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Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

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Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































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o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

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La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
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con l'intemerata
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(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

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non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

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La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

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La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

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Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
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Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

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La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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12 ottobre 2006

Un giorno di libertà/3

Il terzo studio, presentato dalla montenegrina Maja Drakic, aveva per titolo Privatisation in Economic Theory. Il perno di questo intervento era la focalizzazione sull’importanza delle “condizioni al contorno” ambientali nella definizione della dialettica tra domanda e offerta. Se si pensa che nemmeno nelle economie di mercato più avanzate le teorie dell’equilibrio di Walrace o Arrow rappresentano nulla più che raffinati modelli teorici, a maggior ragione un’impostazione speculativa delle dinamiche di scambio – quali, appunto, le privatizzazioni – non può prescindere dalle coordinate socio-economiche del suo contesto di applicazione nel caso generale. La proficuità e l’efficacia delle transazioni economiche – è la tesi dimostrata – dipendono da una condizione necessaria fondamentale, ossia l’organico predominio dei diritti di proprietà privata e dell’economia di mercato nel complesso politico-culturale entro il quale hanno luogo. Attraverso un excursus sull’inserimento del fenomeno “privatizzazioni” all’interno di diverse teorie economiche – tra le quali riveste un’importanza primaria il contributo di James Buchanan –, la Drakic, oltre all’assunto di partenza secondo cui le privatizzazioni non possono mai costituire un evento isolato nel quadro di sistemi economici incompatibili con esso, dimostra anche un’ulteriore ricaduta operativa del suo asserto. E cioè che la transizione da sistemi collettivistici di stampo sovietico a mercati aperti non può avvenire mediante l’introduzione di revisioni istituzionali a macchia di leopardo, poiché in tal caso l’industria eventualmente privatizzata si troverebbe immersa in un ambiente di funzionamento vecchio e ancora ostile.
La controrelazione di Peter J. Boettke, corpulento e vulcanico professore della George Mason University, ha posto nuovamente l’accento sull’esigenza libertaria di far prevalere la common law – cioè la sociologia della contrattazione – sul giuspositivismo. Inoltre, a riprova delle tesi di Maja Drakic, lo studioso ha fornito i dati relativi all’incidenza di alcune misure politiche tipicamente “liberali” sulla crescita economica: i voucher (buoni scuola) pesano per il 3%, le riforme del mercato del lavoro per l’1,5% e la dismissione delle industrie di stato per lo 0,4%. Ancora una volta emerge l’assoluta importanza di adottare politiche ad alta diffusività sul tessuto connettivo del “senso comune” – e la scuola, dei tre settori sensibili di cui sopra, è senz’altro quello che coinvolge direttamente il maggior numero di persone.
L’ultima relazione del seminario è stata The Privatization of Water and Sewage Companies in Chile, redatta dall’ingegnere gestionale cileno Maria de la Luz Domper Rodriguez. Il paese che più di ogni altro ha beneficiato della messa in pratica delle teorie dei Chicago Boys, ha spiegato Rodriguez, prima delle rivoluzione “friedmaniana” versava in condizioni economiche riassumibili in un solo, sconfortante dato: inflazione al 48% su base annua. Oggi, invece, la nazione andina occupa stabilmente una tra le prime quindici posizioni dell’Index of Economic Freedom – l’Italia è al 44esimo – e raccoglie i frutti dell’intensa azione liberalizzatrice compiuta nel corso degli ultimi vent’anni. Tra le riforme varate durante il nuovo corso cileno vi sono l’abolizione del prezzo imposto sui beni di consumo, la riduzione delle tariffe e della pressione fiscale, nonché un cospicuo piano di privatizzazione dei servizi. I risultati sono stati la crescita economica, la diversificazione dei beni esportati all’estero, la riduzione della povertà e l’abbattimento dell’inflazione dal catastrofico 48 ad un lusinghiero 3%. L’ultima delle numerose privatizzazioni varate in Cile è quella della rete idrofognaria. Grazie ad essa, la copertura del suolo nazionale con acqua potabile è passata dal 99,3 al 99,8%, quella fognaria dal 92,3 al 95,1% e la percentuale di depurazione delle acque nere è salita dal 16,7 al 73,4%. Il nettissimo miglioramento rispetto al sistema concessorio precedente si evince anche dal più intenso ritmo di ammodernamento tecnologico e infrastrutturale guadagnato con il cambio di regime. Questo in virtù della più spiccata propensione privata a reinvestire gli utili netti in ricerca e sviluppo rispetto alle compagnie pubbliche le quali, non dovendo sostenere la pressione concorrenziale di alcun competitore, preferiscono quasi sempre convertire tutto il profitto in dividendi e rimanere indifferenti all’obsolescenza dei loro fattori produttivi.
Lo speech finale del carismatico Grover Norquist, onnipresente leader di Americans for Tax Reform, ha galvanizzato una platea già scalpitante ripetendo le parole d’ordine che, da oltre un ventennio, compattano l’eterogenea coalizione di contribuenti di cui l’attivista virginiano è presidente. L’ATR ha infatti istituito un Taxpayer Protection Pledge (Impegno di Tutela del Contribuente), sottoscrivendo il quale 233 deputati e 47 senatori americani si sono ufficialmente impegnati ad opporsi ad ogni possibile ipotesi di aggravio tributario. La punizione per gli spergiuri è l’apparizione del loro nome su una lista nera pubblicata online. Ideas have consequences, ha ripetuto più volte l’energico oratore, ma soprattutto se riescono a influenzare chi detiene il potere. Ecco perché, verso la metà degli anni ’80, è nato il progetto di accumulare massa critica attorno ad un collante fiscale capace di raggruppare mormoni, libertari, cattolici, ebrei, conservatori e mille altre identità culturali nel comune intento di limitare la tassazione di ogni ordine e grado. Da allora, ciò ha significato fidelizzare su un aspetto ritenuto primario, nella scala di priorità che indirizza la scelta di voto presso gran parte della platea elettorale, senza intestardirsi nella sintesi forzata di ossessioni identitarie contrastanti. Il gioco di squadra si orchestra nell’ambito di una piattaforma politica minima, quindi: è quello che – a mio avviso molto ingenuamente – si vorrebbe ottenere proponendo all’Europa continentale il cosiddetto “fusionismo”.
Peccato che, alle nostre longitudini, la politica non ruoti attorno alla responsabilità verso un impegno assunto in fede, da ratificare prima di tutto nell’aula di quell’eccellente “tribunale interiore” che è l’etica protestante. Nella vecchia Europa – e nella nostra italietta consociativa e azionista in modo particolare – l’impegno politico si basa sull’incessante lavorio di una sterminata pletora di postulanti, che gareggiano a chi più (e meglio) sa direzionare denaro pubblico verso i suoi cartelli clientelari di riferimento. Un contratto pubblico, sul modello del patto d’onore stipulato oltreoceano tra l’ATR e i singoli candidati, in Italia naufragherebbe nel mare del mal comune, mezzo gaudio. La personalità politica italiota, davanti alle proteste di alcuni suoi elettori per non aver prestato fede alla parola data, risponderebbe con una scrollata di spalle: votate per gli altri, tanto si comportano nello stesso modo anche loro. E la situazione rimarrà tal quale fintantoché il paradigma di governo fondato sul caro, vecchio paternalismo di stato converrà alla maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto.
Nel riprendere la strada verso casa, una punta di malinconia mi assale ripensando all’evidente difficoltà con cui Norquist ha affrontato questo genere di obiezioni durante il dibattito con il pubblico. Tanta dilagante, disincantata e decadente immoralità deve risultare lontanissima dal modo di vedere e di pensare di un alfiere della Right Nation.
Una bella intervista esclusiva con Grover Norquist, raccolta dal pluricitato Carlo Stagnaro, è disponibile qui.

 

3.Fine


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10 ottobre 2006

Un giorno di libertà/2

Il tempo di registrare l’iscrizione al seminario e arriva il momento dell’attesissima prolusione di Peter A. Thiel, il fondatore di PayPal. All’incontro pomeridiano si era parlato della liberazione dei mercati dall’occhiuta sorveglianza sulla fase terminale degli scambi esercitata dal potere costituito: Thiel, economista-filosofo formatosi a Stanford, davanti ad un pubblico mollemente adagiato sotto la veranda del bar sulla terrazza, ha illustrato la particolarissima interpretazione di tale paradigma libertario che ha fatto la sua fortuna. L’appassionato trasporto con cui questo imprenditore di successo, nel raccontare l’elaborazione interiore e professionale dell’intuizione che lo ha indotto ad abbandonare il pigro pessimismo degli anni giovanili, è entrato in sintonia con la sua platea nella fascia oraria preserale – ipotecata dalla fame e dalla stanchezza dei tanti partecipanti reduci da viaggi più o meno lunghi – si poteva ben giudicare dal disinteresse generalizzato della gente verso il combinato cocktail/tartine dall’inizio dell’intervento in avanti.
La rivoluzione tecnologica introdotta con le reti telematiche di massa ha ampliato il margine di “smaterializzazione” dei beni di scambio? Bene, Peter Thiel ha applicato questa soluzione al vettore materico per eccellenza del commercio “in solido”, vale a dire la moneta stessa. Dopo aver trascorso anni a riflettere su come contribuire in prima persona ad incidere sul corso della Storia, troppo a lungo segnato dai soprusi dello statalismo sulla libertà individuale, Thiel ha localizzato nel monopolio della valuta il carburante da cui lo Stato trae la spinta propulsiva per annettersi le molte prerogative di cui si fa apoditticamente amministratore unico.
PayPal, servizio online che corona un’esperienza pluridecennale nel campo dei pagamenti elettronici, ha in pratica “napsterizzato” il meccanismo che governa la circolazione dei flussi di cassa. Prima di questa innovazione, le filiere di pagamento dovevano passare per le forche caudine allestite da un’esazione fiscale perlopiù ineludibile, specie per quanto riguardava (e riguarda) l’imposizione sul valore aggiunto. Oggi, grazie alla meritoria iniziativa imprenditoriale di Thiel, il prelievo coercitivo sui trasferimenti di denaro si scopre arma spuntata ed impotente, di fronte a due milioni di soggetti che muovono liberamente palanche ai quattro angoli del globo. Il che, per inciso, significa da un lato disinnescare il monitoraggio internazionale dei movimenti bancari transfrontalieri e, dall’altro, consentire anche ai comuni mortali di depositare i propri averi su conti offshore, finora appannaggio delle élite miliardarie. Una conquista di democrazia, quindi. Il timore di Thiel per il futuro è che alla globalizzazione dei mercati, fenomeno fuori dalla portata delle architetture istituzionali a noi conosciute, segua nel medio termine una vera e propria globalizzazione dei governi per progressiva integrazione di sovranità.
La giornata di Sabato ha visto lo svolgimento dell’attività attorno alla quale ruotava l’intero simposio, cioè la presentazione di una serie di tesine – o working papers, nella dicitura anglofona del termine – da parte di studenti e dottorandi. Che quest’anno, con una certa soddisfazione degli astanti, erano tutte ragazze.
Il primo intervento – a mio modestissimo avviso, il migliore – è stato quello della canadese Maria Klimas, poi contro-commentato da Kendra Okonski, dello International Policy Network. La relazione, intitolata Managing Nutrients with Property Rights, si proponeva di mettere a confronto due diverse filosofie giuridiche nell’ambito della legislazione sui fertilizzanti. La prima, sposata nel 2002 dallo stato dell’Ontario in seguito ad un grave episodio di contaminazione delle falde acquifere, si basa sulla regolamentazione preventiva, cioè su un dispositivo restrittivo caratterizzato da bassa conflittualità ex post ma da un alto costo di monitoraggio. Si tratta, in pratica, del binario normativo percorso dacché esiste lo Stato Moderno. La seconda, ricavata per estensione dalla teoria di Murray N. Rothbard sull’inquinamento dell’aria, si potrebbe definire “alternativa proprietaria”, ossia un impianto giuridico che mira a comporre eventuali controversie tra istanze private divergenti ricorrendo alla legiferazione per arbitrato, in regime di concorrenza tra le varie sedi giudicanti. La Common Law, in altre parole, ovvero la tradizionale impalcatura del magistero legale anglosassone. Nel primo caso prevale un’etica pubblica di tipo utilitarista, basata sul principio secondo cui “è bene ciò che rende felice il più alto numero di persone”, seguendo quindi una prescrizione eminentemente collettiva. Per l’etica libertaria, al contrario, legiferare in anticipo non è mai un bene, giacché si restringe il perimetro delle libertà individuali di tutti a causa delle esigenze di alcuni, quale che sia il numero di questi ultimi. Solo l’abbattimento dei costi di transazione – è il filo conduttore della controrelazione – consente l’affermarsi di una mentalità normativa libertaria nel common sense.
Il secondo paper era incentrato sulla reale necessità di formalizzare i diritti di proprietà per addivenire allo sviluppo economico nei paesi emergenti. Al titolo della ricerca – Is Codification of Informal Institutions Necessary for Economic Development? – le due autrici Claudia R. Williamson e Carrie B. Kerekes rispondono un secco ‘no’. L’accreditata tesi di Hernando de Soto, che considera la costruzione e il presidio dell’edificio normativo il motore naturale dello stimolo all’intrapresa (di fatto avvalorando l’opinione, vista ieri, di James V. DeLong e Richard A. Epstein), si limiterebbe infatti a riflettere la parabola storica del progresso occidentale. Un’analisi comparata della nuvola cartesiana di punti che correla il tasso di sviluppo economico al livello di formalizzazione dei diritti di proprietà, interpolata con una curva di primo grado (cioè una retta) e compensata con il metodo dei minimi quadrati, mostra infatti come l’interdipendenza tra le due variabili sia maggiore considerando un campione del mondo intero che restringendo l’indagine ai soli paesi in via di sviluppo. Questo approccio “matematicistico” – che personalmente condivido fino ad un certo punto: com’è possibile quantificare univocamente “variabili di controllo” quali la posizione geografica, la religione e la frammentazione etno-linguistica? – consente di affermare che le leggi scritte hanno un’evoluzione spontanea conforme a coordinate culturali e spazio-temporali. E che il diritto positivo gioca un ruolo meno importante di quanto si pensi, nella formazione di un patrimonio normativo condiviso e stimolante per l’intrapresa. Di nuovo sottolineando l’importanza di diminuire i costi di transazione più che di proteggere la proprietà con dispendiosi strumenti di legislazione accessoria.

 

2.Continua


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9 ottobre 2006

Un giorno di libertà/1

L’abitato color pastello di Sestri Levante, disteso a mezzacosta su un panorama che degrada da collinare a marittimo nel raggio di poche centinaia di metri, sembra quasi spinto a confluire verso l’istmo che congiunge il suo entroterra con un promontorio roccioso, familiarmente chiamato “isola” dai locali. Proprio su quella sottile lingua di terra, stretta tra la baia delle Favole a Ovest e la baia del Silenzio a Sud, sorge l’Hotel non a caso battezzato Due Mari. Un palazzo seicentesco il cui rigore formale esterno nasconde l’intrico barocco di piani sfalsati, mezzanini, sottotetti e più recenti corridoi vetrati che – tra lussuose finiture in legno e ferro battuto – accoglie il visitatore una volta superato il banco della reception. Ma anche la sede abituale del Seminario Mises – che l’Istituto Bruno Leoni di Torino organizza ogni anno per approfondire uno specifico leitmotiv politico-economico a forte impronta liberista – giunto alla sua terza edizione con la due giorni conclusasi Sabato scorso.
Il tema conduttore scelto dagli organizzatori per il convegno di quest’anno verteva su Il ruolo dei diritti di proprietà in una società libera. Al ciclo di quattro conferenze previsto per la giornata di Sabato, che ha costituito l’ossatura portante dell’evento, il buon riscontro in termini di afflusso ha permesso di affiancare ulteriori momenti di confronto e arricchimento – variabili tra la calorosa accoglienza riservata alle prolusioni dei due ospiti d’onore e le estemporanee conversazioni quinci e quivi intrattenute tra semplici partecipanti. Alcuni dei quali, dopo le presentazioni di rito, non di rado si rivelavano esponenti di spicco del piccolo ma vivace arcipelago pubblicistico liberal-libertario nostrano. C’era Leonardo Facco, fondatore dell’omonima casa editrice specializzata nella riscoperta e nella valorizzazione del pensiero antistatalista di ieri, oggi e domani. Sanguigno e alla mano, l’editore di Treviglio si protesta leghista pentito, lamenta l’ignavia del centrodestra di governo sui fronti caldi del federalismo e della detassazione e, ammiccando in risposta ai rituali tentativi di dissuasione, applica generosi sconti sul prezzo dei pregevoli libriccini messi in vendita al suo ministand.
In camera col sottoscritto ha poi pernottato Tiziano Buzzacchera, una tra le più promettenti firme del vivaio giornalistico liberale. L’età del mio coinquilino occasionale – ventun anni – lì per lì m’ha fatto sbarrare gli occhi. Evasi i convenevoli, Tiziano si mostra amichevole e molto beneducato. E, dal mio punto di vista, ideologicamente affine.
Ma i personaggi più ambiti dalla platea dei convenuti erano senza dubbio le due punte di diamante del think tank torinese responsabile del seminario, ossia Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro. Tutti li cercavano, tutti li volevano, tutti si ripromettevano di parlare con loro anche solo per qualche minuto. Come trottole instancabili, questi dioscuri del liberalismo applicato hanno seguito l’andamento dei lavori dall’inizio alla fine, impartendo direttive ai loro collaboratori e curando le pubbliche relazioni senza mai dare l’impressione di selezionare gli interlocutori in base alla notorietà. Da bravi economisti, i due si dividono i compiti massimizzando il sinergismo del loro lavoro di coppia: mentre Stagnaro è un animale da backstage, abile ad affabulare l’uditorio individualmente, Mingardi ha un’indole ciarliera che lo rende naturalmente adatto ad animare in prima persona il lato ufficiale della manifestazione.
È proprio Alberto, infatti, a presiedere la tavola rotonda “di riscaldamento” fissata per il primo pomeriggio di Venerdì, nella quale sono stati discussi i possibili lineamenti futuri del diritto di proprietà intellettuale. Per commentare con competenza il libro significativamente intitolato La proprietà intellettuale è un furto?, scritto a quattro mani da James V. DeLong, Richard A. Epstein, Henri Lepage e Tom Palmer (e pubblicato, manco a dirlo, da Leonardo Facco), è intervenuto Antonio Pilati, membro dell’Autorità Antitrust. Nell’ideale “doppio tennistico” che oppone i quattro autori del libello a due a due – ha argomentato Pilati – l’unico terreno condiviso riguarda i criteri di distinzione tra proprietà materiale e intellettuale. Laddove la prima prevede l’utilizzo esclusivo di un bene concreto e il suo inevitabile logoramento, la seconda consiste nello sfuggente possesso di un’idea, cioè di uno strumento immateriale privo di oggettività, aperto all’utenza multipla in presa contemporanea e sottratto all’usura di funzionamento.
La storia del commercio in opere d’arte figurativa, alla luce di questo discrimine, si può interpretare alla stregua di una corsa alla “materializzazione” di idee accattivanti tramite sbarramenti tecnologici via via più sofisticati (libri, dischi, CD, DVD). Il dissenso scatta allorché si pone il problema di decidere quale filosofia seguire al fine di regolamentare la fruibilità delle opere d’ingegno. Lepage e Palmer ritengono che il forcing sui brevetti e sul copyright, nell’era della circolazione telematica delle informazioni-sorgente, sia un mero retaggio della (datata) cultura giuridica che si illude di poter ancora controllare e sanzionare eventuali illeciti alla distribuzione. DeLong e Epstein, invece, difendono l’idea che il profitto derivante dal monopolio – anche solo temporaneo – di una primogenitura intellettuale sia il motore del “progresso” nel più ampio senso della parola. L’analisi dei meccanismi di scambio attualmente in via di espansione – tra i quali internet gioca un ruolo di primissimo piano – conferma inoltre che la digitalizzazione sta progressivamente erodendo la stabilità materiale delle merci sul lato della “fisicità di realizzo”, mentre la globalizzazione ne sta pregiudicando la controllabilità su quello dei vincoli alla distribuzione. In definitiva l’opinione di Pilati è che tali dinamiche, all’interno della filiera produttiva, spostino forza negoziale nelle mani degli autori a tutto discapito degli editori, la cui macchina distributiva si dimostra sempre meno indispensabile a mediare tra gli artisti e il loro pubblico.
A questo punto Mingardi – servendosi di un argomento abbastanza ricorrente anche in certe sue riflessioni per iscritto – ha obiettato che il momento del profitto, comunque si arrangi la negoziazione tra gli attori di uno scambio, richiede necessariamente un redde rationem con la fisicità. Ma Pilati trova che l’esigenza di mettere una pluralità sempre più vasta di soggetti creativi in contatto con un bacino di utenza potenzialmente inesauribile, lungi dal fare spazio a nuovi marcatori di materialità, favorirà sempre più la preponderanza del binomio marketing & comunicazione.
L’unico traguardo raggiunto da una conversazione che, dati i ristretti tempi a disposizione e l’ampiezza del tema trattato, era giocoforza condannata ad una certa inconcludenza, è stato la definizione di un criterio di massima per stabilire in quali ambiti economici ammettere a priori l’avvento dell’approccio open source e in quali no. Esso dovrebbe poter distinguere tra opere d’ingegno individuali, più idonee all’acquisto informale, e collettive, per le quali invece mantengono validità i tradizionali dispositivi di tutela esclusiva del profitto. L’esempio del comparto farmaceutico combacia con questa prospettiva, ma basta misurarsi con le difficoltà poste da una stringente definizione di software come categoria merceologica per dover fare i conti con nuove difficoltà concettuali. Un programma informatico – sviluppato da una persona giuridica singola, ma testato e perfezionato iterativamente col contributo attivo dell’utenza - rientra nel primo o nel secondo raggruppamento?
Molto si sarebbe potuto aggiungere alla discussione, che a mio avviso permette di trarre un’ulteriore conferma ad una legge storico-economica fondamentale: l’impresa punta a minimizzare gli oneri di stoccaggio in magazzino. Perciò la “smaterializzazione” dei beni per via digitale consente di ottenere questo scopo in modo radicale. Di contro, però, un’opportunità del genere costringe a rivalutare al ribasso il ruolo della logistica e della distribuzione, sempre più strette tra l’incudine della produzione all’avanguardia e il martello del libero accesso telematico alle opere d’ingegno.

 

1.Continua


OT
: il giorno giusto sarebbe stato ieri, ma colgo l’occasione per auto-festeggiare il mio primo anno di blog. Grazie a tutti i lettori!




5 ottobre 2006

Interludio sestrino

Gli organizzatori dell'evento se la sono cercata, così domani e Sabato sarò a Sestri Levante (GE) per partecipare alla terza edizione del Seminario Mises. Il tema di quest'anno - la cui importanza è peraltro tornata di strettissima attualità con il varo della Finanziaria 2007 - è Il ruolo dei diritti di proprietà in una società libera. Ospiti d'onore saranno Grover G. Norquist, presidente di Americans for Tax Reform, e Peter A. Thiel, Research Fellow e membro del Board of Directors presso lo Independent Institute.
Una volta seguita tutta la fitta agenda di conferenze prevista dal programma e rientrato a casa, magari ci scriverò un resoconto sopra. Alla prossima settimana!


                                



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