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Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





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Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



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non sapere. Non è
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Tra il Dio incarnato
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Né bio né equo
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Liberalizzazioni:
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#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


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#1  #2  #3


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#1  #2  #3  #4


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#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
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Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


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"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
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del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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23 febbraio 2007

Or sono tre anni

Lunedì scorso ricorreva il terzo “compleanno” della controversa Legge 40/2004, attorno alla quale si è riacceso in modo veemente il dibattito pubblico sulla laicità dello stato italiano. Il referendum per la parziale abrogazione delle nuove norme in materia di fecondazione assistita, per un’imprevedibile somma di criticità, si tenne quasi in concomitanza con l’ascesa di un teologo morale del calibro di Joseph Ratzinger al soglio pontificio. L’eterna lotta tra positivismo e naturalismo giuridico conobbe in quel frangente un momento di confronto particolarmente intenso.
All’epoca questo blog non esisteva ancora, per cui reputo di qualche interesse ripercorrere l’itinerario intellettuale che mi condusse al voto di quel Giugno 2005.
In famiglia tutto si svolse come da usuale ripartizione etica: mia madre stette a casa, mio padre andò e mise quattro ‘sì’. Io invece studiai uno spacchettamento del tetra-quesito:

-         sulla prima scheda (Salute della donna) apposi il mio unico e convinto ‘sì’. Le limitazioni all’accesso previste dalla legge, pur muovendo dal comprensibile intento di tutelare la salute dei soggetti coinvolti nelle pratiche di fivet, configurano un’ingiustificata intromissione del legislatore nel rapporto medico-paziente. I divieti e i vincoli stabiliti da un testo normativo, in teoria, dovrebbero servire a prevenire abusi indiscriminati o a soddisfare precisi requisiti tecnico-qualitativi. In quest’ottica, la gradualità nel ricorso alle terapie per curare l’infertilità (raccomandata in particolare all’Art. 1 comma 2 e all’Art. 4 comma 1) deve rimanere un orientamento a disposizione degli interessati, non un obbligo di legge: le pesanti ricadute di un ciclo di iperstimolazione ovarica non possono che essere rimesse al consenso – informato, va da sé – del(la) paziente al medico. Nessuno, del resto, si sognerebbe di obbligare alla gradualità i malati di cancro, lasciando loro la chemioterapia solo come extrema ratio. Allo stesso modo, il limite massimo di tre embrioni non trova fondamento in alcuna reale esigenza tecnica, ma sembra quasi dettato dal gusto di vietare gratuitamente. Per una donna giovane tre embrioni sono probabilmente troppi, mentre per una primipara attempata magari sono pochi. Nello spirito della legge – che condivido, come avrò modo di argomentare a breve – l’importante è che nessun concepito venga congelato in quanto “sovrannumerario”;

-         sulla seconda scheda (Fecondazione eterologa) barrai il ‘no’. Fu una scelta molto travagliata, perché io non sono affatto contrario all’eterologa in sé, ma solo all’imposizione di libertà a scapito del concepito insita nell’anonimato del donatore esterno alla coppia. Essendosi trattato di un referendum abrogativo – né avrebbe potuto essere altrimenti –, ritenni opportuno premunirmi rispetto all’eventuale assenza di una esplicita disposizione in tal senso. La libertà delle coppie sterili di procreare in via “adulterina” (valida per tutti i nuclei affettivi già “in natura”) non può ignorare il bisogno di ciascuno di disporre della propria identità biologica. È un aspetto della norma su cui, teoricamente, potrebbe intervenire una puntuale correzione da parte del legislatore;

-         idem come sopra per quanto riguarda la terza scheda (Libertà di ricerca scientifica). Anche in questo caso, non fu tanto la rosa di metodi o tecniche su cui insisteva il quesito (il trasferimento nucleare e la crioconservazione) a preoccuparmi, ma il merito etico cui preludeva. Unitamente alla cancellazione di alcune tutele al concepito, la terza domanda proponeva, almeno nel medio-breve termine, di ridare libero corso alla distruzione di embrioni in laboratorio;

-         non ritirai la quarta scheda (Per l’autodeterminazione e la tutela della salute della donna). Ai referendum è possibile far mancare il quorum selettivamente: scelsi di adottare un diniego tanto rigido verso l’ultimo quesito per affermare che i diritti essenziali (di cui quello alla vita costituisce la punta di diamante) non possono essere subordinati ad alcun criterio di attribuzione progressiva, qualora l’individuo di specie umana venga a trovarsi in condizioni di terzietà fisica. Nella codifica delle leggi, gli aspetti oggettivi (umanità) devono avere la precedenza su quelli soggettivi e/o convenzionali (personalità) senza tema di riduzionismo, poiché è assolutamente logico che il diritto applichi la sua sovranità al campo dei dati di fatto (come la specie) e lasci invece alle singole sensibilità ogni ulteriore restrizione motivata da fattori morali trascendenti o indimostrabili (come la presenza o meno dell’anima o la presunzione dell’autocoscienza). Diversissimo il contesto giuridico dell’interruzione di gravidanza, in cui l’antagonismo tra madre e figlio non si esplica in stato di separazione dei due soggetti.

Le linee-guida della legge hanno aggiunto alla normativa un’indicazione piuttosto contraddittoria: pur rimanendo severamente vietata la diagnosi genetica di preimpianto, viene permessa l’analisi osservazionale degli ovociti fecondati. La quale, ove dovesse avere esiti infausti, può mettere nelle condizioni di “lasciar morire” l’embrione. Ora, io mi domando: non è più sensato consentire anche i test genetici ed eventualmente ricorrere alla stessa soluzione, piuttosto che impiantare in utero embrioni difettosi da sottoporre a riduzione fetale certa?
Più in generale, il dibattito sulle biotecnologie mette a confronto diverse concezioni epistemologiche. Nella mia, le domande sul senso della vita e sui confini etici entro cui l’intervento su di essa è compatibile con la dignità dell’uomo sono le domande più autenticamente razionali. Il miglior attestato di dedizione alla scienza – detto da uno che ha passato tutta la vita a studiare materie scientifiche – consiste proprio nell’opporsi a ogni tentativo di separarla da questi interrogativi o di caricarle sulle spalle la missione impossibile di risolverli da sola. E nel ragionare attorno alle implicazioni della (bio)tecnologia per i destini dell’umanità, anziché accettare in modo incosciente e irrazionale una visione meccanicistica dell'uomo e dell'individuo.


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7 giugno 2006

Pensierini bioetici

Oberato dagli impegni “tesistici”, sbarco la bloggata con una serie di pillole a tutto campo. A voler rimanere sui miei standard di logorrea ce ne sarebbe per redigere altrettante analisi da diecimila battute ciascuna, ma vedo cosa posso fare per condensare in poche righe le mie opinioni sui più scottanti argomenti di discussione emersi durante quest’ultima settimana.
Di che vogliamo parlare? Per stare ai fatti in modo succinto, servirebbe un motto in grado di descrivere appieno la cifra politica del nuovo governo. Per quanto sembra lecito desumere almeno dalle prime fiammeggianti dichiarazioni rilasciate da questo o quel ministro, un buon detto potrebbe essere “can che proclama, non morde”.
Esternazioni di taglio radicale senza pezze d’appoggio concrete nell’iniziativa parlamentare o nell’azione di governo, infatti, non fanno che trasmettere l’enorme debolezza di chi, vistasi preclusa la via del compromesso politico fattivo, può solo limitarsi a galvanizzare i suoi sostenitori più accesi con parole d’ordine ispirate agli ideologismi più astratti e impraticabili.
Il rituale bizantino (e prodianamente cripto-clericale: cattolico nella forma, secolare nella sostanza) tenutosi con il “conclave governativo” umbro, poi, è una formidabile spia delle ansie da prestazione che già affliggono l’amministratore di condominio assiso a Palazzo Chigi, ansie che discendono direttamente proprio dall’eccessiva disinvoltura manifestata da alcuni uomini di governo in sala stampa.
Basti pensare alla decisa sterzata in materia di etica pubblica che si pretende già impressa a partire dagli annunci in salsa zapaterista lanciati dalla trimurti Mussi-Bindi-Turco. Un referendum fallito per mancato quorum, è la tesi del Baffone impegnato a reggere le sorti delle patrie università, non ha valore asseverante. Ora, a parte il fatto che il sottoscritto ha votato SÌ al secondo dei quattro quesiti messi a plebiscito un anno fa e non ritiene perciò la Legge 40 un totem intoccabile, bisogna pur ammettere che un buon 30-35% di quanti allora non si recarono alle urne scelse l’astensione a ragion veduta, consapevolmente. È capzioso dire che “senza quorum, staremmo raccontandoci di un plebiscito a favore dell’abrogazione”, perché, se lo sbarramento sulla platea elettorale non fosse stato in vigore, sarebbe sicuramente aumentato il numero di NO. Grosso errore dei fautori della Legge 40, casomai, è non aver tenuto nemmeno lontanamente in considerazione la possibilità (plausibilissima) che l’eccezionalismo culturale italiano potesse permettere di far vincere il sostegno attivo ad una legge che – limite dei tre embrioni a parte – costituisce un precedente di assoluto rilievo nel panorama legislativo occidentale.
Finalmente all’oltranzismo degli ultrà utilitaristi e materialisti si è opposto il tentativo di contemperare con intelligenza ed equilibrio le esigenze etiche espresse da un corpo sociale moralmente molto diversificato. La Legge 40 non “vieta” affatto la fecondazione assistita, ma ne regolamenta l’accesso con riguardo alle molteplici sensibilità di tutta la base contribuente che finanzia con le sue tasse il sistema sanitario nazionale. Il divieto all’eterologa rappresenta un’indebita ingerenza nelle scelte che taluni ritengono di poter prendere, senza per questo arrecare alcun danno di sorta al prossimo? Sarebbe vero se l’eterologa che certi “libertari” hanno in mente non contemplasse l’anonimato del donatore esterno, che impone ad un soggetto inerme (il concepito) di subire una mutilazione della sua identità biologica.
Molti sedicenti liberali sposano un concetto di “contratto bilaterale” invero piuttosto singolare, specie nei confronti di soggetti lasciati alla mercé dell’arbitrio tecnoscientifico solo perché non confacenti al metro di “utilità” che tanto efficientismo neoclassicista vorrebbe contrabbandare come “minimo etico”.
Col tempo, la totipotenza staminale – e qui chiudo la prima, lunga controargomentazione – si dimostrerà per quello che è: una chimera irraggiungibile alla stregua del moto perpetuo in fisica o della fusione fredda in chimica. Ottime prospettive terapeutiche si sono aperte (e continuano ad aprirsi) grazie alle staminali somatiche; osservando poi che, alle viste, si profila la possibilità di “riprogrammare” le cellule adulte ad agglomerati biologicamente analoghi a quelli embrionali, ci si fa un’idea di quanto l’accanimento occisivo sugli embrioni inermi sia solo conseguenza di un ingiustificato irrigidimento ideologico.
Detto questo, Mussi che fa? Propone una legge? No, l’abbiamo detto, è debole, ha la Binetti attaccata al groppone. Per cui sceglie l’iniziativa ad effetto: ritiro del sostegno italiano ad una dichiarazione etica priva di valore legale, gran polverone polemico sulla carta stampata, ma impianto normativo invariato. Però, diamine, che coraggio i nostri bravi ministri democratici, si mormorano i compagni stravaccati alla Casa del Popolo.
Per le micro-sparate della Bindi in tema di PACS valgono le stesse considerazioni. La disciplina legislativa delle coppie di fatto non può limitarsi alla sola sfera privata, dice il neoministro delle politiche familiari. E qui bisognerebbe capirsi: se la Bindi intende dire che, oltre al diritto privato, un riordino delle norme in materia dovrebbe investire anche il codice civile e il diritto amministrativo, mi trova d’accordo. Personalmente ritengo che tutto questo bailamme – ideologico, tanto per cambiare – attorno al riconoscimento delle coppie di fatto etero ed omosessuali si debba risolvere ampliando la sfera delle libertà contrattuali, permettendo a chiunque ne faccia richiesta davanti ad un notaio di stipulare accordi di convivenza personalizzati, con rilievo giuridico anche nei confronti dell’autorità amministrativa.
Si tratterebbe dunque, secondo me, di saper allargare il perimetro normativo delle leggi che informano il diritto societario.
Altro discorso sarebbe se la Rosaria nazionale volesse sostenere la necessità di sanzionare pubblicamente qualsiasi scambio di promesse affettive pronunciato more uxorio. In tal caso, avrebbero ragione da vendere quanti denunciano i PACS come la mistificazione di un “piccolo matrimonio”. Ciò genererebbe conseguenze immediate sull’accesso ai benefici previdenziali da parte dei contraenti, i quali potrebbero disporre anche di risorse pensionistiche stornate dalla ripartizione pregressa. Assistenzialismo allo stato puro elargito a nuovi strati sociali questuanti, quindi, con l’aggravante dell’ingiustificata redistribuzione sotto il profilo della filosofia giuridica. Molti dei vantaggi fiscali e amministrativi accordati alla famiglia naturale, è bene ricordarlo, rappresentano il controvalore che la collettività riconosce all’impegno coniugale di armonizzare la propria potenzialità procreativa. In altre parole, si tratta di una specie di “ringraziamento” per aver scelto di sacrificare alcune “quote” della propria libertà individuale al superiore interesse di pro-creare e di crescere figli tutelati sul piano genealogico, ereditario ed educativo – almeno come prima intenzione, ovvio. La normalizzazione di altre forme di convivenza o di condivisione affettiva non può prescindere da tale peculiare distinzione: la famiglia naturale preesiste alle leggi scritte (ed eventualmente sceglie di conformarsi ad esse per spirito civile), tutto il resto discende dall’architettura di diritti e doveri positivi di cui il potere costituito ha deciso di dotarsi per normare i rapporti tra individui associati. Ecco perché la cointestazione di fondi pensione in conto capitale, la prelazione clinica, i permessi sul lavoro per gravi e documentati motivi, il testamento olografo e quant’altro attenga alla sfera delle libertà individuali va riconosciuto a tutti, mentre l’assistenza pubblica al coniugio – che remunera peculiari “esternalità positive” del matrimonio eterosessuale – assolutamente no.
Capitolo RU486. Anche il ministro Turco indulge alla diceria secondo cui si tratterebbe di un’opzione abortiva particolarmente efficace e indolore, discreta e mininvasiva quanto basta per preferirla all’ospedalizzazione. Fosse così – dopo qualche ritocco alla legge 194, laddove afferma che l’interruzione di gravidanza va eseguita solo all’interno di strutture pubbliche – sarei favorevole anch’io alla rapida introduzione e commercializzazione del farmaco tanto discusso. Solo che si tratta, per l’appunto, di dicerie. Il “bisogno di analgesia”, tanto per citare un ginecologo poco sospettabile di simpatie clericali come Silvio Viale, cresce ragguardevolmente passando dalle procedure chirurgiche all’assunzione della pillola. Sanguinamenti, nausee e forti dolori addominali si susseguono per molte settimane dopo l’aborto. Senza contare che approfondite indagini svolte dalla Food and Drug Administration americana dimostrano che l’incidenza di shock settici e di infezioni virali, in seguito all’utilizzo della RU486, eleva di dieci volte il rischio di morte riscontrato con questa metodologia rispetto a tutte le altre disponibili. Pare inoltre che la procedura di introduzione del mifepristone sul mercato statunitense sia stata condotta in modo assai poco ortodosso dalle autorità preposte, pur di ubbidire con sollecitudine alle pressioni politiche che all’epoca (era il 1993) fioccavano dall’amministrazione Clinton. Il mio sospetto è che la pillola abortiva fornisca un comodo alibi ai molti ginecologi che sperano di potersi liberare dall’assillo dell’ivg ospedaliera senza dover pagare pedaggio all’obiezione di coscienza. Poco altro da aggiungere: il miglior metodo per abortire, sempre che si debba proprio farlo, rimane il Karman (aspirazione).
Ohi, altro che “pillole”, qui sto imperversando senza ritegno. Allora i pensierini sulla politica “bruta” me li tengo per il prossimo giro!




21 aprile 2006

Martini l'Apostata

Ieri l'agenzia Ansa raccoglieva una conversazione tra Ignazio Marino, autorevole medico di area cristiano-sociale, e il cardinale emerito di Milano, Carlo Maria Martini. Tralasciando senza remore ogni commento a proposito del “dissenso” espresso dall’anziano principe della Chiesa in merito a numerose questioni eticamente sensibili – il quale può sembrare “sensazionale” solo a quanti ignorano la distinzione tra magistero teologico e dottrina morale –, mi sembra opportuno riprendere in particolare una delle domande (retoriche) che l’insigne intervistatore ha rivolto al presule:

“per evitare di perpetuare la produzione di embrioni di riserva che non vengono utilizzati, [la Legge 40] ha scelto una via semplicistica: crearne solo tre alla volta e impiantarli tutti nell’utero della donna. Ma questo numero, se si ragiona su base scientifica, dovrebbe essere flessibile e determinato caso per caso, secondo le condizioni mediche della coppia. Però, la scienza viene in aiuto per suggerire delle alternative alla creazione e al congelamento degli embrioni. Esistono delle tecniche più sofisticate di quelle utilizzate oggi, che prevedono il congelamento non dell’embrione ma dell’ovocita allo stadio dei due pronuclei, cioè nel momento in cui i due corredi cromosomici, quello femminile e quello maschile, sono ancora separati e non esiste ancora un nuovo Dna […] Non c’è l’embrione, non c’è un nuovo patrimonio genetico e quindi non c’è un nuovo individuo. Dal punto di vista biologico non c’è una nuova vita. Possiamo allora pensare che essa non ci sia nemmeno dal punto di vista spirituale e quindi che non esistano problemi nel valutare l’idea di seguire questa strada anche da parte di chi ha una fede?”

Poiché la mia discesa nella blogosfera è avvenuta con qualche mese di ritardo rispetto ai referendum sulla parziale abrogazione della Legge 40, svoltisi il 12 e 13 Giugno scorsi, mi sembra corretto fare mie le parole con cui Marino pone la questione relativa al limite dei tre embrioni. Questo per giustificare la scelta che quasi un anno fa mi indusse a votare 'sì' solo su una – la prima – delle tre schede che ritirai.
Piuttosto mi domando come mai il clima avvelenato di quei giorni abbia impedito a tutti i commentatori, anche a quelli più qualificati, di prendere in considerazione l’affinamento della tecnica di congelamento dell’ovocita anziché dell’embrione: questa soluzione è in grado di spazzare il campo da ogni problematica deontologica ricorrendo ad un salvagente pienamente “scientifico”. Per aver difeso questa opzione troppo a ridosso della consultazione referendaria, un’ostetrica dell’ospedale bolognese “S. Orsola” – Eleonora Porcu – venne pesantemente contestata dai sacerdoti della soppressione embrionale: per aprire fronti critici nel tetragono schieramento abrogazionista, evidentemente, occorre esibire il certificato di appartenenza referenziata alla medesima famiglia ideologico-culturale.



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