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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

Crea il tuo badge


Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


Disclaimer
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periodicità, non è una testata
giornalistica né un prodotto
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29 agosto 2008

Una batracomiomachia cristologica

Come accadde ai tempi del polverone sollevato dalle vignette danesi su Maometto – ma senza alcun contorno di tumulti e violenze, occorre precisare – ancora una volta una lesa sensibilità di gruppo pretende di violare una basilare norma di diritto naturale. Ovvero: casa mia la arredo come mi pare e ci entra chi voglio io.
Mi rincresce aderire a un’iniziativa lanciata da Malvino, ma pazienza: anche agli orologi rotti, due volte al giorno, capita di segnare l’ora esatta. Succede che il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano esponga l’obbrobrioso sgorbio che potete “ammirare” dabbasso. Il Papa non gradisce l’ardire, sicché ha esercitato pressioni censorie sul presidente della giunta regionale trentina. La scultura in questione è brutta? È bella? Non importa; vigente il regime di privativa, diventa superfluo ricorrere al corrivo motteggiare del benpensante medio, manco a dirlo infarcito di giaculatorie tipo “non è bello ciò ch’è bello, è bello ciò che piace” oppure “l’arte punta esclusivamente a suscitare una reazione”, come se le preferenze soggettive dovessero far capo a chissà quali motivazioni “razionali”. Si potrebbe obiettare che l’istituzione bolzanina gode del partenariato del suo ente provinciale, e quindi è semipubblica, ma così facendo, data la prelazione di cui gode il Vaticano sull’otto per mille inoptato, si rischierebbe di evocare la nota immagine evangelica della pagliuzza e della trave.
Il punto, nel nostro caso, è che nessuno può disporre o ingerirsi di quel che non gli appartiene, pena il venire meno delle basi logiche su cui poggia la libera convivenza. Del resto, il grande pubblico può accedere anche ai porno gay, al Black Metal, a blog e siti web che inneggiano alla blasfemia più estrema: tutti cascami mediatici che senz’altro feriscono “il senso religioso” dei molti fedeli devoti “all’amore di Dio”. Dando corso per legge all’autodisciplina imposta dalla morale (a maggior ragione se confessionale) ci si incammina sul sentiero dei restrizionismi contrapposti. Lo zelota laicista che denuncia il parroco per truffa poiché sospetta che la transustanziazione sia una messinscena, a ben guardare, è solo l’inevitabile contrappunto dialettico dell’invadenza clericale.
La Chiesa, avvezza all’opportunismo concordatario (retaggio storicamente giustificato ma moralmente deprecabile), finge di ignorare che il politicismo è la morte dell’autentico sentimento religioso. Io, per il nulla che conta, preferisco lasciare più libertà possibile al mio prossimo: libertà di fruizione, sicuramente, ma anche libertà di critica e di boicottaggio.
Ciò detto, vogliate apprezzare quest’opera tanto controversa. Consiglio di visionarla lontano dai pasti:





15 febbraio 2008

Traguardi (per chi crede ai contatori)


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22 dicembre 2007

Cinque blog che fanno riflettere



Il prezzoliniano Camelot Destra Ideale (che linko nella “tribuna d’onore” delle spigolature internautiche, vedi dorso del blog in basso a sinistra) mi ha nominato per una catena di Sant’Antonio – nella fattispecie rivolgendomi lodi immeritate, delle quali lo ringrazio sentitamente.
Le regole sono queste:

1) Partecipare solo se si è stati nominati;

2) Lasciare un link al post originario inglese;

3) Inserire nel post il logo del Thinking Blogger Award;

4) Nominare cinque blogger che mi stimolano intellettualmente;

In realtà tutti i link di cui al blogroll rispondono al requisito n. 4, ma dovendo proprio scegliere direi:

Phastidio: il brillante macroeconomista dotato della facoltà paranormale di dare forma nel modo più appropriato possibile a tutto quello che non riuscirei mai a scrivere autonomamente. Humor inglese talora corrosivo.

Bioetica: Chiara e Giuseppe mi sfidano pressoché quotidianamente con originali risposte alternative alla stessa problematica su cui tento di riflettere io (la libertà). Ultra-documentati.

Giovanni Maria Ruggiero: il sultanesco psicologo cognitivo campano-meneghino (!) ha una marcia in più nell’illustrare il dualismo tra cervello e mente, tra calcolo e deliberazione. La goccia che scava la pietra.

Malvino: ormai assuefatto ai suoi virtuosismi retorici, lo seguo soprattutto per motivi letterari. Un protagoreo pulp, molto pulp. Pure troppo.

Zamax: ci nutriamo d’un retaggio comune, a volte ci dividiamo sui dettagli, abbiamo un impari bagaglio culturale (sto cercando di drenare un poco del suo). Per lui la bellezza non dura né un attimo né un’eternità: ha sembianze femminili, quindi palpita nel cuore di chi l’osserva per un tempo compreso tra quei due estremi. Ha ragione.

Dopo questo gioco-giocone mi esimerò da analoghe “staffette” per sei mesi come minimo. Siete avvertiti.


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13 dicembre 2007

Accessibile. Liberi di navigare

Sotto l'Alto Patronato di TocqueVille e del suo sindaco, è online Accessibile, un sito interamente dedicato all’accessibilità nel web, a favore della campagna di informazione e sensibilizzazione sui problemi che i dispositivi antispam che rispondono all’acronimo captcha (completely automated public turing test to tell computers and humans apart) stanno causando alla libera navigazione degli utenti vedenti, ipovedenti, nonvedenti o dislessici. Il sito spiega cosa sono i captcha, quali problemi pongono e da quali limiti sono viziati, e segnala le alternative antispam che preservano l’accessibilità, tentando di sensibilizzare i webmaster dei siti che utilizzano spam ottici ad adottare metodi antispam più rispettosi dell’accessibilità. Buona navigazione, rigorosamente accessibile.

P.S. Se siete collezionisti di banner, abbiamo qualcosa per voi:


Liberi di navigare


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8 ottobre 2007

Two the weblog

Tanti auguri a me! Ad oggi, 53926 contatti diviso 263 post danno una media di circa 205 letture per articolo, che mi soddisfa piuttosto e anzichenò. In due anni ho avuto modo di confrontarmi con tanta bellissima gente avvezza all’assiduo utilizzo di quella materia grigio-rosastra che risiede tra le orecchie, giusto sotto il cuoio capelluto: un ringraziamento va a tutte queste persone (loro sanno) e ai miei lettori più o meno occasionali.


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26 luglio 2007

Mario e i miglioristi sognatori

L’alta politica, ovvero il terreno di elaborazione intellettuale che in lingua albionica occupa la sottile distinzione semantica tra le policies e i politicians, è sempre più minacciata da una congerie di suggestioni oniriche formato fast food a sinistra e dalla bruciante sete di fidelizzazione ideologica a destra.
Questa sclerosi bilaterale permanente (e progressiva) trova un formidabile luogo di esemplificazione dialettica all’interno dei cosiddetti “nuovi media”, e in particolar modo nella blogosfera. Cioè proprio laddove le possibilità di comunicazione individualista e “orizzontale” offerte dai siti personali sarebbero in teoria più numerose.
Ho salutato con scetticismo la discesa in campo di Daniele Capezzone appunto per l’ansia di “unità” (liberale) che a mio avviso rischia di contraddistinguerne le premesse. Non meno disincanto, d’altra parte, si merita l’annuncio di candidatura alla guida del nascente Partito Democratico diramato da Mario Adinolfi, bonaria e corpulenta blogstar di area margheritina.
Perché storco la bocca anche stavolta? Innanzitutto a causa della forma-manifesto assunta dal programma adinolfiano. Da Marx a Marinetti, i manifesti comprimono sterminati patrimoni culturali in poche, pretestuose righe vergate a uso e consumo del capopopolo di turno. Quindi invasellinano immancabilmente le più originali varianti del sempreverde adagio “armiamoci e partite” o, specularmente, dell’altrettanto appetitoso “armatemi e statevene dove siete”. La seconda alternativa fa decisamente al caso di Adinolfi: nessuno slogan inneggiante al “reticolo orizzontale” di contatti può infatti eludere l’esigenza di ripartire l’organigramma della sua candidatura in leader (lui) e sostenitori più o meno attivi (gli aderenti). È pertanto auspicabile che, qualora il metodo delle primarie democratiche dovesse attecchire a tutti i livelli di consultazione preelettorale, la piattaforma di Generazione U sappia/intenda esprimere un’adeguata gamma di candidature. Si spera insomma che l’intuizione di Adinolfi offra davvero un’opportunità allargata a quanti stanno credendo in lui, senza risolversi nell’ennesima bolla mediatica utile solo a (ri)proiettare l’ennesimo figurante nell’Olimpo delle Interviste Barbariche o, chissà, dei ring di Buona Domenica.
Come tutti i manifesti, poi, anche quello adinolfiano, quando va sul concreto, delinea proposte assai discutibili nel merito mentre, quando scivola sull’astratto, stende parole senza sugo su un letto di ambiguità. Così, passando in rivista il decalogo sunteggiato dalle cifre (politiche) cento, due e zero, scopriamo che urge rompere gli schemi oligarchici dei partiti, e come si fa a dissentire, che ci vogliono zero vincoli all’ingresso nelle libere professioni, e ci mancherebbe, che devono esserci zero dubbi sul fatto che lo Stato (maiuscola!) è laico, laico, laico, e figuriamoci, che bisogna arrivare a zero mafia, zero camorra, zero 'ndrangheta, e via di questo passo a sfondare porte aperte.
Ma c’è anche l’idea di portare a quota 100 la somma tra anni di contributi previdenziali versati e anzianità di servizio, per non rubare futuro ai giovani d’oggi. Ai timidi riformatori italiani non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che, forse, è il sistema pensionistico a ripartizione ad aver fatto il suo tempo. Guai a parlare di capitalizzazione, si rischia l’anatema equo e solidale, ma anche a immaginare fondi pubblici e privati concorrenti su un piede di parità.
Adinolfi vuole il due per cento di PIL investito in ricerca, ma da chi? Dallo stato o dalle imprese? E “due” è anche “il numero della coppia, della giovane coppia” alla quale spettano tutele assistenziali “a prescindere dall’orientamento sessuale”. Prescindendo con coerenza da qualsivoglia discriminante affettiva, il principio dev’essere allora esteso a tutte le convivenze solidali “di coppia”. Alle coppie di amici, di studenti fuori sede, di semplici conoscenti. Chissà se la costituzione in “coppia”, nella vision adinolfiana, contempla una ratifica pubblica.
Zero interessi sui mutui per le giovani coppie. Pure! Ho il sospetto che, unitamente alle sopraddette agevolazioni binarie estensive e al metodo del reperimento welfaristico delle risorse necessarie, convenga mantenere lo status quo. Zero omissis sui misteri d’Italia. Così la lotta al terrorismo e allo spionaggio internazionali, dall’abolizione del segreto di stato in avanti, anziché a professionisti con licenza di uccidere sarà messa in mano ai privati cittadini, che la combatteranno direttamente nel giardino di casa loro. E l’elenco delle perplessità potrebbe continuare a lungo. Insussistente onnicomprensività veltroniana versione 2.0 mista al criptocorporativismo della cooptazione in quota alla doppia categoria di “giovane e blogger”, per riassumere il tutto.
Il fatto sorprendente, però, è che l’iniziativa di Adinolfi ha raccolto il plauso di un gruppo di importanti blogger liberal-destrorsi. Di nuovo, il riflesso esclusivista sembra mietere vittime illustri in campo cidiellino. Innanzitutto a causa della forma-appello assunta dalla presa di posizione dei firmatari. Gli appelli sono lo strumento principe delle adunanze civili proclamate da élite “miglioriste”, quasi sempre acquartierate a sinistra, e sottintendono l’antipatica presunzione di superiore discernimento vantata dai loro estensori rispetto alle “masse” destinatarie del sollecito. Sul documento in questione sta scritto che gli autori da sempre credono “nello strumento blog quale possibile mezzo di influenza culturale e politica”, e qui si potrebbe anche interrompere definitivamente la lettura. Essere veicolo “di influenza culturale e politica” è un’ambizione smisurata, se avanzata dallo “strumento blog” in quanto tale. La blogosfera è una rete informativa ad alta efficienza ma a bassa selettività: sta al parco lettori saper filtrare i contenuti in circolazione sul web in ordine alla loro attendibilità. I blog sono finestre dalle quali disquisire nella speranza che qualche passante si fermi ad ascoltare. Pensare di poter esercitare “influenza culturale e politica” sul mondo delle idee in simili condizioni equivale a illudersi di vincere una guerra atomica armati di sciabola e moschetto. Allo stato attuale, il blogging sintetico (generalista) serve nella migliore delle ipotesi a rafforzare le proprie convinzioni, mentre il blogging analitico (specializzato) è utile per raccogliere pezze d’appoggio altamente selezionate, ma sempre a sostegno di tesi precostituite.
Ma il nucleo ideale di questo appoggio suscitato in partibus infidelium non attiene tanto la massmediologia del blog o il merito del programma di Adinolfi, quanto il brodo di coltura in cui quest’ultimo è cresciuto e la forza comunicativa che esibisce. Insomma, “dall’altra parte qualcosa si muove: Adinolfi parte dal blog e tenta di intraprendere la sua «rivoluzione in bermuda». Una scelta coraggiosa, quasi suicida politicamente ma di sicuro impatto mediatico”. Volendo giocare coi se e coi ma, queste osservazioni lasciano aperto un interrogativo centrale: se esistesse un partito unitario di centrodestra aduso alle elezioni primarie, che nome proporrebbero i firmatari dell’appello per la corsa alla premiership? Conoscendo abbastanza bene le loro idee politiche, molto diversificate, immagino che la scelta del nominativo accenderebbe vivaci discussioni. Tanto più se estratto dalla blogosfera conservatrice iscritta a TocqueVille, il controverso aggregatore su cui si appuntano nemmeno troppo velatamente le critiche dei nostri “dissenzienti”.
Questo dettaglio offre un altro notevole spunto di riflessione. Nell’appello, gli autori affermano: “Abbiamo sempre cercato [di creare] un canale di comunicazione anche con chi non la pensa come noi”. Eppure molti di loro hanno sollevato ripetute polemiche riguardanti i confini della “città dei liberi”, giudicati troppo incerti. Chi in funzione antiradicale, chi in funzione antifascista, chi in funzione anticlericale, hanno più volte invocato la stretta identitaria in nome di un’irrinuciabile unità d’intenti tocquevilliana. Colpire mediaticamente sotto il segno di un comune denominatore ideologico, indispensabile premessa di sbocchi politici compattamente presidiati: se non ho capito male, il leitmotiv sarebbe così riassumibile.
Io ho il timore che bloggare all’unisono significherebbe allestire un ripetitore di pensiero unico capace solo di far sentire a tutti l’eco delle proprie voci, con deleteri effetti su un media già pesantemente condizionato da elevati livelli di “narcisismo onanistico” intrinseco. Ossia proprio ciò che adesso anche i puristi più accaniti di un tempo dicono di voler evitare. Il che, però, ripropone la difficoltà di implementare una piattaforma politica unitaria a partire dal blogging in tutta la sua insormontabilità. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: se vuole davvero nutrire qualche flebile speranza di esercitare pressione contro-informativa o di confezionare munizioni da impiegare nella battaglia culturale (propositi titanici anche per i più quotati think tank), la blogosfera (aggregata e non) deve rimanere ben distinta dall’iniziativa politica. Affinché i politicians non fagocitino e/o eterodirigano l’indipendenza e l’originalità di pensiero che i blog hanno da offrire, è consigliabile non vagheggiare il “sogno” di poter un giorno anche noi reggere come un sol uomo lo strascico al nostro candidato di riferimento. Ne va delle policies che a parole diciamo di voler elaborare in libertà.




19 marzo 2007

L'eleganza degli argomenti, l'asciuttezza delle riflessioni

In merito all’increscioso scontro tra tifoserie sorto a margine dell’ormai celebre articolo sull’omosessualità di Claudio Risé, se non bastassero i commenti magna-e-bevi che avevo lasciato da Daw, oggi sottoscrivo dalla prima all’ultima riga l’esemplare post di Phastidio. E pure quello di Perla. Staremo diventando tutti bigotti, cosa volete che vi dica.




16 giugno 2006

Non sto lavorando per voi

Quello che sto vivendo è con ogni probabilità il periodo a maggior tasso di ciclotimia dacché il sottoscritto ha fatto la sua apparizione sul nostro bel pianeta terracqueo. Momenti di euforia esaltante si alternano a botte di depressione micidiali. È per questo motivo che, tra l’altro, ultimamente mi mantengo perfino al di sotto della mia già non irresistibile media di posting. Però, a un dipresso, riesco a scorgere nitidamente la radura in fondo al sentiero...
Con tutto il trambusto tipico di ogni pre-laurea che si rispetti (mi tasto scaramanticamente proprio là dove state immaginando), non ho neppure avuto modo di augurare buon compleanno a TocqueVille, il mio aggregatore/metablog preferito.
Di sicuro, tuttavia, c’è che le polemiche recentemente sorte in seno alla comunità tocquevilliana circa la “procurata sovraesposizione” dei radicali in Home Page, in qualche modo, riguarda da vicino tutta quella ridda di sollecitazioni che, lo scorso Ottobre, mi indusse ad aprire questo spazio di minima utilità. È vero, il metodo di aggregazione “a compartimenti stagni” non trasmette al neofita di passaggio su TV un corretto campionamento delle varie posizioni ideologiche espresse dalla (nostra) cittadinanza virtuale. In teoria, per una volta, sarebbe meglio ragionare con spirito democristianamente proporzionale e dare rappresentanza a ciascun gruppo trasversale di concittadini in base al suo peso numerico.
Ma dal dire al fare c’è di mezzo l’impraticabilità materiale di questa soluzione all’apparenza così scontata: ammesso e non concesso che si possano davvero tagliare con l’accetta le varie “famiglie” che compongono la comunità, e sempre che una simile logica giovi realmente alla riuscita di un progetto che, in fondo, si basa sull’abbattimento degli steccati di partito per liberare le forze vive dell’individualismo fusionista, come fa un poverocristo addetto all’aggregazione a lavorare di bilancino con novecento blog da tenere sotto osservazione?
Inoltre mi spiace notare che spesso, anziché tentare di smontare i ragionamenti sgraditi, si scateni una caccia ai ragionatori in persona. Sì, lo so anch’io che a volte la logica di Jim Momo urta i nervi – del resto è pur sempre per abbozzare una modesta confutazione di certi suoi argomenti che mi sono lanciato nella blog-impresa.
Soprattutto, di lui mi risultano insopportabili quei post che comunicano istintivamente eterodirezione e propagandismo da attivista; roba che magari, sotto sotto, nemmeno a lui piace troppo scrivere.
Però, insomma, è naturale che un militante impegnato in prima persona nella politica attiva si prodighi ad arare il campo delle sue fidelizzazioni più gettonate. E di sicuro, anche lui si troverà sovente a disagio, di fronte alle prese di posizione più destroverse che compaiono sull’aggregatore. Più di tutto, comunque, mi sembra inutile e spiacevole aggredire la sua persona in luogo delle sue idee: il radicalismo si dovrebbe combattere contando fino a trenta o, se necessario, fino a cento e mettendosi di buona lena ad escogitare qualche controdeduzione da mettere per iscritto con la massima pacatezza possibile. Non dimentichiamoci, infine, che, per quanto talora di difficile assimilazione, il consolidamento di una forte “ala sinistra”, per uno schieramento politico-culturale a vario titolo conservatore, è condizione imprescindibile per poter nutrire qualche minima speranza di affermazione elettorale – esattamente come, per le sinistre, è importantissimo garantire un solido presidio alla loro destra interna (e finché la Margherita rimarrà stabile sopra il 10%, infatti, l’Unione dominerà il confronto bipolare vita natural durante).
Concludendo, una dialettica interna anche asperrima non può e non deve risolversi in velleità purgatrici o in personalismi permalosi: tanto, nel futuro, la destra si dovrà “radicalizzare” sempre di più, piaccia o meno.
Bene, adesso torno a farmi paranoie sesquipedali. Voi fatemi un inboccallupo.


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7 gennaio 2006

Strane abitudini - la versione di Ismael

Sembra essersi guadagnato la palma di tormentone “blogosferico” di inizio anno, ma io - grazie ai miei tempi di captazione delle “ultime novità”, che in un ipotetico bestiario di riferimento mi collocherebbero tra il bradipo emiplegico e il tapiro neurodepresso - ne ho ignorato l’esistenza fino a oggi. Poi Daw (blogger di vedute molto individualiste, dalle quali spesso la mia anima “liberal” - ebbene sì, ne possiedo una, e pure rumorosa - si sente irresistibilmente attratta) mi ha chiamato in causa, invitandomi a partecipare al gioco.
Il concetto è quello classico della catena di Sant’Antonio: si elencano le proprie cinque abitudini o fissazioni giudicate più strambe, poi si passa la palla ad altri cinque blogger affinché facciano altrettanto. Per prima cosa, allora, cerco di compilare la mia lista di stravaganze:

 
1) Giuro che non l’ho copiata da Daw per mancanza di idee. Anch’io chiudo la macchina soprappensiero, così dopo aver percorso una cinquantina di metri vengo colto dall’atroce interrogativo: ma l’ho chiusa o no? All’immancabile cazziatone della fidanzata (“Ma non riesci proprio a stare un po’ più attento?”) segue poi un fugace controllo dei boccaporti, quasi sempre negativo. Dove quel “quasi” è all’origine di tutte le mie ansie da disattenzione...
2) Dunque, qui bisogna riuscire a spiegarsi a dovere. Avete presente le coroncine dentellate che sigillano i tappi filettati delle bottiglie di plastica normalmente in commercio? Ecco, dopo aver svitato il tappo io le prelevo, le trastullo finché non si frantumano in un determinato numero di linguette rettangolari (otto, non una di più, non una di meno), quindi le ammucchio da un canto in vista di futuri scherzoni di carnevale (tipo condimento alternativo di minestre o arricchimento di coriandoli).
3) Non riesco a lavarmi negli spazi (indifferentemente vasche o box doccia) condivisi con parenti di sesso femminile. Madre, nonna o cugine non ha importanza: dove si lavano loro non riesco a lavarmi io, perché mi assale un ribrezzo assimilabile alla percezione dell’incesto (o, meglio, alla sensazione che, non avendola mai sperimentata, il sottoscritto sussume nell’incesto).
4) Manie compulsive varie ed eventuali: impilare sempre le stoviglie “a oltranza” finché non toccano il tetto della credenza, allineare i fumetti e i libri di modo da renderne leggibili tutte le costole inclinando il capo in un’unica direzione, impazzire quando mani improvvide (qualcuno ha detto “donna di servizio”??) alterano gli accorgimenti testé descritti.
5) Mi commuovo quando leggo gli annunci funebri sui quotidiani. A volte frigno proprio, specie quando mi imbatto nelle epigrafi dedicate ai morti giovani, deceduti in seguito a incidente o malattia grave. Non so quale forza arcana mi induca ad aprire sempre quella pagina dei giornali, forse si tratta di una sottile forma di empatia mista a voyeurismo. Di sicuro non è normale.

 
E adesso a chi rilancio la partita? Non ho la minima idea di chi abbia già partecipato al “censimento psichiatrico” in questione. Boh, sparo qualche nome a caso: Bourbaki, Happytrails, Miss Prissy, Numendor, Semplicemente Liberale; se ci siete, battete un test. Il lettore che fosse al corrente di un buon motivo per sostituire qualche membro della cinquina con un altro nome è pregato di farmelo sapere.

Ora scappo, perché avverto in lontananza il suono di certe sirene minacciose...


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7 novembre 2005

La verità ribadita. Grazie alla blogosfera

Il senso profondo delle iniziative aggreganti in stile Tocqueville, a ben vedere, è di favorire la divulgazione di notizie e dati “alternativi” a quelli forniti dall’establishment giornalistico. Per cui riprendo volentieri l’infilata di link che, a partire dall’ottimo The Right Nation e passando per l’altrettanto formidabile Nasigoreng, riesce forse a liberare dai luoghi comuni anche le menti più refrattarie al revisionismo in chiave filo-USA. O magari, senza farsi troppe illusioni, semplicemente a fornire una valida pezza d’appoggio contro il ritornello sugli USA-che-vendevano-armi-a-Saddam. I dati di seguito riprodotti, così come la tabella originale, sono rintracciabili seguendo i link di cui sopra.

 

VENDORS          $Millions       %

 

USSR                 17,503      50,78

 

France                5,221       15,15

 

China                  5,192       15,06

 

Czechoslovackia    1,540        4,47

 

Poland                 1,626        4,72

 

Brazil                   0,724        2,10

 

Egypt                  0,568        1,65

 

Romania               0,524        1,52

 

Denmark              0,226         0,66

 

Libya                  0,200          0,58

 

USA                    0,200         0,58

 

Il prospetto si riferisce al periodo compreso tra il 1980 e il 1990, per cui fino alla vigilia dell’embargo scattato con la Guerra del Golfo. C’è da supporre, come giustamente fa Nasigoreng, che in seguito alle sanzioni commerciali i primi tre partner abbiano ulteriormente intensificato i loro scambi con l’Iraq. Ricapitolando: negli anni ’80 Russia, Cina e Francia provvedevano da sole all’80% delle forniture militari incamerate dall’Iraq, mentre gli USA non raggiungevano lo 0,6%.
Le suddette percentuali rafforzano una lettura del passato scenario mesopotamico assai più equilibrata di quella tuttora in voga presso i massmedia. Cioè portano a ritenere che l’appoggio USA al regime saddamita si sia limitato esclusivamente alla sfera diplomatica, in linea con la filosofia “realista” di Kissinger e Schultz riassumibile nel motto: “i nemici dei miei nemici sono miei amici”.
L’inverso speculare del determinato (e per certi versi allarmante) idealismo neocon. In effetti, ancora non si è capito come si possano contestare gli attuali orientamenti americani in politica estera addebitando loro il cinismo diplomatico, di segno ideologico totalmente opposto, applicato oltre vent’anni orsono da capicordata ormai completamente fuori causa. Un onere, quello della chiarificazione, che spetta ai pedissequi seguaci di certi stereotipi, credo.


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