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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





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Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



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USA 2006:
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Laicità e diritto naturale,
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La mossa del Casini

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Apocalypto

Pannella e la morte
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Fassino, le sberle, la rivincita

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"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

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Come Prodi
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Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

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A New Republic

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Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
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Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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17 luglio 2007

Liberalizzazioni: cosa resta da fare?/2

Vai alla prima parte.

Seguiva quindi il dibattito sul tema “cosa resta da fare?”, moderato da Gianfranco Fabi de Il Sole 24 Ore. Per gli interlocutori politici, il classico problema è stabilire se il bicchiere sia mezzo vuoto o mezzo pieno. Secondo il diessino Franco Bassanini, per paradossale che possa sembrare stando alle contrapposte retoriche di parte, ha liberalizzato più il centrosinistra del centrodestra. Forse l’illustre esponente di Astrid dimentica la Legge Biagi e la riforma della Banca d’Italia, varate nel corso della passata legislatura, oltre che la pertinace contrarietà del suo partito a ogni ipotesi di intervento “aperturista” sulle fondazioni bancarie, ma non formalizziamoci. Anche perché, sul piano strettamente culturale, è molto più interessante evidenziare un appunto rivolto dall’ex ministro della Funzione Pubblica agli estensori dell’indice. Per Bassanini alligna un approccio sottilmente ideologico nel contemplare alla voce “liberalizzazioni” solo la libertà degli operatori di mercato: se incombe un monopolista, occorre infatti tener presente la necessità di adottare “misure temporanee pro-competitive”. In appena due battute, si è potuto toccare con mano il profondo divario che separa il mercato “di sinistra” da quello “di destra”. A Bassanini non passava neppure per l’anticamera del cervello di specificare se il “monopolista” a cui si riferiva fosse pubblico o privato, cioè se la sua posizione dominante derivasse da un’indebita ingerenza dello stato nei commerci umani oppure fosse lo sbocco “naturale” per certi segmenti di mercato (come quello dei computer). Il discorso si è chiuso poi con qualche lamentazione di prammatica riguardo le “larghe intese” elettorali, che impediscono agli esecutivi di seguire iter di governo ben definiti.
È toccato poi a Roberto Formigoni proseguire la discussione. Grazie ai “miglioristi” come Bersani e Bassanini – ha detto il presidente della Lombardia – le logiche di mercato hanno fatto breccia anche a sinistra. Ma con poco coraggio e molto a senso unico, ovvero colpendo di proposito solamente gli interessi del blocco sociale avverso. Strano come al governatore sfugga che, nei sistemi bipolari, gli assetti socio-economici si modificano un passo alla volta proprio secondo lo schema dei “turni di castigo”. Quando la dissertazione ha imboccato la temibile china delle “convergenze tra riformatori”, inoltre, si è avuta la netta impressione che tutto il ragionamento puntasse dritto verso le solite prospettive terzopoliste accarezzate da volenterosi sempre più impazienti. Invece Formigoni ha recuperato bene invocando la liberalizzazione della scuola e dell’educazione, la meritocrazia come opportunità per i meno abbienti, la sussidiarietà e l’antistatalismo come portato di un nuovo umanesimo politico, il federalismo fiscale come veicolo di trasparenza e oculatezza nel governo della cosa pubblica.
Roberto Mazzotta ha preso la parola stigmatizzando la dilagante ipocrisia di chi è liberale solo nel giardino degli altri. Ma soprattutto facendo notare che i liberalizzatori “di riva sinistra” come Bersani sono degli inguaribili regolatori che, seppure con benevolenza, guardano agli spiriti animali della concorrenza e della competizione come a belve da ingabbiare. C’è più “zoo” che “savana”, in altre parole, negli scenari immaginati dal socialismo di mercato. Scenari tutto sommato condivisi dall’opinione pubblica italiana, che è assai meno liberista di quanto si possa pensare. Quando poi il più promettente uomo politico europeo di oggi – ha concluso il presidente del Cda della Popolare di Milano – difende la tutela politica delle autorità bancarie continentali, è come una campana a morto che rimbomba.
Francesco Giordano ha invece ricordato che nel settore bancario non ha senso parlare di “liberalizzazione” tout court, poiché un quadro regolatorio del comparto è imprescindibile, ma è necessario sottoporre la regolamentazione specifica a un continuo monitoraggio critico. Considerazioni valide per qualunque ambito economico, a dire il vero: nessun mercato può fare a meno della rule of law, quale che sia la sorgente giuridica – consuetudinaria o positiva – di quest’ultima. Incalzato da Bassanini, il responsabile pianificazione, strategie e studi di UniCredit ha infine convenuto che l’attuale governo si stia impegnando più del precedente nell’obiettivo di rafforzare le autorità indipendenti, fondamentale per addivenire al “monitoraggio continuo” di cui sopra.
Tornando sul tratto intrinsecamente contraddittorio delle “bersanizzazioni”, che aprono i mercati regolamentando severamente poche formule contrattuali insindacabili, Alberto Marras (Fondiaria Sai) ha portato la discussione sul terreno del mercato assicurativo. Essenzialmente rimarcando che ogni iniziativa di apertura richiede assunzione di responsabilità e consapevolezza da parte di una clientela spesso intellettualmente e culturalmente pigra. Occorre pertanto che gli operatori contribuiscano attivamente alla formazione culturale dell’utenza, senza la quale diventa impossibile giudicare correttamente il numeratore del rapporto qualità/prezzo.
Leonardo Bellodi (Eni) si è difeso dall’accusa di scarsa liberalizzazione del mercato del gas spiegando che le ricette su cui si attarda la comunità internazionale, risalenti al 1996, sono ormai divenute inattuali. In quel periodo il petrolio – alla cui quotazione il gas naturale è agganciato – stava a 10$ al barile, perciò liberalizzare sul lato della domanda avrebbe incrementato la “forza contrattuale” dei paesi consumatori. Oggi, con la materia prima alle stelle e la progressiva statalizzazione dell’offerta, per raggiungere i tre scopi “aurei” della distribuzione (abbondanza, sicurezza, convenienza) occorre coordinare strategie di politica estera e industriale. Avrebbe insomma ragione Tremonti quando dice che, mentre noi europei facciamo il mercato comune, fuori allestiscono oligarchie comuni: io preferisco pensare che agli arroccamenti dirigisti del caudillo di turno si possa e si debba rispondere con la diversificazione dell’approvvigionamento e delle fonti energetiche, non con reazioni verticistiche di segno uguale e contrario. Stranamente non sono state approfondite le ragioni della riluttanza di Eni a scorporarsi da Snam, a mio avviso giustificate dalla poco allettante prospettiva di veder finire la rete gas in pasto al fondo prodiano denominato F2I.
Prima dei saluti di rito, Daniele Garofalo (Enel) ha fatto in tempo a osservare che l’ampia liberalizzazione del nostro mercato elettrico nazionale – largamente attestata dall’indice 2007 – è stata in parte vanificata dai costi delle materie prime e che, da solo, un mercato aperto non offre alcuna garanzia di fronte alle sfide globali (come la crisi climatica) e tecnologiche (in contesti liberalizzati nessuno fa le centrali nucleari).
L’ultimissima parola è stata nuovamente di Roberto Mazzotta, che ha ripreso il tema della diversità italiana in chiave di politica economica: le “due Italie” avanzano istanze diametralmente opposte anche in merito alle liberalizzazioni, e sarebbe insensato dare a entrambe le stesse risposte. Analisi dialetticamente brillante ma politicamente inservibile, temo.

(2.Fine)



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