'anche i "nostri" dovessero spuntarla alla Camera Alta, non illudiamoci: con la sinistra stabile a 340 deputati - contro 280 - a Montecitorio, un'eventuale prevalenza a Palazzo Madama sarebbe talmente risicata da innescare un allegro mercato delle vacche un minuto dopo la chiusura dei seggi. Molti candidati forzitalioti al Senato meditano da mesi di abbandonare la nave all'indomani del naufragio, quindi c'è poco da trastullarsi con l'abaco o da coltivare fantasiose proiezioni di voto erroneamente ritenute "favorevoli": comunque vada, sarà un insuccesso. Quel che poteva fare - molto poco - Berlusconi l'ha già fatto da un pezzo: proporre un grande idea senza organizzazione da contrapporre ad una grande organizzazione senza idee. Ma è stato preso per la saccoccia, e adesso si spalancano prospettive assai cupe per noi cosiddetti "moderati". Il brutto film interrotto nel '94 sembra in procinto di rimaterializzarsi nonostante il ritardo infertogli dal Cav.: un centro moroteo in fittizia competizione con una sinistra oltranzista, con tanti saluti alla parte conservatrice e/o liberale del Paese. Enjoy!

19.13 - Sabato - Well, io stacco. Esco a farmi qualche menata, il tanto che serve per accrescere lo sbattimento al ticchettio del contapassi che porto attaccato alla caviglia - la destra, of course.
Domani, crocetta con bruciore posteriore incorporato e poi qualche altra disquisizione depressiva.

11.21 - Domenica - Votato Forza Italia, Camera e Senato. Ammetto che la tentazione di apporre la crocetta sull'ittico simbolo del Salmone è stata forte e, fino a pochi giorni fa, foriera di molte titubanze. Ma poi, complici la prolusione zapaterista di Cecchi Paone andanta in onda avantieri a Le Storie di Corrado Augias e la necessità di accumulare "massa critica" sul partito del premier - specie alla Camera Alta, dove il simbolo dei Riformatori Liberali appare a sé stante -, mi hanno fatto propendere definitivamente per la doppietta forzitaliota. Pagherò il fio in questa vita, o nell'altra, chi lo sa.
Fa brutto tempo, il cielo è coperto di lividi nuvoloni. Speriamo che serva a raggiungere la fatidica soglia del 55% di consensi qui in Veneto, necessaria per sfrondare un senatore in più al premio di maggioranza regionale, ma ne dubito: la lista-civetta capeggiata da Giorgio "parrucchino+dolce vita" Panto stornerà quel 4-5% di suffragi sufficiente a scongiurare l'ipotesi. Giorgio Panto, sin dalle scorse Regionali, è notoriamente finanziato - tra gli altri - da consorzi larvatamente simpatizzanti del centro-sinistra-sinistra, ma disposti a speculare perfino sulle sorti del più impresentabile dei fascio-leghisti, pur di drenare voti a destra.

12.03 - Domenica - Ieri sera ho raggiunto gli amici al ristorante, dopo cena, quando i loro bicchierini di Montenegro erano già mezzi vuoti. L'astinenza alcoolica quaresimale mi rende tremendamente penoso il desinare in compagnia, davanti a gente che si scola litri di vin rosso con la massima indifferenza, per cui ho preso l'abitudine di aggregarmi alla combriccola solo dopo il caffè. La tavolata era politicamente così assortita: un no global in disguisa, un diessino in vena di polemicucce di scarso spessore, un altro diessino, però silenzioso, un verde dalle idee superficiali e confuse ("voto così perché difendono i beni culturali, e in Italia di buono c'è solo quello e nient'altro") e un indeciso decisamente apolitico. I prammatici giureconsulti di bassa statura, vista la vigilia elettorale, fioccano a profusione: "questo dei precari è un tema concreto. Mica possiamo farci prendere per il culo da questi stronzi che ci assumono per due mesi e poi ci lasciano a casa"; "Ueh, dico, io ho una laurea triennale in Scienze Pedagogiche, rappresento uno spaccato di formazione personale che, per l'Italia, è di alto livello. Come faccio a fare l'operaio?"; "Da lunedì la vedete, cazzo, quella gente lì che fine fa. Fede, Schifani, Bondi, tutti fuori dai coglioni"; "Almeno la finiranno con le leggi ad personam, cazzo. Quella è proprio una vergogna". Eh già. Vagli a spiegare, ai tuoi sodali, che è meglio precario che disoccupato. Vagli a dire - con il tatto che serve per non essere offensivi - che non è la laurea in sé a rendere appetibile lo studente/lavoratore, ma il tipo di laurea ad essere più o meno richiesto sul mercato del lavoro. Vagli a dire che avvelenare il clima fa male alla "democrazia" di cui amano riempirsi la bocca i loro retori capibastone. Vagli a dire che le leggi ad personam non sono servite ad un'emerita cippa, dopo che il legittimo sospetto non ha prodotto i risultati sperati, dopo che il Lodo Schifani/Maccanico è stato respinto dalla Consulta, dopo che la Gasparri è stata rinviata alle Camere da Ciampi e deflorata nelle parti che avrebbero avvantaggiato Mediaset. Sei prescrizioni, quattro assoluzioni, più le pendenze relative al procedimento All Iberian 2, con cui il Cav. si è risparmiato la seccatura di dover patteggiare - quanto, un anno? due? tre? - un po' di simbolica reclusione, stralciate grazie alla depenalizzazione del falso il bilancio. Il quale, però, rimane illecito da scontare tramite sanzione pecuniaria. Santa pace, ragazzi: in un sistema basato sul dilagare dell'illegalità, la volontà di applicare le regole diventa - solo nelle conseguenze o anche nelle intenzioni non fa differenza - espressione di una discrezionalità politica del tutto illiberale. Sì, ciao, quelli sono già partiti per la birreria. Io mica me la sento, ho un'astinenza da osservare e un malessere psicologico da tenere a freno.
Brutto trucchetto, quello di attribuire all'aneddotica privata un qualche rilievo statistico di campionamento antropo-politologico generale. Meglio risparmiarselo.

16.40 - Domenica - Alle 12.00 si era recato a votare il 17,6% degli aventi diritto. Se entro le 15.00 di domani non si tocca almeno l'80% non c'è storia. Cinque anni fa, alla stessa ora l'affluenza era al 21 e rotti percento, ma si votava nell'unica giornata di Domenica.

17.17 - Domenica - "
Vogliamo la dissoluzione ad æternum della Lega Nord, Forza Italia ed Alleanza Nazionale, vogliamo che venga costruito un apposito carcere dove rinchiudere tutti i membri del quasi disciolto governo delle destre, vogliamo che venga costruito direttamente come struttura fatiscente e pericolante, vogliamo che sia gestito dallo stesso efficiente personale di Abu Ghraib, vogliamo che le uniche visite che possano ricevere siano quelle degli ufficiali giudiziari che notificano altri ergastoli, vogliamo che ogni sera debbano subire una lettura degli articoli del Paperoga del Corsera squittiti dalla cella in fondo a destra e vogliamo che l'unico poster scollacciato permesso sulle pareti umide delle loro celle sia quello di Souad the cannibal Sbai in un tripudio di cellulite".
Il link esterno è un favore che, dato il traboccare di bava alla bocca, non le posso proprio fare. Ma ci vuol poco ad intuire quale penna possa esservi dietro tanto paté di bile in crosta di cerume espettorato via catetere pericranico...può essere solo lei.

17.24 - Domenica - Il Presidente emerito della Repubblica Franceso Cossiga annuncia il suo voto per la CdL. Ma non era il decano della sinistra DC? Poi, però, Domenico Fisichella finisce a ingrossare le fila dei DL. Boh.

18.11 - Domenica - Che quella dei bambini bolliti fosse una sparata con tutte le premesse a posto per assurgere in breve tempo al sospirato rango di fregnaccia si poteva intuire, ma qui ci si mette proprio una pietra tombale sopra. Tasse, politica estera e poi ancora tasse e politica estera - con una spolverata di etica pubblica, che per uno schieramento nominalmente conservatore dovrebbe funzionare da collante metapolitico, in teoria. Su questo - e non sulle leggende nere o sui coglioni o sulla magistratura infame - doveva pestare duro il Berlusca accendendo i suoi ultimi fuochi, ma non l'ha fatto. Dando per di più l'impressione di un certo nervosismo da belva braccata. L'effetto nefasto delle spie di malessere si amplifica all'estremo, così "sottovoto spinto".

9.54 - Lunedì - Vuoi vedere che la messa in onda della seconda e ultima parte de Il Ritorno del Re, ieri sera su Italia1, con la Luce che trionfa sull'Oscurità, era da tempo programmata per assumere forti valenze simboliche a doppia mandata? Tanto, chiunque vinca non potrà che sostenere di essersi rivisto dalla parte del Bene, no?

10.19 - Lunedì - L'Italia settentrionale (71,5%) guida la classifica dell'affluenza alle urne per distretti, Bologna (77,5%) quella per città. Business as usual.
(Dati Viminale)

13.56 - Lunedì - E' pacifico che gli exit-poll già pronti per le 14.55 forniscano dati ad effetto, tipo Unione al 51% e CdL al 47-48%. Io, che mi fido poco perfino dei voti scrutinati, con le "interviste all'uscita" ci farei tranquillamente la birra. Eppure so già che il doppio malto mi farà venire il mal di pancia...

14.30 - Lunedì - Le urne stanno per chiudersi. Con mezz'ora di anticipo, giunge anche per me il momento di tacere in attesa dei risultati definitivi che, salvo miracoli, si riveleranno i più annunciati della storia repubblicana. Ora, silenzio. Si vince e si perde, paura di niente.




6 aprile 2006

Caro Senatore

Al direttore – Confesso di aver letto, anch’io “non senza vergogna”, la lettera di Alberto Mingardi (il Foglio di martedì): ancor più perché è un amico e un liberale. Pazienza per l’assolutismo che lo induce all’errore logico di porre il suo dilemma – se il cordoglio generalizzato per il povero Tommi, che lo irrita (sic), sia dovuto o all’impotenza della vittima o all’uso di mezzi teatrali (sic) per ucciderlo – a valle di un’assunzione aprioristica, che aborto e omicidio siano la stessa cosa. Ignorando la radicale distinzione che ne fanno, da un lato, le molteplici e differenti opinioni in merito che attraversano la dottrina della chiesa nei secoli e, dall’altro, il codice prima della depenalizzazione. Pazienza per non voler considerare quanto i filosofi hanno discettato sulla differenza tra vita in potenza e in atto. Ma non ho pazienza se penso alle donne, migliaia e migliaia, italiane e viventi, che sono passate attraverso il trauma dell’aborto, e forse ancora ne portano i segni, e alla ripulsa che provano – e noi con loro – a sentirsi equiparate agli assassini di Tommi. Chi ha il diritto di criminalizzarle? O se penso a quanti domenica non riuscivano a leggere i giornali, tanto le lacrime gli offuscavano gli occhi, e ai bambini delle scuole che hanno provato dolore per Tommi: perché dovrebbero vergognarsi del loro sentimento? E mi ritraggo dal pensare al disumano sovraccarico imposto alla mamma di Tommi privandola persino del proprio individuale dolore, dissolto e disperso nella genericità di un male così diverso dal suo. Io rispetto le opinioni di chi, a differenza di me, ha bisogno della metafisica per fondare la propria etica. Ma esiste un comune senso dell’etica: ignorarlo è ideologismo. Soprattutto, Alberto, un’etica che offenda la carità non può essere etica.
                                                                                
Franco Debenedetti

Caro Senatore, pur confidando nella capacità di Alberto Mingardi di difendersi da sé, ove mai egli ritenesse opportuno rivolgerLe una controreplica, in qualità di “mingardiano” di ferro mi sento investito in prima persona dal portato etico e logico delle Sue riflessioni. E pazienza, se pazienza dev’essere, per la curiosa aporia che La porta a contestare il fondativismo metafisico appellandosi alle discettazioni di coloro i quali – chierici e filosofi – della metafisica imperniata sul bimillenario asse atto-potenza hanno fatto un ambito conoscitivo imprescindibile. Pazienza per l’imprecisa categoria giuridica – la “depenalizzazione” – da Lei applicata ad una fattispecie penale sanata invece tramite il ricorso al dispositivo della legalizzazione – che, sul piano dello spirito normativo, sancisce non già una sospensione “in deroga” del reato di omicidio, bensì la totale liceità di uno dei contesti specifici nel quale, in precedenza, si riteneva che quest’ultimo si configurasse. Pazienza per l’annoso sotterfugio dialettico, affioramento carsico della mentalità liberal, che gioca sulla subordinazione concettuale della “vita umana” (fenomenologia) alla “persona” (diritto positivo). Ma la pazienza ha un limite per tutti e, per quanto mi riguarda, si esaurisce allorché un equivoco indebito – ossia l’implicita criminalizzazione delle donne volontariamente sottopostesi ad aborto clinico – viene assunto a cardine di un’accusa tanto infamante quanto infondata nei confronti miei e di chi la pensa come me. Se vi è un dato indubitabile, nella mischia di valori e controvalori che confliggono sul cedevole terreno dell’etica pubblica, è che proprio le donne “passate attraverso il trauma dell’aborto” costituiscono forse l’unica categoria esentata “d’ufficio” dall’onere della colpevolizzazione in materia di interruzione di gravidanza. Solo loro, infatti, hanno sperimentato e interiorizzato una consapevolezza di quel “trauma” tale da non richiedere alcun supplemento di penalità. L’accusa di cattiva coscienza, nei termini in cui viene posta anche dal sottoscritto, è rivolta a tutti gli altri, a tutti noi, spettatori ipocritamente partecipi degli artati psicodrammi che (giustamente, beninteso) accompagnano notizie come il prezzolato assassinio di un infante mentre, negli ospedali, creature appena meno cresciute muoiono “a migliaia” nella grigia serialità che l’indifferenza generalizzata demanda quotidianamente al detto “occhio non vede, cuore non duole” declinato in punta di diritto. Anch’io non accetto che il dolore altrui venga appiattito su orizzonti astrattamente “collettivi” o “individuali” a seconda delle convenienze e delle circostanze: è particolare e irripetibile quello della mamma di Tommi come lo è quello di tutte le reduci da ivg, a dispetto della dissolta e generica “dispersione” che Lei sembra attribuire a questa seconda casistica. Consci di quanto detto sin qui, non ci troveremmo forse a maneggiare una legislazione maggiormente “individualista”, valutando caso per caso le coordinate sociali e psicologiche che contribuiscono a determinare ciascun rifiuto della gravidanza, anziché consegnando all’arbitrio di un’indiscriminata legalizzazione la disciplina dell’aborto, peraltro in spregio alla volontà e ai diritti soggettivi di un concepito inchiodato ad una minorità primitiva e punitiva? Non è, il Diritto, lo strumento con cui le civiltà organizzate tentano di emendare le ingiustizie e le disparità intrinseche allo “stato di natura”? Mi creda, Senatore, quando dico che le nostre divergenze derivano non dalla discrasia tra macilente sagome metafisiche da un lato e realistico buon senso dall’altro, ma dall’eterna lotta tra etica deontologica ed etica utilitaristica, entrambe saldamente – ma diversamente – ancorate all’elemento “materico” dell’Essere. E mi permetta di riprendere quanto stamane Le ha risposto Giuliano Ferrara, nel ripeterLe che la carità, in ordine a certe problematiche, è meglio lasciarla dove si trova: nel secchio con un miliardo di aborti. Confrontiamoci piuttosto a partire da quanto unifica i nostri punti di vista, cioè la coabitazione di quell’area semantica che permette a Lei come a me di riconoscere nell’aborto un “trauma” e un “male”. Con stima e rispetto, un saluto.




4 aprile 2006

Buona la seconda

Niente di che, vediamo di chiarirci subito. Ma ieri sera, se non altro, Berlusconi non ha manifestato i sintomi dell’insofferenza alle regole pattuite con la medesima stizza di due settimane fa. Certo, qualche sbocco di bile c’è stato, addirittura fino a dare sulla voce al competitore in spregio alla regola che impone tempi, inquadrature e risposte contingentati. Eppure gli errori commessi durante il precedente faccia-a-faccia hanno insegnato molto al Cav.: niente occhi al tavolo, sguardo in tralice a favore di camera, via quella penna scarabocchiosa dalle mani.
Da questa rivitalizzazione berlusconiana ha tratto giovamento la godibilità di tutta la sfida “di ritorno”, a partire dall’abbondante iniezione di simpamina fluita nelle vene di un Prodi insolitamente vivacizzato – il quale, en passant, ha in parte censurato l’artefatta bonomia che il suo soporifero personaggio ama affettare.
Mentre l’avanti causa riscaldava i motori con qualche balbettio a proposito di un non meglio chiarito nesso semantico tra la locuzione “proposta chiarissima” ed espressioni come “tassa di successione solo su chi possiede parecchi milioni di Euro”, “copertura del taglio del cuneo fiscale” o “limite di reddito oltre il quale non può esservi felicità”, un Cavaliere ad un tempo laicissimo (ha fatto fuori i temi etici con un’alzata di spalle) e cristianissimo (a lui il legno dell’italica umanità piace “storto” così com’è) sfoderava in scioltezza molti dei suoi grandi classici, più qualche sorpresona pasquale. Bonus bebè, quoziente familiare, basic tax e contenimento della progressività fiscale sono vecchie glorie, ma la promessa di un vicepremier donna e – colpo di teatro finale – dell’abolizione totale dell’Ici hanno fatto scorrere un brivido di allampanata incredulità sulla colonna vertebrale degli spettatori. La prima allusione emenda con stile la magra figura rimediata dal premier nello scorso dibattito allorché la discussione s’era soffermata sul tema delle politiche femminili, quinci e quivi liquidate alla stregua di un banale soprammercato elettorale per casalinghe anni ’50. L’idea di una Condoleeza italiana o giù di lì, invece, ripara al danno e lo scarica su un Prodi alla sempre più affannosa ricerca di valide giustificazioni a sostegno delle quote rosa, tutela di stampo malthusiano-ambientalista (binomio guardacaso sinergico da cent’anni a questa parte) per deboli specie in via di estinzione.
Naturalmente l’abrogazione dell’Ici va vista come una provocazione al fulmicotone, serbata per un’arringa finale senza debito di replica. A meno di non voler direttamente abolire i Comuni, la cannonata va vista come un espediente per amplificare il contrasto ideale tra le opposte visioni della vita (associata e non) incarnate da Berlusconi e da Prodi rispettivamente: io – sembra voler ammiccare Silvio – litigo e m’impantano tra le plaghe del fondale politico, certo, ma sempre e solo con lo scopo di combattere l’invadenza dello stato; lui, il vecchio mandatario di De Mita all’IRI, rimane ancorato ad una concezione artatamente perequativa dell’azione politica. Tanto più che la sparata berlusconiana fa il paio con l’assegno di duecento Euro mensili che, nelle intenzioni prodiane, dovrebbe accompagnare i nuovi nati fino all’età di sedici anni. Cinquecentomila (i nuovi nati ogni anno, per difetto) per duecento per dodici fa un miliardo e duecento milioni di Euro solo nel primo anno: chi vuol ridere è libero di farlo, chi non ha capito i criteri di ammissione al sussidio è in buona compagnia.
Certo, anche Berlusconi nicchia alla grande quando si sente chiamato a rendere conto della copertura finanziaria per i provvedimenti assistenziali che ha in animo di assumere, chi lo nega. Ma mentre la ricetta contabile adottata da Tremonti rimarrà verosimilmente la stessa anche in futuro (cartolarizzare l’attivo patrimoniale dello Stato), quella del successore di Visco in Via XX Settembre si preannuncia già da ora assai zelante nel seguire le orme di cotanto draculesco antesignano. Senza contare gli enormi costi necessari all’attuazione dei maxi controlli fiscali annunciati da Prodi, per l’occasione cantore di una preoccupante “maestà” delle leggi tributarie italiane – la cui iniquità, per giunta, si ripromette di aumentare tramite la revisione degli estimi catastali, cioè dell’imposizione sui valori patrimoniali accumulati dai privati.
Non mi illudo, no di sicuro. La sconfitta della CdL è scritta nell’aritmetica spicciola: ma forse la debàcle sarà abbastanza contenuta da chiarire come, in politica, la leadership e la compattezza nell’esercizio di un’opposizione costruttiva siano alla lunga credenziali ben più convincenti che non il costituirsi in cartello elettorale pur di professarsi “anti” o “filo” chicchessia. Ora le scaramucce prima della battaglia tacciono. In lontananza rullano i tamburi: arrivano. Io, si parva licet, preferisco anteporre i miei interessi individuali ad ogni altra possibile (e tutto sommato doverosa) considerazione sull’anomalia impersonata da Silvio Berlusconi lungo tutti questi anni. E – perché no – sento anche di affidarmi alla guida di un personaggio che, nel poco bene e nel molto male che rappresenta, mi scalda il cuore (oltre al borsello), quando dico che voterò per Forza Italia.

UPDATE: A Conservative Mind chiarisce le confuse idee di quanti hanno straparlato circa l'abolizione dell'Ici sulla prima casa ventilata da Berlusconi: "Il gettito Ici sulla prima casa è pari a due terzi del gettito Ici prodotto da tutte le case. Il quale è però una quota minoritaria di quei dieci miliardi di euro, che rappresentano l'intero gettito dell'imposta. Di quei dieci miliardi, infatti, 6,7 provengono dalla tassazione degli immobili commerciali e industriali. Dei restanti 3,3 miliardi di euro, un miliardo di euro è prodotto dal gettito sulle seconde case e solo 2,3 miliardi provengono dalla tassazione delle abitazioni principali". Il post completo qui.
Naturalmente, mi avvio senza indugio verso la malabolgia dei dubbiosi, uomo di poca fede che non sono altro. Farò penitenza.




2 aprile 2006

IsmaelVille/3

Carlo Lottieri si mantiene sempre in grande spolvero, stavolta grazie a questo report sulla diversa etica dell'esproprio che separa Europa e Stati Uniti (dove mi preme sottolineare come il libero mercato sappia esercitare con grande efficacia le più svariate forme di "pressione morale") e a questa breve bio-monografia del liberale cattolico Lord Acton.
Prima in classifica ex aequo lo raggiunge Barbara con uno speciale sugli aborti coatti praticati nei paradisi demografici e con un post sul Tibet, dove tocca un tema a me molto caro.
Ci sono poi tre bei pezzi segnalati da Walker: il primo, di Marina Corradi, è dedicato ad un raduno laicista altamente floppeggiante; il secondo, di Massimo Introvigne, illustra gli interessi economici a monte del progressismo dottrinale sposato da molta finanza cattolica “dissenziente”; il terzo, infine, è un’accattivante recensione del libro “La Cattedrale e il Cubo”.
Poi ci sono Censurarossa con la ripresa di certi dubbi esternati tempo addietro da Luigi Spaventa, Orpheus con un patchwork di analisi giornalistiche relative allo scottante dibattito sull’eutanasia, The Mote in God’s Eye con il link ad un decisivo sfogo del grande Sergio Ricossa contro l’ipocrisia pauperista e Cercatore del Mattino che recensisce l’ultimo libro di Dario Antiseri.
Per presidiare adeguatamente il fronte della polemica preelettorale, rilancio un Jim Momo per l’occasione molto scettico sulla politica assistenziale prospettata dall’Unione in particolare e sulla “normalità” dell’Italia in generale, un Daw con qualche bugia da smascherare e un rapporto Eurisko-Prometeia sul risparmio patrimoniale italiano (grazie a Watergate).
Concludiamo con una doppietta di Paolo Della Sala, che prima fa chiarezza sui molti luoghi comuni che circondano le partnership belliche dell’Iraq pre-Guerra del Golfo e poi riporta alla luce le inchieste di certi giornalisti epurati perché scomodi e mai rimpianti perché destrorsi.

Buona Domenica!


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