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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

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Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

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La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

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La lussazione

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Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
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Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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22 maggio 2008

Multiculturalismo o razzismo?

Le recenti polemiche antirazziste di alcuni esponenti del governo spagnolo contro il neoeletto esecutivo italiano, presto rimbalzate nell’aula europarlamentare di Strasburgo grazie alla scarsa simpatia epidermica delle sinistre assise colà (comunisti vari ed eventuali, Pse, Verdi, Liberaldemocratici) per il Cav., con ogni probabilità fa parte di una strategia del discredito mediale orchestrata da una koiné progressista in vistoso affanno su quasi tutte le piazze continentali. [continua su Movimento Arancione]




8 maggio 2008

Berlusca 4 - The final cut

A dispetto delle malelingue messe in circolazione dai pennaioli di regime, che adombravano ritardi nella formazione del governo causa pugnaci duelli all’ultima poltrona fra i vincitori delle elezioni, il quarto gabinetto Berlusconi è venuto alla luce nel minor tempo consentito dai nostri pachidermici riti istituzionali. [continua su Movimento Arancione]




20 dicembre 2007

Macelleria messicana? No, galera italiana: il caso Bianzino

Poche delle posture lacrimogene a cui la cronaca quotidiana ci ha abituati mi irritano più del querulo piagnisteo solfeggiato dai professionisti della “disobbedienza civile” pizzicati in flagranza di reato. Chiunque scelga di scavare una trincea lungo il tortuoso confine che divide la legalità dall’illegalità e di calarcisi dentro deve – come minimo! – essere disposto a farsi carico in prima persona delle conseguenze del suo conclamato dissenso. Giuste o sbagliate che si ritengano le norme, l’assunto base della democrazia consiste nel loro rispetto fino a nuovo ordine: non è vero che nei regimi liberali la legge non impone un’etica a tutti, quanto piuttosto che essa rinuncia a fissarla una volta per tutte e definitivamente. Per non creare intermediazioni sociali inutili e vessatorie tra individui o gruppi di individui completamente estranei gli uni gli altri, meglio sarebbe legiferare il meno e ricorrere al federalismo il più possibile – ma non divaghiamo.
Il discorso che mi preme fare qui riguarda il limite che lo stato deve tenere presente nell’esercitare il monopolio della forza. La sanzione deve essere proporzionata all’illecito commesso: sembra una banalità di solare evidenza, tanto che nei sistemi giuridici a vocazione retributiva come quello americano i contenziosi si risolvono tramite il vero e proprio risarcimento in solido del danno.
Eppure, proprio nel paese che, plaudendo alla risoluzione ONU contro le esecuzioni capitali nel mondo, si erge a capofila della cultura rieducativa nel bilanciare delitti e pene, appena due mesi fa è stato compiuto un gravissimo crimine carcerario. Incredibilmente silenziato dai principali mezzi d’informazione, per giunta.
La mattina di Venerdì 12 Ottobre Aldo Bianzino, un falegname residente nella campagna perugina, è tratto in arresto assieme alla sua convivente, Roberta Radici, e trasferito nel carcere del capoluogo umbro. Gli viene contestata la coltivazione di centodieci fusti di marijuana, addebito ribadito poi dalle forze dell’ordine anche in conferenza stampa. Il giorno successivo “il legale d’ufficio incontra Aldo alle 14 e riferisce a Roberta [...] che Bianzino sta bene e si preoccupa per lei. Ma la mattina seguente Daniela, un’amica di famiglia, viene avvisata di correre la carcere in tutta fretta. «C’è un problema», le dicono. Il problema è che Aldo non respira più e Roberta, in evidente stato di choc, non ha nemmeno potuto vedere il suo corpo” [fonte]. Gli esami autoptici eseguiti sul cadavere di Aldo hanno riscontrato lesioni massive al cervello e due costole rotte, ma c’è di più e di peggio. Nella lettera che Claudio Bianzino, il fratello della vittima, ha inviato al Presidente della Repubblica viene detto chiaramente che le violenze subite da Bianzino non hanno lasciato segni esteriori. Dunque l’uomo sarebbe stato sottoposto alle torture di aguzzini professionisti, il che aggiungerebbe a questa spaventosa vicenda un dettaglio interpretativo sconcertante. Un trattamento del genere, infatti, ha una minima parvenza di giustificabilità qualora gli inquirenti ritengano di avere a che fare con un pezzo grosso, titolare di uno snodo nevralgico nella piramide del narcotraffico. Aldo Bianzino, al contrario, era un artigiano dedito unicamente ai sacrosanti e intangibili affari suoi. Coltivava piante di “maria”, d’accordo, ma per uso strettamente personale – come un semplice controllo sul suo conto in banca (inesistente!) avrebbe testimoniato fino a prova contraria. “Prova contraria” di cui, dopo una sessantina di giorni, non si ha notizia. Le indagini sulla sua morte, dulcis in fundo, sono state affidate allo stesso PM che ne aveva ordinato il fermo. Ma guai a parlare di conflitto d’interessi: in Italia autonomia e indipendenza della magistratura sono garantite dalla chiusura corporativa della casta tribunalizia.
Forse, tra l’arrestare e il “rieducare”, c’è di mezzo il mare (troppo) magno dell’arbitrio sul quale il ceto dei “rieducatori” può fare pieno assegnamento. Con buona pace di Beccaria, temo.
Non solo: uno svarione come può essere lo scambiare un innocuo padre di famiglia con un maxi spacciatore solleva pesanti perplessità sui criteri di nomina dei funzionari pubblici nel nostro paese. Come se non bastasse, parliamo di ruoli che richiederebbero personale altamente qualificato sotto tutti i profili (intellettuale, psicologico, morale). A questo proposito, se penso alla parola più autenticamente “di destra” che mi sovvenga, non posso che soffermarmi sul concetto di gerarchia. O catena di comando, o filiera decisionale: si tratta dell’allocazione dei soggetti giusti nei posti giusti, un fine che solo la meritocrazia e la competizione possono perseguire con qualche speranza di successo. Stante la terribile ingiustizia subita da Aldo Bianzino e dai suoi cari, coloro che come me stanno a destra non hanno proprio nessun parere da esprimere al riguardo?




21 settembre 2007

Fenomenologia del Grillo

 Il clamore suscitato dall’adunata piazzaiola convocata dal comico/tribuno Beppe Grillo restituisce al dibattito di massa il tema dell’etica politica. Altrimenti conosciuto come "questione morale", il malcostume sibaritico dei titolari di cariche elettive rappresenta un intrinseco problema dei sistemi democratici, notoriamente retti da temporanee "dittature della maggioranza". Per guadagnarsi il consenso necessario alla propria elezione, gli uomini politici hanno bisogno di ingenti risorse economiche. Come prevenire, allora, l’eventualità che la classe dirigente nel suo insieme sfrutti la leva legislativa per procacciarsi ingiustificati privilegi pecuniari? E dove collocare l’insofferenza – meglio nota come antipolitica – espressa dalla gente comune qualora una simile condotta diventi pratica corrente? [continua su Movimento Arancione]

Trackback: Phastidio, Show your stuff! [Weekend Open Trackback]

Update (24-09-2007): sul "perimetro dell'antipolitica", Zamax




19 agosto 2007

Per la serie "chissenefrega"

Mi associo volentieri all’iniziativa di controinformazione lanciata da Phastidio qualche giorno fa, tesa a denunciare la dilagante fatuità mediatica agostana. Non ho nulla contro la voglia estiva di svago e divertimento, per carità, ma rimango molto perplesso ogniqualvolta l’offerta stagionale di un bene (nel nostro caso l’informazione) si omologa compattamente verso il basso. E quest’estate non si è nemmeno dimostrata delle peggiori: se non altro, Omnibus e Ottoemezzo sono stati trasmessi fino a fine Luglio, e La Storia siamo noi sta andando ancora in onda.
Riguardo al tema brevemente toccato da Mario, mi limito a dire che non sarei così severo nei confronti del Palio di Siena. Sarà forse perché considero le antiche manifestazioni folkloristiche un modo semplice ed efficacissimo di rappresentare i caratteri costitutivi e sociologici dei popoli che le tengono, ma trovo che un variopinto tuffo tra farsetti, fusciacche e gualdrappe, se ben radicato in “tradizioni viventi”, non sia mai l’evento più sciocco di cui rendere conto sui media. Se poi si teme che il certame stracittadino dell’Assunta sia l’ennesimo sintomo di arretratezza culturale di un popolo ancora troppo medievaleggiante per dirsi “avanzato”, basterà ricordare che paesi modernissimi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna pullulano di fiere in costume, di rievocazioni storiche e di raduni esoterici. Non parliamo poi delle feste tradizionali in luoghi attaccatissimi al loro passato come la Baviera.
Ad ogni modo, volete la notizia che mi ha fatto esclamare il fatidico “chissenefrega”? Eccovela qua: secondo la tesi di un Pico de Paperis statunitense (quando si dice il “colore locale”!), “a scoprire l’America furono [...] navigatori provenienti dal Giappone preistorico”. In effetti, il sospetto che i tratti somatici dei nativi americani rimandino a origini asiatiche era sorto svariate decadi fa a qualunque lettore di Tex o appassionato di film western. Vuoi vedere che, prima di essere invaso dalle acque, lo stretto di Bering formava un ponte tra Siberia e Alaska e, quindi, offriva un corridoio di migrazione? Ciò significa forse che gli uomini che lo attraversarono a piedi circa undicimila anni fa “scoprirono l’America prima di Colombo”? Cosa non si arriva a dire, pur di negare che l’unico “disvelamento” storicamente rilevante del Nuovo Mondo fu portato a compimento da uno schifoso italiano (e papista, ça va sans dire), per giunta messo a libro paga dagli spagnoli!
Magagne del relativismo storiografico, che punta a leggere il passato come una successione di avvenimenti banali, di accidenti governati da un ridicolo materialismo episodico e strutturalista. Purtroppo per i nordici (a molti dei quali è perfino toccato chiamare “America” la loro nuova casa, sempre in omaggio al solito navigatore italico), si dà il caso che a Erik il Rosso non basti veleggiare con il suo drakar e il suo rude elmo cornuto verso Terranova, per rivendicare di aver scoperto alcunché. Le “scoperte”, specialmente quelle scientifiche e geografiche, per potersi dire tali devono ammettere una ragionevole sistematizzazione del dato che acquisiscono. Devono cioè avere grandi conseguenze per tutti o – meglio – devono avvenire con ben altra consapevolezza a posteriori che non quella di una ciurma vichinga dell’alto Medio Evo o di una tribù di pastori erranti nell’Asia di dieci millenni fa.
A margine, rimarrebbe da analizzare il risvolto mediatico del successo riscosso da simili “rivelazioni”, per certi versi analoghe a quelle ammannite da libri (e film) come Il Codice da Vinci. Forse i mezzi d’informazione cavalcano lo gnosticismo da fast food per cui “la realtà non è mai come sembra o come te l’hanno insegnata”.
La Storia diventa pret-a-porter con la benedizione dell’ANSA: gli storici “togati” non trovano proprio nulla da obiettare in merito?




12 settembre 2006

Propaganda welfare

Non che io tenga in grandissima considerazione Filippo Facci (i soggetti intellettualmente e/o politicamente ambidestri, con la prosopopea da “liberi battitori problematici” che normalmente li contraddistingue, mi causano intense orchialgie), anche se lo ritengo dotato di una grande bravura nello scrivere. Ad ogni modo, trovo il seguente corsivo – pubblicato su Il Giornale del 7 Settembre e poi ripreso dal “Foglio dei Fogli” di ieri – condivisibile dalla prima all’ultima riga.

In soldoni, Bruxelles ci informa che la crescita italiana dovrebbe attestarsi all’1,7 per cento (assai più del previsto) e spiega che questo è dovuto a una sensibile crescita della domanda interna, o meglio «a un significativo contributo dei consumi privati». Ciò significa, nel paese in cui tutto si può dire rimanendo impuniti, che: 1) Avevano torto i Tg3 e i Ballarò e i vari Consumatori che negli ultimi due anni hanno denunciato uno spaventoso calo dei consumi; 2) Aveva torto l’Eurispes che denunciava la stessa cosa soffermandosi in particolare su un già smentito aumento della povertà; 3) Aveva torto l’Economist, santificato da sinistra, secondo il quale «Gli italiani stanno riducendo le proprie vacanze, stanno rinviando l’acquisto di una nuova auto o di un completo, gli incassi dei supermercati crollano attorno alla quarta settimana»; 4) Aveva ragione il Censis nel dire che l’Economist diceva sciocchezze e che la ripresa era in atto; 5) Aveva torto Vincenzo Visco nel dire che «il Censis vede il bicchiere mezzo vuoto, ma per l’Economist è vuoto del tutto»; 6) Aveva ovviamente torto Giovanni Floris (che è anche peggio di Santoro) in quelle due vergognose puntate pre-elettorali titolate «Perché l’Italia non cresce più» e «Quale eredità lasceranno Berlusconi e Tremonti sulle tasche degli italiani». L’eredità: eccola.

                                              Filippo Facci

Tutto vero, naturalmente – anche se mi immagino già contro obiezioni su misura del tipo “e se avesse torto Bruxelles?”, magari da parte di qualche sacerdote dell’europeismo. Dopodiché la polemica sbrigativa non risolve la difficoltà che il centro-centrodestra sconta nel comunicare il buono che ha saputo fare in periodi difficili contro l’ordinaria amministrazione, spacciata puntualmente per “grande politica” sulla ribalta mediatica, condotta dal centrosinistra-sinistra in momenti ultra-favorevoli. Com’è noto, Napoleone preferiva i generali fortunati a quelli capaci: piangere sui disgraziati cicli storico-economici capitati in sorte alla Cdl è da mezze calzette, oltre ad essere un atteggiamento imbattibile nel procacciare fama di iettatore a chiunque vi si cimenti.
Tutti gli schieramenti politici hanno gioco a enfatizzare le calamità verificatesi sotto l’azione di maggioranze avversarie – anche quando poco o nulla hanno a che fare con la loro negligenza: si pensi anche alla strumentalizzazione berlusconiana del terremoto in Umbria e nelle Marche – e a minimizzare invece i buoni risultati ottenuti dai rivali, di solito attribuendoli a “congiunture favorevoli”. Ma il martellamento pauperista scatenato dalla stampa di sinistra durante la seconda metà della scorsa legislatura, nell’ambito del  consueto teatrino delle meschinità, non ha precedenti – specie se si tiene presente che la propaganda antiberlusconiana denuncia da anni lo strapotere informativo di Sua Emittenza. Dei tanti buoni consigli che giungono alla dirigenza forzitaliota in questi giorni di brainstorming umbro, allora, forse l’esortazione a mettere da parte i timori reverenziali nei confronti della presunta mancanza di equilibrio che deriverebbe dallo status di stipendiato Fininvest può rivelarsi decisiva.


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28 ottobre 2005

Mineo-gate

Tempi grami, per l’informazione giornalistica in arrivo dagli USA. L’italiano (ma forse il discorso vale per un soggetto più ampio, l’europeo) che desiderasse conoscere nei dettagli la situazione politica d’oltreoceano, infatti, vedrebbe la sua curiosità infrangersi contro il muro di pregiudizio, scarsa professionalità e wishful thinking (leggasi “dissonanza cognitiva”) colpevolmente eretto dai nostri corrispondenti di stanza in America. Il livello di distorsione preconcetta della realtà, praticata quotidianamente dalla pletora di lenoni che dovrebbe tenerci informati, segna com’è ovvio un vero e proprio “picco permanente” dacché George W. Bush ha varcato la soglia della Casa Bianca.

Metti allora di ascoltare l’ennesima mistificazione affastellata dall’ineffabile Corradino Mineo; metti il disappunto di scoprire che le sue discutibili cronache, di recente, sono state promosse dal Tg3 al Tg1; metti pure che, ironia del destino, l’euforia per l’avanzamento di carriera travolga cotanta vedetta in pieno “CIAgate”. I casi sono due: o, data la complessità dell’intricata vicenda in questione, ci si abbandona all’atto di fede, oppure si volge lo sguardo altrove. Ammesso, beninteso, che si sappia a che santo votarsi.

Personalmente, all’infuori dei bravi Maurizio Molinari (La Stampa) e Christian Rocca (Il Foglio), trovo che il paesaggio giornalistico italiano non offra nulla che non si possa agevolmente sostituire con una navigata “motu proprio” su internet.

Il telegiornale della prima rete di ieri, per tornare ai fatti, suggeriva oscure connessioni tra la bufala pseudo-spionistica circa il contrabbando di uranio tra Niger e Iraq e il discorso sullo Stato dell’Unione con cui Bush, nel gennaio 2003, sancì di fatto l’inizio delle ostilità con Saddam. La tesi si riassume così: non solo la presenza delle armi di distruzione di massa, ma anche il traffico illecito di materia prima per confezionarle sarebbe un’astuta trovata da spendere sui tavoli diplomatici onusiani.

Nella fattispecie, per trovare il bandolo del garbuglio che sembra aver inguaiato Lewis “Scooter” Libby e Karl “The Architect” Rove, possono tornare utili gli articoli del già citato Christian Rocca disponibili qui e qui.

Riassumendone all’osso il contenuto, emerge che l’idea della bufala è frutto di una curiosa iniziativa assunta da un’ex spia italiana (e te pareva...) al soldo dei francesi, la quale, pur di intascarne i denari, non ha esitato a riempire i suoi mandanti di panzane. Avveniva tra il 1999 e il 2000 (epoca Clinton e Amato, per capirci). E come attestano sia la Commissione sull’Intelligence del Senato di Washington sia la Commissione Butler britannica, i francesi stessi confermarono in sede ufficiale l’attendibilità di quei documenti, nel frattempo trasmessi agli USA via fax dall’Ambasciata a Roma. Sta di fatto, però, che le informative in mano all’intelligence americana già prima del recapito del falso fascicolo italo-francese, avvenuto il 9 ottobre 2002, fossero ritenute “più ampie” nel descrivere i movimenti in materiale radioattivo in terra d’Africa.

Furono questi ultimi dossier “allargati” - di provenienza inglese - a fornire le basi per le fatidiche “16 parole” con cui Bush alluse ai sospetti scambi afro-iracheni nel suo celebre discorso, non già la farlocca documentazione italiana e francese. Parole, quelle del presidente americano, così pronunciate: “Il governo inglese ha appreso che Saddam Hussein ha recentemente cercato di acquisire significative quantità di uranio dall’Africa”. Cercato di acquisire, non “comprato”; Africa, non “Niger”. Paradossalmente, quindi, proprio ignorando la stravaganza delle prove falsate il governo americano si è procurato un abbaglio nell’uso di quelle, erroneamente ritenute veritiere, fornite dagli inglesi. Nessun “uso spregiudicato” di informazioni infondate - come scrivono Repubblica e il blog di Luttazzi, e come proclama Corradino Mineo da New York -, casomai il contrario.

Sul flusso di comunicazioni riservate tra l’Africa e gli Stati Uniti durante il 2002, poi, si innestano le vicissitudini della coppia Joe Wilson/Valerie Plame. Il primo, ex ambasciatore in Niger, fu inviato laggiù per controllare la circolazione di uranio direttamente sul posto. Tempo otto giorni e l’inviato, al suo rientro in patria l’8 marzo 2002, confermò che sì, gli abboccamenti tra alcuni delegati di Niger e Iraq c’erano stati, benché senza sviluppi degni di nota. Poi, nel giro di qualche mese (6 luglio 2003), Wilson ritratta e, con un articolo sul New York Times, accusa la Casa Bianca di aver falsificato le prove sulle armi di Saddam. Una settimana dopo arriva come una bomba la controaccusa di Bob Novak, editorialista conservatore ma anti-Bush, che punta il dito contro la moglie di Wilson, Valerie Plame, colpevole a suo dire di “conflitto di interessi”. Secondo Novak la Plame, in qualità di agente CIA, avrebbe pilotato l’affidamento della missione africana al marito confidando nella sua ostilità a Bush (i coniugi sono entrambi liberal), per poi orchestrare uno scandalo a scoppio ritardato.

Apriti cielo. L’identità segreta dell’agente Plame è bruciata: chi sono le fonti di Novak? E perché la giornalista Judith Miller, che non ha mai scritto una sola riga sull’intera faccenda, è stata sbattuta in galera per 85 giorni? C’entrerà la sua fonte più illustre, cioè Lewis Libby? Domande alle quali cercherà di rispondere l’inchiesta indipendente che potrebbe partire in queste ore, ma che per il momento rimangono sotto una coltre si mistero.

Lo so, è un casino pazzesco, una trama da capogiro per la mole di personaggi che coinvolge contemporaneamente. Ragione in più per aspettarsi un’informazione corretta e asciutta a riguardo. Ma la distinzione tra “cronaca” e “analisi”, ormai, sembra essere un fondamentale caro a ben pochi operatori dell’informazione.




19 ottobre 2005

Il silenzio dei polli

Di tutto questo allarmato clamore intorno all'influenza aviaria, meglio nota con la sanguinosa sopraddote di "virus dei polli", oltre all'evidente congegno mediatico escogitato per far impennare le vendite di vaccino antinfluenzale da un lato e per non compromettere eccessivamente le vendite di carni bianche dall'altro, è un particolare apparentemente secondario a lasciarmi alquanto perplesso.
Il Ministero della Salute, nella persona del suo titolare Francesco Storace, ha infatti esortato i cacciatori ad abbassare temporaneamente le doppiette e comunque a non usare esche o richiami vivi per procacciarsi (è il caso di dirlo) la selvaggina. Questo per scongiurare una possibile "pandemia", ormai assurta a nuovo idolo degli allarmisti di ogni risma. L'approvazione degli ambientalisti nei confronti dell'accorato proclama espresso dall'ex mazziere assiso al dicastero della Salute (maiuscola, mi raccomando) giunge a guarnire il paradossale scenario di questi giorni con la proverbiale ciliegina.
Perché lo sanno non dico tutti i diplomati, non dico tutti i detentori di licenza media, non dico nemmeno i reduci delle elementari, ma credo addirittura tutti gli aspiranti alla scuola materna che qualunque virus, per trasmettere il suo contagio, deve proliferare negli organismi viventi. E che quindi un incremento dell'attività venatoria, nella fattispecie, agevolerebbe la circoscrizione dei possibili focolai virali.
Che poi io sia convinto della totale ridicolaggine di questa palese montatura - peraltro congegnata sulla falsariga delle campagne "informative" che, di tanto in tanto, spaventano il pubblico televisivo americano con le calamità più strampalate (api killer dall'Africa, dentellature altrettanto killer sui rulli delle scale mobili) - è un altro discorso.
Anche considerato che sul tema della caccia in generale io mi ritengo molto "di sinistra" (che ci volete fare, non amo svegliarmi la mattina e ritrovarmi una canna di fucile puntata sotto il naso, per di più all'interno del mio fondo agricolo...), credo proprio di potermi ritenere al di sopra di ogni sospetto, quando trovo che in un determinato frangente un uso intelligente della caccia servirebbe da alleggerimento per una psicosi collettiva  colpevolmente indotta


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9 ottobre 2005

La strana coppia

Domani sera, alle 20.35, La7 manderà in onda la consueta puntata di Otto e Mezzo, come ogni lunedì compressa nella striminzita mezzora disponibile a ridosso del Processo di Biscardone. Ospite della serata sarà il ministro del Welfare Roberto Maroni, pronto a cimentarsi col fuoco incrociato di domande che lo attendono nell’umbratile studio cogestito dal duo Lerner-Ferrara. E chissà che non ci scappino anche le prime avvisaglie dei futuri diktat leghisti in ordine alla vertenza lombarda, confezionati magari in modo da subordinare l’appoggio del Carroccio alla riforma elettorale proporzionalista ad una vantaggiosa composizione delle liti consumatesi all’ombra del Pirellone.

Ma illazioni a parte, sembrerebbe dunque che i palinsesti preserali della ex TeleMontecarlo procedano regolarmente. Solo che non è affatto così. Infatti, nel tardo pomeriggio di venerdì scorso l’emittente ha diramato il seguente comunicato ufficiale: “Lerner ha concordato di interrompere la collaborazione con il programma ‘Otto e Mezzo’ in vista del prossimo impegno con ‘L’Infedele’, che riprenderà da Milano il 5 novembre. La7 ha pertanto offerto la co-conduzione di ‘Otto e Mezzo’ a Ritanna Armeni a partire dalla fine di ottobre”.

Perciò evidentemente quella di domani sarà una puntata preregistrata. Di sicuro, al di là dell’amicizia che lega i due opinionisti a telecamere spente, nella breve serie di puntate già messe in onda l’acrimonia ideologica che li divide sotto i riflettori non ha mancato di effervescenza. Molto probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta durante la puntata dedicata al “raeliano midcult”, Michel Huellebecq, nel corso della quale Ferrara ha pesantemente ironizzato sulla “correttezza politica” del suo (ormai ex) collega.

I quattro gatti che seguono il Giulianone nazionale lo sanno benissimo, pur tifando per la miglior riuscita dei suoi progetti televisivi: in televisione in direttore del Foglio non può accompagnarsi a molto di più che ad una “spalla” che gli sia di docile contrappeso (ovviamente in senso figurato). E Lerner, per quanto affezionato al suo sopracciò lezioso, è comunque una primadonna che mal sopporta il dover sottostare ai tempi e ai temi dettati da un solista del calibro di Ferrara.

A tutti coloro che apprezzano il tentativo di svecchiare l’approfondimento televisivo con l’abbandono della lottizzazione ideologica a compartimenti stagni, anche nella sofferta convivenza di posizioni palesemente incompatibili, questo divorzio non può non dispiacere. Perché rappresenta una battuta d’arresto per quello spirito “ferrariano” ben visibile nel suo quotidiano di riferimento (a proposito, questo blog è convintamente fogliante), sempre equamente diversificato all’insegna di un fecondo pluralismo interno.

Forse la Armeni è la soluzione più realistica, ma ad ogni modo qui si continua a rimpiangere la fase-Sofri.



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