.
Annunci online

  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

Crea il tuo badge


Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


Disclaimer
A norma della legge 62/2001
questo blog, aggiornato senza
periodicità, non è una testata
giornalistica né un prodotto
editoriale.
L'autore dichiara di non
essere responsabile dei
commenti inseriti nei post.
Eventuali commenti dei
lettori, lesivi dell'onorabilità
o dell'immagine di persone
terze, non sono da attribuirsi
al titolare.


Copyright
Tutti i testi presenti su questo
blog, salvo dove diversamente
indicato, sono da considerarsi
proprietà intellettuale
dell'autore. Senza il consenso
esplicito del titolare, è vietata
la riproduzione totale o parziale
di tali contenuti a scopo di lucro.
Il mancato rispetto di queste
indicazioni sarà perseguito
in sede legale, secondo i termini
previsti dalle leggi vigenti.


Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Wikio - Top dei blogs - Politica


24 ottobre 2006

Ipotesi su Gesù

di Vittorio Messori
Società Editrice Internazionale, 273 pp., € 15,49

 

ad Alessandro

 

“Al di fuori di chi adora un Dio inchiodato nudo su una croce, l’uomo che soffre e che accetta questa sofferenza cui il suo Creatore non partecipa affatto è moralmente migliore di lui”.

Ipotesi su Gesù, oltre che uno straordinario long seller, è un diario tematico scritto sotto duplice assedio psicologico. Esso, di là dal resoconto intellettuale di una conversione in partibus infidelium, offre infatti al lettore il vivido spaccato di una temperie culturale in cui trionfavano gli stilemi radical/marxisti del soggettivismo e del materialismo dialettico e, di conseguenza, dice molto anche sullo stato d’animo – stretto tra il fervente trasporto emotivo del cristiano rinato e il lucido azzardo del pubblicista controcorrente – nel quale doveva trovarsi uno scrittore intenzionato a sostenere la ragionevolezza dell’«ipotesi di fede» nell’opprimente clima ultra-agnosticheggiante di allora.
Sono passati trent’anni esatti da quando la salesiana SEI pubblicò l’opera prima di Vittorio Messori e, per accarezzare la speranza di riuscire a coinvolgere anche il pubblico extra-cattolico nella sua indagine storica e teologica, quest’ultimo dovette cercare il suggello della cultura ufficiale, segnatamente lasciando spazio ad una prefazione “liberatoria” scritta dal comunista Lucio Lombardo Radice. Nel frattempo molta acqua è passata sotto i ponti. Il mondo occidentale ha autonomamente mitigato, sia pur con grande fatica e tra mille battaglie politico-ideologiche, gli eccessi ai quali lo aveva condotto l’etica pubblica disgregatrice e indifferentista affermatasi durante gli anni ’70. Lo “spazio pubblico” – tuttora attentamente monitorato dagli occhiuti guardiani di una laicità interpretata non come dovere dello stato, ma come obbligo del cittadino – è tornato ad essere un luogo abitabile anche per chi di sinistra non è, e ciò si è riflettuto anche sul settore dell’editoria.
Venuto meno il livido isolamento dell’anacoreta che grida nel deserto, il saggio d’esordio di Messori ha potuto valorizzare e divulgare a pieno regime il caratteristico tratteggio documentale del suo contenuto. Il quale, attraverso l’inedita formula dell’inchiesta giornalistica applicata all’«enigma-Gesù», rimane ancora un’inesauribile fonte di argomenti a favore della scommessa sulla contemporanea storicità e divinità del falegname crocifisso a Gerusalemme quasi duemila anni fa. Fino ad imporsi come manuale di conversazione e di meditazione sulla razionalità del trascendente di cifra cristiana.
L’inquadramento della matrice religiosa giudaica si presta a dissodare il terreno di riflessione da cui prende le mosse la disamina messoriana. Caso unico tra le culture antiche, la fede di Israele si appunta su un culto strettamente monoteistico e intravede nell’esistenza del male e dei suoi epifenomeni il segno della tragica autonomia accordatale da un Dio nascosto, che rifiuta di soccorrere i suoi figli prediletti pur di non privarli del libero arbitrio. Non un motore immobile aristotelico o un’originaria struttura anapodittica dell’Essere, concepita per irradiare a ventaglio le molteplici categorie del sensibile; ma nemmeno uno sbadato demiurgo impegnato a disseminare la natura di capricciosi referenti semi-divini, sotto il cui volubile tallone l’uomo debba rassegnarsi a giacere. A dispetto delle scienze antropologiche, che vedono le religioni come sovrastrutture storiche socialmente determinate dalla convenienza politica, gli ebrei hanno fieramente resistito all’influsso esercitato da questi due archetipi diametralmente opposti ma parimenti in auge nella ben più gloriosa – e quindi condizionante – antichità greco-romana e babilonese. Di più: il vettore storico della sapienza profetica che ha gelosamente custodito e tramandato l’attesa del Messia non si basa affatto, come avviene per tutte le altre culture religiose, sulla malcelata esigenza di coesione popolare attorno ad una Rivelazione cinicamente amministrata ad uso e consumo del potere costituito. Come scrive l’autore, in un mondo di magia reazionaria “solo la trasformazione di una fede che rovescia valori e gerarchie umane in un sistema culturale omogeneo a quelli del sistema dominante può tranquillizzare chi detiene il potere”. Nello sviluppo del patrimonio spirituale ebraico non v’è traccia né di convenienza né della lenta evoluzione che l’antropologia comparata richiede per i processi derivati dalla causalità materiale – quali appunto l’approdo al monoteismo. “Come a dare ragione alle sue Scritture sacre – scrive ancora Messori –, che affermano che Israele il suo Dio non se lo è inventato né lo ha scelto: ma è Jahvè che ha scelto il suo popolo e ha rivelato se stesso ai patriarchi, ispirando poi i profeti”.
Le ipotesi di cui al titolo del libro sono essenzialmente tre. La prima è l’ipotesi critica, che ammette l’esistenza storica del personaggio Gesù senza però riconoscere alla sua figura alcun attributo sovrannaturale. La seconda – l’ipotesi mitica – è speculare alla prima. Secondo questa versione, all’origine del cristianesimo non c’è un uomo: c’è invece la leggenda, antichissima e preesistente, di un dio che si incarna, muore e risorge per la salvezza degli uomini. La terza, l’unica “affermativa”, è l’ipotesi di fede. Non credulità superstiziosa, ma fiducia negli orizzonti cognitivi di una ragione aperta.
Stando all’ipotesi critica, dunque, Gesù non sarebbe altro che un uomo progressivamente divinizzato. Ma questa lettura, che parte dal presupposto di dover filtrare il racconto evangelico separando il grano storico dal loglio fantasy, è viziata da un cortocircuito logico congenito. “Se (come si dichiara preventivamente per mettere fuori gioco l’ipotesi di fede) non c’è nulla che permetta di ricostruire come siano andate davvero le cose, qual è il campione, il metro di giudizio, per dare o togliere a un episodio, a una frase, la patente di attendibilità?”, si domanda provocatoriamente l’autore. Senza contare le troppe controindicazioni storiche e religiose su cui questo approccio costringe a sorvolare. Bisognerebbe dimenticare che, in quattromila anni di ebraismo, non solo non si è mai verificato l’inspiegabile e scandaloso processo di divinizzazione operato per Gesù. Ma che non è neppure mai accaduto che qualcuno dei discepoli dei tanti – tantissimi! – altri pretendenti al titolo di Messia comparsi in concomitanza con la “pienezza dei tempi”, abbia pensato di equiparare, anche solo in parte, anche solo per un momento, il suo Cristo a Jahvè. Bisognerebbe altresì dimenticare che, nel culto per Gesù, un gruppetto di ebrei ha superato persino l’idolatria dei pagani – verso cui gli israeliti provavano scandalo e repulsione, nella sua frenetica improvvisazione di fantasiose deificazioni. “Questi ebrei avrebbero immaginato ciò che neppure il più fanatico adulatore dell’imperatore arrivò mai a dire. Che cioè questo Gesù era Dio «ancor prima della nascita»”. Bisognerebbe infine dimenticare che, anche ammesso l’inammissibile, molti ebrei dell’epoca hanno accettato l’immondo rituale ben riassumibile nell’esortazione eucaristica «Bevete il mio sangue», laddove tra i tabù più rigidi dell’ebraismo di sempre c’è proprio quello dell’assoluta “astinenza dal sangue”. È ingenuo ritenere che una dozzina di invasati abbiano davvero potuto trafugare il cadavere del loro defunto santone e poi, nella massima tranquillità, si siano messi a gridare “Resurrexit, resurrexit!” facendo facile proselitismo in un luogo ostile come la Palestina di duemila anni fa.
Ciononostante, tanti ebrei e tanti pagani hanno creduto in un kérygma (annuncio di fede) già interamente plasmato nelle sue linee dottrinali fondamentali non più tardi del 57 d.C. – come si evince dalla datazione scientifica della prima lettera di Paolo ai Corinti. Per cui, sostenere allo stesso tempo che si dimostrarono creduloni sia gli ebrei, dando troppo credito ai vaticini messianici contenuti nelle loro Scritture, sia i primi cristiani di origine pagana, che avrebbero letto senza il dovuto background culturale le profezie dell’Antico Testamento, non fa che esporre la critica ad ulteriori contraddizioni in termini.
Ruota proprio attorno alla repentinità del kérygma l’affondo di Messori contro l’ipotesi mitica. Specularmene al suo contraltare critico, essa afferma che Gesù è un dio progressivamente umanizzato. Dei due ingredienti, storico e fantasy, abilmente amalgamati da un team creativo di astuti evangelisti, in pratica rimarrebbe valido solo il secondo. Eppure, fa notare Messori, “con l’aiuto dei quattro piccoli libretti, che sarebbero stati elaborati chissà dove e chissà quando da chissà chi, è possibile ricostruire buona parte del quadro botanico dell’antica Palestina. Comprese alcune specie ormai estinte in quei luoghi. O è possibile disegnare una «mappa del rilievo» d’Israele: da Gerusalemme a Gerico si scende (Luca 10,30), a Gerusalemme si sale (Luca 19,28), da Nazareth a Cafarnao si scende (Luca 4,31)”. Il celebre orientalista inglese sir Rawlinson ebbe poi a rilevare che “Il cristianesimo si distingue dalle altre religioni del mondo proprio per il suo carattere storico. Le religioni di Grecia e Roma, di Egitto, India, Persia, dell’Oriente in generale, furono sistemi speculativi che non cercarono neppure di darsi una base storica. Proprio al contrario del cristianesimo”; considerazioni che fanno il paio con la peculiarità (meta)storica dell’«attesa messianica» giudaico-cristiana. Budda, Confucio, Lao-Tse, Maometto: tutti i capostipiti delle grandi tradizioni religiose sono storicamente dei parvenue – compaiono, cioè, senza che la sapienza profetica antecedente li annunci. La contemporanea applicazione di questi due criteri di distinzione rende l’unicità del giudeo-cristianesimo semplicemente inconfutabile.
È un ben singolare “mito” quello che colloca il compimento di un’attesa plurimillenaria in una cornice storica tanto rigorosa, ma non solo. Riesce antropologicamente difficile avvalorare in massa, dall’oggi al domani, un corpus mitologico a tal punto privo di risvolti dottrinali “politicamente spendibili” e, parimenti, ricco di particolari tanto scomodi per i suoi apostoli della prima ora. I moduli costitutivi ricorrenti nei miti fondanti sono la vaghezza nella datazione dei fatti e la pomposa glorificazione dei loro protagonisti. Gesù, invece, fu un falegname analfabeta, gracile ed esteticamente certo non all’altezza della pia iconografia che lo ha ritratto nei secoli successivi. Questo curioso Messia, per di più, viveva attorniato da ex-puttane (passate alla storia come le “pie donne”) che contribuivano a mantenere il rabbi con i proventi della loro – ormai cessata – attività. Gli altri compagni di viaggio del Cristo vivente, giusto per insistere sulle cattive frequentazioni del figlio di Dio, furono dodici apostoli capeggiati da un umile pescatore, talmente stolido da doversi far ripetere la stessa cosa tre volte prima di iniziare a capirla e talmente codardo da rinnegare il suo Maestro non davanti allo stringente interrogatorio del tribunale supremo di Israele ma, somma vergogna, davanti a un gruppo di servi che si scaldano nella notte attorno al fuoco. Dice: se quello era il capo, figuriamoci gli altri.
Perché una cronaca tanto scevra di apologetica, per descrivere gli avvenimenti cruciali della leggenda all’origine di una Rivelazione a carattere puramente strumentale? Perché indugiare su particolari tanto miserabili? “Comunque si rivolti la questione, resta confermata come più attendibile l’ipotesi che la predicazione che ha poi portato ai vangeli fosse costretta a riferire anche gli episodi meno edificanti. Costretta, cioè, dal fatto che annunciava avvenimenti accaduti di recente in un ambiente ostile, pieno di gente pronta a smentire se ci si fosse allontanati da una cronaca esatta degli avvenimenti”, è la risposta di Messori.
Dal canto suo l’ipotesi di fede accetta che lo scetticismo, sistema immunitario di ogni consolidato complesso di convincimenti, scenda a patti con un annuncio che sconvolge le aspettative riposte dall’uomo in un messianesimo regale. Non più un minaccioso codice comportamentale settario e carico di prescrizioni igienico-alimentari, ma un’etica secolare di santificazione dell’umano errare, che non esclude affatto di spedire all’inferno i dottori della Legge e in paradiso gli esattori del fisco e le prostitute. Non una razionalità chiusa, che decreta a priori l’impossibilità del prodigio, ma una ragione libera dalla gabbia degli schemi precostituiti e fiduciosa nella propria capacità di confrontarsi con l’ancora ignoto.
Soprattutto, la fede del cristiano deve fare i conti con la consapevolezza di non disporre di alcun appiglio ultimativo per tracciare una gerarchia tra le filosofie, le diverse scale di valori che la ragione ha costruito per misurarsi col mondo. Quindi di non poter mai millantare la benedizione del divino nella tentazione – umana, molto umana – di sfruttare la religione per produrre un livello “più alto” di umanità. Perché un progetto del genere implica un radicale disprezzo dell’uomo: è il retroterra ideologico di ogni dispotismo che fondi la sua legittimità sull’indimostrabile investitura teocratica di un potere referenziato nell’aldilà – il potere che, così spesso, ha preteso e ottenuto che in suo onore, assieme al crocifisso, si levasse il grido “In hoc signo vinces!”. È precisamente in nome della Giustizia (sociale) che l’archetipo del Sommo Sacerdote promuove la condanna a morte di Cristo: egli deve soccombere perché ha proposto la Grazia, che non è operativa, non è efficace, è un potenziale non attualizzabile. Invece di impadronirsi della libertà umana, Gesù rende la sua al Padre, opprimendo col peso dei suoi tormenti il regno spirituale dell’uomo. Abbracciare l’ipotesi di fede può voler dire soffrire l’ingiustizia terrena, senza una terrena redenzione, senza la sanzione, la ratifica della Verità. Il welfare, la giustizia, sono queste le certezze dei “liberi pensatori” di ogni epoca. Punti fissi che promettono di sollevare l’Uomo dal peso di dovere scegliere, di liberarlo dalla stessa libertà. Il Sommo Sacerdote non ha dubbi: conviene sacrificare la libertà al bene.
Dovendo trovare dei motivi di rimprovero nei confronti di Ipotesi su Gesù, si potrebbe recriminare giusto su un paio di aspetti. Uno, presente già nella prima stesura del libro, riguarda un vecchio viziaccio di Vittorio Messori. Vale a dire la provocatoria supponenza con cui lo scrittore di Sassuolo è abituato a far saltare la mosca al naso agli ebrei sul tema del messianesimo. Non serve, a mio avviso, insistere su un presunto isterilimento della fecondità spirituale dell’ebraismo in seguito al “compimento di tutti i segni”, per mettere in luce la pienezza religiosa del cristianesimo. Il popolo d’Israele, perseverando nell’attesa della venuta del Messia, ribadisce infatti di quale tormentata e sanguinosa passione sia fatta un’incrollabile speranza di redenzione e remissione dei peccati. Nella pena sopportata dagli ebrei sul piano collettivo riecheggia, a severo monito per tutti gli uomini di buona volontà, la stessa profezia di morte e resurrezione vissuta da Gesù su quello individuale. Meglio evitare di inerpicarsi su oziose dispute teologiche, allora, e cercare i molti punti di convergenza che – dalla Nostra Aetate in avanti – uniscono la ricerca teologica cristiana a quella dei fratelli maggiori.
In secondo luogo mi permetto una riflessione critica sul bilancio intellettuale che, con la postfazione aggiunta al libro in occasione del venticinquesimo anniversario della pubblicazione, Vittorio Messori trae con se stesso. Il sessantenne torna con la mente ai giorni in cui, poco sotto i trent’anni, venne folgorato dalla conversione e mise per iscritto un’inchiesta che facesse ordine nella sua tempestosa interiorità di cristiano rinato. In quei momenti – e le fonti bibliografiche da cui Messori pesca a piene mani sono lì a dimostrarlo – prevalse più o meno inconsciamente l’approccio suggerito da due eminenti personalità non cattoliche del passato, Blaise Pascal e Fedor Dostoevskij. Sulle orme di questi giganti, gli unici presenti nella biblioteca di un giovane pubblicista fino ad allora cresciuto a pane e anticlericalismo, l’esordio letterario uscì effettivamente permeato di emozionalità slavofila – forse anche da una punta di cocciuto letteralismo giansenista. L’incendiario sembra scoprirsi pompiere quando, ripensando ai pensieri dettatigli dal radicale rifiuto per il Dio “dei filosofi e dei potenti”, ritiene che forse sia il caso, dopotutto, di spezzare una lancia in favore del casuismo gesuitico, ossia proprio della cifra retorica di quelle “acrobazie dialettiche” che rappresentano il lato più vischioso e respingente del cattolicesimo. Qui si tende a preferire il Messori giovane e appassionato: la fede in Cristo è una ricerca senza progetto, senza sommario, senza telos, come si legge nell’apostolo Giovanni: “Quando finisce la fede vedremo Dio”.

AGGIORNAMENTO - Questo è il primo articolo che pubblico su PigiamaMedia: siete caldamente pregati di votarlo numerosi! Le votazioni si apriranno alle 20.00 di oggi 25/10 e si chiuderanno alle 19.50 di domani 26/10.

AGGIORNAMENTO 2 - Pare che il post abbia vinto la giornata (guardare la HP di Pigiama Media per credere): i 20€ di emolumento mi serviranno a realizzare un mio vecchio sogno. Quindici giorni in Siberia Orientale! :-)

TRACKBACK - Robinik, Link Popularity (Open) Weekend



sfoglia     settembre        novembre
 


Ultime cose
Il mio profilo



11 Settembre
1972
2twins/M&A
Accessibile
A Conservative Mind
Aislinn
Alef
Alessio Guzzano
Alexandra Amberson
Astrolabio
Atroce Pensiero
Azioneparallela
Benedetto Della Vedova
Bernardo
Bioetiche
Bourbaki
Broncobilly
Cadavrexquis
Calamity Jane
Camillo
Cantor
Carlo Panella
Carlo Scognamiglio
Carlo Zucchi
Ce lo dice Hillman
Climate Audit
Coast2Coast
Crossroads
Davide Giacalone
David the Gray
Daw
Deborah Fait
De Libero Arbitrio
DestraLab
DMC (un amico di vecchia data)
El Boaro
Face the Truth
ffdes
Filosofo austro-ungarico
Freedomland
From being to becoming
Germany News
Gianni Pardo
Giorgio Israel
Giovanni Boggero
Giovanni Maria Ruggiero
Giulia NY
Green Report
Greg Mankiw
Happy Trails
Harry
House of Maedhros
Hugh Hewitt
Ideas Have Consequences
Il blog dell'Anarca
Il bosco dei 100 acri
Il Castello
Il Filo a Piombo
Il Megafono
Il piccolo Zaccheo
Il Politico
Ingrandimenti
In Visigoth
Ipazia
Italian Libertarians
JimMomo
Joyce
Karamazov
Karl Kraus
Krillix
L'apota
La Cittadella
La Pulce di Voltaire
La voce del Gongoro
Le Guerre Civili
Lew Rockwell
L'estinto
Lexi
Liberali per Israele
Liberalizzazioni
Lino Jannuzzi
Little Green Footballs
Lo PseudoSauro
Lo Schiavo
Lo straniero di Elea
L'Ussaro
Macromonitor
Mario Sechi
Marco Taradash
Massimo Fini
Mau
Michael Ledeen
Miss Prissy
Mondo Ingegneri
Napoli Viva
Neocon Italiani
Ne quid nimis
Noise from America
Numendor
Oggettivista
Orpheus
Otimaster
Paolo Longhi
Parbleu!
Passaggio al Bosco
Pensiero Conservatore
Perla Scandinava
Phastidio
Principessa Lea
Processi di mercato
Realismo Energetico
Riflessioni di un Conservatore
Robinik
Schegge di Vetro
Snow Crash
SocraticaMente
Starsailor
The Mote in God's eye
The Right Nation
Topgonzo
Ultima Thule
Valentina Meliadò
Ventinove Settembre
Walking Class
Watergate
Wellington
Wind Rose Hotel
Zamax
Zona Franca


Blog letto 971067 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom