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meglio che in mille editoriali





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"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
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#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


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#1  #2  #3


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#1  #2  #3  #4


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#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


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#1  #2  #3  #4  #5
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Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


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"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


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"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


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"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
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allegramente (TNX Zamax)


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4 settembre 2006

Multilateralismo dalemiano: molta astuzia, poca prospettiva

L’avvio della missione Leonte da un lato e l’apparente riduzione a più miti consigli di Siria e Iran ad opera di un Kofi Annan particolarmente serafico dall’altro, mutatis mutandis, sembrano avvenimenti in grado di riproporre ancora una volta la “fine della storia” come realistico punto d’arrivo di una vicenda umana che, a dispetto delle azzardate profezie costruttiviste così spesso affrettatesi ad annunciarne la definitiva pacificazione in punta di diritto universale, finora ha seguitato con irrazionale ostinazione a tenere il tempo dei tamburi di guerra.
L’idea che, grazie ad una circolazione globale delle informazioni e – di conseguenza – del sapere tecnico-scientifico portata al massimo grado di efficienza, le relazioni internazionali possano autonomamente tendere all’equilibrio di poteri (cioè di domanda ed offerta) come, in determinate condizioni, può accadere tra singoli individui, per quanto affascinante, è però viziata da un’erronea premessa di fondo. Essa, in effetti, sconta un materialismo di derivazione marxista, giacché non attribuisce alcuna causalità storica indipendente ai fattori immateriali (quali religione e anelito di libertà), ma solamente ai transitori rapporti di forza economico-produttiva che si determinano, “in verticale”, tra gli strati sociali di una stessa nazione e, “in orizzontale”, tra le classi dirigenti di nazioni diverse.
Le sottili ambivalenze tattiche di D’Alema, che salta da una passeggiata a braccetto con un ministro di Hezbollah ad un amabile scambio di confidenze telefoniche con “bye bye Condi” Rice, si muovono appunto nell’ambito dell’atavico utilitarismo onusiano il quale, a sua volta, vorrebbe spacciare il perseguimento degli interessi petroliferi di alcuni suoi membri per machiavellismo, mentre invece ripete con diabolica perseveranza l’errore di guardare alla geopolitica di oggi con gli occhi di Westfalia. Peccato, però, che l’attività terroristica di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano non si “limiti” a combattere per conto siro-iraniano una guerra strategicamente finalizzata all’egemonia territoriale sul Medio Oriente, come – ancora mutatis mutandis – poteva valere per le guerre interconfessionali tra i cavallereschi eserciti europei del ‘600, ma costituisca lo stadio intermedio di un jihad per l’esportazione globale di una scala di valori totalitaria e fondamentalista. Lo sbocco terminale di tale progetto – ossia la cancellazione di Israele prima e l’annientamento della civiltà occidentale poi – non ammette revisioni negoziali in itinere, ma solo il ricorso alla tregua strategica (hudna) in funzione del suo conseguimento.
Ulteriore frutto di questa successione di fraintendimenti è la convinzione che, una volta dotata la forza multinazionale di interposizione di un dispositivo giuridico calibrato per sedare conflitti convenzionali, i rischi per l’incolumità dei militari in copricapo blu siano adeguatamente ridotti al minimo. Ma, nella fattispecie, le truppe Onu si troveranno strette tra due milizie di natura estremamente diversa tra loro e, nel caso di Hezbollah, lontanissime dal modello di “esercito regolare” caro alla diplomazia old school. I gruppi paramilitari sciiti, infatti, non recano contrassegni di inquadramento come mostrine, gradi et similia, né rispondono ad una vera e propria catena di comando militare, essendo i terroristi sudlibanesi privi di uno stato maggiore, di un controllo politico, di una reale dipendenza dall’approvazione popolare. Inoltre, mancando loro gli scrupoli umanitari minuziosamente (e per lo più giustamente) riguardati dalla cultura bellica figlia della Convenzione di Ginevra e dei reportage audiovisivi in tempo reale, l’adozione di regole di ingaggio “robuste” non basta, di per sé, a garantire appieno l’incolumità dei soldati chiamati a gestire una tale asimmetria di condotta. Ancorché, all’occorrenza, siano previste forme di difesa preventiva, come (e contro chi) risponderebbero le truppe Onu, qualora fatte segno ad un lancio di Katyusha o ad un attentato kamikaze? Va ricordato che ogni ipotesi di risposta armata a formazioni terroristiche spregiudicate come Hezbollah coinvolge quasi sempre la popolazione civile, di cui gli sciiti mandatari di Teheran si sono fatti più volte scudo senza troppi rimorsi. Che l’interventismo “pacificatore” si trovi tremendamente in difficoltà a rapportarsi col contesto libanese, del resto, lo insegna l’esperienza franco-statunitense del 1983: estromessa diplomaticamente la deterrenza israeliana, facilmente controllabile e sanzionabile, dal terreno di lotta, ci si trova ad affrontare le sue stesse difficoltà operative con minore preparazione, efficacia e risolutezza.
Alle incognite di ordine tattico, infine, per la nuova missione Unifil si profilano pesanti interrogativi in materia di direttrici strategiche. Escluso a priori il dispiegamento di un cordone sanitario sul confine tra Libano e Siria, chi si occuperà di bloccare i rifornimenti di armi ed equipaggiamento che, complice il salvacondotto garantito dal regime baathista di Bashar El Assad, giungono in abbondanza al braccio armato del Partito di Dio? È realistico ritenere che il disarmo di Hezbollah possa essere compiuto dal fragile esercito regolare libanese, per giunta sotto la guida di un esecutivo numericamente ostaggio proprio del gruppo parlamentare espresso da quel partito? L’assorbimento e la normalizzazione delle formazioni paramilitari sciite mediante il loro inquadramento entro i ranghi delle forze armate libanesi non è una velleità che rischia di ottenere risultati opposti a quelli preventivati, cioè la dell’esercito libanese? Da ultimo, ma non per importanza: quando la missione potrà dirsi conclusa?
L’europeismo di facciata e l’ossessiva ripetizione di slogan inneggianti alla messa in mora dell’odiato “unilateralismo” israeliano e americano, da soli, forse animano le tavole rotonde organizzate sotto i tendoni dei vari festival dell’Unità settembrini, ma non sciolgono alcuno dei principali nodi tattico-strategici di questa nuova missione all’estero. La troppa sindrome di protagonismo che affligge la diplomazia europea, italiana in testa, rischia di far dimenticare che, in teoria, la grancassa mediatica dovrebbe venire dopo un’attenta analisi dei rischi, dei costi e dei benefici che un impegno militare comporta, non prima.


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