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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

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Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
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con l'intemerata
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Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
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Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
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La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

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Multilateralismo dalemiano:
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8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

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Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


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Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
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USA 2006:
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Laicità e diritto naturale,
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La mossa del Casini

Né bio né equo
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Apocalypto

Pannella e la morte
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Fassino, le sberle, la rivincita

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L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
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Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

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A New Republic

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Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
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Gianfranco, Daniela
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Il liberismo
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Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

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Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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15 aprile 2008

Dopo il trionfo

Ieri pomeriggio, mentre le schede elettorali di Senato e Camera scorrevano sotto i nostri occhi di scrutatori e rappresentanti di lista, montava uno stupore congolese. L’orologio della Storia sembrava essersi nuovamente posizionato sul 1992, allorché il Carroccio vestì i panni dell’angelo sterminatore per conto di un tessuto sociale lombardo-veneto esasperato dalla partitocrazia. Lega e Pdl hanno viaggiato per cinquantine parallele (la cui effettiva consistenza numerica è spettato al sottoscritto conteggiare materialmente...) durante tutte le operazioni di spoglio, fino al sorprendente risultato definitivo: il partito di Bossi si è attestato al 30%, col Pdl al 36%. Fatti due conti, se si tiene presente che in paese Forza Italia ha sempre raggiunto il 30-35% in assoluta scioltezza, è evidente che i voti degli aennini locali si sono spostati in blocco sotto i tiepidi raggi del sole alpino. La defezione di strati sempre più ampi della base forzista, comprensibilmente disgustata dall’involuzione feudale e familistica del suo personale politico di riferimento sul territorio, ha fatto il resto. Stamattina, poi, i risultati definitivi per l’intera area comunale mi hanno lasciato definitivamente allibito: Lega 40,64%, Pdl 32,13%. Non esattamente un plebiscito progressista, insomma. Udc ferma a poco meno del 4%, Pd al 14,27%, agli altri le briciole.
A Verona la musica, seppur mitigata dal contesto ideologicamente meno monolitico del capoluogo di provincia, non cambia troppo. Anche se il Pd, con ardimentoso sprezzo del ridicolo, si strombazza “primo partito della città” (29,25%), il fatto che la somma di Lega e Pdl dia un 51% quasi tondo rimane lì a testimoniare come i numeri dell’exploit leghista dell’anno scorso (60%, al quale vanno sottratti il 5,42% dell’Udc e le frattaglie di estrema destra) siano sostanzialmente invariati.
Anche in regione i valori storici del consenso politico restano pressoché gli stessi da almeno quindici anni. Pdl+Lega al 54,3%, Pd+Idv 31,5%: per riaggregare il consueto rapporto di 60/40 occorre usare gli stessi accorgimenti indicati nel caso di Verona, visto che stavolta i due principali contendenti correvano con coalizioni leggere. A questo proposito, la tenuta dell’Udc veneta (5,7%) costituisce uno spunto di riflessione da estendere al piano nazionale.
Perché sarà pur vero che le elezioni hanno decretato la fine dei partiti identitari – quelle formazioni, cioè, che intendono vivere di rendita recintando il perimetro dei “valori” di loro esclusiva competenza – e l’enorme successo della Lega Nord, ma il dato da tenere in maggior considerazione per figurarsi le dinamiche della politica italiana prossima ventura è rappresentato proprio dalla discreta prestazione del partito di Casini. Al loft veltroniano si profila una – letterale – resa dei conti: il Popolo della Libertà, da solo, ha ottenuto grossomodo gli stessi voti del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori messi insieme. Con il tracollo del cartello antagonista messo in piedi da Bertinotti, Diliberto e Pecoraro, per il Pd è da ritenere archiviata ogni ipotesi di alleanza strategica con le forze politiche alla sua sinistra. Quindi nel novero dei progetti per la rivincita democratica rimane solo un patto con l’Udc, il che avrebbe ottime credenziali per divenire il perno della probabile fronda dalemiana in seno alla nomenclatura ex diessina. Fagocitando un’altra razione di democristiani, al prossimo giro la partita sarebbe tutt’altro che scontata: 37,55%+5,62% dopotutto fa un buon 43,17%, sicché basterebbe solo che la Lega perdesse un po’ di mordente protestatario e i giochi sarebbero fatti.
Questa legge elettorale potrebbe favorire la semplificazione del panorama politico ben oltre il livello già registrato dai suoi estimatori dell’ultima ora.




21 aprile 2006

Hanno già ricominciato a farci "ridere"

Abbandonare il piccolo angolo edenico incastonato tra le plaghe maleodoranti del peggior quartiere di Torino, da qualche tempo agognata mèta delle mie parentesi festive in bilico tra il teismo e l’agnosticismo, diventa ogni volta più penoso. Il mondo “esterno” – cioè il saeculum propriamente detto – si dibatte in convulsioni politicate sul filo delle frazioni di millesimo percentuale, mentre basterebbe saper captare solamente un piccolo disturbo nel segnale modulato sulle maggiori frequenze terra-terra, una lieve distonia nel fascio di effimere suggestioni che alienano l’intelletto dall’adeguamento alla fattualità, per riverberare tutt’intorno un sia pur fioco rumore di fondo della Grazia primordiale – che poi quest’ultima sia sovrastrutturale o realmente capostipite dell’Essere poco importa, a giudicare dai risultati che l’inverarla produce automaticamente. Che comodità sarebbe, mettersi in un cantuccio monastico, proteggere se stessi dal frastuono e dalla vanità e godersi lo splendido isolamento in un’oasi “laicamente chierica”, nella quale la comunione con lo Spirito cementa tra loro tanti mattoni un tempo sperduti, fatti di carne e sangue, di ricerca terrena e di Verità ultraterrena...
Hai voglia a dirti pentecostale: il ruggito del topo elettorale è ancora nell’aria e mal sopporta l’insidia del salto di qualità “olistico” previa evangelizzazione passiva per bocca del primo attendista devoto di passaggio.

A mente appena più fredda di quanto non fosse giusto una settimana fa, il quadro politico assume contorni sempre più definiti sul versante del piccolo cabotaggio e sempre più sfumati su quello della visione d’insieme e della strategia di ampio respiro. Cul di gallina Follini si appresta alla fronda di riposizionamento più scontata del secolo sotto il profilo meramente tattico, ma con ripercussioni potenzialmente inaudite sul “baricentro di massa” ideologico dell’Unione prodiana: una manciata di voti democristiani in più al Senato (due? Tre? Quattro?) potrebbe acquisire un peso specifico pari a quello di venti scranni rifondaroli. Diminuendo ulteriormente il già esiguo spazio di manovra percorribile dal Professore col suo brevettato (e poi naufragato) schema di triangolazione con Margherita e Rifondazione a circonvallare i Ds. Come già nel ’98, potrebbe essere l’apporto trasformistico di qualche democristiano cidiellino borderline a offrire una sponda a D’Alema e ai suoi boys, altrimenti paralizzati.
Nel frattempo è maretta sull’attribuzione delle tre più alte cariche dello stato: se la presidenza del Senato sembra essere stata blindata dai Dl in favore del “donatcattinniano” Franco Marini, a Montecitorio il ballottaggio tra lo skipper di Gallipoli e Fausto Bertinotti divide la sinistra ancor prima dell’adunata parlamentare, prevista tra una settimana esatta. La linea di frattura minaccia di aprirsi in modo tanto preoccupante che Piero Fassino, in un impeto di fede teologale, ha ritenuto di dover rivolgere una prece direttamente al miracolato capoufficio. Scrive il segretario dei Democratici di Sinistra: “A questo punto sta a Te, in quanto Leader della coalizione, assumere una iniziativa che consenta alla nostra alleanza di ritrovare quella coesione e quella solidarietà indispensabili per approdare alle soluzioni politiche e istituzionali auspicate”. Il ‘Te’ maiuscolo odora di sacrestia, la particella ‘ri’ aggiunta al predicato ‘trovare’ implica lo smarrimento più o meno temporaneo dell’oggetto (la “coesione”), l’ossessiva reiterazione della credibilità di un’investitura sostanziale a “Leader della coalizione” e del margine decisionale del Gran Capo – anche da parte del diretto interessato – tradiscono un tasso di coda di paglia attestato ben oltre il livello di guardia. Un equilibrio politico tanto labile preclude ogni via di riforma strutturale condivisa. Ecco perché il governo Prodi durerà anni, ed è inutile illudersi circa una sua dipartita prematura: chiusa ogni opportunità di elaborazione progettuale a tutto campo per manifesta disomogeneità, rimarrà solo il quotidiano soprammercato lungo i corridoi di quel cronicario per lobbysti occulti che è l’Unione. Mano libera per rinsaldare l’asse privilegiato enti locali-LegaCoop a voi di sinistra, egemonia sui mercati bancari tramite il sostegno accordato al Bazoli di turno per noi cattolici adulti: è un bigino dossettista al netto dello spessore umano ed intellettuale di cui i vecchi “cavalli di razza” democristiani pure disponevano in (modica) quantità.
All’appello mancano ancora le indicazioni di copertura per il progressivo abbattimento del cuneo fiscale – confusamente promesso da Prodi in campagna elettorale –, ma in compenso la parziale revisione delle voci imponibili relative all’Ici, da boiata demagogica che era quando si azzardava a proporla Berlusconi in puro stile Aiazzone (“Sì, avete capito bene”), sembra essersi rigenerata a grande intuizione democratica. Pare infatti che il Professore abbia preso accordi con i sindaci di Roma, Napoli e Torino – tutti e tre proiettati verso una trionfale rielezione – nel senso di uno sgravio dell’imposta sulla prima casa. Il TG3 ne rende conto con toni entusiastici, tanto più che il declino economico è sparito assieme a tutti i suoi epifenomeni fantasy (i bambini assetati di latte, gli impiegati col doppiopetto rattoppato): gli ordinativi all’industria si sono impennati di oltre il 14% su base annua, i ponti di Pasqua e del 25 Aprile segnano il tutto esaurito nelle località turistiche, le nuvole plumbee che pesavano sui destini del Belpaese stanno lasciando il posto ad un sole radioso, Provenzano non ha nemmeno fatto in tempo a votare per Cuffaro.
Ahimè, come vorrei infilarmi nella dorata stanzetta che mi ha accolto durante il triduo pasquale e scordarmi del tuffo nella Prima repubblica che, di nuovo, ci tocca per un pugno di Calderoli, Tremaglia, Panto e Musumeci.




11 aprile 2006

After-midnight abstracts

Le elezioni si sono concluse con un pareggio sul piano dell’indicazione politica di massima, ma con una vittoria algebrica dell’Unione su quello del risultato definitivo, fortemente corretto dal bonus maggioritario che segna lo spirito della nuova legge elettorale made in Calderoli. Da notare come, a dispetto delle accuse di cinico opportunismo elettoralistico rivolte dall’Unione all’indirizzo dell’ormai ex maggioranza ai tempi del suo varo, il cosiddetto toscanellum abbia dato al centro-centrodestra tutta la corda che gli serviva per impiccarsi da sé: con la vecchia legge, l’elevato coefficiente di concentrazione misurato sui suffragi riscossi dall’alleanza di centro-sinistra-sinistra (molto votata in aree ad alta densità di consenso circoscritto) avrebbe senz’altro avvantaggiato la Cdl. Chi è causa del suo mal, d’altra parte, oltre a se stesso ha da piangere anche il capolavoro di imbecillità (politica) messo a segno dalla strana coppia Mirko Tremaglia/Giorgio Panto. Il primo, artefice ed estensore dell’obbrobriosa legge che regola il voto degli italiani residenti all’estero, può a buon diritto considerarsi il colpevole dell’astrusa ripartizione dei seggi al Senato, dove la Casa delle Libertà, pur sfondando il muro del 50%, si ritrova in minoranza. Possibile che, a fronte di un sistema che premia la capacità di aggregazione, a nessuno sia venuto in mente che l’Ulivo unito andava sfidato da un blocco coalizzato di ugual potenziale attrattivo? Il secondo, come ampiamente preventivato, ha infilato una cannuccia nel gluteo destro della Cdl e ne ha succhiato via circa 90-95000 voti – pari ad un pleonastico 3% in Veneto, ma nondimeno sufficienti a ribaltare le sorti della corsa alla Camera dei Deputati, spuntata dal centro-sinistra-sinistra per un ammontare di voti paragonabile ai residenti di un piccolo quartiere milanese o romano. Come se non bastasse, all’improbabile demagogo veneziano – uno che, quando si abbandona all’estasi onirica, vagheggia nientemeno che la riconquista dei Confini Orientali – è riuscito pure di sottrarre al centro-centrodestra i numeri per raggiungere l’extra bonus di un ulteriore senatore al riparto regionale, che scatta con percentuali attorno al 60% (la Cdl, in regione, si è attestata al 57,4%). Insomma, molta dabbenaggine mista a sovrastima del proprio seguito elettorale – Tremaglia nel mondo e Panto in Veneto – conferiscono all’Unione una maggioranza relativa (49,8% contro il 49,74% degli avversari: nessuna delle due coalizioni, alla Camera, riesce dunque a sfondare il muro del 50%) e del tutto apparente.
Per quanto riguarda le voci rubricabili al capitolo “la volpe e l’uva” direi che possiamo fermarci qui. La maggioranza conquistata a Montecitorio – 340 seggi a 277, più frattaglie varie ed eventuali equamente spartite – e il pur ridotto margine disponibile al Palazzo Madama, anche grazie al sostegno dei senatori a vita più giannizzeri – soprattutto Scalfaro, Levi Montalcini e Napolitano –, mettono Romano Prodi nelle condizioni di formare un governo pienamente legittimo. Sono tuttavia gli scenari strategici che si profilano sulla gestibilità del doppio onere camerale ad ipotecare lo slancio riformatore e gli spazi di manovra praticabili dal futuro esecutivo. La presenza in aula dei senatori a vita, anche per ragioni angrafiche, non è mai garantita assiduamente. Nella scorsa legislatura, è cronaca recente, l’assenteismo doloso dei franchi tiratori colpiva spesso e clamorosamente una maggioranza forte di cento deputati e quaranta senatori in più; era un modo tipicamente democristiano per rinnovare cambiali politiche a breve scadenza nel quadro di una dialettica interna estremamente vivace. Come si assesteranno le routines di rapporto tra Governo e Parlamento, dal 28 Aprile in avanti? Una maggioranza così radicalmente sbilanciata a sinistra reggerà la prova della coesione, di fronte ai grandi temi della politica economica ed internazionale? Qui si ritiene che i sanguinosi appetiti di rivalsa antropologica traditi dai portavoce dell’Unione di fronte ai primi exit poll, stante la presente spaccatura a livello nazionale, vadano tenuti a bada. Si dessero una calmata e si rassegnassero a non salutare tra grida e stridore di denti il pensionamento anticipato del Cav., almeno non a breve. Il Professore, a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate quest’oggi ai maggiori organi di stampa, intende applicare un severo spoil system: un voto o un milione di voti in più, prendo tutto il piatto io. Presidente di Senato e Repubblica, in quest’ottica, vengono rivendicati come prerogativa esclusiva dei vincitori. Il viavai quotidiano dell’ordinaria amministrazione legislativa, con questioncine minori come l’impegno militare all’estero, il mercato del lavoro, la scuola, la giustizia e il risanamento dei conti pubblici da affrontare, fiaccherà per bene la baldanza del bolognese. Lo scontro frontale con il Nord produttivo – a schiacciante maggioranza destrorsa – e con gran parte del meridione “pelasgico” (sotto il Po, per capirci) richiede una forza politica da rincarare giorno dopo giorno nell'incessante dispiegamento di una potenza di fuoco che la sinistra, oggettivamente, non ha - quantomeno non nelle proporzioni attese.
A proposito di eventuali contestazioni del voto scrutinato, infine, se i verbali non dovessero segnalare irregolarità marchiane, sarebbe meglio lasciar correre. Non vogliamo renderci testardamente ridicoli di fronte al mondo come fece, ahilui, il povero Al Gore sei anni fa. Da opposizione forte, fortissima, stringiamo invece la morsa del centro moderato e della sinistra antagonista attorno al collo dell’Ulivo: non andrà molto diversamente rispetto a quanto avvenne in Germania dopo la seconda, effimera riconferma di Schroeder.
A un dipresso, frattanto, il referendum costituzionale attende la Cdl alla prova del fuoco. Reggeranno (reggeremo)?




8 aprile 2006

Cinque minuti a mezzanotte - Live train of thoughts

15.38 - Sabato - Dice che l'attentato preelettorale, il comizio esplosivo pro domo islamica, non c'è stato. Qua e là s'odono le canee innalzate dai loici in servizio permanente, tutti rappresi in artefatte pose da paciosi presidenti di seggio, mentre mormorano salmodie contro l'inutile allarmismo e i luoghi comuni confezionati dai chierici dello scontro di civiltà. Ma di atti terroristici non ce ne sono stati per un motivo ben più prosaico, che si collega in un certo sposalizio d'amore concettuale ad una pretattica a base di psicologia inversa. Presente quando il Dipartimento di Stato americano, con informativa a vario titolo ripresa e amplificata dal governo di Roma, comunicò ai turisti statunitensi l'esistenza di fondati motivi di preoccupazione circa la loro permanenza su suolo italiano a ridosso delle elezioni politiche? Presente la sdegnata reazione all'unisono della sinistra, evidentemente incline ai complottismi e alla dietrologia solo a corrente alternata? Ecco, da quel momento in avanti la "colpa morale" di un eventuale attentato sarebbe automaticamente ricaduta sui prodiani, rei - sempre in linea ipotetica - di aver minimizzato un rischio a posteriori rivelatosi tutt'altro che campato per aria. Ed ecco perché i terroristi non si sono minimamente azzardati a colpire in pieno petto il cavallo (i cavalli) su cui hanno da tempo scommesso le loro fiches. Niente di più, niente di meno. Lasciate perdere S. Petronio e la metropolitana milanese, quelli sono obiettivi sensibili troppo telefonati e - di conseguenza - monitorati, perché i dinamitardi internazionali riuniti possano davvero darvisi appuntamento.
Ora che ho parlato, chissà cosa salterà in aria da qui a domani...

16.32 - Sabato - La ragione degli insuccessi elettorali patiti dal centro-centrodestra in occasione delle consultazioni intermedie svoltesi durante gli ultimi cinque anni - benché dalle Europee, malgrado il loro esito venga sempre apoditticamente annoverato tra le magnifiche vittorie del centro-sinistra-sinistra, si possano trarre numerose indicazioni in controtendenza - va ricercata in un paradosso di marketing politico. La riduzione delle tasse, promessa in pompa magna ma mantenuta a spizzichi e bocconi, attribuisce all'arretramento programmatico del grado di invadenza della politica i contorni formali di un provvedimento-capolinea, raggiunto il quale proprio i fautori della misura in questione si ritrovano deprivati del loro originario magnete di suffragi. Identico discorso coinvolge il federalismo riferendosi alla Lega Nord: una volta conferito all'architettura dello stato un assetto funzionale permanente, quest'ultimo promuove i motivi "settari" della sua introduzione a patrimonio comune del meccanismo istituzionale. Il presidenzialismo e il patriottismo avrebbero avuto riflessi simili su AN, suppongo.
Ora, percepito come concretizzato - non importa quanto a ragione - lo smantellamento di un sistema clientelare, in molti hanno ritenuto poco interessanti le elezioni amministrative, con quanto di estremamente assistenziale è dato di attribuire alla formazione del consenso ai bassi livelli di governo. E' come se il politico coraggioso fosse stato - o sia - il politico disposto a segare il ramo su cui sta seduto. Un paradosso: forse il suo portato generale non mancherà di ripercuotersi sul tasso di affluenza, domani e dopodomani.

17.01 - Sabato - Non approvo molto l'espediente di ritagliare brandelli delle dichiarazioni (orali o scritte) di chicchessia, per poi cucirli con lo spago grosso su una ricomposizione tendenziosa e fuori contesto del suo pensiero, finalizzata a screditarlo o ad appropriarsene indebitamente. Ma, dato il malessere psicologico pre-sconfitta, mi contraddico serenamente e invito a seguire due link (
qui e qui) decisamente agrodolci, di quelli che non fanno cambiare idea a nessuno.

17.40 - Sabato - Caspita, ragazzi, sono commosso: il limite delle cinquemila visite conteggiate è stato superato. Vabbè, duecento saranno mie (circa una al giorno per sei mesi), però fa la sua piccola figura - diciamo una figurina. Prima di Ottobre, l'avrei escluso del tutto. Blogger io? Figuri(ni)amoci.

18.15 - Sabato - Ennesima
political compass, segnalata stavolta da Samuele Silva. Io mi sono posizionato così, ma con domande del genere "libertareggio" facile: niente quesiti su aborto, eutanasia o staminali embrionali, solamente due domande "etiche" su sesso e droghe, materie riguardo alle quali sono notoriamente ultra-liberal.

18.38 - Sabato - Carino anche questo 
articolo di Socci, copincollato sul blog di Alef. Un po' screziato di livore ad personam, a dire il vero, ma a tratti emblematico dell'astratto "abbraccio universale" di cui amano blaterare certi irenici baciapile; da tenere a mente soprattutto la parte dedicata al Dalai Lama e alle vedute buddiste - tutt'altro che indulgenti - a proposito di morale sessuale e di quant'altro ruoti attorno all'inguine.

19.00 - Sabato - Se ho ben capito, lo scenario accarezzato da tutti coloro che, tolkienianamente, si affidano al detto "c'è sempre speranza", vede il voto concludersi con un "pareggio" tra l'Unione (in maggioranza alla Camera) e la CdL (vincente al Senato grazie a quella porcata di bonus regionale). Non vorrei accanirmi ulteriormente sulla reputazione di profeta di sventura che, in soli sei mesi di presenza attiva nella blogosfera, ho saputo costruirmi, ma per vincere al Senato il centro-centrodestra dovrebbe conquistare in alternativa il Lazio o la Campania - oltre ovviamente alla Puglia e al Piemonte. Regioni difficili, specialmente il feudo bassoliniano, ormai divenuto un vero e proprio presidio rosso, con tanto di Coop, consulenze e assessorati alla Pace. Ma quand'anche i "nostri" dovessero spuntarla alla Camera Alta, non illudiamoci: con la sinistra stabile a 340 deputati - contro 280 - a Montecitorio, un'eventuale prevalenza a Palazzo Madama sarebbe talmente risicata da innescare un allegro mercato delle vacche un minuto dopo la chiusura dei seggi. Molti candidati forzitalioti al Senato meditano da mesi di abbandonare la nave all'indomani del naufragio, quindi c'è poco da trastullarsi con l'abaco o da coltivare fantasiose proiezioni di voto erroneamente ritenute "favorevoli": comunque vada, sarà un insuccesso. Quel che poteva fare - molto poco - Berlusconi l'ha già fatto da un pezzo: proporre un grande idea senza organizzazione da contrapporre ad una grande organizzazione senza idee. Ma è stato preso per la saccoccia, e adesso si spalancano prospettive assai cupe per noi cosiddetti "moderati". Il brutto film interrotto nel '94 sembra in procinto di rimaterializzarsi nonostante il ritardo infertogli dal Cav.: un centro moroteo in fittizia competizione con una sinistra oltranzista, con tanti saluti alla parte conservatrice e/o liberale del Paese. Enjoy!

19.13 - Sabato - Well, io stacco. Esco a farmi qualche menata, il tanto che serve per accrescere lo sbattimento al ticchettio del contapassi che porto attaccato alla caviglia - la destra, of course.
Domani, crocetta con bruciore posteriore incorporato e poi qualche altra disquisizione depressiva.

11.21 - Domenica - Votato Forza Italia, Camera e Senato. Ammetto che la tentazione di apporre la crocetta sull'ittico simbolo del Salmone è stata forte e, fino a pochi giorni fa, foriera di molte titubanze. Ma poi, complici la prolusione zapaterista di Cecchi Paone andanta in onda avantieri a Le Storie di Corrado Augias e la necessità di accumulare "massa critica" sul partito del premier - specie alla Camera Alta, dove il simbolo dei Riformatori Liberali appare a sé stante -, mi hanno fatto propendere definitivamente per la doppietta forzitaliota. Pagherò il fio in questa vita, o nell'altra, chi lo sa.
Fa brutto tempo, il cielo è coperto di lividi nuvoloni. Speriamo che serva a raggiungere la fatidica soglia del 55% di consensi qui in Veneto, necessaria per sfrondare un senatore in più al premio di maggioranza regionale, ma ne dubito: la lista-civetta capeggiata da Giorgio "parrucchino+dolce vita" Panto stornerà quel 4-5% di suffragi sufficiente a scongiurare l'ipotesi. Giorgio Panto, sin dalle scorse Regionali, è notoriamente finanziato - tra gli altri - da consorzi larvatamente simpatizzanti del centro-sinistra-sinistra, ma disposti a speculare perfino sulle sorti del più impresentabile dei fascio-leghisti, pur di drenare voti a destra.

12.03 - Domenica - Ieri sera ho raggiunto gli amici al ristorante, dopo cena, quando i loro bicchierini di Montenegro erano già mezzi vuoti. L'astinenza alcoolica quaresimale mi rende tremendamente penoso il desinare in compagnia, davanti a gente che si scola litri di vin rosso con la massima indifferenza, per cui ho preso l'abitudine di aggregarmi alla combriccola solo dopo il caffè. La tavolata era politicamente così assortita: un no global in disguisa, un diessino in vena di polemicucce di scarso spessore, un altro diessino, però silenzioso, un verde dalle idee superficiali e confuse ("voto così perché difendono i beni culturali, e in Italia di buono c'è solo quello e nient'altro") e un indeciso decisamente apolitico. I prammatici giureconsulti di bassa statura, vista la vigilia elettorale, fioccano a profusione: "questo dei precari è un tema concreto. Mica possiamo farci prendere per il culo da questi stronzi che ci assumono per due mesi e poi ci lasciano a casa"; "Ueh, dico, io ho una laurea triennale in Scienze Pedagogiche, rappresento uno spaccato di formazione personale che, per l'Italia, è di alto livello. Come faccio a fare l'operaio?"; "Da lunedì la vedete, cazzo, quella gente lì che fine fa. Fede, Schifani, Bondi, tutti fuori dai coglioni"; "Almeno la finiranno con le leggi ad personam, cazzo. Quella è proprio una vergogna". Eh già. Vagli a spiegare, ai tuoi sodali, che è meglio precario che disoccupato. Vagli a dire - con il tatto che serve per non essere offensivi - che non è la laurea in sé a rendere appetibile lo studente/lavoratore, ma il tipo di laurea ad essere più o meno richiesto sul mercato del lavoro. Vagli a dire che avvelenare il clima fa male alla "democrazia" di cui amano riempirsi la bocca i loro retori capibastone. Vagli a dire che le leggi ad personam non sono servite ad un'emerita cippa, dopo che il legittimo sospetto non ha prodotto i risultati sperati, dopo che il Lodo Schifani/Maccanico è stato respinto dalla Consulta, dopo che la Gasparri è stata rinviata alle Camere da Ciampi e deflorata nelle parti che avrebbero avvantaggiato Mediaset. Sei prescrizioni, quattro assoluzioni, più le pendenze relative al procedimento All Iberian 2, con cui il Cav. si è risparmiato la seccatura di dover patteggiare - quanto, un anno? due? tre? - un po' di simbolica reclusione, stralciate grazie alla depenalizzazione del falso il bilancio. Il quale, però, rimane illecito da scontare tramite sanzione pecuniaria. Santa pace, ragazzi: in un sistema basato sul dilagare dell'illegalità, la volontà di applicare le regole diventa - solo nelle conseguenze o anche nelle intenzioni non fa differenza - espressione di una discrezionalità politica del tutto illiberale. Sì, ciao, quelli sono già partiti per la birreria. Io mica me la sento, ho un'astinenza da osservare e un malessere psicologico da tenere a freno.
Brutto trucchetto, quello di attribuire all'aneddotica privata un qualche rilievo statistico di campionamento antropo-politologico generale. Meglio risparmiarselo.

16.40 - Domenica - Alle 12.00 si era recato a votare il 17,6% degli aventi diritto. Se entro le 15.00 di domani non si tocca almeno l'80% non c'è storia. Cinque anni fa, alla stessa ora l'affluenza era al 21 e rotti percento, ma si votava nell'unica giornata di Domenica.

17.17 - Domenica - "
Vogliamo la dissoluzione ad æternum della Lega Nord, Forza Italia ed Alleanza Nazionale, vogliamo che venga costruito un apposito carcere dove rinchiudere tutti i membri del quasi disciolto governo delle destre, vogliamo che venga costruito direttamente come struttura fatiscente e pericolante, vogliamo che sia gestito dallo stesso efficiente personale di Abu Ghraib, vogliamo che le uniche visite che possano ricevere siano quelle degli ufficiali giudiziari che notificano altri ergastoli, vogliamo che ogni sera debbano subire una lettura degli articoli del Paperoga del Corsera squittiti dalla cella in fondo a destra e vogliamo che l'unico poster scollacciato permesso sulle pareti umide delle loro celle sia quello di Souad the cannibal Sbai in un tripudio di cellulite".
Il link esterno è un favore che, dato il traboccare di bava alla bocca, non le posso proprio fare. Ma ci vuol poco ad intuire quale penna possa esservi dietro tanto paté di bile in crosta di cerume espettorato via catetere pericranico...può essere solo lei.

17.24 - Domenica - Il Presidente emerito della Repubblica Franceso Cossiga annuncia il suo voto per la CdL. Ma non era il decano della sinistra DC? Poi, però, Domenico Fisichella finisce a ingrossare le fila dei DL. Boh.

18.11 - Domenica - Che quella dei bambini bolliti fosse una sparata con tutte le premesse a posto per assurgere in breve tempo al sospirato rango di fregnaccia si poteva intuire, ma qui ci si mette proprio una pietra tombale sopra. Tasse, politica estera e poi ancora tasse e politica estera - con una spolverata di etica pubblica, che per uno schieramento nominalmente conservatore dovrebbe funzionare da collante metapolitico, in teoria. Su questo - e non sulle leggende nere o sui coglioni o sulla magistratura infame - doveva pestare duro il Berlusca accendendo i suoi ultimi fuochi, ma non l'ha fatto. Dando per di più l'impressione di un certo nervosismo da belva braccata. L'effetto nefasto delle spie di malessere si amplifica all'estremo, così "sottovoto spinto".

9.54 - Lunedì - Vuoi vedere che la messa in onda della seconda e ultima parte de Il Ritorno del Re, ieri sera su Italia1, con la Luce che trionfa sull'Oscurità, era da tempo programmata per assumere forti valenze simboliche a doppia mandata? Tanto, chiunque vinca non potrà che sostenere di essersi rivisto dalla parte del Bene, no?

10.19 - Lunedì - L'Italia settentrionale (71,5%) guida la classifica dell'affluenza alle urne per distretti, Bologna (77,5%) quella per città. Business as usual.
(Dati Viminale)

13.56 - Lunedì - E' pacifico che gli exit-poll già pronti per le 14.55 forniscano dati ad effetto, tipo Unione al 51% e CdL al 47-48%. Io, che mi fido poco perfino dei voti scrutinati, con le "interviste all'uscita" ci farei tranquillamente la birra. Eppure so già che il doppio malto mi farà venire il mal di pancia...

14.30 - Lunedì - Le urne stanno per chiudersi. Con mezz'ora di anticipo, giunge anche per me il momento di tacere in attesa dei risultati definitivi che, salvo miracoli, si riveleranno i più annunciati della storia repubblicana. Ora, silenzio. Si vince e si perde, paura di niente.




4 aprile 2006

Buona la seconda

Niente di che, vediamo di chiarirci subito. Ma ieri sera, se non altro, Berlusconi non ha manifestato i sintomi dell’insofferenza alle regole pattuite con la medesima stizza di due settimane fa. Certo, qualche sbocco di bile c’è stato, addirittura fino a dare sulla voce al competitore in spregio alla regola che impone tempi, inquadrature e risposte contingentati. Eppure gli errori commessi durante il precedente faccia-a-faccia hanno insegnato molto al Cav.: niente occhi al tavolo, sguardo in tralice a favore di camera, via quella penna scarabocchiosa dalle mani.
Da questa rivitalizzazione berlusconiana ha tratto giovamento la godibilità di tutta la sfida “di ritorno”, a partire dall’abbondante iniezione di simpamina fluita nelle vene di un Prodi insolitamente vivacizzato – il quale, en passant, ha in parte censurato l’artefatta bonomia che il suo soporifero personaggio ama affettare.
Mentre l’avanti causa riscaldava i motori con qualche balbettio a proposito di un non meglio chiarito nesso semantico tra la locuzione “proposta chiarissima” ed espressioni come “tassa di successione solo su chi possiede parecchi milioni di Euro”, “copertura del taglio del cuneo fiscale” o “limite di reddito oltre il quale non può esservi felicità”, un Cavaliere ad un tempo laicissimo (ha fatto fuori i temi etici con un’alzata di spalle) e cristianissimo (a lui il legno dell’italica umanità piace “storto” così com’è) sfoderava in scioltezza molti dei suoi grandi classici, più qualche sorpresona pasquale. Bonus bebè, quoziente familiare, basic tax e contenimento della progressività fiscale sono vecchie glorie, ma la promessa di un vicepremier donna e – colpo di teatro finale – dell’abolizione totale dell’Ici hanno fatto scorrere un brivido di allampanata incredulità sulla colonna vertebrale degli spettatori. La prima allusione emenda con stile la magra figura rimediata dal premier nello scorso dibattito allorché la discussione s’era soffermata sul tema delle politiche femminili, quinci e quivi liquidate alla stregua di un banale soprammercato elettorale per casalinghe anni ’50. L’idea di una Condoleeza italiana o giù di lì, invece, ripara al danno e lo scarica su un Prodi alla sempre più affannosa ricerca di valide giustificazioni a sostegno delle quote rosa, tutela di stampo malthusiano-ambientalista (binomio guardacaso sinergico da cent’anni a questa parte) per deboli specie in via di estinzione.
Naturalmente l’abrogazione dell’Ici va vista come una provocazione al fulmicotone, serbata per un’arringa finale senza debito di replica. A meno di non voler direttamente abolire i Comuni, la cannonata va vista come un espediente per amplificare il contrasto ideale tra le opposte visioni della vita (associata e non) incarnate da Berlusconi e da Prodi rispettivamente: io – sembra voler ammiccare Silvio – litigo e m’impantano tra le plaghe del fondale politico, certo, ma sempre e solo con lo scopo di combattere l’invadenza dello stato; lui, il vecchio mandatario di De Mita all’IRI, rimane ancorato ad una concezione artatamente perequativa dell’azione politica. Tanto più che la sparata berlusconiana fa il paio con l’assegno di duecento Euro mensili che, nelle intenzioni prodiane, dovrebbe accompagnare i nuovi nati fino all’età di sedici anni. Cinquecentomila (i nuovi nati ogni anno, per difetto) per duecento per dodici fa un miliardo e duecento milioni di Euro solo nel primo anno: chi vuol ridere è libero di farlo, chi non ha capito i criteri di ammissione al sussidio è in buona compagnia.
Certo, anche Berlusconi nicchia alla grande quando si sente chiamato a rendere conto della copertura finanziaria per i provvedimenti assistenziali che ha in animo di assumere, chi lo nega. Ma mentre la ricetta contabile adottata da Tremonti rimarrà verosimilmente la stessa anche in futuro (cartolarizzare l’attivo patrimoniale dello Stato), quella del successore di Visco in Via XX Settembre si preannuncia già da ora assai zelante nel seguire le orme di cotanto draculesco antesignano. Senza contare gli enormi costi necessari all’attuazione dei maxi controlli fiscali annunciati da Prodi, per l’occasione cantore di una preoccupante “maestà” delle leggi tributarie italiane – la cui iniquità, per giunta, si ripromette di aumentare tramite la revisione degli estimi catastali, cioè dell’imposizione sui valori patrimoniali accumulati dai privati.
Non mi illudo, no di sicuro. La sconfitta della CdL è scritta nell’aritmetica spicciola: ma forse la debàcle sarà abbastanza contenuta da chiarire come, in politica, la leadership e la compattezza nell’esercizio di un’opposizione costruttiva siano alla lunga credenziali ben più convincenti che non il costituirsi in cartello elettorale pur di professarsi “anti” o “filo” chicchessia. Ora le scaramucce prima della battaglia tacciono. In lontananza rullano i tamburi: arrivano. Io, si parva licet, preferisco anteporre i miei interessi individuali ad ogni altra possibile (e tutto sommato doverosa) considerazione sull’anomalia impersonata da Silvio Berlusconi lungo tutti questi anni. E – perché no – sento anche di affidarmi alla guida di un personaggio che, nel poco bene e nel molto male che rappresenta, mi scalda il cuore (oltre al borsello), quando dico che voterò per Forza Italia.

UPDATE: A Conservative Mind chiarisce le confuse idee di quanti hanno straparlato circa l'abolizione dell'Ici sulla prima casa ventilata da Berlusconi: "Il gettito Ici sulla prima casa è pari a due terzi del gettito Ici prodotto da tutte le case. Il quale è però una quota minoritaria di quei dieci miliardi di euro, che rappresentano l'intero gettito dell'imposta. Di quei dieci miliardi, infatti, 6,7 provengono dalla tassazione degli immobili commerciali e industriali. Dei restanti 3,3 miliardi di euro, un miliardo di euro è prodotto dal gettito sulle seconde case e solo 2,3 miliardi provengono dalla tassazione delle abitazioni principali". Il post completo qui.
Naturalmente, mi avvio senza indugio verso la malabolgia dei dubbiosi, uomo di poca fede che non sono altro. Farò penitenza.




15 marzo 2006

Duello TV: vince Prodi

Il match televisivo tra i due sfidanti che si contendono il piano nobile di Palazzo Chigi (forte di uno share del 52,13%, pari a sedici milioni di spettatori), dopo le travagliate negoziazioni intrattenute dai rispettivi staff nei giorni scorsi, ieri sera ha avuto infine luogo e il bilancio del giorno dopo attesta una vittoria ai punti di Romano Prodi. Lo svolgimento del dibattito, scandito da una tempistica prefissata per domande, risposte e controrisposte, ha premiato la cura certosina con cui il Professore bolognese ne ha fatto calibrare il regolamento. Una regia a canali separati ha completato l’opera, impedendo i “controscena” (smorfie di disappunto o gesticolamenti plateali per ridicolizzare i discorsi dell’avversario) e neutralizzando il repertorio di mattane al quale il Cav. usa attingere per vivacizzare i suoi argomenti. Ingabbiato in minutaggi stringenti e in minicomizi ragionieristici, il Presidente del Consiglio ha rivelato un profondo disagio: la penna costantemente a scribacchiare aste e cerchietti, gli occhi bassi, i rari sguardi in camera fuori bersaglio, la retorica inchiodata alle geremiadi sui “capovolgimenti della realtà” da parte dell’interlocutore. Il tutto contestuale ad un “gradiente tattico” che vedeva Berlusconi partire decisamente avvantaggiato, dopo una prima rotazione di domande a lui favorevole. Bene gli ha detto finché il discorso ha mantenuto una piega fiscale-tributaria, con Prodi a bofonchiare qualche distinguo tra rendite e depositi bancari, ma la fortunata flessione dei temi economici sull’unico sottogruppo (le tasse) che il Cav. può impugnare dalla parte del manico non è stata capitalizzata a dovere. Lo stesso dicasi con i calci di rigore fischiati in zona TAV e concertazione, che ad esempio un Fini (ancora impegnato a digerire i poveri resti di Franceschini e Rutelli, sbranati in un sol boccone dalla La Rosa e da Mentana rispettivamente) avrebbe messo in rete senza difficoltà. Bisognava costringere il leader (?) dell’Unione sulla difensiva, bisognava costringerlo a riconoscere che i manifestanti della Val di Susa appartengono ad un serbatoio elettorale organico all’ala più oltranzista della sua coalizione, bisognava rinfacciargli che sposare le tesi di Confindustria e della CGIL contemporaneamente non significa aprire al dialogo sociale, ma solo mancare di visione politica e della tanto decantata “serietà al governo”. L’unica trovata davvero intelligente – e potenzialmente devastante per la fragilissima piattaforma programmatica dell’Unione – il Cav. l’ha sfoderata quando ha sottolineato l’invereconda proliferazione del parastato messa a verbale all’interno dell’oceanico “contratto con gli italiani” prodiano. Oltre quaranta tra authorities e nuovi dipartimenti speciali si profilano all’orizzonte, pronti ad ingrossare le file della burocrazia pletorica e del clientelismo più bieco: le idee della sinistra per il futuro si riducono a questo. Ma allora, volendo puntare con convinzione su un grimaldello dialettico così efficace, il Berlusca avrebbe dovuto prepararsi a far gravitare attorno ad esso tutta una serie di filippiche studiate alla bisogna. Eppure, quantunque l’avversario gli si sia presentato inerme in più occasioni, il leader della Cdl ha esitato ad assestargli il colpo di grazia.
Così il “diesel” Prodi ha potuto prendere il sopravvento, approfittando dell’infortunio particolarmente doloroso (e facilmente individuabile) toccato al Presidente del Consiglio allorché la discussione si è soffermata sulle politiche femminili. Nessuno lo dice, ma sarà il voto delle donne a decidere le sorti di questa tornata elettorale. Chi si sarebbe mai aspettato di sentire una tale supercazzola di stereotipi familistici sulla bocca del Cav. – le donne, secondo lui, rinuncerebbero all’impegno in politica perché già connotate come “spose” e “madri” a prescindere – proprio in una fase tanto delicate per la formazione del consenso presso un elettorato fluido come quello femminile? Al Professore non sembrava vero di poter nobilitare così a buon mercato un’anticaglia progressista come le “quote rosa” (che ricordano molto da vicino i prontuari venatori pubblicati con l’arrivo della stagione di caccia). Meglio sarebbe stato ripiegare sull’ampliamento della libertà di scelta delle donne – di sposarsi presto, di far figli presto, di non abortire se riluttanti – piuttosto che indulgere a luoghi comuni da provincia agricola anni ’50. Da questo inciampo in avanti, la testa della gara è rimasta saldamente in mano a Prodi – fino al capolavoro dello scambio di ruoli nel finale, col Professore a conquistare lo stesso “gradiente tattico” che fino a non più di un’ora prima arrideva al Cavaliere. Novello Napoleone ad Austerlitz, Prodi agguanta la retorica della felicità al “grande comunicatore”, costretto in un angolo a ruminare amaro sui comunisti accentratori e sull’uva del confronto TV che, con regole tanto severe, poteva rivelarsi solo acerba. Compito di Berlusconi doveva essere quello di strappare consensi al suo – ormai probabile – successore, in un quadro preelettorale che, a ventiquattro giorni dal voto, lo vede in svantaggio di cinque punti percentuali contro una coalizione che ricomprende tutti gli eredi del compromesso storico, nessuno escluso. Missione fallita: non s’è mossa una foglia. La Beresina del fronte moderato si avvicina.



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